Cultura & Attualità
Sono più preparati, più creativi e hanno un maggiore senso di correttezza e di giustizia. Merito del metodo Montessori. Secondo uno studio americano, pubblicato sulla rivista "Science" e realizzato dalle ricercatrici dell'università della Virginia, Angeline Lillard e Nicole Else-Quest, gli alunni delle scuole che seguono i precetti della studiosa Maria Montessori hanno una marcia in più.
Il metodo Montessori. Basato sul principio della libertà dell'allievo e sulla collaborazione, il metodo Montessori utilizza uno speciale materiale didattico di riferimento, per consentire la migliore educazione sensoriale e motoria del bambino. Applicato per la prima volta a Roma proprio un secolo fa, in una scuola del quartiere San Lorenzo, la sua popolarità è cresciuta notevolmente, tanto da essere utilizzato con ampio consenso anche all'estero. Oggi negli Stati Uniti più di tremila scuole, tra cui 300 publiche, utilizzano il programma Montessori. In Italia sono più di 250.
ed ancora...
Vantaggi del metodo Montessori. Sulla base dell'analisi svolta, le ricercatrici considerano il metodo Montessori in grado di favorire abilità teorico e comportamentali superiori rispetto ai programmi applicati nelle altre scuole. In generale dalla fine dell'asilo fino ai dodici anni tutti i montessoriani presi in esame hanno dimostrato maggiore abilità sia nelle prove logico-matematiche sia negli esercizi di reading. Il tutto associato a una maggiore positività e cratività nell'affrontare i problemi pratici. In particolare si sono mostrati maggiormante preoccupati e predisposti a mettere in pratica sentimenti di giustizia e corretezza.
L'ho sempre detto: fortunato colui che incontra buoni maestri e professori!
Con buona pace di tutte le riforme alla Moratti col "portfolio" e altre stronzate pseudo economiche simili.
le riforme idiote sono iniziate molto prima della moratti e persino di berlinguerdirei che sono iniziate nell'infausto 68
si concordo dean.
Il 6 politico ne ha fatti di danni...
Tuttavia non è alla "solita" polemica politica che volevo riferirmi, quanto piuttosto al metodo d'insegnamento.
Spesso si accusa la scuola italiana di essere arretrata e fuori-tempo nel nuovo mondo economico nel quale viviamo e si fà riferimento sempre al metodo anglo-sassone di essere il migliore.
Bhè non è vero nulla! L'importante non è tanto "cosa" insegni alle giovani menti ma "COME" lo fai.
Neanche la mia vuole essere una polemica politica, però ti correggerei non è COME si insegna, ma CHI insegna
bhe si il COME intendevo anche i professori.
Io con americani e scozzesi ci lavoro quotidianamente. Ripeto quello che ho detto a skin: sono dei diligentissimi ignoranti!
Bravissimi nel seguire le procedure, ma se devono prendere iniziative personali basate su logica e ragionamento vanno in crisi mistica e si sentono persi.
Certo Anima, ma noi, mediamente siamo capaci di fare altrettanto?
Dean io credo di si.
Almeno fino alla mia generazione credo proprio di si, quando la scuola era ancora una cosa "quasi" seria.
Nell'epoca della TV spazzatura, della TV MTVittiana, della TV reality etc etc, insomma in questi ultimi 10-15 anni non lo so più.
Io nn ho mai detto che il metodo anglosassone è il migliore... ho solo specificato che le condizioni sotto le quali il nostro metodo è costretto a sopravvivere fanno rabbrividire perfino i polacchi.
Se l'Italia è un paese di geni costretti a fuggire, vuol dire che il nostro è un paese di italioti, né più né meno
Skin, non ho detto che tu hai detto, ho semplicemente detto che riaffermavo quanto da me detto in un tuo post

Comunque tornando seri: su questo mi pare che eravamo d'accordo skin. La scuola italiana è al disastro perchè avere delle nuove generazioni in grado di pensare col proprio cervello non interessa a nessuno dei nostri politici
Anima, se ti devo mandare a fanculo lo faccio sempre volentieri e senza alcun motivo specifico, lo sai

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Editato da Skin il 29/09/2006 alle 14:13:58
cmq
skinnolo
I dati OCSE sulla salute del sistema scolastico italiano, diffusi in questi giorni, sono impietosi. La scuola nostrana è bocciata. Il quadro tracciato è allarmante: un sistema scolastico che da oltre un decennio sta subendo continue riforme indirizzate a superarne l'arretratezza e l'inefficienza, continua a stagnare in fondo alle classifiche per quanto riguarda i risultati prodotti. Certo, qualsiasi riforma, compresa la tanto criticata "riforma Moratti", ha bisogno di continuità nella sua applicazione, di tempo per essere compresa e verificata al fine di giungere ad un giudizio complessivo che porti, se del caso, ad ulteriori modifiche. Anche se le molte ombre di questa stagione "riformista" (di centro-destra come di centro-sinistra) sono già visibili.
Gli slogan
Partendo da un'analisi concreta circa la situazione della scuola italiana (tralasciando, quindi, la condizione universitaria), non pare opportuno abbandonarsi a slogan e ad affermazioni come quelle per cui la scuola non è equa perché distingue tra chi è figlio di operai e chi di professionisti, come sostenuto dal Ministro Fioroni. È uno slogan ormai datato, sul quale non possiamo oggi basare la sfida per risollevare la condizione della scuola italiana. Porre la questione in termini esclusivamente di equità vuol dire, infatti, non comprendere a fondo i veri mali del sistema. Per allinearci ai livelli europei serve ben altro. Serve una scuola più competitiva e la chiave non sta tanto nell'affrontare questi problemi a livello di scuola primaria (la vecchia scuola elementare, che, secondo la graduatoria stilata dalla rivista Forbes, risulta essere tra le prime nel mondo, in termini di competitività), bensì a livello di scuola secondaria. È lì che il vero male si annida.
I dati
Passando ad un'analisi concreta, il primo dato, che ci consente di sgombrare il campo da molte polemiche, è quello relativo alla spesa. L'Italia, infatti, spende molto e ben al di sopra della media europea, se si ha riguardo alla spesa per studente: la più alta d'Europa. A ciò vanno aggiunti altri dati interessanti: il rapporto studenti-docenti è tra i più bassi d'Europa; il numero di ore di insegnamento annuo per docente è nettamente inferiore alla media europea; infine, l'età media del corpo docente è estremamente elevata, solo l'8,8% degli insegnanti della scuola secondaria, inferiore e superiore, ha un'età sotto i quarant'anni, e solo 1 su mille ha meno di 30 anni.
Rileggendo questi dati verrebbe da chiedersi come sia possibile la situazione descritta dall'OCSE: spendiamo più della media europea per ogni studente; abbiamo tanti insegnanti che possono così seguire più da vicino le esigenze di apprendimento degli alunni; questi insegnanti hanno una lunga esperienza d'insegnamento alle spalle; considerando poi che all'aumentare delle ore di lavoro corrisponde una diminuzione della capacità produttiva, il fatto che il monte ore di insegnamento per docente sia relativamente basso dovrebbe comportare maggiore efficacia e più proficue energie spese per la trasmissione del sapere.
Pochi laureati ma anche pochi diplomati
Ed invece, i risultati sono assolutamente deludenti: il grado di istruzione del popolo italiano risulta essere tra i più bassi d'Europa. L'Italia "sforna" pochi laureati, ma anche pochi diplomati (solo il 48% della popolazione in età compresa tra i 24 e i 64 anni, a fronte di una media OCSE del 67%). E la performance nel test P.I.S.A. (Programme for International Student Assessment: programma per la valutazione internazionale dell'allievo) dei ragazzi italiani quindicenni, in Matematica e Lettura, è decisamente deludente. Per non parlare dell'alto livello di assenze annue e di abbandono scolastico.
Insomma, da questi dati emerge con chiarezza che al forte impegno quantitativo (la spesa) non fa seguito uno sforzo qualitativo. Il male del mondo scolastico italiano non riguarda quindi le risorse, bensì un'atavica inefficienza organizzativa che si riflette quale concausa degli scarsi risultati degli studenti, in quanto a livello di interesse e conoscenza. Forse sarebbe opportuno, da una parte, una maggiore attenzione nella scelta dei libri di testo, affinché siano completi, interessanti e riescano a coinvolgere gli studenti nel corso del loro percorso formativo, e, dall'altra, ammodernare le strutture scolastiche dotandole tutte di sale computer con accesso ad internet, sale per l'insegnamento della lingua, palestre attrezzate, insomma rendere migliori le condizioni sia per l'insegnamento che per l'apprendimento. Troppo spesso insegnanti e alunni sono costretti in locali inadeguati, se non fatiscenti.
I docenti
Detto questo, però, a mio avviso, la principale causa di insoddisfazione e di scarso rendimento studentesco è da ricercare nella qualità del corpo docente. Ovviamente moltissimi insegnanti sono di straordinario valore e riescono a trasmettere agli studenti adeguata conoscenza e, alle volte, vero interesse e passione per le materie di loro competenza. Ma troppo spesso gli alunni si trovano in balia di scarsa preparazione, mancanza di motivazione, incapacità a rapportarsi con gli alunni, politicizzazione estrema.
Uno studente passa la stragrande maggioranza della propria giornata in aula dove, più che nell'ambito familiare (dove la presunzione, l'arroganza e l'ignoranza di alcuni genitori de-pensanti contribuisce piuttosto a distruggere quanto di buono costruito dai docenti), forma il proprio carattere, impara a rapportarsi con i propri coetanei e con "l'autorità" rappresentata dall'insegnante. La qualità della formazione scolastica che viene offerta si misura, quindi, nella capacità di riuscire a trasmettere all'alunno quegli strumenti idonei per affrontare il mondo del lavoro, il proseguimento degli studi ed in generale la vita da adulto. Ebbene, ben pochi tra gli insegnanti possono vantare questa capacità, che alle volte assume i connotati di un vero e proprio dono.
Posto di lavoro "sicuro" o di ripiego
Troppo spesso l'insegnamento viene visto come un semplice posto di lavoro "sicuro" e non come una vera "missione". Insegnare è, invece, molto complesso, difficile, logorante ed ha una rilevanza sociale le cui ricadute sono troppo spesso sottovalutate. Occorre, quindi, garantire la presenza di un corpo docente più preparato ed aggiornato, meno anziano, maggiormente meritevole e che viva l'insegnamento non come un impiego qualsiasi, magari esercitato come ripiego di professioni più ambite, ma con passione ed entusiasmo.
Certo, la demotivazione del corpo docente deriva in massima parte dalla bassa retribuzione. Ma a tal proposito vi è da dire che le rivendicazioni salariali del corpo docente non tengono conto del cosiddetto "salario ombra", costituito dalle innumerevoli agevolazioni di cui godono gli insegnanti (i tempi di lavoro, le assenze, le ferie, la mobilità, la sicurezza ed il trattamento pensionistico, la possibilità di svolgere altri lavori). Insomma, il livello retributivo è tra i più bassi d'Europa, ma il "salario ombra " è tra i più alti.
Per alleviare i tanti problemi scolastici basterebbe, quindi, introdurre un valido criterio di valutazione degli insegnanti, che sia sostanziale e non formale. Per altro verso, occorre procedere ad una loro progressiva riduzione di numero ed al tempo stesso ad un reclutamento molto più rigido che consenta di analizzare bene il livello conoscitivo e il livello motivazionale di ogni candidato futuro insegnante.
Concordo in gran parte con Alex.
Anche se Alex, il problema non è il fantomatico "salario ombra" (è una tua creazione o cosa?) deg,li insegnanti.
Mia madre è una professoressa d'italiano in pensione.
Ora non so tu dove hai preso i dati sugli orari di lavoro dei Professori, ma tiu assicuro che NON E' AFFATTO VERO che lavorano meno ore degli altri o hanno "certi privilegi" pensionistici o di altro tipo rispetto agli altri lavoratori statali. Anzi ti dirò di più proprio in quanto Dipendenti Statali PER LEGGE NON POSSONO AVERE ALTRI LAVORI. Se lo fanno lo fanno in nero chiaramente e molti hanno il "doppio" stipendio semplicemente per necessità. Prova un pò tu a vivere a Milano o Roma o Napoli, in affitto (dovuto alla MOBILITA') con mille euro al mese (quando ti se ne vanno 600/700 solo di affitto).
Il problema della scuola secondaria italiana è uno ed uno soltanto: la scarsa considerazione a livello politico. La scuola è vista come un gran carrozzone statale, dove i suoi dipendenti non fanno nulla (provaci a starci tu 6 ore al giorno con ragazzi scatenati, che non hanno nessuna voglia di fare quello che fanno, con i più addirittura le varie minacce (che sempre più spesso si traduco in triste realtà purtroppo) da parte dei più "teppisti" e addirittura sentirsi dire che "lavorano poco e che lo stato cmq spende già molti soldi per loro".
Il problema secondo me è nei salari. Come dici giustamente i "giovani" (curioso che in Italia si parli di giovani riferendosi ai trentenni, mentre negli altri paesi i giovani sono i ventenni in campo lavorativo e già questo la dice lunga.....) non vengono affatto invogliati alla competizione verso l'alto (ovvero migliore qualità dell'insegnamento) anzi, tutt'altro. Ecco il motivo dell'elevatissima età media dei prof italiani.
Uno fà l'insegnante in Italia per due motivi basilari: il posto sicuro e perchè proprio non ha niente altro di meglio da fare.
Con queste premesse non puoi andare da nessuna parte.
Poi un'ultima cosa vorrei aggiungere riguarda alle "statistiche".
Mi vengono i brividi se si adotta come parametro di misurazione per la qualità dell'insieme scuola, il solo ed unico parametro del numero di laureati e diplomati!
Allora si che si giustificano i vari "laureifici" o "diplomifici" che stanno proliferando soprattutto da quando col governo berlusconi si è incentivata sempre di più la scuola "privata"

Uno volta si diceva che "una laurea apriva tutte le porte". Oggi in Italia il messaggio non è più questo, anzi è esattamente il contrario: che STUDI A FARE SE ALLA FINE FINISCI A DOVER MENDICARE LO STESSO POSTO DA IMPIEGATO esattamente come chi il diploma non c'è l'ha e anzi, col rischio di perderlo pure quel miserevole posticino che hai miracolosamente raccattato svendendo la tua dignità in cambio di un voto politico, dato che chi non ha studiato di solito a più esperienza in campo lavorativo e meno pretese?
Questo è il vero problema italiano caro Alex.
ovviamente il "salario ombra" non è una mia creazione

Mi ha colpito molto quello che hai evidenziato sui giovani.
In effetti da noi si dice giovane anche a uno di 30 anni o 40 anni, in altre parti, i "veri" giovani sono solo quelli che possono vantare tale qualifica a livello anagrafico (anche se skin dice di essere giovane, forse perchè si riferisce solo allo sviluppo della sua scatola cranica)
Stavo guardando il grande fardello e tutto ciò mi era sfuggito
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Il metodo Montessori
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