Cultura & Attualità

Geronzi, quel brav'uomo
Messaggio del 22-02-2006 alle ore 12:38:34
interdetto temporaneamente.
Per il momento dovrà lasciare la carica: la misura è stata decisa dal gip di Parma nell'ambito delle indagini sul crac Parmalat


ROMA - Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, dovrà lasciare temporaneamente la sua carica all'interno del gruppo. L'ordinanza arriva dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Parma ed è stata notificata nella serata di martedì. Il provvedimento - precisa con un comunicato il gruppo bancario - è stato assunto nell'ambito del procedimento relativo alle vicende Parmatour e Ciappazzi, nel quale Geronzi è indagato.
RICORSO ANNUNCIATO - Immediata la reazione del numero uno di Capitalia. «Ho dato mandato ai miei legali di impugnare il provvedimento» scrive in una nota Geronzi. «Ho appreso con stupore e indignazione della misura interdittiva disposta nei miei confronti - aggiunge -, intervenuta quando le indagini si erano già concluse». «Non si può non rimanere stupefatti per l'iniziativa degli inquirenti parmigiani - dice l'avvocato del presidente di Capitalia, Guido Calvi -. Pochi giorni dopo aver dato notizia del deposito degli atti e della conclusione delle indagini è stato assunto un provvedimento che appare privo di ragionevolezza». Per l'avvocato «questo accanimento accusatorio appare incomprensibile se si riflette sull'assoluta modestia economica del fatto contestato - e cioè la vendita delle acque minerali Ciappazzi - a fronte dell'immensa voragine del dissesto della Parmalat e delle ben più gravi responsabilità di tutti gli altri indagati».
200 PAGINE - Nel fascicolo di circa 200 pagine col quale il Gip di Parma, Pietro Rogato, ha motivato il provvedimento con cui ha disposto la temporanea interdizione dai pubblici uffici di Cesare Geronzi. Il giudice ricostruisce i rapporti tra la Parmalat di Calisto Tanzi e l'allora Banca di Roma dal 1994 fino all'arresto del patron di Collecchio, rapporti che avevano già portato alla notifica allo stesso Geronzi e sette funzionari dell'istituto di credito di avvisi di garanzia con la contestazione delle ipotesi di reato di concorso in bancarotta fraudolenta e usura. Secondo la ricostruzione della Gdf la banca capitolina avrebbe avuto gli elementi per stabilire che il gruppo di Collecchio era in stato fallimentare ma avrebbe continuato a finanziarlo, in particolare a beneficio delle controllate del settore turistico, proprio per impedirne il crollo.
FERROVIE DELLO STATO - A dimostrazione di questa tesi il magistrato nel provvedimento di interdizione cita l'operazione impostata con le Ferrovie dello Stato e che, con la gestione di Lorenzo Necci, avrebbe dovuto portare al conferimento nella Cit, tramite una joint venture paritetica di cui la futura Capitalia aveva il 2%, delle agenzie turistiche della famiglia Tanzi. Il nuovo amministratore, Giancarlo Cimoli, aveva però ribaltato questo progetto decidendo la dismissione delle attività non strettamente legate alla gestione dei treni e alla fine fu Tanzi, con un finanziamento di 120 miliardi di vecchie lire della stessa Banca di Roma, a rilevare l'intera joint venture.
ACQUE CIAPPAZZI - Altra vicenda che viene esaminata è l'acquisizione da parte di Parmalat delle acque minerali Ciappazzi, di proprietà di Giuseppe Ciarrapico. L'acquisto sarebbe stato imposto a Tanzi a un prezzo predeterminato, 35 miliardi di vecchie lire nonostante il valore dell'azienda fosse vicino allo zero. Lo scambio, finanziato dall'istituto di credito romano, sarebbe stato imposto al patron di Collecchio, che stava attendendo l'erogazione di un ulteriore prestito di 50 milioni di euro, per consentire alla banca di rientrare recuperare le somme dovutegli da Ciarrapico.
22 febbraio 2006

Messaggio del 22-02-2006 alle ore 14:18:42
beppe grillo lo sta dicendo da tre anni ke cussù è un figlio di puttana,ladro,falso eccetera...

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