Cultura & Attualità
FUORI I COLPEVOLI .........
Messaggio del 20-10-2006 alle ore 14:42:29
Dopo la rottura voluta da Rifondazione e la caduta del governo Prodi, tre erano le alternative che il Paese aveva di fronte: "le elezioni anticipate, un governo tecnico o istituzionale, il tentativo di ricostituire una maggioranza politica il più possibile coerente e in continuità con i risultati elettorali del 1996". Il presidente dei senatori Democratici di Sinistra, Cesare Salvi, le enumera al principio della sua dichiarazione di voto, in occasione della fiducia a D'Alema.
Impraticabile, ricorda Salvi, era "la via delle elezioni anticipate" che avrebbe posto il paese in condizioni di estrema difficoltà in un momento delicatissimo". Ovvero in un momento in cui incombono il rischio di una crisi economica mondiale e il pericolo di una recessione più volte denunciato dagli organismi economici internazionali, mentre l’Italia non ha ancora completato il percorso di ingresso nell’Euro. Lasciare l'Italia senza un governo avrebbe "vanificato i sacrifici fatti dagli italiani per raggiungere l’obiettivo dell’Europa".
Molti obiettivi sarebbero risultati impossibili: "la restituzione dell’Eurotassa; l’aumento delle pensioni sociali; gli investimenti per il mezzogiorno; la riduzione del costo del lavoro per le imprese che creano nuovi posti di lavoro".
La prova migliore, del resto, che si è imboccata la strada giusta, viene dalle decisioni della Banca d'Italia, "esplicitamente motivate anche dalla ritrovata stabilità politica. Ora il costo del denaro - ha ricordato Salvi - è al minimo storico dal 1972; è possibile liberare migliaia di miliardi per lo sviluppo e l’occupazione.
E’ di solare evidenza che con le elezioni anticipate tutto ciò non si sarebbe verificato".
Quanto alla possibilità di un governo tecnico o istituzionale, "l’abbiamo scartata perché avrebbe significato l’abdicazione, la rinuncia alle responsabilità proprie della politica; e la politica non deve abbandonare le sue responsabilità, soprattutto davanti a passaggi difficili e rischiosi".
La terza strada, dunque, quella scelta dalle forze che compongono la nuova maggioranza, era obbligata: "formare un un governo politico con una maggioranza certa, in continuità con i risultati del 21 aprile".
"Su questa maggioranza - ha spiegato il presidente dei senatori Ds - si sono addensate molte polemiche, e ne è stata contestata la legittimità politica, se non costituzionale. Ma la verità è che in questa maggioranza e in questo governo gli elementi di continuità sono largamente prevalenti rispetto agli elementi di novità. In primo luogo tutte le forze riunite nell’Ulivo, che hanno vinto le elezioni del 21 aprile, sostengono questo governo. E’ stato quindi pienamente adempiuto, da parte nostra, il mandato a governare ricevuto dagli elettori. Alle forze dell’Ulivo, che dispongono al Senato della maggioranza assoluta, perduta alla Camera per un solo voto, si sono unite due formazioni politiche: i comunisti italiani, che hanno così rispettato il patto di desistenza, e l’Udr, un partito politico che non è nato nel corso di questa crisi, era stato formato molti mesi fa, e aveva compiuto atti parlamentari di grande rilevanza, per scelta autonoma ed apprezzabile".
Il riferimento è al documento di programmazione economica e finanziaria, già votato prima dell'estate assieme alle forze dell'Ulivo.
"La continuità prevale quindi nella formula politica; ma prevale anche nei contenuti programmatici. Le linee fondamentali per il prossimo triennio delle politiche economiche e sociali, espresse nel documento di programmazione economica e finanziaria, sono state confermate; così come la legge finanziaria, i provvedimenti collegati, la legge sulla parità scolastica, la legge sulle 35 ore". Quanto agli elementi di novità, "il primo è rappresentato dall’assunzione diretta nella guida di governo da parte dell’on. Massimo D’Alema, leader del maggiore partito italiano. Ci sono momenti nella vita di un paese nei quali bisogna assumersi in prima persona le responsabilità, per quanto impegnative e difficili esse siano. Massimo D’Alema ha compiuto una scelta coraggiosa, quando si è reso conto che questa era l’unica possibile per garantire la stabilità e la governabilità necessarie al paese". Per questo merita, secondo Salvi, un ringraziamento.
"Credo si debba convenire che siamo in presenza di un fatto importante per la normalità democratica ed europea dell’Italia. Anche per questo è stato triste aver sentito in questi giorni riecheggiare toni di un becero anticomunismo, da tempo morto e sepolto. Oggi anche l’Italia, come la gran parte dei Paesi d’Europa, ha alla guida del governo il leader del partito della sinistra moderna, riformatrice, di ispirazione socialista.
Questo è legittimo motivo di soddisfazione per chi come me, e come tanti altri, ha operato nel decennio che abbiamo alle spalle per realizzare il grande progetto della evoluzione di un partito comunista occidentale in una moderna forza politica riformatrice e di governo".
Si tratta però, avverte Salvi, di un "passaggio", di una transizione non ancora giunta al suo termine.
"Il bipolarismo italiano non ha preso le sue vesti definitive; richiederà nuove regole, elettorali ma anche costituzionali, richiederà un’ulteriore evoluzione del sistema politico".
E l'evoluzione sperata richiederà un lavoro comune con l'opposizione, di qui l'assenso al dialogo già ricercato dal Presidente del Consiglio.
Infine, Salvi conclude con la dichiarazione di fiducia e di sostegno all'azione del governo, accompagnata dall'augurio che questo esecutivo possa
accompagnare il rigore economico a
"uno sviluppo fondato su imprese sane e produttive, alla possibilità di un lavoro dignitoso per tutti coloro che intendono lavorare, una società più giusta di quella in cui viviamo, con un sistema pubblico moderno ed efficiente. Questi sono gli impegni che assumiamo oggi, votandole la fiducia. Buon lavoro, presidente D’Alema: e tanti affettuosi auguri da tutti noi".
DAL DIBATTITO SULLA FIDUCIA AL GOVERNO D’ALEMA
27 OTTOBRE 1998 SEN.CESARE SALVI
S&P: IL DECLINO DEL RATING ITALIANO DAL '98 AD OGGI
19-10-2006 14:49
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(ASCA) - Roma, 19 ott - Con la perdita della seconda 'A' di Standard & Poor's, l'Italia prosegue il declino del suo rating di lungo termine, iniziato a maggio del 1998 quando usci' dal ristretto club delle 'tripla A' della prestigiosa agenzia. A meta' febbraio del 1995 e il 3 maggio dell'anno successivo, infatti, Standard & Poor's aveva per due volte confermato il giudizio 'AAA' con outlook stabile sul debito a lungo termine italiano. La prima doccia fredda arrivo' il 6 maggio del 1998 quando S&P tolse la terza 'A', portando il suo rating sull'Italia ad 'AA' con outlook stabile. Il giudizio resse per cinque anni, fino al 15 gennaio del 2003 quando l'outlook fu peggiorato a 'negativo', preludio del successivo ribasso, deciso il 7 luglio del 2004 ad 'AA-'. Il resto e' storia recente. L'8 agosto del 2005, l'agenzia decise di mettere di nuovo sotto osservazione il rating italiano con implicazioni negative, fino ad arrivare ad oggi con la decisione di S&P di togliere all'Italia anche la seconda 'A' e di portare il rating ad 'A+'.
La colpa comunque è sempre di chi c’era prima, ma prima di quel 27 ottobre chi c’era?
“BACIETTI”.
Dopo la rottura voluta da Rifondazione e la caduta del governo Prodi, tre erano le alternative che il Paese aveva di fronte: "le elezioni anticipate, un governo tecnico o istituzionale, il tentativo di ricostituire una maggioranza politica il più possibile coerente e in continuità con i risultati elettorali del 1996". Il presidente dei senatori Democratici di Sinistra, Cesare Salvi, le enumera al principio della sua dichiarazione di voto, in occasione della fiducia a D'Alema.
Impraticabile, ricorda Salvi, era "la via delle elezioni anticipate" che avrebbe posto il paese in condizioni di estrema difficoltà in un momento delicatissimo". Ovvero in un momento in cui incombono il rischio di una crisi economica mondiale e il pericolo di una recessione più volte denunciato dagli organismi economici internazionali, mentre l’Italia non ha ancora completato il percorso di ingresso nell’Euro. Lasciare l'Italia senza un governo avrebbe "vanificato i sacrifici fatti dagli italiani per raggiungere l’obiettivo dell’Europa".
Molti obiettivi sarebbero risultati impossibili: "la restituzione dell’Eurotassa; l’aumento delle pensioni sociali; gli investimenti per il mezzogiorno; la riduzione del costo del lavoro per le imprese che creano nuovi posti di lavoro".
La prova migliore, del resto, che si è imboccata la strada giusta, viene dalle decisioni della Banca d'Italia, "esplicitamente motivate anche dalla ritrovata stabilità politica. Ora il costo del denaro - ha ricordato Salvi - è al minimo storico dal 1972; è possibile liberare migliaia di miliardi per lo sviluppo e l’occupazione.
E’ di solare evidenza che con le elezioni anticipate tutto ciò non si sarebbe verificato".
Quanto alla possibilità di un governo tecnico o istituzionale, "l’abbiamo scartata perché avrebbe significato l’abdicazione, la rinuncia alle responsabilità proprie della politica; e la politica non deve abbandonare le sue responsabilità, soprattutto davanti a passaggi difficili e rischiosi".
La terza strada, dunque, quella scelta dalle forze che compongono la nuova maggioranza, era obbligata: "formare un un governo politico con una maggioranza certa, in continuità con i risultati del 21 aprile".
"Su questa maggioranza - ha spiegato il presidente dei senatori Ds - si sono addensate molte polemiche, e ne è stata contestata la legittimità politica, se non costituzionale. Ma la verità è che in questa maggioranza e in questo governo gli elementi di continuità sono largamente prevalenti rispetto agli elementi di novità. In primo luogo tutte le forze riunite nell’Ulivo, che hanno vinto le elezioni del 21 aprile, sostengono questo governo. E’ stato quindi pienamente adempiuto, da parte nostra, il mandato a governare ricevuto dagli elettori. Alle forze dell’Ulivo, che dispongono al Senato della maggioranza assoluta, perduta alla Camera per un solo voto, si sono unite due formazioni politiche: i comunisti italiani, che hanno così rispettato il patto di desistenza, e l’Udr, un partito politico che non è nato nel corso di questa crisi, era stato formato molti mesi fa, e aveva compiuto atti parlamentari di grande rilevanza, per scelta autonoma ed apprezzabile".
Il riferimento è al documento di programmazione economica e finanziaria, già votato prima dell'estate assieme alle forze dell'Ulivo.
"La continuità prevale quindi nella formula politica; ma prevale anche nei contenuti programmatici. Le linee fondamentali per il prossimo triennio delle politiche economiche e sociali, espresse nel documento di programmazione economica e finanziaria, sono state confermate; così come la legge finanziaria, i provvedimenti collegati, la legge sulla parità scolastica, la legge sulle 35 ore". Quanto agli elementi di novità, "il primo è rappresentato dall’assunzione diretta nella guida di governo da parte dell’on. Massimo D’Alema, leader del maggiore partito italiano. Ci sono momenti nella vita di un paese nei quali bisogna assumersi in prima persona le responsabilità, per quanto impegnative e difficili esse siano. Massimo D’Alema ha compiuto una scelta coraggiosa, quando si è reso conto che questa era l’unica possibile per garantire la stabilità e la governabilità necessarie al paese". Per questo merita, secondo Salvi, un ringraziamento.
"Credo si debba convenire che siamo in presenza di un fatto importante per la normalità democratica ed europea dell’Italia. Anche per questo è stato triste aver sentito in questi giorni riecheggiare toni di un becero anticomunismo, da tempo morto e sepolto. Oggi anche l’Italia, come la gran parte dei Paesi d’Europa, ha alla guida del governo il leader del partito della sinistra moderna, riformatrice, di ispirazione socialista.
Questo è legittimo motivo di soddisfazione per chi come me, e come tanti altri, ha operato nel decennio che abbiamo alle spalle per realizzare il grande progetto della evoluzione di un partito comunista occidentale in una moderna forza politica riformatrice e di governo".
Si tratta però, avverte Salvi, di un "passaggio", di una transizione non ancora giunta al suo termine.
"Il bipolarismo italiano non ha preso le sue vesti definitive; richiederà nuove regole, elettorali ma anche costituzionali, richiederà un’ulteriore evoluzione del sistema politico".
E l'evoluzione sperata richiederà un lavoro comune con l'opposizione, di qui l'assenso al dialogo già ricercato dal Presidente del Consiglio.
Infine, Salvi conclude con la dichiarazione di fiducia e di sostegno all'azione del governo, accompagnata dall'augurio che questo esecutivo possa
accompagnare il rigore economico a
"uno sviluppo fondato su imprese sane e produttive, alla possibilità di un lavoro dignitoso per tutti coloro che intendono lavorare, una società più giusta di quella in cui viviamo, con un sistema pubblico moderno ed efficiente. Questi sono gli impegni che assumiamo oggi, votandole la fiducia. Buon lavoro, presidente D’Alema: e tanti affettuosi auguri da tutti noi".
DAL DIBATTITO SULLA FIDUCIA AL GOVERNO D’ALEMA
27 OTTOBRE 1998 SEN.CESARE SALVI
S&P: IL DECLINO DEL RATING ITALIANO DAL '98 AD OGGI
19-10-2006 14:49
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(ASCA) - Roma, 19 ott - Con la perdita della seconda 'A' di Standard & Poor's, l'Italia prosegue il declino del suo rating di lungo termine, iniziato a maggio del 1998 quando usci' dal ristretto club delle 'tripla A' della prestigiosa agenzia. A meta' febbraio del 1995 e il 3 maggio dell'anno successivo, infatti, Standard & Poor's aveva per due volte confermato il giudizio 'AAA' con outlook stabile sul debito a lungo termine italiano. La prima doccia fredda arrivo' il 6 maggio del 1998 quando S&P tolse la terza 'A', portando il suo rating sull'Italia ad 'AA' con outlook stabile. Il giudizio resse per cinque anni, fino al 15 gennaio del 2003 quando l'outlook fu peggiorato a 'negativo', preludio del successivo ribasso, deciso il 7 luglio del 2004 ad 'AA-'. Il resto e' storia recente. L'8 agosto del 2005, l'agenzia decise di mettere di nuovo sotto osservazione il rating italiano con implicazioni negative, fino ad arrivare ad oggi con la decisione di S&P di togliere all'Italia anche la seconda 'A' e di portare il rating ad 'A+'.
La colpa comunque è sempre di chi c’era prima, ma prima di quel 27 ottobre chi c’era?
“BACIETTI”.
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