Cultura & Attualità

FERRARA condannato in Francia
Messaggio del 06-01-2008 alle ore 13:17:59
certi salti di palo in frasca...
tipico di chi non ha argomenti.
Messaggio del 05-01-2008 alle ore 13:28:02
Intanto ho trovato questo:
Dev’esser che già nel 2003, parole sue, era già «il più querelato d’Italia», con 161 miliardi delle vecchie lire chiesti a risarcimento offese-insulti-diffamazione da svariate persone e personalità e non solo del mondo politico. In verità, aggiungeva in un’intervista al Mattino con la solita sfrontatezza, la cosa non lo spaventava affatto, «perché non faccio nulla di male, solo satira». E però, càpita che poi Daniele Luttazzi da vittima della censura si sia trasformato in carnefice, «postando» sul suo blog un messaggio che ha fatto infuriare gli amici e sbellicare i nemici.

Non è una preghiera a non fargli collezionare ulteriori, costosi processi, ma un perentorio avviso che, per di più, sa di predicozzo. Si intitola «A scanso di equivoci», detta le regole del blog: «Non sono permessi: messaggi che vìolino la legge (diffamazione, istigazione a delinquere ecc. ); messaggi non pertinenti al post (razzismo, turpiloquio, pubblicità ecc. ); messaggi maniacali e parassitari (signoraggio, propaganda elettorale, segnalazione di siti personali, flamers, spammers ecc. ); messaggi superiori alle 20 righe». Non solo. «È imperativo restare sul tema», quindi: «Suggerimento: i post più interessanti sono quelli che raccontano di fatti e circostanze da voi stessi vissuti. Seguite queste indicazioni e mi farete felice». Infine, l’avvertimento che «il proprietario del blog non potrà essere ritenuto responsabile per messaggi lesivi di diritti di terzi», ma soprattutto l’inedito Luttazzi-pensiero: «Chi fa il furbastro perde l’accesso al blog. Non si deve abusare della libertà, scambiandola per licenza». Ecco. La libertà non è licenza, insegna Daniele Fabbri in arte Luttazzi.

Lui è lo stesso che portò in teatro uno spettacolo in cui si narrava di Giulio Andreotti che penetra i fori di proiettile sul corpo di Aldo Moro, beccandosi una querela dalla vedova del leader Dc; lo stesso che in tv simulò la coprofagia; lo stesso che è stato licenziato non solo dalla bigotta Rai di regime, ma persino dalla democratica e coraggiosa La7


Messaggio del 04-01-2008 alle ore 15:50:02
    
Quote:
che li frusta tutti”

Daniele Luttazzi

Ki, hai messo la firma dell'autore solo per ricordare l'episodio per il quale è stato censurato Luttazzi o perchè non vuoi che si sappia che è anche il tuo pensiero e non vuoi rischiare anche tu la censura?
Messaggio del 04-01-2008 alle ore 12:42:14
Merda
Messaggio del 04-01-2008 alle ore 12:27:56
E dall'altra parte...



BUUUUUUUUUUU BUUUUUUUUUUUUUUUUU BUUUUUUUUUUUUUUUUUU
Messaggio del 04-01-2008 alle ore 12:23:15

Nervo ai francesi
Messaggio del 04-01-2008 alle ore 12:15:08
Ho un nuovo idolo
Messaggio del 04-01-2008 alle ore 10:57:23
 
Quote:
...certi sofismi, furbate e corbellerie Ferrara li vada a raccontare agli italiani, che hanno smarrito il senso del pudore, della decenza e della vergogna. 


E così sia.



Andate jn pace



  
Messaggio del 04-01-2008 alle ore 10:48:34
ferrara al cesso produce dei perfetti cloni di se stesso...
e qs è quanto di + gentile si meriti

ma almeno altrettanto si meritano gli italiani ke non si vergognano di nulla
Messaggio del 04-01-2008 alle ore 09:53:37
"Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti”

Daniele Luttazzi


Messaggio del 04-01-2008 alle ore 09:30:56

Con tutte le baggianate che dice, sempre comunque accreditate di grande intelligenza, vien da chiedersi che ne sarebbe di Giuliano Ferrara in un paese serio, cioè diverso dall’Italia. Una risposta giunge dalla Francia, dove il Molto Intelligente è stato appena condannato in appello (e dunque in via definitiva) dal Tribunal de Grande Instance di Parigi per contraffazione di opera d’ingegno e violazione del diritto d’autore ai danni di Antonio Tabucchi. Il fatto risale all’ottobre 2003, quando Tabucchi inviò un articolo a Le Monde, ma se lo vide pubblicato, in anteprima e senz’autorizzazione, sul Foglio (un correttore di bozze del quotidiano parigino l’aveva inviato per amicizia a Ferrara, senza prevedere che questi l’avrebbe fregato e messo in pagina).
Ora Ferrara dovrà sborsare 34mila euro in tutto: 10mila di multa allo Stato francese, più 3mila per aver appellato temerariamente la condanna di primo grado; 12mila di danni a Tabucchi; 9mila per finanziare la pubblicazione della sentenza su Le Monde, Le Figaro e Libération. Naturalmente, se Ferrara avesse vinto la causa, la notizia sarebbe uscita su tutti i giornali. Invece l’ha persa, dunque silenzio di tomba. Ma l’aspetto più interessante del processo non è la sentenza. È l’incredulità dei francesi - giudici, avvocati e giornalisti - di fronte a quel che dice Ferrara. Anzi, di fronte a Ferrara tout court, che al di là del Monginevro è visto come un fenomeno da baraccone. Il suo interrogatorio in tribunale è uno spettacolo da far pagare il biglietto.

Nell’articolo rubato, Tabucchi ricordava i trascorsi di Ferrara come informatore prezzolato della Cia. Il giudice domanda all’interessato se la cosa sia vera. Ferrara risponde che sì, fu lui stesso a rivelarlo sul Foglio. Ma era una balla, che lui chiama «provocazione»: tant’è che ¬ aggiunge ¬ non ci sono le prove. La nuova frontiera del giornalismo da lui inaugurata - spiega - prescinde dalla verità. Figurarsi la faccia dei giudici parigini dinanzi a questo «giornalista» ed ex ministro italiano che si vanta di raccontare frottole sulla propria vita e aggiunge: trovate le prove di quel che scrivo, se ne siete capaci.

Lo condannano su due piedi. Lui ricorre in appello, eccependo fra l’altro sulla competenza territoriale del Tribunale parigino, manco fosse Previti o Berlusconi al Tribunale di Milano. Eccezione respinta con perdite. Quanto al merito, ricordano i giudici di seconda istanza, il Molto Intelligente è colpevole per definizione: «Il 4 novembre 2006 Ferrara veniva interrogato e sosteneva che in Italia è usanza giornalistica pubblicare documenti senza autorizzazione per rispondere a essi senza che la cosa comporti una contraffazione».

Dopo aver finito di ridere, i giudici ribattono che pubblicare sul Foglio un articolo destinato a Le Monde «senza il consenso dell’autore né di Le Monde costituisce a pieno titolo contraffazione» e «non è seriamente sostenibile che un delitto di contraffazione sia legittimato da una sorta di diritto di replica preventivo rispetto alla pubblicazione».
Ferrara, se voleva replicare a Tabucchi, doveva attendere che l’articolo uscisse su Le Monde. Il Tribunale aggiunge sarcastico che una diversa «eventuale usanza italiana, ammesso che esista, non si applicherebbe comunque al diritto francese». E conclude sottolineando «la piena consapevolezza che l’imputato (Ferrara, ndr) aveva del suo delitto e del cinismo con cui l’ha commesso», ergo «va dichiarato colpevole dei fatti a lui addebitati». Insomma: certi sofismi, furbate e corbellerie Ferrara li vada a raccontare agli italiani, che hanno smarrito il senso del pudore, della decenza e della vergogna.
In Francia non attaccano. Infatti, riportando la sentenza, il Nouvel Observateur descrive Ferrara come nemmeno un giornale di estrema sinistra oserebbe dipingerlo. Cioè per quello che è: «maschera della tv trash», «specializzato nella denigrazione di chi si oppone a Berlusconi» e nel «servilismo giornalistico» che gli è valso la direzione di Panorama e del Foglio, sempre «indipendente come si può essere quando l’editore è la moglie di Berlusconi»
Nessun accenno alla sua grande intelligenza. In controtendenza con la fuga dei cervelli dall’Italia, quello di Ferrara all’estero non lo nota nessuno. Non pervenuto.



Marco Travaglio

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