Cultura & Attualità
IRAQ, SEQUESTRI MIRATI
Messaggio del 18-09-2004 alle ore 11:33:14
dekkard non smontarle il complotto che poi senza gli omini verdi si sente sola
dekkard non smontarle il complotto che poi senza gli omini verdi si sente sola
Messaggio del 18-09-2004 alle ore 09:42:20
"Le armi: gli assalitori erano armati con AK-47, fucili, pistole con silenziatore e armi che stordiscono. Armi difficilmente utilizzate dai mujahidin, dotati di rudimentali Kalashnikov".
Peter si tratta della stessa arma:AK-47 e Kalashnikov sono la stessa identica cosa,Ak47 e' la sigla militare che indica il kalashnicov,e sta a significare fucile automatico,quindi se questo elemento viene portato avanti come prova di oscure trame dietrologiche si toppa alla stragrande.
Cmq ho letto anch'io l'articolo di Naomi Klein su Internazionale,in effetti si tratta di un sequestro anomalo come del resto e' anomalo anche il sequestro dei 2 britannici e dello statunitense.Anche se forse la guerriglia,magari baathisti legati ai passati servizi,ecco spiegato il modus operandi militare, hanno piu' semplicemente hanno alzato il livello della minaccia comprendendo che 1 occidentale vale 1000 caminionisti del 3 mondo sopratutto se l'occidentale e se viene rapito vicino alla zona verde:si dimostra cosi anche che le forze USA non hanno controllo del territorio,elemento quest'ultimo verissimo.Azioni spettacolari molto piu' complesse del fermare un TIR nel nulla.
L'unico motivo che puo' spingere le forze USA a compiere gesti simili risiede nel tentativo di creare odio profondo nei confronti dei gruppi terroristi,variegatissimi,che operano in quelle aree,ipotesi centroamericane sono piu' difficili da suffragare anche perche' gli americani bombardano tranquillamente soft-target in zone civili fregandosene dei media occidentali,che cmq stanno bene attenti a mostrare il vero volto delle azioni di bombardamento su covi a Falluja o nel triangolo sunnita.Solo le Tv arabe mostrano le scene degli attacchi aerei in zone civili depurandole solo parzialemente,creando cosi odio antioccidentale cmq giustificato.In 2 parole gli USA non hanno bisogno di uccidere scomodi testimoni,poiche' questi scomodi testimoni una volta tornati rimangono inascoltati o cmq ascoltati solo in determinati ambiti di sinistra,il vulgus crede solo a RAI 1 a Mentana o alla FOX in America,sempre che ste notizie non vadano a colpire i palinsesti dominati da Bonolis dal calcio o le veline.
"Le armi: gli assalitori erano armati con AK-47, fucili, pistole con silenziatore e armi che stordiscono. Armi difficilmente utilizzate dai mujahidin, dotati di rudimentali Kalashnikov".
Peter si tratta della stessa arma:AK-47 e Kalashnikov sono la stessa identica cosa,Ak47 e' la sigla militare che indica il kalashnicov,e sta a significare fucile automatico,quindi se questo elemento viene portato avanti come prova di oscure trame dietrologiche si toppa alla stragrande.
Cmq ho letto anch'io l'articolo di Naomi Klein su Internazionale,in effetti si tratta di un sequestro anomalo come del resto e' anomalo anche il sequestro dei 2 britannici e dello statunitense.Anche se forse la guerriglia,magari baathisti legati ai passati servizi,ecco spiegato il modus operandi militare, hanno piu' semplicemente hanno alzato il livello della minaccia comprendendo che 1 occidentale vale 1000 caminionisti del 3 mondo sopratutto se l'occidentale e se viene rapito vicino alla zona verde:si dimostra cosi anche che le forze USA non hanno controllo del territorio,elemento quest'ultimo verissimo.Azioni spettacolari molto piu' complesse del fermare un TIR nel nulla.
L'unico motivo che puo' spingere le forze USA a compiere gesti simili risiede nel tentativo di creare odio profondo nei confronti dei gruppi terroristi,variegatissimi,che operano in quelle aree,ipotesi centroamericane sono piu' difficili da suffragare anche perche' gli americani bombardano tranquillamente soft-target in zone civili fregandosene dei media occidentali,che cmq stanno bene attenti a mostrare il vero volto delle azioni di bombardamento su covi a Falluja o nel triangolo sunnita.Solo le Tv arabe mostrano le scene degli attacchi aerei in zone civili depurandole solo parzialemente,creando cosi odio antioccidentale cmq giustificato.In 2 parole gli USA non hanno bisogno di uccidere scomodi testimoni,poiche' questi scomodi testimoni una volta tornati rimangono inascoltati o cmq ascoltati solo in determinati ambiti di sinistra,il vulgus crede solo a RAI 1 a Mentana o alla FOX in America,sempre che ste notizie non vadano a colpire i palinsesti dominati da Bonolis dal calcio o le veline.
Messaggio del 17-09-2004 alle ore 22:15:49
Tanto le hanno gia violentate Peter,sono pazzi per il di dietro gli arabi,che dolore, che dolore avranno provato.Accusci si stanne a la casa natra volta.Ciao Peter, stammi bene.
Tanto le hanno gia violentate Peter,sono pazzi per il di dietro gli arabi,che dolore, che dolore avranno provato.Accusci si stanne a la casa natra volta.Ciao Peter, stammi bene.
Messaggio del 17-09-2004 alle ore 19:08:53
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Editato il 19:15:21 17/09/2004 da Bobrock
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Editato il 19:15:21 17/09/2004 da Bobrock
Messaggio del 17-09-2004 alle ore 18:57:33
e come disse Dante nel Purgatorio
"
evole"
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Editato il 18:58:56 17/09/2004 da cucciolo
e come disse Dante nel Purgatorio
"
evole"-------------------------------------------------
Editato il 18:58:56 17/09/2004 da cucciolo
Messaggio del 17-09-2004 alle ore 15:53:12
ma al post di uppare perché non ti offri volontaria per lo scambio di ostaggi.....cosi fai opere di bene...salvi gli ostaggi e il forum dai tuoi UP UP UP!!!
triste ma vero...l´Irak sará come la ex Jugoslavia e altre nazioni....si fará un po´di guerra....si libererá la terra da un po di popolazione....e poi si archivia tutto sotto le catacombe...alla fine hanno tutte le "guerre" la stessa trama....uppa uppa che salveremo il mondo...
ma non ti rendi conto che é inutile quello che fai?
adesso non venirmi a rompere con i tuoi discorsi da eroe oppure ignoranza......AMEN
ma al post di uppare perché non ti offri volontaria per lo scambio di ostaggi.....cosi fai opere di bene...salvi gli ostaggi e il forum dai tuoi UP UP UP!!!
triste ma vero...l´Irak sará come la ex Jugoslavia e altre nazioni....si fará un po´di guerra....si libererá la terra da un po di popolazione....e poi si archivia tutto sotto le catacombe...alla fine hanno tutte le "guerre" la stessa trama....uppa uppa che salveremo il mondo...
ma non ti rendi conto che é inutile quello che fai?
adesso non venirmi a rompere con i tuoi discorsi da eroe oppure ignoranza......AMEN
Messaggio del 17-09-2004 alle ore 15:48:59

Messaggio del 17-09-2004 alle ore 15:45:32
up
up
Messaggio del 08-09-2004 alle ore 17:05:11
Simona Torretta e Simona Pari,
anatomia di un rapimento
(in odore di servizi segreti...)
di Naomi Klein e Jeremy Scahil
Fonte: The Guardian
Quando Simona Torretta ritornò a Baghdad nel marzo 2003 nel bel mezzo dei bombardamenti, i suoi amici iraqeni salutandola le dissero che era pazza: "Erano così sorpresi di vedermi, mi dissero, perchè sei tornata qui. Torna in Italia, sei pazza!". ma Simona Torretta non tornò in Italia. Rimase durante l'invasione, continuando la missione umanitaria che aveva iniziato nel 1996, quando per la prima volta visitò l'Iraq con l'ong "anti-sanzioni" Un Ponte Per Baghadad. Quando Baghadad cadde nelle mani degli americani, Simona decise comunque di restare, questa volta per portare medicinali alla popolazione sofferente per l'occupazione militare. Sempre dopo che la resistenza iraqena iniziò a colpire gli stranieri e i giornalisti internazionali, mentre gli operatori umanitari fuggivano, Simona tornò ancora. "Non posso restare in Italia"- disse la giovane volontaria 29nne ad un regista di documentari . Oggi la vita di Simona Torretta è in pericolo, insieme alle vite della sua collega Simona Pari e dei due collaboratori iraqeni, Ra'ad Ali Abdul Aziz e Mahnouz Bassam. Ma qual'è la vera storia di questo sequestro?
Otto giorni fa, i 4 furono prelevati da un commando direttamente dalla casa/ufficio di Baghdad e da allora non si sono più avute notizie. In assenza di informazioni da parte dei loro sequestratori, le controversie politiche scoppiano attorno l'incidente. I sostenitori della guerra sono soliti dipingere i pacifisti come degli ingenui, che sostengono allegramente la resistenza che invece risponde alla solidarietà internazionali con rapimenti e decapitazioni.
Intanto un sempre maggior numero di leaders islamici affermano che il raid nella sede di Un Ponte Per Baghdad non è stata opera dei mujahidin, ma dell'intelligence internazionale, al fine di screditare la lotta della resistenza. Nulla riguardo questo rapimento costituisce un somiglianza con gli altri sequestri.
Molti sono stati attacchi occasionali perpetuati su strade. Simona Torretta e i suoi colleghi sono stati "freddamente" prelevati nel loro ufficio. E mentre i mujahidin iraqeni nascondono scrupolosamente la loro identità dietro ampie sciarpe, i rapitori erano a volto scoperto e sbarbati, alcuni vestiti in uniforme. Un assalitore era chiamato dagli altri "signore". Gli ostaggi sono un uomo e tre donne.
I testimoni rivelano che il commando ha interrogato tutto lo staff della sede prima di identificare le due Simona per nome e che Mahnouz Bassam, la donna iraqena, è stata trascinata urlante per il velo; un oltraggio religioso scioccante per un'azione in nome dell'Islam. Molto strana è anche la dimensione dell'operazione: invece dei soliti 3/4 combattenti, 20 uomini armati e alla luce del sole, apparentemente incuranti di essere visti. La "Green Zone" è sorvegliata da molti checkpoint militari; il rapimento è stato effettuato senza alcuna interferenza da parte della polizia iraqena e delle truppe americane; benchè il periodico "Newsweek" ha svelato che un convoglio militare americano passò vicino alla sede della Ong italiana circa 15 minuti dopo il rapimento.
Le armi: gli assalitori erano armati con AK-47, fucili, pistole con silenziatore e armi che stordiscono. Armi difficilmente utilizzate dai mujahidin, dotati di rudimentali Kalashnikov.
Ancora più strano è questo dettaglio: i testimoni affermano che diversi sequestratori erano vestiti con le uniformi della Guardia Nazionale iraqena e si sono dichiarati come uomini di Ayad Allawi, primo ministro iraqeno ad interim. Un portavoce del governo iraqeno ha successivamaente smentito un coinvolgimento dell'ufficio del premier Allawi. Sabah Kadhim, portavoce del ministero degli interni, ha ammesso che i rapitori indossavano uniformi militari e giubbotti anti-proiettile.
Ma, allora è stato un rapimento condotto dalla resistenza iraqena o un'operazione segreta della polizia? O qualcosa di peggio: un ritorno del "mukhabarat", il servizio segreto di Saddam che eliminava i dissidenti del regime, di cui non si è saputo più nulla? Chi può aver coordinato un'azione simile e chi può portare giovamento un attacco contro questa Ong da sempre contro la guerra?
Da lunedì scorso il governo italiano riporta una sola teoria. Lo Sceicco Abdul Salam Al-Kubaisi, autorevole esponente religioso sunnita in Iraq, ha riferito ai giornalisti di aver ricevuto una visita da parte di Simona Torretta e Simona Pari il giorno prima del rapimento. "Erano impaurite"- afferma lo sceicco -"Mi hanno detto che qualcuno le ha minacciate". Alla domanda su chi vi fosse dietro queste minaccie, Kubaisi ha risposto "sospettiamo l'intelligence internazionale".
Per Kubaisi, la rivendicazione del rapimento è inusuale; egli è legato a gruppi della resistenza ed ha mediato il rilascio di diversi ostaggi. Le dichiarazioni di Kubaisi sono state ampiamente riportate sui media arabi e su quelli italiani, mentre sono assenti sulla stampa di lingua inglese. I giornalisti occidentali sono contrari a parlare di spie e cospirazioni, soprattutto per paura.
Ma in Iraq, spionaggio ed operazioni segrete non costituiscono cospirazioni; sono la realtà quotidiana.
Secondo James L. Pavitt, direttore della CIA, l'Iraq è il paese con più basi d'intelligence Usa dai tempi della guerra in Viet Nam, con circa 500/600 agenti sul territorio. Allawi stesso ha collaborato con CIA, MI6 e Mukhabarat nell'eliminazione dei nemici del regime di Saddam.
Un Ponte Per Baghdad è sempre stato contrario all'occupazione militare. Durante l'assedio di Falluja in aprile, ha coordinato, rischiando in prima persona, diverse missioni umanitarie. Le forze americane hanno chiuso le strade per Falluja e vietato l'accesso ai giornalisti, mentre si preparaveno a punire l'intera città per l'orrendo assassinio di 4 mercenari americani.
In agosto, quando la marina statunitense toglieva l'assedio da Najaf, Un Ponte Per Baghdad andò dove le forze militari d'occupazione non volevano testimoni. E il giorno prima del loro rapimento, Simona Torretta e Simona Pari avevano detto allo sceicco Kubaisi che stavano progettando un'altra rischiosa missione a Falluja. Negli otto giorni dal sequestro, appelli per il loro rilascio sono giunti da ogni parte del mondo e da ogni comunità religiosa e culturale: Jihad islamica, Hezbullah, Associazione degli studenti islamici ed altr diversi gruppi della resistenza iraqena hanno condannato l'azione.
Un gruppo della resistenza parlando da Falluja ha detto che il rapimento lascia pensare ad un collegamento con le forze d'intelligence internazionali. Particolarmente evidente è l'assenza di importanti voci, come quella della Casa Bianca e dell'ufficio di Allawi. Nessuno dei due ha detto una sola parola sul sequestro.
Quello che vogliamo far saper è questo: se il rapimento finirà nel sangue, Washington, Roma ed il governo "fantoccio" iraqeno ne approfitteranno per giustificare la brutale occupazione dell'Iraq; un'occupazione per la quale Simona Torretta, Simona Pari, Ra'ad Ali Abdul Aziz e Mahnouz Bassam hanno rischiato la loro vita per opporvisi.
E noi non ci sorprenderemo se si scoprisse che il piano era questo da sempre.
Naomi Klein e Jeremy Scahil
Fonte: The Guardian
Grazie a Cecile Landman
Jeremy Scahill, attivista di "Democracy Now", è una giornalista free-lance e lavora negli Usa per stazioni radio e tv indipendenti
Naomi Klein, scrittrice, è l'autrice di "No Logo" e di "Fences and Windows"
(traduzione per Reporter Associati di
Tito Gandini e Stefano Minutillo Turtur)
[email protected]
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Editato il 01:09:09 18/09/2004 da Peter Pan
Simona Torretta e Simona Pari,
anatomia di un rapimento
(in odore di servizi segreti...)
di Naomi Klein e Jeremy Scahil
Fonte: The Guardian
Quando Simona Torretta ritornò a Baghdad nel marzo 2003 nel bel mezzo dei bombardamenti, i suoi amici iraqeni salutandola le dissero che era pazza: "Erano così sorpresi di vedermi, mi dissero, perchè sei tornata qui. Torna in Italia, sei pazza!". ma Simona Torretta non tornò in Italia. Rimase durante l'invasione, continuando la missione umanitaria che aveva iniziato nel 1996, quando per la prima volta visitò l'Iraq con l'ong "anti-sanzioni" Un Ponte Per Baghadad. Quando Baghadad cadde nelle mani degli americani, Simona decise comunque di restare, questa volta per portare medicinali alla popolazione sofferente per l'occupazione militare. Sempre dopo che la resistenza iraqena iniziò a colpire gli stranieri e i giornalisti internazionali, mentre gli operatori umanitari fuggivano, Simona tornò ancora. "Non posso restare in Italia"- disse la giovane volontaria 29nne ad un regista di documentari . Oggi la vita di Simona Torretta è in pericolo, insieme alle vite della sua collega Simona Pari e dei due collaboratori iraqeni, Ra'ad Ali Abdul Aziz e Mahnouz Bassam. Ma qual'è la vera storia di questo sequestro?
Otto giorni fa, i 4 furono prelevati da un commando direttamente dalla casa/ufficio di Baghdad e da allora non si sono più avute notizie. In assenza di informazioni da parte dei loro sequestratori, le controversie politiche scoppiano attorno l'incidente. I sostenitori della guerra sono soliti dipingere i pacifisti come degli ingenui, che sostengono allegramente la resistenza che invece risponde alla solidarietà internazionali con rapimenti e decapitazioni.
Intanto un sempre maggior numero di leaders islamici affermano che il raid nella sede di Un Ponte Per Baghdad non è stata opera dei mujahidin, ma dell'intelligence internazionale, al fine di screditare la lotta della resistenza. Nulla riguardo questo rapimento costituisce un somiglianza con gli altri sequestri.
Molti sono stati attacchi occasionali perpetuati su strade. Simona Torretta e i suoi colleghi sono stati "freddamente" prelevati nel loro ufficio. E mentre i mujahidin iraqeni nascondono scrupolosamente la loro identità dietro ampie sciarpe, i rapitori erano a volto scoperto e sbarbati, alcuni vestiti in uniforme. Un assalitore era chiamato dagli altri "signore". Gli ostaggi sono un uomo e tre donne.
I testimoni rivelano che il commando ha interrogato tutto lo staff della sede prima di identificare le due Simona per nome e che Mahnouz Bassam, la donna iraqena, è stata trascinata urlante per il velo; un oltraggio religioso scioccante per un'azione in nome dell'Islam. Molto strana è anche la dimensione dell'operazione: invece dei soliti 3/4 combattenti, 20 uomini armati e alla luce del sole, apparentemente incuranti di essere visti. La "Green Zone" è sorvegliata da molti checkpoint militari; il rapimento è stato effettuato senza alcuna interferenza da parte della polizia iraqena e delle truppe americane; benchè il periodico "Newsweek" ha svelato che un convoglio militare americano passò vicino alla sede della Ong italiana circa 15 minuti dopo il rapimento.
Le armi: gli assalitori erano armati con AK-47, fucili, pistole con silenziatore e armi che stordiscono. Armi difficilmente utilizzate dai mujahidin, dotati di rudimentali Kalashnikov.
Ancora più strano è questo dettaglio: i testimoni affermano che diversi sequestratori erano vestiti con le uniformi della Guardia Nazionale iraqena e si sono dichiarati come uomini di Ayad Allawi, primo ministro iraqeno ad interim. Un portavoce del governo iraqeno ha successivamaente smentito un coinvolgimento dell'ufficio del premier Allawi. Sabah Kadhim, portavoce del ministero degli interni, ha ammesso che i rapitori indossavano uniformi militari e giubbotti anti-proiettile.
Ma, allora è stato un rapimento condotto dalla resistenza iraqena o un'operazione segreta della polizia? O qualcosa di peggio: un ritorno del "mukhabarat", il servizio segreto di Saddam che eliminava i dissidenti del regime, di cui non si è saputo più nulla? Chi può aver coordinato un'azione simile e chi può portare giovamento un attacco contro questa Ong da sempre contro la guerra?
Da lunedì scorso il governo italiano riporta una sola teoria. Lo Sceicco Abdul Salam Al-Kubaisi, autorevole esponente religioso sunnita in Iraq, ha riferito ai giornalisti di aver ricevuto una visita da parte di Simona Torretta e Simona Pari il giorno prima del rapimento. "Erano impaurite"- afferma lo sceicco -"Mi hanno detto che qualcuno le ha minacciate". Alla domanda su chi vi fosse dietro queste minaccie, Kubaisi ha risposto "sospettiamo l'intelligence internazionale".
Per Kubaisi, la rivendicazione del rapimento è inusuale; egli è legato a gruppi della resistenza ed ha mediato il rilascio di diversi ostaggi. Le dichiarazioni di Kubaisi sono state ampiamente riportate sui media arabi e su quelli italiani, mentre sono assenti sulla stampa di lingua inglese. I giornalisti occidentali sono contrari a parlare di spie e cospirazioni, soprattutto per paura.
Ma in Iraq, spionaggio ed operazioni segrete non costituiscono cospirazioni; sono la realtà quotidiana.
Secondo James L. Pavitt, direttore della CIA, l'Iraq è il paese con più basi d'intelligence Usa dai tempi della guerra in Viet Nam, con circa 500/600 agenti sul territorio. Allawi stesso ha collaborato con CIA, MI6 e Mukhabarat nell'eliminazione dei nemici del regime di Saddam.
Un Ponte Per Baghdad è sempre stato contrario all'occupazione militare. Durante l'assedio di Falluja in aprile, ha coordinato, rischiando in prima persona, diverse missioni umanitarie. Le forze americane hanno chiuso le strade per Falluja e vietato l'accesso ai giornalisti, mentre si preparaveno a punire l'intera città per l'orrendo assassinio di 4 mercenari americani.
In agosto, quando la marina statunitense toglieva l'assedio da Najaf, Un Ponte Per Baghdad andò dove le forze militari d'occupazione non volevano testimoni. E il giorno prima del loro rapimento, Simona Torretta e Simona Pari avevano detto allo sceicco Kubaisi che stavano progettando un'altra rischiosa missione a Falluja. Negli otto giorni dal sequestro, appelli per il loro rilascio sono giunti da ogni parte del mondo e da ogni comunità religiosa e culturale: Jihad islamica, Hezbullah, Associazione degli studenti islamici ed altr diversi gruppi della resistenza iraqena hanno condannato l'azione.
Un gruppo della resistenza parlando da Falluja ha detto che il rapimento lascia pensare ad un collegamento con le forze d'intelligence internazionali. Particolarmente evidente è l'assenza di importanti voci, come quella della Casa Bianca e dell'ufficio di Allawi. Nessuno dei due ha detto una sola parola sul sequestro.
Quello che vogliamo far saper è questo: se il rapimento finirà nel sangue, Washington, Roma ed il governo "fantoccio" iraqeno ne approfitteranno per giustificare la brutale occupazione dell'Iraq; un'occupazione per la quale Simona Torretta, Simona Pari, Ra'ad Ali Abdul Aziz e Mahnouz Bassam hanno rischiato la loro vita per opporvisi.
E noi non ci sorprenderemo se si scoprisse che il piano era questo da sempre.
Naomi Klein e Jeremy Scahil
Fonte: The Guardian
Grazie a Cecile Landman
Jeremy Scahill, attivista di "Democracy Now", è una giornalista free-lance e lavora negli Usa per stazioni radio e tv indipendenti
Naomi Klein, scrittrice, è l'autrice di "No Logo" e di "Fences and Windows"
(traduzione per Reporter Associati di
Tito Gandini e Stefano Minutillo Turtur)
[email protected]
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Editato il 01:09:09 18/09/2004 da Peter Pan
Messaggio del 08-09-2004 alle ore 16:27:04
IRAQ, SEQUESTRI MIRATI
Il sequestro dei volontari del Ponte per Bagdad aggiunge un ulteriore
drammatico tassello all’escalation della situazione in Iraq. Il Ponte e'
una delle organizzazioni non governative presenti in Iraq da piu'
tempo. Si era adoperata contro l’embargo che ha decimato per piu' di un
decennio la popolazione irachena, ha in campo progetti di solidarieta' da
tredici anni e si e' sempre schierata apertamente contro la guerra.
Chi, dunque, ha ideato, guidato ed organizzato il commando che e'
penetrato direttamente e non casualmente nella sede del Ponte a Bagdad e ne
ha sequestrato i volontari? Questo sequestro, come quelli appena
precedenti del giornalista pacifista Baldoni - barbaramente ucciso insieme al
suo interprete - e di due giornalisti francesi - cioe' di un paese
schierato contro la guerra e che non partecipa all’occupazione militare del
paese-sono sequestri diversi da quelli precedenti. Lo sono negli
obiettivi e nella pratica.
Lo scenario appare infatti piu' simile al modello degli squadroni della
morte latinoamericani che conducono la guerra sporca al fianco di
quella convenzionale condotta dagli eserciti. Il loro obiettivo e' di fare
la terra bruciata intorno alle ragioni della resistenza colpendo i
testimoni scomodi, i giornalisti o attivisti schierati contro la guerra.
Queste cose non le insegnano nelle moschee ma nelle scuole antiguerriglia
negli Stati Uniti.
In secondo luogo, il fatto che ad essere colpiti non siano piu' i
mercenari o chi collabora con l’occupazione ma chi, in modi diversi, questa
occupazione la critica o vi si oppone, dovrebbe servire a fare anche
qui terra bruciata intorno alle ragioni di chi ha avversato la guerra
dimostrando che il nemico non fa distinzioni. Dunque tanto varrebbe
stringersi intorno alla campagna militare della coalizione
anglo-americana-italiana e lasciarsi cooptare nella crociata antiterrorista di Bush,
Blair e Berlusconi. I partiti dell’opposizione farebbero bene ad evitare di
cadere in questa trappola.
Eppure, proprio in queste ore di angoscia per la sorte di ostaggi a noi
sicuramente piu' vicini dei mercenari sequestrati alcuni mesi fa,
dobbiamo avere il coraggio di riaffermare alcune cose molto precise:
- L’imbarbarimento del conflitto tra occupanti e resistenza in
Iraq e' la conseguenza e non la causa della guerra e dell’intervento
militare della coalizione anglo-americana-italiana;
- Gli ultimi sequestri sembrano avere una regia piu' interna e
funzionale alle forze che sostengono il governo fantoccio iracheno
piuttosto che ai gruppi islamici che vi si oppongono;
- Il ritiro immediato delle truppe e la fine della complicita'
italiana con l’occupazione dell’Iraq non sono un cedimento al ricatto
del terrorismo ma l’unica, ragionevole e dignitosa via d’uscita da una
guerra illegale e criminale che ne espone tutto il paese alle
conseguenze;
- Il governo italiano, questa volta, deve sentire forte il
fiato sul collo per impedire il criminale disimpegno che c’e' stato nel
caso del sequestro e dell’uccisione di Baldoni, un caso che ha rivelato
una compromissione della Croce Rossa con i servizi segreti che ne ha
minato neutralita' e credibilita' e la latitanza della diplomazia italiana
con l’ambasciatore in Iraq che se ne andava in vacanza mentre un
cittadino italiano veniva sequestrato.
Sulla richiesta del ritiro delle truppe e dell’attivazione di tutti i
mezzi politici e diplomatici tesi ad ottenere il rilascio degli ostaggi
del Ponte per Bagdad, dobbiamo mettere in campo una mobilitazione
permanente e decisa che non lasci spazio alle ambiguita' del governo e alla
sua complicita' con una guerra ingiusta ed una occupazione che
incentiva la barbarie.
IRAQ, SEQUESTRI MIRATI
Il sequestro dei volontari del Ponte per Bagdad aggiunge un ulteriore
drammatico tassello all’escalation della situazione in Iraq. Il Ponte e'
una delle organizzazioni non governative presenti in Iraq da piu'
tempo. Si era adoperata contro l’embargo che ha decimato per piu' di un
decennio la popolazione irachena, ha in campo progetti di solidarieta' da
tredici anni e si e' sempre schierata apertamente contro la guerra.
Chi, dunque, ha ideato, guidato ed organizzato il commando che e'
penetrato direttamente e non casualmente nella sede del Ponte a Bagdad e ne
ha sequestrato i volontari? Questo sequestro, come quelli appena
precedenti del giornalista pacifista Baldoni - barbaramente ucciso insieme al
suo interprete - e di due giornalisti francesi - cioe' di un paese
schierato contro la guerra e che non partecipa all’occupazione militare del
paese-sono sequestri diversi da quelli precedenti. Lo sono negli
obiettivi e nella pratica.
Lo scenario appare infatti piu' simile al modello degli squadroni della
morte latinoamericani che conducono la guerra sporca al fianco di
quella convenzionale condotta dagli eserciti. Il loro obiettivo e' di fare
la terra bruciata intorno alle ragioni della resistenza colpendo i
testimoni scomodi, i giornalisti o attivisti schierati contro la guerra.
Queste cose non le insegnano nelle moschee ma nelle scuole antiguerriglia
negli Stati Uniti.
In secondo luogo, il fatto che ad essere colpiti non siano piu' i
mercenari o chi collabora con l’occupazione ma chi, in modi diversi, questa
occupazione la critica o vi si oppone, dovrebbe servire a fare anche
qui terra bruciata intorno alle ragioni di chi ha avversato la guerra
dimostrando che il nemico non fa distinzioni. Dunque tanto varrebbe
stringersi intorno alla campagna militare della coalizione
anglo-americana-italiana e lasciarsi cooptare nella crociata antiterrorista di Bush,
Blair e Berlusconi. I partiti dell’opposizione farebbero bene ad evitare di
cadere in questa trappola.
Eppure, proprio in queste ore di angoscia per la sorte di ostaggi a noi
sicuramente piu' vicini dei mercenari sequestrati alcuni mesi fa,
dobbiamo avere il coraggio di riaffermare alcune cose molto precise:
- L’imbarbarimento del conflitto tra occupanti e resistenza in
Iraq e' la conseguenza e non la causa della guerra e dell’intervento
militare della coalizione anglo-americana-italiana;
- Gli ultimi sequestri sembrano avere una regia piu' interna e
funzionale alle forze che sostengono il governo fantoccio iracheno
piuttosto che ai gruppi islamici che vi si oppongono;
- Il ritiro immediato delle truppe e la fine della complicita'
italiana con l’occupazione dell’Iraq non sono un cedimento al ricatto
del terrorismo ma l’unica, ragionevole e dignitosa via d’uscita da una
guerra illegale e criminale che ne espone tutto il paese alle
conseguenze;
- Il governo italiano, questa volta, deve sentire forte il
fiato sul collo per impedire il criminale disimpegno che c’e' stato nel
caso del sequestro e dell’uccisione di Baldoni, un caso che ha rivelato
una compromissione della Croce Rossa con i servizi segreti che ne ha
minato neutralita' e credibilita' e la latitanza della diplomazia italiana
con l’ambasciatore in Iraq che se ne andava in vacanza mentre un
cittadino italiano veniva sequestrato.
Sulla richiesta del ritiro delle truppe e dell’attivazione di tutti i
mezzi politici e diplomatici tesi ad ottenere il rilascio degli ostaggi
del Ponte per Bagdad, dobbiamo mettere in campo una mobilitazione
permanente e decisa che non lasci spazio alle ambiguita' del governo e alla
sua complicita' con una guerra ingiusta ed una occupazione che
incentiva la barbarie.
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