Cultura & Attualità

Innocente crudeltà tragica bellezza
Messaggio del 26-04-2006 alle ore 00:50:54
Anima, che fine avì fatte?Mi mancavano le tue stronzate Tu dirai, è una tua opinione.No, per applaudire Dimas è sicuro na stronzata cmq cussù dicè quesse,natru filosefe dice natra cosa, e natre, natre cosa ancora,giusto Deleuze?Correggimi se sbaglio.Tu pie quelle chi piace a te, e truve pure li scime gne Dimas ca ti fa l'applauso
Cmq, fatti rivedere
Messaggio del 25-04-2006 alle ore 21:52:38
per Bacco!!!
Messaggio del 25-04-2006 alle ore 21:50:07
Dionisio!
Messaggio del 25-04-2006 alle ore 21:48:45
se posso..
ferma restando la tragica consapevoleza, questa sì tragica, che a pensarla così hic et nunc questo mondo avrebbe meno problemi..

la civiltà greca non è completamente scevra dal senso di colpa.
Si tratta di una Colpa, però, ben diversa dal Peccato, per così dire nemmeno strettamente individuale e personale, bensì collettiva, genetica, ereditaria.. tale da potersene differire la punizione..sic!

si tratta della Colpa di un'intera umanità alle prese con il divino..si tratta ancora di un tentativo, di spiegarsi la sofferenza nel mondo, presente ad esso, immanente..ad esso.. ( tutto ciò evolve nella grandiosa concezione della tragedia greca, sofoclea prima di tutto e tutti..ed è un'evoluzione da pedinare quasi passo passo..)

sic

La colpa è ingenerata nell'uomo, in quanto soggetto all'invidia degli dei ( phthònos theòn ) ed oggetto della loro ostilità, corrispettivo religioso ( o superstizioso, ma non consta di guerre di religione combattute dai Greci... ) della profonda coscienza dell'impotenza umana.

La colpa dell'uomo è essere uomo, per i Greci, le divinità dei quali, più divertenti sicuramente delle nostre, ne invidiano la possibilità..
ovvero il poter essere..
ovvero il senso di godimento che per un attimo riesce a sollevare i mortali al di sopra della loro mortalità.. ( Dioniso? )

...
Messaggio del 21-04-2006 alle ore 18:22:10
Tu ti ti legge troppe nietzsche ultimamende anima
Messaggio del 21-04-2006 alle ore 18:20:17
Anima

Messaggio del 21-04-2006 alle ore 16:56:18

si tratta di una crudeltà che non e' mai delitto, poichè ogni distruzione è generazione e la natura crea nel travaglio. Soprattutto la natura dissipa perchè qualcosa di riuscito nasca e ciò che riesce è frutto di una selezione inavvertita, di un caso. Ma c'è di più. Di ciò che riesce non si può mai dire che sia meglio di quello che sarebbe potuto accadere e, per converso, ciò che fallisce non ha perciò stesso minore valore di ciò che è riiuscito. Il successo non ratifica la bontà di un evento, allo stesso modo in cui il fallimento non è un'obiezione contro quello che sarebbe potuto accadere



in natura ciò che deve morire non può essere salvato, perchè altre vite possano nascere è necessario che le stesse muoiano.
La natura non non si sofferma su ciò che muore ma sulla bellezza di ciò che vive anche se non dura.
Dunque la natura è bellezza che scaturisce da uno sterminato dolore perchè quello che vive deve la sua vita a molte morti.

I Greci avevano fatta propria questa concezione di una natura innocentemente crudele dando origine ad una concezione tragica dell'esistenza.

Per il Greco la morte non aveva nessun effetto malinconico depressivo, perchè che la natura faccia nascere per morire non è un inganno ma una necessità all'interno della quale ogni vivente agisce appunto per vivere la vita in tutta la sua pienezza.
Di qui la sapienza di Dioniso, libera da ogni visione antropocentrica e/o antropomorfica dell'esistenza e affarmante la vita come flusso che divora continuamente le sue forme e come potenza che ne foggia sempre di nuove.


"Dioniso è il dio della contraddizione, di tutte le contraddizioni. E' vita e morte, gioia e dolore, esyasi e spasimo, benevolenza e crudeltà, cacciatore e preda, toro e agnello, gioco e violenza."



Per questo gli eroi della tragedia greca hanno vite effimere ma meravigliose. Muiono giovani ma hanno vissuto bene, hanno avuto una vita piena non spesa nella vana e paurosa attesa di un aldilà incerto.
Il Greco non chiede la vita eterna consapevole della sua mortalità iscritta nella legge di natura (CONOSCI TE STESSO). Conoscendosi egli chiede dunque una vita il più possibile felice (una BUONA vita dunque...)
La crudeltà, la morte, il dolore non sono per i Greci un'obiezione alla vita non sono come per la tradizione giudaico-cristiana, qualcosa di collegato ad una colpa originaria.

L'essenza della vita essendo tragica (innocente crudeltà che produce bellezza) non ha bisogno di una redenzione, di un altro mondo che riscatti questo mondo.

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