Cultura & Attualità
FOTO dai territori occupati
Messaggio del 27-07-2004 alle ore 11:47:51
Sono foto che parlano da sole...
Sono foto che parlano da sole...
Messaggio del 27-07-2004 alle ore 12:37:38
...Quelle urla per tutti, o quasi, qui, sono mute...
...Quelle urla per tutti, o quasi, qui, sono mute...
Messaggio del 28-07-2004 alle ore 12:15:37
Messaggio del 02-08-2004 alle ore 11:43:56
1 agosto
La superstrada per Gaza city si interrompe poche centinaia di metri dopo il valico di Erez. Terrapieni e voragini impediscono il transito degli autoveicoli che pertanto sono ora costretti a percorrere la strada che costeggia il mare per raggiungere il capoluogo. I taxi locali e le auto delle agenzie umanitarie internazionali (le uniche autorizzare ad entrare a Gaza) compiono uno slalom per superare gli ostacoli, di volta in volta diversi, che incontrano sulla strada. E' così da un mese, da quando Israele ha rioccupato Beit Hanun, il villaggio a nord della Striscia di Gaza, Morti, feriti, le demolizioni di case, l'eliminazione completa di qualsiasi forma di vita vegetale alta più di mezzo metro, non hanno scosso la comunità internazionale. Scarsa attenzione ha ricevuto anche la notizia delle raffiche di mitra sparate qualche giorno fa da un carro armato israeliano in direzione dei veicoli dell'Onu con a bordo il commissario generale dell'Unrwa, Peter Hansen.
Entrare a Beit Hanun è una impresa difficile. L'intera area è stata trasformata in una sorta di zona cuscinetto delimitata da vari posti di blocco controllati dalle forze di occupazione. «In questo mese le ruspe hanno raso al suolo abitazioni, sradicato alberi, spianato terreni. E' un lavoro incessante, alla fine Beit Hanun si ritroverà ad essere circondato da un deserto», dice Mohammed Halaby, dell'ufficio relazioni internazionali del Comune. Senza un permesso rilasciato dalle autorità militari israeliane, neppure le agenzie umanitarie internazionali come l'Unrwa (Onu per i rifugiati) e il Programma alimentare mondiale (Pam) possono portare soccorso ai circa 50 mila abitanti del villaggio. «Dobbiamo contattare l'esercito prima di ogni piccolo movimento dei nostri automezzi carichi di cibo. Gran parte della volte non otteniamo l'autorizzazione», spiega Rafik Abu Rialah, un operatore umanitario del Pam incaricato di assistere centinaia di famiglie beduine che vivono nel nord della Striscia di Gaza. Non va meglio alla Ong italiana Cric, riferisce una cooperante, Meri Calvelli. «Il nostro è un progetto finanziato dal ministero degli esteri italiano che prevede la costruzione di un impianto di riciclaggio di rifiuti solidi urbani, essenziale per questa zona, su un terreno alla periferia di Beit Hanun. Da un mese è tutto fermo, nessuno può dire se e quando cominceranno i lavori. Dipende tutto dai tempi della rioccupazione israeliana».
I carri armati potrebbero lasciare Beit Hanun solo tra qualche mese, se non addirittura quando Israele evacuerà la Striscia di Gaza, come previsto dal piano del premier Ariel Sharon. In ogni caso l'invasione del villaggio ha trasformato in un inferno la vita degli abitanti e non è servita bloccare il lancio di Qassam su Sderot (giovedì alcuni razzi sono caduti nei pressi del mercato della città). Gli agricoltori di Beit Hanun denunciano inoltre che i danni subiti dall'economia della zona sono saliti a 6.5 milioni di shekel (1.2 milioni di euro) poichè le truppe israeliane oltre a sradicare centinaia di alberi, hanno anche danneggiato il centro di imballaggio degli agrumi e danneggiato la rete stradale, ormai impraticabile.
1 agosto
La superstrada per Gaza city si interrompe poche centinaia di metri dopo il valico di Erez. Terrapieni e voragini impediscono il transito degli autoveicoli che pertanto sono ora costretti a percorrere la strada che costeggia il mare per raggiungere il capoluogo. I taxi locali e le auto delle agenzie umanitarie internazionali (le uniche autorizzare ad entrare a Gaza) compiono uno slalom per superare gli ostacoli, di volta in volta diversi, che incontrano sulla strada. E' così da un mese, da quando Israele ha rioccupato Beit Hanun, il villaggio a nord della Striscia di Gaza, Morti, feriti, le demolizioni di case, l'eliminazione completa di qualsiasi forma di vita vegetale alta più di mezzo metro, non hanno scosso la comunità internazionale. Scarsa attenzione ha ricevuto anche la notizia delle raffiche di mitra sparate qualche giorno fa da un carro armato israeliano in direzione dei veicoli dell'Onu con a bordo il commissario generale dell'Unrwa, Peter Hansen.
Entrare a Beit Hanun è una impresa difficile. L'intera area è stata trasformata in una sorta di zona cuscinetto delimitata da vari posti di blocco controllati dalle forze di occupazione. «In questo mese le ruspe hanno raso al suolo abitazioni, sradicato alberi, spianato terreni. E' un lavoro incessante, alla fine Beit Hanun si ritroverà ad essere circondato da un deserto», dice Mohammed Halaby, dell'ufficio relazioni internazionali del Comune. Senza un permesso rilasciato dalle autorità militari israeliane, neppure le agenzie umanitarie internazionali come l'Unrwa (Onu per i rifugiati) e il Programma alimentare mondiale (Pam) possono portare soccorso ai circa 50 mila abitanti del villaggio. «Dobbiamo contattare l'esercito prima di ogni piccolo movimento dei nostri automezzi carichi di cibo. Gran parte della volte non otteniamo l'autorizzazione», spiega Rafik Abu Rialah, un operatore umanitario del Pam incaricato di assistere centinaia di famiglie beduine che vivono nel nord della Striscia di Gaza. Non va meglio alla Ong italiana Cric, riferisce una cooperante, Meri Calvelli. «Il nostro è un progetto finanziato dal ministero degli esteri italiano che prevede la costruzione di un impianto di riciclaggio di rifiuti solidi urbani, essenziale per questa zona, su un terreno alla periferia di Beit Hanun. Da un mese è tutto fermo, nessuno può dire se e quando cominceranno i lavori. Dipende tutto dai tempi della rioccupazione israeliana».
I carri armati potrebbero lasciare Beit Hanun solo tra qualche mese, se non addirittura quando Israele evacuerà la Striscia di Gaza, come previsto dal piano del premier Ariel Sharon. In ogni caso l'invasione del villaggio ha trasformato in un inferno la vita degli abitanti e non è servita bloccare il lancio di Qassam su Sderot (giovedì alcuni razzi sono caduti nei pressi del mercato della città). Gli agricoltori di Beit Hanun denunciano inoltre che i danni subiti dall'economia della zona sono saliti a 6.5 milioni di shekel (1.2 milioni di euro) poichè le truppe israeliane oltre a sradicare centinaia di alberi, hanno anche danneggiato il centro di imballaggio degli agrumi e danneggiato la rete stradale, ormai impraticabile.
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