Cultura & Attualità
Il Cavaliere degli evasori
Messaggio del 06-06-2007 alle ore 15:14:11
Silvio bifronte Berlusconi vuole elezioni anticipate ma, strattonando il presidente Napolitano, avverte minaccioso: «C'è bisogno che portiamo milioni di persone in piazza? Che inventiamo scioperi fiscali? O che blocchiamo l'attività del Parlamento? Vogliono portarci a questo? Non credo, allora diano uno sguardo alla situazione e ci portino alle urne». Alle due del pomeriggio, arrivato a Lucca per l'ennesimo comizio prima del ballottaggio di domenica, l'ex premier alza il tiro scatenando un putiferio, e allarmando anche gli altri partner del centrodestra An e Udc.
Ma l'attacco più diretto è nella pretesa di un intervento del capo dello Stato: «Napolitano è il capo delle Forze Armate, c'è una situazione di emergenza democratica e il presidente della Repubblica, che io personalmente stimo, ha i mezzi e deve, secondo me, intervenire in una situazione come questa», ha detto Berlusconi drammatizzando il caso Visco-Speciale.
Poi, tra una barzelletta e l'altra nelle stradine della città toscana, affacciandosi al balcone dell'albergo per farsi acclamare rettifica se stesso mostrando la faccia più populista che ha, ma in pratica conferma: «È la gente che ci chiede di andare a nuove elezioni, o di bloccare il Parlamento o fare lo sciopero fiscale, ma noi siamo democratici, e non useremo strumenti al di fuori della democrazia».
Capovolge del tutto la frittata piombando al telefono a Ballarò incalzato dal direttore de l'Unità: «Smettiamo di dire falsità - si sgola l'ex premier con la voce roca - perché non è pensabile che il signor Berlusconi, leader del principale partito italiano, possa aver detto una cosa così assurda». Poi prosegue nella solita solfa del riconteggio delle schede, bolla come «frottola assoluta» la nascita di una nuova P2 (in quella vera era iscritto), accusa la sinistra di mettere «forche» a tutto spiano. E quando Padellaro replica «sono tutte menzogne», Berlusconi sostenuto da un'evidente claque insulta il quotidiano: «Quelle che lei come direttore mette tutti i giorni su l'Unità». Un'altra prova «dei veleni che Berlusconi diffonde», ribatte il direttore.
Dallo studio di Floris, Casini (che aveva già definito l'annuncio di sciopero fiscale «una sciocchezza e come tale Berlusconi mezz'ora dopo se l'è rimangiata»), punzecchia il cavaliere: «Al di là della propaganda... », nella maggioranza c'è un problema. E lui, che non fa «mitologia del governo Berlusconi», rilancia quello istituzionale ma rivendica il voto sull'Afghanistan, punto di rottura con Berlusconi. Del resto l'escludere governi istituzionali, per Silvio, evita un rientro in gioco dei parenti serpenti, Fini e Casini.
Il leader di Fi strattona il capo dello Stato che, in modo irriverente, invita a «non fare il notaio». Ma la consapevolezza che non otterrà il voto anticipato (e, se pure al Quirinale attendevano una visita in settimana, l'ex premier attende i ballottaggi). Così proporre un'alternativa surreale e che dovrebbe essere vagliata dallo stesso Napolitano: «Se non vogliono il voto subito, allora ci sia un governo della sinistra che faccia la legge elettorale e che duri qualche mese, per poi indicare la data delle elezioni». Tutto il resto, conclude Silvio ispirato (contro gli alleati) «è poesia». Così Berlusconi detta la scaletta al capo dello Stato, per ottenere un governo a tempo (un Co.Co.Co?) magari anche della sinistra ma con un altro leader («dicono di avere tanti leader... li usassero», spiega Bonaiuti), che duri quel tanto che basta per cambiare la legge elettorale per votare subito, ancora prima del 2009.
Eppure nell'intervista al Quotidiano Nazionale aveva parlato di «nuovo governo» magari istituzionale, tanto da far gioire Casini e Fini, che stanno brigando per ottenerlo. Ma la doccia gelata di quel «tutto il resto è poesia» irrita i due. «Chi continua ad evocare le elezioni anticipate indirettamente non fa che rafforzare Prodi, è come abbaiare alla Luna», risponde Cesa, segretario Udc. Casini non crede che il governo possa cadere sul caso Visco e le grandi manovre con Mastella non danno risultati immediati. «Finché è ministro non muove nulla, e da solo non basta», spiegano da Via Due Macelli, confidando in un salto di parte di Di Pietro e di «altri nel Partito Democratico».
Silvio bifronte Berlusconi vuole elezioni anticipate ma, strattonando il presidente Napolitano, avverte minaccioso: «C'è bisogno che portiamo milioni di persone in piazza? Che inventiamo scioperi fiscali? O che blocchiamo l'attività del Parlamento? Vogliono portarci a questo? Non credo, allora diano uno sguardo alla situazione e ci portino alle urne». Alle due del pomeriggio, arrivato a Lucca per l'ennesimo comizio prima del ballottaggio di domenica, l'ex premier alza il tiro scatenando un putiferio, e allarmando anche gli altri partner del centrodestra An e Udc.
Ma l'attacco più diretto è nella pretesa di un intervento del capo dello Stato: «Napolitano è il capo delle Forze Armate, c'è una situazione di emergenza democratica e il presidente della Repubblica, che io personalmente stimo, ha i mezzi e deve, secondo me, intervenire in una situazione come questa», ha detto Berlusconi drammatizzando il caso Visco-Speciale.
Poi, tra una barzelletta e l'altra nelle stradine della città toscana, affacciandosi al balcone dell'albergo per farsi acclamare rettifica se stesso mostrando la faccia più populista che ha, ma in pratica conferma: «È la gente che ci chiede di andare a nuove elezioni, o di bloccare il Parlamento o fare lo sciopero fiscale, ma noi siamo democratici, e non useremo strumenti al di fuori della democrazia».
Capovolge del tutto la frittata piombando al telefono a Ballarò incalzato dal direttore de l'Unità: «Smettiamo di dire falsità - si sgola l'ex premier con la voce roca - perché non è pensabile che il signor Berlusconi, leader del principale partito italiano, possa aver detto una cosa così assurda». Poi prosegue nella solita solfa del riconteggio delle schede, bolla come «frottola assoluta» la nascita di una nuova P2 (in quella vera era iscritto), accusa la sinistra di mettere «forche» a tutto spiano. E quando Padellaro replica «sono tutte menzogne», Berlusconi sostenuto da un'evidente claque insulta il quotidiano: «Quelle che lei come direttore mette tutti i giorni su l'Unità». Un'altra prova «dei veleni che Berlusconi diffonde», ribatte il direttore.
Dallo studio di Floris, Casini (che aveva già definito l'annuncio di sciopero fiscale «una sciocchezza e come tale Berlusconi mezz'ora dopo se l'è rimangiata»), punzecchia il cavaliere: «Al di là della propaganda... », nella maggioranza c'è un problema. E lui, che non fa «mitologia del governo Berlusconi», rilancia quello istituzionale ma rivendica il voto sull'Afghanistan, punto di rottura con Berlusconi. Del resto l'escludere governi istituzionali, per Silvio, evita un rientro in gioco dei parenti serpenti, Fini e Casini.
Il leader di Fi strattona il capo dello Stato che, in modo irriverente, invita a «non fare il notaio». Ma la consapevolezza che non otterrà il voto anticipato (e, se pure al Quirinale attendevano una visita in settimana, l'ex premier attende i ballottaggi). Così proporre un'alternativa surreale e che dovrebbe essere vagliata dallo stesso Napolitano: «Se non vogliono il voto subito, allora ci sia un governo della sinistra che faccia la legge elettorale e che duri qualche mese, per poi indicare la data delle elezioni». Tutto il resto, conclude Silvio ispirato (contro gli alleati) «è poesia». Così Berlusconi detta la scaletta al capo dello Stato, per ottenere un governo a tempo (un Co.Co.Co?) magari anche della sinistra ma con un altro leader («dicono di avere tanti leader... li usassero», spiega Bonaiuti), che duri quel tanto che basta per cambiare la legge elettorale per votare subito, ancora prima del 2009.
Eppure nell'intervista al Quotidiano Nazionale aveva parlato di «nuovo governo» magari istituzionale, tanto da far gioire Casini e Fini, che stanno brigando per ottenerlo. Ma la doccia gelata di quel «tutto il resto è poesia» irrita i due. «Chi continua ad evocare le elezioni anticipate indirettamente non fa che rafforzare Prodi, è come abbaiare alla Luna», risponde Cesa, segretario Udc. Casini non crede che il governo possa cadere sul caso Visco e le grandi manovre con Mastella non danno risultati immediati. «Finché è ministro non muove nulla, e da solo non basta», spiegano da Via Due Macelli, confidando in un salto di parte di Di Pietro e di «altri nel Partito Democratico».
Nuova reply all'argomento:
Il Cavaliere degli evasori
Registrati
Mi so scurdate la password
Hai problemi ad effettuare il login?
segui le istruzioni qui
