Cultura & Attualità
Il circolo vizioso
Messaggio del 17-09-2006 alle ore 19:17:35
La tecnica comica cinematografica del cinema muto faceva espressamente riferimento alla "ripetività" della scena per creare l'effetto comico. Lo spettatore che osservava l'attore cadere sempre sulla stessa buccia di banana ne traeva ragione di ilarità: chi osservava la scena, si compiaceva non tanto della rovinosa caduta, quanto della coscienza di sapere che quella caduta sarebbe avvenuta; tale coscienza instillava una sorta di "senso di superiorità" nello spettatore, che percepiva quasi inconsciamente di sapere già come le cose sarebbero andate e che si sentiva più "intelligente" del personaggio rappresentato.
Al giorno d'oggi sono molto seguiti quei programmi in cui persone di levatura sociale e cultura basse espongono con vivo entusiasmo i propri drammi privati, o simili, di fronte a un pubblico in studio e a casa, dando spunto, eventualmente, a un dibattito.
In parte in questi programmi c'è un elemento ricorrente e comune rispetto alla "ripetitività" del cinema comico. L'elemento comune è la gerarchizzazione del pubblico rispetto agli "attori".
Il programma "emotivo" ha anche un'altra caratteristica che prescinde dalla "gerarchizzazione"; questa consiste nella partecipazione empatica dello spettatore alle vicende dell'ospite occasionale, necessità che nell'antichità e nei secoli successivi veniva svolta dal teatro drammatico e dal melodramma; l'ospite che racconta la propria vicenda trai la sua ricompensa e dall'attenzione che riesce a suscitare e dalla possibilità di sfogare le sue frustrazioni, ricevendo, eventualmente, anche il sostegno del pubblico.
Ma la gerarchizzazione del pubblico rispetto all'ospite consiste nel fatto che il primo assume il ruolo gratificante di giudice dei fatti e consigliere degli afflitti, per cui ogni persona che ha l'occasione di esprimere un parere e fornire la propria soluzione dei problemi, si pone di fronte alla vicende su un piano rialzato, come lo spettatore di una scenetta comica.
Se questa analisi è corretta, questi programmi non hanno la funzione di risolvere i problemi di cui si occupano né di costituire una sorta di monito culturale; ma si concentrano per ottenere una mutua lusinga e gratificazione tra pubblico e ospite, dando l'illusione di aver potuto trovare una soluzione alla questione, liberando superficialmente l'ospite dalle sue frustrazioni e gratificando il pubblico che si sente in una condizione di superiorità rispetto alle persone meno capaci e meno fortunate.
A ciò si aggiunge l'assuefazione culturale per cui ogni persona che entra in questo circolo mediatico vizioso ritiene di poter risolvere con maggiore facilità problemi scottanti solo avviando questo tipo di procedure, piuttosto che agire materialmente, razionalmente e con viva risoluzione.
La tecnica comica cinematografica del cinema muto faceva espressamente riferimento alla "ripetività" della scena per creare l'effetto comico. Lo spettatore che osservava l'attore cadere sempre sulla stessa buccia di banana ne traeva ragione di ilarità: chi osservava la scena, si compiaceva non tanto della rovinosa caduta, quanto della coscienza di sapere che quella caduta sarebbe avvenuta; tale coscienza instillava una sorta di "senso di superiorità" nello spettatore, che percepiva quasi inconsciamente di sapere già come le cose sarebbero andate e che si sentiva più "intelligente" del personaggio rappresentato.
Al giorno d'oggi sono molto seguiti quei programmi in cui persone di levatura sociale e cultura basse espongono con vivo entusiasmo i propri drammi privati, o simili, di fronte a un pubblico in studio e a casa, dando spunto, eventualmente, a un dibattito.
In parte in questi programmi c'è un elemento ricorrente e comune rispetto alla "ripetitività" del cinema comico. L'elemento comune è la gerarchizzazione del pubblico rispetto agli "attori".
Il programma "emotivo" ha anche un'altra caratteristica che prescinde dalla "gerarchizzazione"; questa consiste nella partecipazione empatica dello spettatore alle vicende dell'ospite occasionale, necessità che nell'antichità e nei secoli successivi veniva svolta dal teatro drammatico e dal melodramma; l'ospite che racconta la propria vicenda trai la sua ricompensa e dall'attenzione che riesce a suscitare e dalla possibilità di sfogare le sue frustrazioni, ricevendo, eventualmente, anche il sostegno del pubblico.
Ma la gerarchizzazione del pubblico rispetto all'ospite consiste nel fatto che il primo assume il ruolo gratificante di giudice dei fatti e consigliere degli afflitti, per cui ogni persona che ha l'occasione di esprimere un parere e fornire la propria soluzione dei problemi, si pone di fronte alla vicende su un piano rialzato, come lo spettatore di una scenetta comica.
Se questa analisi è corretta, questi programmi non hanno la funzione di risolvere i problemi di cui si occupano né di costituire una sorta di monito culturale; ma si concentrano per ottenere una mutua lusinga e gratificazione tra pubblico e ospite, dando l'illusione di aver potuto trovare una soluzione alla questione, liberando superficialmente l'ospite dalle sue frustrazioni e gratificando il pubblico che si sente in una condizione di superiorità rispetto alle persone meno capaci e meno fortunate.
A ciò si aggiunge l'assuefazione culturale per cui ogni persona che entra in questo circolo mediatico vizioso ritiene di poter risolvere con maggiore facilità problemi scottanti solo avviando questo tipo di procedure, piuttosto che agire materialmente, razionalmente e con viva risoluzione.
Messaggio del 17-09-2006 alle ore 20:30:40
Stai tentando di dire qualcosa?
Stai tentando di dire qualcosa?
Messaggio del 17-09-2006 alle ore 22:00:51
Nulla che tu sia in grado di comprendere
Nulla che tu sia in grado di comprendere
Messaggio del 17-09-2006 alle ore 23:12:59
Il problema è come interrompere e uscire da questo "circolo vizioso" e creare un "meccanismo virtuoso".
Il problema è come interrompere e uscire da questo "circolo vizioso" e creare un "meccanismo virtuoso".
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