Messaggio del 23-07-2005 alle ore 16:53:43
La notizia è di 2 giorni fa: la Banca centrale di Pechino ha deciso di rivalutare lo yuan del 2,3% vs il dollaro USA. La moneta cinese si sgancia dal dollaro e accetterà la fluttuazione vs un paniere di monete internazionali, che comprenderà anche l’euro.
E’ 1 grande notizia, soprattutto per gli imprenditori italiani, che hanno già espresso la loro soddisfazione a riguardo: ora i prodotti cinesi costeranno di più.
Sebbene la rivalutazione sia ancora esigua, non sono preclusi ulteriori aggiustamenti. Tutto questo dimostra l’arretratezza della cultura autarchica, non curante del fatto che l’Italia figuri come il 15^esportatore mondiale in Cina(la quota di mercato è dell’1,23%), il quinto tra i paesi europei in termini di interscambio totale(import+export) e il 18^ paese investitore(con una quota dello 0,6% sullo stock degli investimenti esteri).
Custodisco da tempo un’intervista rilasciata dall’ambasciatore Cheng Wendong, riguardo la minaccia cinese. Erano già evidenti diverse priorità del programma cinese: sviluppo sostenibile, tema su cui la collaborazione è aperta anche col Ministero dell’ambiente italiano; rallentare la crescita almeno fino al 7%(oggi supera il 9%) per evitare un surriscaldamento dell’economia; continuare a produrre coke e carbone da esportare in Europa, anche in Italia, dove le acciaierie rischierebbero la chiusura; combattere la contraffazione, perché la Cina, come componente dell’organizzazione mondiale del commercio deve saper rispettare tutte le regole; pensare allo sviluppo del paese ma anche a portare avanti rapporti di collaborazione con la comunità internazionale; mandare avanti il dialogo con l’UE soprattutto in tema di diritti umani. In merito al cambio, l’ambasciatore è stato molto chiaro: il cambio comunque favoriva chi intendeva investire denaro in Cina, quando noi siamo stati gli ultimi a farlo(e arrivare per ultimi significa perdere competitività), e che una riforma del sistema monetario era cmq allo studio.
Ecco quali sono i benefici della COOPERAZIONE: la politica dei dazi non paga, bisogna piuttosto lavorare assieme sulla strada della reciproca collaborazione e del mutuo vantaggio. La Cina piano piano diventa sempre meno 1 spauracchio, piuttosto una realtà sempre più democratica senza puntarle le armi addosso.
In termini di cooperazione, l’Italia può vantare 1 posizione privilegiata(Fondazione Italia-Cina…), in fondo il “pioniere” è stato proprio Marco Polo. Ma troppi se ne dimenticano(o nn lo sanno affatto).
Messaggio del 23-07-2005 alle ore 17:33:08
contrastanti sono i giudizi su questa scelta, considerata terribile colpo alle costole dell'economia europea.
La Cina che si sgancia dal dollaro lo fa innanzitutto su fortissima pressione della Fed e di Greenspan che conosce molto bene e da vicino il suo omologo cinese. Questo è l'ennesimo atto di una politica, voluta da Greenspan a sostegno dell'economia statunitense, tutta volta alla svalutazione e deprezzamento della valuta americana.
La parte peggiore è riservata all'Europa: questa mossa potrebbe risultare molto lesiva xké la Cina che vende dollari, per apprezzare la propria moneta acquista €uro, spingendone ulteriormente in alto il suo valore sui mercati monetari. Ne consegue che il rapporto valutario tra €uro e Yuan resterà simile, quindi niente benefici rispetto all'interscambio Cina - Europa; in più la moneta europea si apprezzerà nei confronti del dollaro, quindi peggioramento nell'interscambio Usa - Ue a nostro sfavore.
Messaggio del 24-07-2005 alle ore 02:20:02
Bene,ora ci manca solo che ci si lamenti di questa scelta, dopo che gli imprenditori italiani hanno rotto il cazzo x anni
Al di la degli effetti che non saranno certo devastanti, considerata l'esiguità della rivalutazione, è cmq 1 segnale di apertura molto importante.
Messaggio del 24-07-2005 alle ore 11:11:41
sulla Stampa dell'altro giorno un economista americano di cui non ricordo il nome ha detto che per l'Europa sarà catastrofica questa decisione
Messaggio del 25-07-2005 alle ore 01:26:57
Penso che sia un passo avanti,un inizio insomma, poi vabbè qualcuno (mi sembra superfluo fare nomi) dirà che nn è vero nulla ecc...
Messaggio del 25-07-2005 alle ore 23:23:56
La cosa positiva è che l'entrata dello yuan in paniere di monete internazionali frenerà la spinta al ribasso della moneta cinese vs l'euro.
x un economista premio nobel(ho trovato 1 articolo dello scorso anno) la cosa miglore era staccare lo yuan dal dollaro e agganciarlo all'euro, senza rivalutazione.
Dato che la rivalutazione è piuttosto esigua, non avrà un impatto notevole, ne in positivo ne in negativo. Perchè è ovvio che, per un paese esportatore come la Cina, una rivalutazione potrebbe stroncare la sua economia, riducendo le importazioni e gli investimenti esteri in entrata, dunque ci perderemo anche noi. Però parlava di rivalutazione superiore al 12%, quando l'apprezzamento diventa difficilemente gestibile.
Messaggio del 26-07-2005 alle ore 00:55:16
l'anno scorso era l'anno scorso, quest'anno è quest'anno. D'altro canto è possibile che un paese come la Cina preferisca frenare l'espansione laddove non sia in grado di sostenerla con sufficienti approvvigionamenti energetici, anche xké la concorrenza con l'emergente economia indiana, in fatto di concorrenza di fonti energetiche, tanto x citare un paese confinante, non è delle più facili. E cmq affermare che una rivalutazione del 2.3% sia esigua, sia esagerato, a meno che non si tratti della spesa della nonna.
Una cosa che non capisco è come si possa sganciare la moneta cinese dal dollaro e aggangiarla all'euro senza rivalutazione. Nel momento in cui le autorità monetarie di Pechino decidono di "agganciarsi" alla valuta europea, significa che devono "acquistare" euro da inserire nel paniere delle riserve monetarie; conseguentemente l'euro si apprezza, determinando anche l'apprezzamento delle monete dei paesi di cui costuisce una riserva monetaria significativa; mi pare ne consegua che se la Cina acquista euro, anche lo yuan dovrebbe aumentare il proprio valore. Se ciò è vero, in che modo la Cina potrebbe agganciarsi all'euro senza rivalutazione? ------------ Editato da Adonai il 26/07/2005 alle 00:56:33
Messaggio del 26-07-2005 alle ore 01:04:39
c'è anche da considerare un altro fattore: attualmente la rapida crescita economica cinese non è stata affatto omogenea; sicuramente i grandi centri abitati sono stati protagonisti di uno sviluppo vertiginoso, ma i grandi centri abitati non sono la Cina.
La Cina è le grandi, sterminate aree agricole che si trovano in condizioni economiche e sociali al limite, condizioni di diffusissima povertà che scarsamente hanno beneficiato dello sviluppo economico.
Una moneta che vale poco, che vale troppo poco, e che vale poco per un lungo periodo è una moneta di povertà. Una oscillazione verso l'alto potrebbe risultare utile per il miglioramento delle condizioni dei ceti meno abbienti, una sorta di scotimento dell'acqua stagna.
Se poi giova ai grandi plutocrati cinesi, potrebbe essere politicamente un vantaggio. Per la Cina.
Che tutto ciò sia un vantaggio per l'Europa, questo è tutto da vedere.
Messaggio del 26-07-2005 alle ore 12:00:06
Innanzitutto dimmi cos'è cambiato dall'anno scorso a quest'anno, tutte le variabili sono praticamentele le stesse, fino all'ultima riforma. Se permetti, la Cina la studio tutti i giorni. Poi ti sfugge che in un'economia aperta in regime di cambi fissi qualunque politica monetaria(compravendita di titoli da parte della banca centrale) che modifichi l'offerta di moneta produce un effetto nullo, le autorità possono intervenire direttamente solo sul tasso di cambio e sulle altre variabili che influenzano la domanda di moneta. Se la banca centrale acquista valuta estera, in cambio di valuta nazionale, l'offerta di moneta aumenta, a parità di tasso di interesse. Si crea 1 eccesso dell'offerta di moneta, in conseguenza del quale le famiglie sarebbero indotte a convertire le proprie scorte monetarie in valuta estera, creando così 1 deflusso di capitali vs l'estero. La BC sarebbe così costretta a intervenire di nuovo, decumulando le proprie riserve in valuta estera, riassorbendo così l'aumento iniziale dell'offerta di moneta. Nulla è cambiato, perchè domanda e offerta di moneta rimangono le stesse. L'unico risultato è che la banca centrale ha perso parte delle proprie riserve ufficiali in valuta estera, mentre le famiglie si ritrovano con 1 certa quantità di titoli esteri. Naturalmente il ragionamento è fatto seguendo un modello, che prevede diverse ipotesi, ma è quello che si avvicina di più. Nessuno può andare oltre il modello, che non sia un vero analista di econometria. Non certo posso farlo io, ma non vedo come possa riuscirci tu.
X quanto riguarda la seconda parte del tuo discorso, è ovvio che ci sono forti squilibri sociali, ma non potrebbe essere diversamente visto che la Cina è, ufficialmente, un paese in via di sviluppo, e che reddito pro-capite è pari a 978$USA. Anche se diverse politiche sono in atto per cercare di risolvere questa piaga, soprattutto attraverso grossi progetti infrastrutturali. Non vedo poi come 1 forte rivalutazione possa beneficiare all'economia cinese. Piuttosto, diminuirebbero le esportazioni e gli investimenti stranieri. Forse nelle ragioni più ricche si avrebbe un incremento del salario reale dei lavoratori, ma nelle aree più povere e rurali il calo dell'occupazione sarebbe pesante. Il risultato sarebbe proprio quello di amplificare il divario, già enorme, tra ricchi e poveri.
------------ Editato da Skin il 26/07/2005 alle 12:24:39
Se la banca centrale acquista valuta estera, in cambio di valuta nazionale, l'offerta di moneta aumenta
dici giustamente, se; ma questo non è il nostro caso, in quanto la Cina venderebbe Dollari e acquisterebbe €uro, cambiando, insomma, il tipo di riserva valutaria.
Messaggio del 26-07-2005 alle ore 12:57:57
Non cambierebbe nulla, perchè la banca centrale dovrebbe eseguire 2 operazioni di cambio: la prima di acquisto di euro, la seconda di vendita di dollari. 2 operazioni con effetto zero.
Solo agendo sul tasso di cambio è possibile cambiare qualcosa.
Messaggio del 26-07-2005 alle ore 19:53:04
cambiare il tasso di interesse non è una scelta libera presa per sfizio, deve avere una base economica reale, è semplicemente un adeguamento ad una situazione effettiva; si può giocare, tirare la cosa per le lunghe, ma è solo per una questione di cronologica.
Cambiare il paniere di riserve valutarie, quello sì che influisce sul valore della moneta.