Cultura & Attualità
Il nostro pane quotidiano
Messaggio del 03-01-2007 alle ore 20:14:08
Se state prendendo in considerazione la possibilità di diventare
vegetariani, potreste trovare interessante "Our Daily Bread" (Il
Nostro Pane Quotidiano), un documentario che permettere di dare
un'occhiata ai "dietro le quinte" dell'industria alimentare di oggi,
letale e tecnologicamente avanzata. Aprendo le porte del mondo della
produzione, spietato ed efficiente, dal concepimento al raccolto,
questo documentario oggettivo espone le proprie ragioni contro la
crudeltà verso gli animali, senza affidarsi a voci narranti o commenti
di alcun genere.
Lasciando semplicemente che i rumori di fondo degli stabilimenti
fungano da colonna sonora, il filmato trascina lo spettatore nei
compartimenti mortali di svariati macelli futuristici, quasi fosse il
testimone involontario di un massacro senza pieta'. Our Daily Bread
offre un ritratto non solo della morte, ma dei maltrattamenti di cui
sono vittima questi sfortunati animali degli allevamenti intensivi, in
ogni stadio del loro ciclo vitale.
Che cosa c'è di più scioccante che vedere un vitellino partorito da un
taglio praticato dall'uomo sul fianco della vacca, anziché dal ventre
materno? Forse vedere dei pulcini sputati fuori da tubi pneumatici su
dei nastri trasportatori, ad una velocità impressionante, che lasciano
poi cadere questi frastornati neonati in contenitori che, a loro
volta, li trasportano in altri ambienti chiusi, altrettanto
meccanizzati, dove vengono messi "all'ingrasso".
Poi ci sono le immagini di pesci, maiali e bovini che vanno incontro
al loro destino, trascinati e smembrati, come in una catena di
montaggio, le loro carcasse fatte a pezzi in un processo automatico
che utilizza quasi ogni parte del loro corpo, esclusa la coda. I pochi
operai che appaiono nel filmato hanno sguardi lontani ed indifferenti
a testimonianza del fatto che, da tempo ormai, si sono arresi
spiritualmente a questo lavoro che prosciuga l'anima di chi lo svolge.
Nessuno mostra un briciolo di compassione per le creature con cui ha a
che fare.
Our Daily Bread dirige inoltre l'attenzione sull'attuale approccio
asettico verso l'agricoltura, descrivendo quello che succede
all'interno dei grandi capannoni adibiti a serre in cui frutta e
verdura vengono coltivate esclusivamente sotto la luce artificiale e
spruzzate con pesticidi da quelli che sembrano astronauti in tuta e
casco spaziali e con maschera antigas.
Con panoramiche grandangolari belle come quelle di Koyaanisqatsi*
(1982), Our Daily Bread risulta ancora migliore di quel classico
ecologista, perché suscita negli spettatori un senso di urgenza e non
permette loro di rimanere distaccati. Così, come complici dei
cospiratori, ma non imputati, in un compromesso etico di proporzioni
impensabili, veniamo spronati ad impedire che il settore
agro-industriale trascini il pianeta in un processo di totale collasso
morale ed ecologico.
Perché, dal momento che abbiamo già razionalizzato il modo atroce in
cui vengono trattati piante ed animali, il passo per arrivare a fare
orecchie da mercante davanti ad un genocidio di massa non dovrebbe
essere poi tanto lungo.
Un'esperienza angosciante che promette di ossessionarvi per il resto
dei vostri pasti.
NdT: Koyaanisqatsi di Godfrey Reggio, documentario sperimentale il cui
titolo, tradotto dalla lingua degli indiani Hopi, significa "vita
disordinata", che si pone come lente rivelatrice attraverso cui la
realtà appare come una vorticosa corsa verso la catastrofe."
Potete vedere on-line (legalmente) i primi 25 minuti di Koyaanisqatsi:
http://video.google.it/videoplay?docid=-3284342623898961254
Se state prendendo in considerazione la possibilità di diventare
vegetariani, potreste trovare interessante "Our Daily Bread" (Il
Nostro Pane Quotidiano), un documentario che permettere di dare
un'occhiata ai "dietro le quinte" dell'industria alimentare di oggi,
letale e tecnologicamente avanzata. Aprendo le porte del mondo della
produzione, spietato ed efficiente, dal concepimento al raccolto,
questo documentario oggettivo espone le proprie ragioni contro la
crudeltà verso gli animali, senza affidarsi a voci narranti o commenti
di alcun genere.
Lasciando semplicemente che i rumori di fondo degli stabilimenti
fungano da colonna sonora, il filmato trascina lo spettatore nei
compartimenti mortali di svariati macelli futuristici, quasi fosse il
testimone involontario di un massacro senza pieta'. Our Daily Bread
offre un ritratto non solo della morte, ma dei maltrattamenti di cui
sono vittima questi sfortunati animali degli allevamenti intensivi, in
ogni stadio del loro ciclo vitale.
Che cosa c'è di più scioccante che vedere un vitellino partorito da un
taglio praticato dall'uomo sul fianco della vacca, anziché dal ventre
materno? Forse vedere dei pulcini sputati fuori da tubi pneumatici su
dei nastri trasportatori, ad una velocità impressionante, che lasciano
poi cadere questi frastornati neonati in contenitori che, a loro
volta, li trasportano in altri ambienti chiusi, altrettanto
meccanizzati, dove vengono messi "all'ingrasso".
Poi ci sono le immagini di pesci, maiali e bovini che vanno incontro
al loro destino, trascinati e smembrati, come in una catena di
montaggio, le loro carcasse fatte a pezzi in un processo automatico
che utilizza quasi ogni parte del loro corpo, esclusa la coda. I pochi
operai che appaiono nel filmato hanno sguardi lontani ed indifferenti
a testimonianza del fatto che, da tempo ormai, si sono arresi
spiritualmente a questo lavoro che prosciuga l'anima di chi lo svolge.
Nessuno mostra un briciolo di compassione per le creature con cui ha a
che fare.
Our Daily Bread dirige inoltre l'attenzione sull'attuale approccio
asettico verso l'agricoltura, descrivendo quello che succede
all'interno dei grandi capannoni adibiti a serre in cui frutta e
verdura vengono coltivate esclusivamente sotto la luce artificiale e
spruzzate con pesticidi da quelli che sembrano astronauti in tuta e
casco spaziali e con maschera antigas.
Con panoramiche grandangolari belle come quelle di Koyaanisqatsi*
(1982), Our Daily Bread risulta ancora migliore di quel classico
ecologista, perché suscita negli spettatori un senso di urgenza e non
permette loro di rimanere distaccati. Così, come complici dei
cospiratori, ma non imputati, in un compromesso etico di proporzioni
impensabili, veniamo spronati ad impedire che il settore
agro-industriale trascini il pianeta in un processo di totale collasso
morale ed ecologico.
Perché, dal momento che abbiamo già razionalizzato il modo atroce in
cui vengono trattati piante ed animali, il passo per arrivare a fare
orecchie da mercante davanti ad un genocidio di massa non dovrebbe
essere poi tanto lungo.
Un'esperienza angosciante che promette di ossessionarvi per il resto
dei vostri pasti.
NdT: Koyaanisqatsi di Godfrey Reggio, documentario sperimentale il cui
titolo, tradotto dalla lingua degli indiani Hopi, significa "vita
disordinata", che si pone come lente rivelatrice attraverso cui la
realtà appare come una vorticosa corsa verso la catastrofe."
Potete vedere on-line (legalmente) i primi 25 minuti di Koyaanisqatsi:
http://video.google.it/videoplay?docid=-3284342623898961254
Messaggio del 03-01-2007 alle ore 22:47:52
è tutto crudelissimo ma le alternative? sarebbe bello avere un orticello da coltivare da sè senza pesticidi, la mucca nella stalla per il fare il latte e il formaggio, mietere il grano a giugno fare la farina e il pane in casa...magari
i genocidi di massa (esseri umani) si sono succeduti nel corso dei millenni, nulla di nuovo EMO... ti dice niente DACHAU? BERGER-BELSEN, Auschwitz
il lato positivo della produzione a catena di animali da consumo alimentare è che almeno non vengono sterminate specie protette e in via di estinzione, combattiamo la caccia di frodo la pesca fuori stagione la deforestazione e quel poco che resta della natura selvaggia
è tutto crudelissimo ma le alternative? sarebbe bello avere un orticello da coltivare da sè senza pesticidi, la mucca nella stalla per il fare il latte e il formaggio, mietere il grano a giugno fare la farina e il pane in casa...magari
i genocidi di massa (esseri umani) si sono succeduti nel corso dei millenni, nulla di nuovo EMO... ti dice niente DACHAU? BERGER-BELSEN, Auschwitz
il lato positivo della produzione a catena di animali da consumo alimentare è che almeno non vengono sterminate specie protette e in via di estinzione, combattiamo la caccia di frodo la pesca fuori stagione la deforestazione e quel poco che resta della natura selvaggia
Messaggio del 04-01-2007 alle ore 19:17:45
almeno il "genocidio" come lo chiami tu..non ha previsto l'uccisione di animali...quel criticatisimo stato nazionalsocialista è stato l'unico in cui non veniva praticata la vivisezione...ho fatto quegli esempi perchè per me gli esperimenti andrebbero fatti sulle persone(quelle che lo meritano naturalmente
)e non sugli animali....
almeno il "genocidio" come lo chiami tu..non ha previsto l'uccisione di animali...quel criticatisimo stato nazionalsocialista è stato l'unico in cui non veniva praticata la vivisezione...ho fatto quegli esempi perchè per me gli esperimenti andrebbero fatti sulle persone(quelle che lo meritano naturalmente
)e non sugli animali....
Messaggio del 04-01-2007 alle ore 19:51:14
Leggi Ecocidio di Rifkin illuminante...
Leggi Ecocidio di Rifkin illuminante...
Messaggio del 05-01-2007 alle ore 13:09:26
emo
all'onilZ
emo
all'onilZ
Messaggio del 05-01-2007 alle ore 23:23:00
già mi accontenterei di sapere che non esistono più quelle munnezze di individui che avvelenano i cani che torturano i gatti (quelli neri più che mai) che non investono di proposito i coniglietti le lepri o le volpi per la strada, che frenassero per evitare un porcellino d'india o una tartaruga che attraversa la strada (quando è possibile, resta inteso) che insegnasse ai propri figli a non avere la fobia degli insetti, che non uccida gli uccellini giusto per divertirsi a fare il tiro al bersaglio..tutto questo già sarebbe sublime... ahime...che sogno..uno dei miei tanti deliri ...
già mi accontenterei di sapere che non esistono più quelle munnezze di individui che avvelenano i cani che torturano i gatti (quelli neri più che mai) che non investono di proposito i coniglietti le lepri o le volpi per la strada, che frenassero per evitare un porcellino d'india o una tartaruga che attraversa la strada (quando è possibile, resta inteso) che insegnasse ai propri figli a non avere la fobia degli insetti, che non uccida gli uccellini giusto per divertirsi a fare il tiro al bersaglio..tutto questo già sarebbe sublime... ahime...che sogno..uno dei miei tanti deliri ...
Messaggio del 05-01-2007 alle ore 23:39:55
Belnegro quoto per la prima volta in toto tutto cio' che hai scritto...
Belnegro quoto per la prima volta in toto tutto cio' che hai scritto...
Messaggio del 05-01-2007 alle ore 23:52:56
DEKKARD avevo la certezza che prima o poi avremmo avuto parere concorde su qualcosa io e te ..basta saper attendere nella vita..
DEKKARD avevo la certezza che prima o poi avremmo avuto parere concorde su qualcosa io e te ..basta saper attendere nella vita..
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