Messaggio del 12-02-2008 alle ore 20:56:43
La 194 ci saluta....
Aborto, la polizia al Policlinico di Napoli
La denuncia dell'Udi: «Gli agenti intervenuti per un presunto feticidio. Ma era un'interruzione regolare»
NAPOLI - Irruzione della polizia al Policlinico per presunto «feticidio». In realtà, si trattava di «un aborto terapeutico alla quarta settimana, regolarmente effettuato nel rispetto della legge 194 e della salute della donna che ha subìto l'intervento». L'Unione delle donne in Italia prende posizione dopo l'episodio avvenuto al Policlinico dell'Università Federico II di Napoli. «Nel reparto di interruzioni volontarie di gravidanza - afferma l'Udi - nella serata dell'11 febbraio, alcuni agenti del Commissariato Arenella hanno fatto irruzione, senza alcun mandato, motivando di aver notizia di reato di 'feticidio'». In realtà, spiegano, «si trattava di un aborto terapeutico alla IVsettimana, regolarmente effettuato nel rispetto della legge 194 e della salute della donna che ha subìto l'intervento, e che ha espulso, peraltro, un feto morto».
VICINA INTIMIDITA - I medici, «di fronte ad un inedito agire della forza pubblica, hanno tutelato la donna, ma non hanno potuto evitare il sequestro del materiale abortivo e della fotocopia della cartella (anonima) della paziente. Gli agenti - rivelano poi dall'Udi - hanno intimidito la vicina di letto della donna esortandola a testimoniare in quel momento, altrimenti sarebbe stata chiamata a farlo davanti ad un giudice». L'associazione, pertanto, denuncia «il clima che sta montando contro le donne, nel nostro paese e nel caso specifico in Campania, che genera procedure ai limiti della legittimità, ma soprattutto contrarie ad ogni buon senso. La libertà femminile - prosegue la nota - ha reso inevitabile l'agonia del patriarcato che, ottenebrato, mostra la sua faccia feroce, contrapponendosi alle donne con l'intimidazione».
INCHIESTA - Intanto il direttore generale del Policlinico, Giovanni Canfora, ha avviato un'indagine conoscitiva interna. Il primario del reparto e direttore del Dipartimento di Ostetricia, prof. Carmine Nappi, ha consegnato alla direzione una relazione sulle modalità di svolgimento dell'aborto. «Si è trattato di un aborto praticato con un'iniezione di prostaglandine», ha detto il professor Nappi. «Il feto presentava un' lterazione cromosomica. Se la gravidanza fosse stata portata a termine ci sarebbe stato il 40% di possibilità di un deficit mentale. La donna ha presentato un certificato psichiatrico della stessa struttura universitaria sul rischio di 'grave danno alla salute psichica', che ha autorizzato l'intervento». La donna che ha praticato l'aborto, una 39 enne, è stata dimessa lunedì mattina. «Ci tengo a precisare che sono un obiettore di coscienza - aggiunge il professor Nappi - e che nel nostro reparto siamo rigorosi nel rispetto della normativa. Quanto alla 194, da studioso dico che andrebbe rivista perché è vecchia di 30 anni, soprattutto nella parte relativa alla definizione delle malformazioni fetali e della rianimazione del feto"
Messaggio del 12-02-2008 alle ore 21:28:47
Medici assunti solo se obiettori in Lombardia, obiezione di coscienza anche degli infermieri e degli uscieri, la polizia che intimidisce le donne che ricorrono nella piena legalità all'interruzione volontaria della gravidanza, la Cei che richiama all'ordine i politici cattolici, Berlusconi che promette di intervenire e Veltroni che promette di non ostacolare il disegno di rivedere la Legge 194. Io credo che se le donne non saranno attente nell'urna nella prossima legislatua potrebbero tornare all'aborto clandestino...
Messaggio del 13-02-2008 alle ore 10:37:34
Parla la donna vittima del blitz della polizia dopo l'aborto
"Dai poliziotti un vero terzo grado, penso ad una denuncia"
"Sarebbe stato il primo figlio
un dolore non farlo nascere"
di GIUSEPPE DEL BELLO
NAPOLI - "Mi hanno trattata in un modo assurdo. Interrogata come se avessi fatto chissà che. E invece io soffrivo, quel figlio lo volevo a tutti i costi. Mai avrei abortito se non avessi avuto quel terribile verdetto".
Silvana, napoletana, vive ad Arzano (un paese alle porte di Napoli) con la mamma. Magra, poco più di un metro e 60. Sta per essere dimessa dal reparto di Ostetricia del Nuovo Policlinico dove è ricoverata da giovedì scorso. Ed è qui che l'altro ieri è stata sottoposta a un duro interrogatorio da cui non si è ancora ripresa. "Ero appena rientrata dalla sala operatoria", sibila con un filo di voce.
Come e quando ha saputo che il bimbo aveva una grave malattia?
"Ho 39 anni e mi era sembrato indispensabile sottopormi all'amniocentesi. L'ho fatto alla sedicesima settimana nell'ospedale di Frattamaggiore, non lontano da dove abito. Era il 18 gennaio e il referto con la diagnosi me l'hanno consegnato il 31. Sul foglio c'era scritto "Sindrome di Klinefelter". Poi mi hanno tradotto il significato, una cosa terribile".
Una brutta malattia?
"Sì, un difetto dei cromosomi che poteva comportare ritardo mentale, problemi al cuore, diabete e l'assenza di alcuni ormoni".
Ed è così che ha deciso di abortire?
"Non c'era altra scelta. Appena mi hanno comunicato che mio figlio sarebbe stato un malato per tutta la sua vita, non ho avuto dubbi. Ho deciso al momento, d'istinto: abortisco. Anche se sapevo che per me rappresentava una scelta particolarmente dolorosa. Mai avrei messo al mondo, da sola visto che non sono sposata, un bimbo in condizioni così gravi per il resto dei suoi giorni. E per favore che nessuno si permetta di parlarmi di egoismo, la mia è stata una scelta che va nella direzione opposta".
Quando è andata la prima volta al Policlinico?
"Il 31 gennaio, per sottopormi a tutte le indagini preliminari, dai prelievi di sangue all'elettrocardiogramma, compresa la visita dallo psichiatra".
E che le ha detto?
"Che la mia salute psichica sarebbe stata a rischio se non abortivo. E venerdì scorso mi sono ricoverata nel reparto di Ostetricia dove avevo conosciuto il dottor Leone. A lui avevo portato il referto e poi manifestato la volontà di abortire. La decisione è stata mia. Nessuno è intervenuto in questo senso. Il giorno prima ero stata anche al Cardarelli per sottopormi a consulenza genetica, me lo avevano chiesto gli specialisti del Policlinico per spiegarmi meglio la situazione del bimbo e della sua patologia. Intanto ero entrata nella 21esima settimana".
Nei termini di legge.
"Certo. Mi avevano comunicato che si poteva fare entro la 23esima settimana. Per tre giorni mi hanno somministrato i farmaci per stimolare le contrazioni dell'utero. Ma lunedì alle 11 il medico mi ha rifatto l'ecografia e si è accorto che il feto era morto".
Quindi?
"Ho continuato con la terapia e finalmente alle 6 e mezza di sera ho abortito. Poi mi hanno portato in sala operatoria e, con l'anestesia, mi hanno ripulito l'utero".
E infine, di nuovo in corsia.
"Sì, e lì ci ho trovato una poliziotta pronta a interrogarmi. Non capivo cosa stava succedendo, ero ancora sotto l'effetto dell'anestesia".
Cosa le ha chiesto?
"Mi ha bombardato di domande. Mi ha fatto terzo grado: come era successo, perché avevo abortito, chi era il padre. Addirittura se avevo pagato".
Pagato chi?
"Sospettavano che avessi dato soldi ai medici per abortire. Insistevano. E poi sono passati anche a Veronica, la compagna di stanza ricoverata per gravidanza a rischio. Mi sono trovata in una situazione assurda appena fuori dalla sala operatoria".
Sporgerà denuncia?
"Ci sto pensando, visto il trattamento che la polizia mi ha riservato, avendo già affrontato un trauma terribile che mi fa ancora soffrire".
(13 febbraio 2008)
Con che diritto si deve aggiungere dolore al dolore???un aborto terapeutico è una scelta molto dolorosa per una persona, in una società dove la perfezione è un dovere!!! dopo la polizia che ha riservato un trattamento del genere, di sicuro molta professionalità in questioni delicate, e per fortuna era anche una donna!!!
Veltroni che promette di non ostacolare il disegno di rivedere la Legge 194.
Se permettete a me fa paura anche il fondamentalismo di alcuni "della parte buona" che non rinuncia ad infangare e mistificare.
Questa è la posizione ufficiale del P.D. sulla questione:
(AGI) - Firenze, 13 feb. - "La 194 e' una buona legge". Lo ha detto il responsabile comunicazione del Pd Ermete Realacci, che afferma di non comprendere l'iniziativa di Giuliano Ferrara.
"Francamente - spiega Realacci parlando con i giornalisti a margine di una conferenza stampa pro tramvia a Firenze - con tutta la stima e la simpatia che ho per l'intelligenza di Giuliano Ferrara, non capisco la vicenda della moratoria: la 194 e le normative di tutto il mondo sull'aborto non sono state realizzate per proporre un valore, ma per eliminare lo scandalo dell'aborto clandestino. Non stiamo discutendo su una cosa introdotta dalla 194: l'aborto - precisa - c'era ed era molto piu' diffuso che non adesso, quando veniva fatto in condizioni devastanti per la salute della donna. Vogliamo tornare a quello? Noi no". Realacci risponde poi a Paola Binetti che in una intervista al 'Secolo d'Italia' auspica che Veltroni sull'aborto sia d'accordo con lei. "Questo mi sembra difficile - dice Realacci - La Binetti ovviamente puo' esprimere il suo punto di vista. Per quanto riguarda l'aborto, la posizione del Partito Democratico e' che la 194 non va cambiata, e' una buona legge. Semmai ci possono essere parti della legge che vanno applicate meglio".
Messaggio del 13-02-2008 alle ore 20:24:36
Quando si è votato per l'introduzione del registro delle coppie di fatto anche presso il Comune di Roma, poche settimane fa, il Sindaco non si è presentato in aula a votare e tutti gli altri membri del Pd hanno votato contro. Questi sono fatti recenti, non chiacchiere.
Messaggio del 14-02-2008 alle ore 09:43:38
La mediazione è un processo faticoso e meno evidente di certa pratica radicale, ma sta alla base della Democrazia Politica e sopratutto può muovere, cambiare le “cose” nel profondo.
Nella votazione finale ci sono stati 3 voti contrari dei "cosiddetti" liberali e solo una parte del PD ha votato contro!
FONDAMENTALISTA!
Messaggio del 14-02-2008 alle ore 11:48:17
Ma quale mediazione Ki... qui si trattava di votare e Veltroni ha fatto il gioco dei fondamentalisti del Pd.
Messaggio del 14-02-2008 alle ore 12:51:14
Resta il fatto che siamo alla caccia all'uomo (alla donna) con metodi da polizia religiosa talebana. Ahmadinajad sarà contento di essersi trovato un nuovo alleanto, chisà magari ci vede aprezzo di favore ilpetrolio.
Quand'è che ci inseriscono nell'asse del male
Messaggio del 14-02-2008 alle ore 12:58:10
porgere l'altra guancia?
non conosco alcun cattolico che lo faccia.
Solo lo Stato Italiano e i suoi politicanti porgono direttamente questo:
Messaggio del 14-02-2008 alle ore 20:24:25
Ki,
sei tui che devi spiegare perchè il Sindaco è andato in Abruzzo invece che essere presente in aula a Roma e votare una delibera votata in tanti altri Comuni italiani.
Messaggio del 15-02-2008 alle ore 11:59:54
La denuncia dell'anonimo
Ecco la telefonata che ha fatto scattare
il blitz: «Una sta abortendo nel bagno»
«Ho chiamato anche "Striscia la Notizia", non mi hanno risposto
Sono del personale, ma non ce la faccio a vedere queste cose.
NAPOLI — Più che di un problema morale sembrava preoccuparsi di straordinari, di reparti che a una cert'ora chiudono, di infermieri che devono farsi carico di troppi pazienti. L'uomo che lunedì, alle 18.54, ha telefonato ai carabinieri per segnalare un aborto oltre la ventunesima settimana di gestazione, è un dipendente del policlinico di mezz'età, che parla con forte accento napoletano. Questo è il testo della telefonata, che è durata 4 minuti e 10 secondi: «Buonasera, per piacere, io non lo so se posso parlare con lei per una specie di denuncia. Il problema è questo: io sono un parente di una signora, S.S. Al Policlinico di Napoli, al quinto piano, ci sta il centro aborti e fanno partorire. Questa persona ha partorito nel cesso, detto proprio bello napoletano, e la signora che sta a fianco, la 208, si è sentita male. Ma come si potrebbe fare per fare un rimedio, guardate».
A questo punto, il carabiniere che ha ricevuto la chiamata chiede delucidazioni: «Vi dico la verità, rimane tra di noi, io sono del personale, io lavoro, però non ce la faccio più a vedere queste cose. Guardate, è assurdo. Al centro aborti del quinto piano, per risparmiare sugli straordinari, mettono le donne nei piani. La signora sta male, non fa in tempo ad arrivare sopra e partorisce nella stanza. La signora che sta vicino sta male perché scorre sangue, 'o criatur' 'mmiez' 'e cosce... ». Nuova interruzione del carabiniere, che invita l'uomo ad andare al più vicino posto di polizia per sporgere denuncia. Ma lui non può: «Ho telefonato anche a Striscia la notizia, ma non mi hanno risposto. Sono in servizio e non posso uscire. Il fatto è accaduto adesso: c'è una signora che dev'essere operata addirittura con i ferri in mezzo alle gambe. Non posso fare una cosa del genere. Ancora dev'essere operata, c'è il bambino nella bacinella. Ha abortito con i ferri in mezzo alle gambe e sta in sala operatoria. Policlinico nuovo, Ostetricia, secondo piano: non vi ho detto niente. Noi abbiamo il centro sopra, però sopra a un certo orario se ne vanno a f... Poi quando le donne stanno male le portano a noi dei piani e noi dobbiamo intervenire, poi la signora partorisce nel gabinetto e non ce la fa. Quella che sta vicino a lei è una poveretta che è incinta per i fatti suoi e non ce la fa, vede 'sta scena... Se mandate adesso una macchina, li prendete 'ncopp' o fatto ».
E in effetti l'ispettore della polizia appena giunto sul posto in borghese ha riferito alla Procura che la donna aveva abortito in bagno. «La paziente aveva effettuato il trattamento farmaceutico per l'aborto la mattina — spiega il primario Carmine Nappi — ed è rimasta ricoverata tutto il giorno, perché non si può prevedere quando il farmaco farà effetto. Quando ha avvertito dolori alla pancia, la donna non ha chiamato il personale ma si è recata da sola in bagno e ha espulso il feto. È un episodio che può capitare».
Titti Beneduce
14 febbraio 2008