Cultura & Attualità
Grillo, di nuovo
Messaggio del 14-12-2007 alle ore 14:39:49
il vero pericolo di so'paese e'che dobbiamo affidarci e fidarci di gente come beppe grillo,benigni e striscia la notizia,come paladini della giustizia o del rispetto di essa.
il vero pericolo di so'paese e'che dobbiamo affidarci e fidarci di gente come beppe grillo,benigni e striscia la notizia,come paladini della giustizia o del rispetto di essa.
Messaggio del 14-12-2007 alle ore 14:37:26
Roma, 13 dic. - (Adnkronos/Ign)
- Il ''malessere'' dell'Italia sul 'New York Times'. In una lunga corrispondenza da Roma, il quotidiano americano parla della ''depressione collettiva'', dall'economia alla politica alla società, che sembra aver colpito il nostro Paese. Un Paese ''che tutto il mondo ama perché è vecchio ma ancora affascinante''. La questione è che, nonostante sia ''adorato all'estero e nonostante tutti i suoi innati punti di forza, l'Italia non sembra amarsi e gli italiani sono il popolo meno felice dell'Europa occidentale''.
''Per la maggior parte, i problemi non sono nuovi e questo è il problema'', sottolinea il 'New York Times', secondo cui l'Italia ne è preda da così tanti anni che nessuno sembra sapere ''come cambiare o se sia ancora possibile''. Senza contare che quelli che erano i punti di forza dell'Italia "si stanno trasformando in debolezze". Così, per esempio, le piccole e medie imprese si trovano a dover combattere con l'economia globalizzata e con la competizione cinese.
I problemi sono così grandi che l'ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, ha avvertito del rischio di un diminuito ruolo internazionale dell'Italia e di difficoltà nel rapporto con Washington. ''Devono tagliare l'edera cresciuta intorno a questo fantastico albero vecchio di 2.500 anni che minaccia di ucciderlo'', ha detto Spogli al quotidiano. Ma l'impressione che emerge è che ''il malessere nasca dalle poche speranze di tagliare quell'edera e questo rende gli italiani tristi e arrabbiati'', osserva il 'New York Times'. Una rabbia di cui si è fatto portavoce nei mesi scorsi Beppe Grillo con il suo grido 'Basta' rivolto a tutte le forze politiche e al 'sistema' e che ha trovato uno sfogo nei bestseller dell'anno, 'La Casta' e 'Gomorra', scrive il giornale. Che poi dedica qualche riga ai due protagonisti del panorama politico italiano, Romano Prodi e Silvio Berlusconi, cui gli italiani non sembrano attribuire quella capacità di cambiare necessaria in questo momento.
In un contesto del genere, non stupisce quindi che ''il 70% degli italiani tra i 20 e i 30 anni vivano ancora a casa, condannando la giovinezza ad un'estesa e improduttiva adolescenza, mentre molti delle menti più brillanti, come i poveri di un secolo fa, lasciano l'Italia'', commenta il giornale che dedica un intero paragrafo del suo reportage al problema generazionale.
E un paragrafo è dedicato alla 'Vendita del concetto di Italia', vendita che si è fatta più difficile dopo la morte di Luciano Pavarotti, almeno a sentire un ragazzo intervistato dal 'Times', secondo cui dopo la scomparsa del tenore ''ci sono rimasti solo la pizza e la pasta''. Certo, è vero che ''non ci sono nuovi Rossellini, Fellini o Loren, ma ci sono la Ferrari, la Ducati, la Vespa, Armani, Gucci, Piano, Illy, Barolo", elenca il giornale.
Il problema però è che ''gli imprenditori lamentano di essere soli: i politici offrono poco aiuto per rendere l'Italia competitiva e questo resta l'ostacolo principale. L'imprenditoria vuole meno burocrazia, più leggi sulla flessibilità del lavoro e maggiori investimenti nelle infrastrutture per favorire il movimento delle merci''.
Roma, 13 dic. - (Adnkronos/Ign)
- Il ''malessere'' dell'Italia sul 'New York Times'. In una lunga corrispondenza da Roma, il quotidiano americano parla della ''depressione collettiva'', dall'economia alla politica alla società, che sembra aver colpito il nostro Paese. Un Paese ''che tutto il mondo ama perché è vecchio ma ancora affascinante''. La questione è che, nonostante sia ''adorato all'estero e nonostante tutti i suoi innati punti di forza, l'Italia non sembra amarsi e gli italiani sono il popolo meno felice dell'Europa occidentale''.
''Per la maggior parte, i problemi non sono nuovi e questo è il problema'', sottolinea il 'New York Times', secondo cui l'Italia ne è preda da così tanti anni che nessuno sembra sapere ''come cambiare o se sia ancora possibile''. Senza contare che quelli che erano i punti di forza dell'Italia "si stanno trasformando in debolezze". Così, per esempio, le piccole e medie imprese si trovano a dover combattere con l'economia globalizzata e con la competizione cinese.
I problemi sono così grandi che l'ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, ha avvertito del rischio di un diminuito ruolo internazionale dell'Italia e di difficoltà nel rapporto con Washington. ''Devono tagliare l'edera cresciuta intorno a questo fantastico albero vecchio di 2.500 anni che minaccia di ucciderlo'', ha detto Spogli al quotidiano. Ma l'impressione che emerge è che ''il malessere nasca dalle poche speranze di tagliare quell'edera e questo rende gli italiani tristi e arrabbiati'', osserva il 'New York Times'. Una rabbia di cui si è fatto portavoce nei mesi scorsi Beppe Grillo con il suo grido 'Basta' rivolto a tutte le forze politiche e al 'sistema' e che ha trovato uno sfogo nei bestseller dell'anno, 'La Casta' e 'Gomorra', scrive il giornale. Che poi dedica qualche riga ai due protagonisti del panorama politico italiano, Romano Prodi e Silvio Berlusconi, cui gli italiani non sembrano attribuire quella capacità di cambiare necessaria in questo momento.
In un contesto del genere, non stupisce quindi che ''il 70% degli italiani tra i 20 e i 30 anni vivano ancora a casa, condannando la giovinezza ad un'estesa e improduttiva adolescenza, mentre molti delle menti più brillanti, come i poveri di un secolo fa, lasciano l'Italia'', commenta il giornale che dedica un intero paragrafo del suo reportage al problema generazionale.
E un paragrafo è dedicato alla 'Vendita del concetto di Italia', vendita che si è fatta più difficile dopo la morte di Luciano Pavarotti, almeno a sentire un ragazzo intervistato dal 'Times', secondo cui dopo la scomparsa del tenore ''ci sono rimasti solo la pizza e la pasta''. Certo, è vero che ''non ci sono nuovi Rossellini, Fellini o Loren, ma ci sono la Ferrari, la Ducati, la Vespa, Armani, Gucci, Piano, Illy, Barolo", elenca il giornale.
Il problema però è che ''gli imprenditori lamentano di essere soli: i politici offrono poco aiuto per rendere l'Italia competitiva e questo resta l'ostacolo principale. L'imprenditoria vuole meno burocrazia, più leggi sulla flessibilità del lavoro e maggiori investimenti nelle infrastrutture per favorire il movimento delle merci''.
Messaggio del 14-12-2007 alle ore 14:31:17
Roma, 14 dic. - (Adnkronos/Ign)
- Quattro anni. Tanto è il tempo che Beppe Grillo dà alla politica e all'Italia per cambiare. ''Sono di un ottimismo spasmodico'' ha detto il comico mentre stamattina si accingeva a portare in Senato le decine di scatoloni con dentro le oltre 250 mila firme per una legge di iniziativa popolare a favore di un ''Parlamento pulito''. ''Certo - ha aggiunto - non si possono cambiare le cose dalla sera alla mattina, tornerà sempre lo psiconano, noi ci divertiremo di nuovo come dei pazzi e il baratro andrà sempre più giù. Ma qualcosa succederà. Tra 4 anni, mi sento di essere sicuro che questo paese cambierà''.
Secondo il comico genovese, la politica è già cambiata e il suo V-Day è stato solo una miccia. ''I ragazzi - ha aggiunto - vogliono essere messi alla prova e ci proveremo con le liste civiche, che non sono un movimento politico ma sono i cittadini che si riappropriano della politica partendo dai comuni''.
Grillo non ha poi resistito alla tentazione di commentare le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ieri ha sottolineato che ''l'Italia non è quella di Grillo''. ''Meno male - ha detto - mi ha tolto un peso. Infatti, questo è il paese di Napolitano ...''.
Ma il tragitto fino a Palazzo Madama è stata anche l'occasione per lanciare un nuovo V-Day, questa volta sull'informazione. ''Il vero pericolo di questo paese - ha sottolineato - non è la politica, è l'informazione. Ormai nei cda degli organi di informazione siedono industriali, banchieri e politici. Così come anche i tg, sono completamente sfacciati. Non c'è più in questo paese una informazione normale''. L'appuntamento è per il 25 aprile, il giorno della Liberazione.
Roma, 14 dic. - (Adnkronos/Ign)
- Quattro anni. Tanto è il tempo che Beppe Grillo dà alla politica e all'Italia per cambiare. ''Sono di un ottimismo spasmodico'' ha detto il comico mentre stamattina si accingeva a portare in Senato le decine di scatoloni con dentro le oltre 250 mila firme per una legge di iniziativa popolare a favore di un ''Parlamento pulito''. ''Certo - ha aggiunto - non si possono cambiare le cose dalla sera alla mattina, tornerà sempre lo psiconano, noi ci divertiremo di nuovo come dei pazzi e il baratro andrà sempre più giù. Ma qualcosa succederà. Tra 4 anni, mi sento di essere sicuro che questo paese cambierà''.
Secondo il comico genovese, la politica è già cambiata e il suo V-Day è stato solo una miccia. ''I ragazzi - ha aggiunto - vogliono essere messi alla prova e ci proveremo con le liste civiche, che non sono un movimento politico ma sono i cittadini che si riappropriano della politica partendo dai comuni''.
Grillo non ha poi resistito alla tentazione di commentare le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ieri ha sottolineato che ''l'Italia non è quella di Grillo''. ''Meno male - ha detto - mi ha tolto un peso. Infatti, questo è il paese di Napolitano ...''.
Ma il tragitto fino a Palazzo Madama è stata anche l'occasione per lanciare un nuovo V-Day, questa volta sull'informazione. ''Il vero pericolo di questo paese - ha sottolineato - non è la politica, è l'informazione. Ormai nei cda degli organi di informazione siedono industriali, banchieri e politici. Così come anche i tg, sono completamente sfacciati. Non c'è più in questo paese una informazione normale''. L'appuntamento è per il 25 aprile, il giorno della Liberazione.
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