Messaggio del 20-02-2005 alle ore 00:09:37
Adonà l'inno italiano, fino a prova contraria è l'inno di mameli per intero, quindi è
Elmo di scipio
Schiava di Roma
Balilla
Ferruccio
Aquila d'Austria spiumata
e tutto il resto che non è mai stato dimenticato, non allarmarti!
Solo che prima delle partite eseguono solo la prima strofa
e "i nostri ragazzi" manco quella sanno!
Messaggio del 20-02-2005 alle ore 00:34:49
Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti,
Dai boschi, dall'arse fucine stridenti,
Dai solchi bagnati di servo sudor,
Un volgo disperso repente si desta;
Intende l'orecchio, solleva la testa
Percosso da novo crescente romor.
Dai guardi dubbiosi, dai pavidi volti,
Qual raggio di sole da nuvoli folti,
Traluce de' padri la fiera virtù:
Ne' guardi, ne' volti, confuso ed incerto
Si mesce e discorda lo spregio sofferto
Col misero orgoglio d'un tempo che fu.
S'aduna voglioso, si sperde tremante,
Per torti sentieri, con passo vagante,
Fra tema e desire, s'avanza e ristà;
E adocchia e rimira scorata e confusa
De' crudi signori la turba diffusa,
Che fugge dai brandi, che sosta non ha.
Ansanti li vede, quai trepide fere,
Irsuti per tema le fulve criniere,
Le note latebre del covo cercar;
E quivi, deposta l'usata minaccia,
Le donne superbe, con pallida faccia,
I figli pensosi pensose guatar.
E sopra i fuggenti, con avido brando,
Quai cani disciolti, correndo, frugando,
Da ritta, da manca, guerrieri venir:
Li vede, e rapito d'ignoto contento,
Con l'agile speme precorre l'evento,
E sogna la fine del duro servir.
Udite! Quei forti che tengono il campo,
Che ai vostri tiranni precludon lo scampo,
Son giunti da lunge, per aspri sentier:
Sospeser le gioie dei prandi festosi,
Assursero in fretta dai blandi riposi,
Chiamati repente da squillo guerrier.
Lasciar nelle sale del tetto natio
Le donne accorate, tornanti all'addio,
A preghi e consigli che il pianto troncò:
Han carca la fronte de' pesti cimieri,
Han poste le selle sui bruni corsieri,
Volaron sul ponte che cupo sonò.
A torme, di terra passarono in terra,
Cantando giulive canzoni di guerra,
Ma i dolci castelli pensando nel cor:
Per valli petrose, per balzi dirotti,
Vegliaron nell'arme le gelide notti,
Membrando i fidati colloqui d'amor.
Gli oscuri perigli di stanze incresciose,
Per greppi senz'orma le corse affannose,
Il rigido impero, le fami durâr;
Si vider le lance calate sui petti,
A canto agli scudi, rasente agli elmetti,
Udiron le frecce fischiando volar.
E il premio sperato, promesso a quei forti,
Sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,
D'un volgo straniero por fine al dolor?
Questo mi sembrerebbe più adatto:
Tornate alle vostre superbe ruine,
All'opere imbelli dell'arse officine,
Ai solchi bagnati di servo sudor.
Il forte si mesce col vinto nemico,
Col novo signore rimane l'antico;
L'un popolo e l'altro sul collo vi sta.
Dividono i servi, dividon gli armenti;
Si posano insieme sui campi cruenti
D'un volgo disperso che nome non ha.
Messaggio del 20-02-2005 alle ore 01:12:37
Questo è il testo ufficiale fornito dal Quirinale.
www.quirinale.it
IL CANTO DEGLI ITALIANI
Inno nazionale italiano
Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Uniamoci, amiamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò
Messaggio del 20-02-2005 alle ore 13:38:20
l'inno italiano per un periodo mi pare non fu questo ..... poi si scelse questo, fra due di cui uno era di Mameli, che in toto ha postato anxa....
Messaggio del 20-02-2005 alle ore 13:43:14
Viva il Re viva il Re viva il Re!!!
Le trombe squillano!!!
Viva il Re viva il Re viva il Re!!!
E i tamburi rullano!!!
Messaggio del 20-02-2005 alle ore 15:58:20
Come che c'entra? Mi sembra più realistico!
Che dite potrebbe andare come nuovo inno nazionale? Mi sembra meglio del Va pensiero proposto dalla Lega che con la storia italiana non c'entra nulla.
In fondo il Coro dell'Adelchi dice in maniera molto precisa:
A) Chi fummo;
B) Chi siamo;
C) Chi vorremmo essere;
D) Chi ci crediamo di essere.
Non condividete?
Messaggio del 20-02-2005 alle ore 16:06:06
Mi piace anche perchè è un Inno fondamentalmente pacifista, infatti nel coro dell'Adelchi la guerra viene vista da tre prospettive diverse. I Latini la vivono con la speranza della liberazione dalla sottomissione imposta dai dominatori Longobardi, che, ormai sconfitti, sono impauriti e timorosi della vendetta dei vincitori, mentre i pur vittoriosi guerrieri Franchi la vedono come una dolorosa fatica nell'allontanamento dalla propria terra, dai loro affetti e dalla patria natia. Emerge dunque la realtà negativa di uno scontro destinato a non soddisfare le ambizioni di nessuno dei tre popoli.
Messaggio del 20-02-2005 alle ore 16:19:40
Il Va pensiero parla di un popolo sottomesso, lontano dalla sua patria che è identificata inequivocabilmente con la Palestina.
Può andare bene per gli ebrei, per i palestinesi, ma perchè un italiano dovrebbe ricordare "del Giordano le rive" e
"di Sionne le torri atterrate"?
Messaggio del 20-02-2005 alle ore 17:20:11
Infatti non parla di Manzoni! Parla dei significati che si danno alle opere d'arte al di là delle intenzioni dei loro autori. Il bello è che spesso questi significati travalicano l'intenzione dell'artista in maniera che non è più possibile fare un passo indietro. Un esempio per tutti è "Il giuramento degli Orazi" di David.
Personalmente potrei citatarti un altro esempio "Il quarto stato" di Pelizza da Volpedo. Esisitono pagine e pagine di saggi che parlano della meta della marcia dei lavoratori.. l'avvenire, il futuro.
Andando a Volpedo si capisce invece benissimo dove stanno andando quelle persone, altrettanto riconoscibili, persone appunto e non personaggi, si stanno dirigendo, coi pugni chiusi, verso il palazzo dei Marchesi di Volpedo... ------------------------------------------------- Editato il 17:21:12 20/02/2005 da Bruce Wayne