Cultura & Attualità
eutanasia:diritto o delitto?
Messaggio del 14-09-2006 alle ore 21:28:44
Cos'è? L'ennesima provocazione?
Cos'è? L'ennesima provocazione?
Messaggio del 14-09-2006 alle ore 20:39:14
ma pensate a quante case per gente sana si sarebbero potute costruire con i soldi che sono serviti per mantenere centinaia di migliaia malati mentali che non provano sensazioni e non sanno cosa sia la felicità e l'attaccamento alla vita...
ma pensate a quante case per gente sana si sarebbero potute costruire con i soldi che sono serviti per mantenere centinaia di migliaia malati mentali che non provano sensazioni e non sanno cosa sia la felicità e l'attaccamento alla vita...
Messaggio del 14-09-2006 alle ore 19:50:08
Codice Italiano di Deontologia Medica, che all’articolo 40 recita: "In nessun caso, anche se richiesto dal paziente o dai suoi familiari, il medico deve attivare mezzi tesi ad abbreviare la vita di un ammalato. Tuttavia, nel caso di malattia a prognosi sicuramente infausta, il medico può limitare la propria opera all’assistenza morale ed alla prescrizione ed esecuzione della terapia atta a risparmiare al malato inutili sofferenze".
Dovrebbe essere prima di tutto un medico cui l'art. 40 conceda un eccezione alla regola.
In secondo luogo che non abbia alcun impedimento religioso o ideologico a svolgere detto mestiere.
Terzo, dev'essere richiesta la presenza in ogni ospedale di almeno un medico avente detti requisiti.
Ecco perchè non potrebbe essere un comune anestesista bensì una nuova figura.
Ritornando al discorso:
Art. 579 c.p.(Omicidio del consenziente) : "Chiunque causi la morte di un uomo con il consenso di lui, é punito con la reclusione da 6 a 15 anni".
Anche se si fornisce ad un ammalato un veleno che poi lui stesso ingerisce da solo, si commette comunque omicidio del consenziente.
Pio XII: "Per quanto concerne il paziente, egli non è padrone assoluto di se stesso, del proprio corpo, del proprio spirito. Non può dunque disporne liberamente."
Cioè, uno non può manco decidere quando e come morire, non importa quale sia la sua fede e la sua visione della vita: questo dicesi "Fondamentalismo", alla faccia di chi dice che siamo un paese evoluto.
Codice Italiano di Deontologia Medica, che all’articolo 40 recita: "In nessun caso, anche se richiesto dal paziente o dai suoi familiari, il medico deve attivare mezzi tesi ad abbreviare la vita di un ammalato. Tuttavia, nel caso di malattia a prognosi sicuramente infausta, il medico può limitare la propria opera all’assistenza morale ed alla prescrizione ed esecuzione della terapia atta a risparmiare al malato inutili sofferenze".
Dovrebbe essere prima di tutto un medico cui l'art. 40 conceda un eccezione alla regola.
In secondo luogo che non abbia alcun impedimento religioso o ideologico a svolgere detto mestiere.
Terzo, dev'essere richiesta la presenza in ogni ospedale di almeno un medico avente detti requisiti.
Ecco perchè non potrebbe essere un comune anestesista bensì una nuova figura.
Ritornando al discorso:
Art. 579 c.p.(Omicidio del consenziente) : "Chiunque causi la morte di un uomo con il consenso di lui, é punito con la reclusione da 6 a 15 anni".
Anche se si fornisce ad un ammalato un veleno che poi lui stesso ingerisce da solo, si commette comunque omicidio del consenziente.
Pio XII: "Per quanto concerne il paziente, egli non è padrone assoluto di se stesso, del proprio corpo, del proprio spirito. Non può dunque disporne liberamente."
Cioè, uno non può manco decidere quando e come morire, non importa quale sia la sua fede e la sua visione della vita: questo dicesi "Fondamentalismo", alla faccia di chi dice che siamo un paese evoluto.
Messaggio del 14-09-2006 alle ore 16:20:39
e quale sarebbe sta figura professionale adatta allo scopo?
e quale sarebbe sta figura professionale adatta allo scopo?
Messaggio del 14-09-2006 alle ore 14:50:55
Se un malato terminale decide di mettere fine in anticipo alla sua vita, ha tutto il diritto di essere accontentato.
Allo stesso modo nessuno può essere obbligato, contro i suoi principi, religiosi o morali che siano, a compiere l'eutanasia.
Problemi, questi, facilmente risolvibili con la creazione di una figura professionale adatta allo scopo.
Semplice no?
Se un malato terminale decide di mettere fine in anticipo alla sua vita, ha tutto il diritto di essere accontentato.
Allo stesso modo nessuno può essere obbligato, contro i suoi principi, religiosi o morali che siano, a compiere l'eutanasia.
Problemi, questi, facilmente risolvibili con la creazione di una figura professionale adatta allo scopo.
Semplice no?
Messaggio del 14-09-2006 alle ore 14:11:42
zio..
io so' democristiano
, mischio tutto il meglio del fascismo
, del comunismo
e del cattolicesimo
zio..

io so' democristiano
, mischio tutto il meglio del fascismo
, del comunismo
e del cattolicesimo
Messaggio del 14-09-2006 alle ore 14:00:24
grazie dele
cmq sul serio un malato deve sapere ciò che fa, non altri per lui
grazie dele

cmq sul serio un malato deve sapere ciò che fa, non altri per lui
Messaggio del 14-09-2006 alle ore 13:31:30
frentà
mi fanno sangue questi tuoi accessi di fascismo
frentà

mi fanno sangue questi tuoi accessi di fascismo
Messaggio del 14-09-2006 alle ore 13:26:11
....COSI' COME L'ABORTO
SU QUESTO NON TRANSIGO PROPRIO...
....COSI' COME L'ABORTO
SU QUESTO NON TRANSIGO PROPRIO...
Messaggio del 14-09-2006 alle ore 13:23:53
CARO DELE'...
INFATTI NON CI STA NIENTE DA DISCUTERE:
E' UN DELITTO!!!
CARO DELE'...
INFATTI NON CI STA NIENTE DA DISCUTERE:
E' UN DELITTO!!!
Messaggio del 14-09-2006 alle ore 11:54:53
interessante st'accoppiamento del malato terminale e della coscienza...
quando diventi tu malato terminale (non te lo auguro...é un esempio) poi ti vengo a chiedere se c'hai la coscienza vabbò???
a proposito
...nella italica lingua COSCENZA (come giustamente scrivi tu
) assomiglia a na cosa del genere:
cosciènza
s. f. l conoscenza, consapevolezza soggettiva, più o meno chiara, che l'uomo ha di sé (cioè dei suoi sentimenti, delle sue percezioni, dei suoi pensieri, ecc.) e di ciò che lo riguarda | giusta valutazione delle proprie doti, delle proprie capacità l capacità di intendere, di conoscere, di rendersi conto di qualcosa l giudizio etico, sensibilità morale, avvertimento interiore che porta l'uomo ad approvare o a disapprovare le proprie azioni, secondo il concetto che ha del bene e del male: caso di coscienza, circostanza nella quale si impone una scelta morale; esame di coscienza, pratica religiosa consistente nell'esaminare le proprie azioni per stabilire se siano state peccaminose o meno; libertà di coscienza, facoltà di seguire liberamente le proprie opinioni religiose e morali l dal sign. precedente, si usa spesso il termine figuratamente per indicare la regione intima di noi stessi come sede della coscienza l personalità intellettuale e morale l est. onestà, lealtà, senso del dovere | loc. avv.: in coscienza, onestamente | coscienziosità, diligenza, accuratezza, impegno l est. sensibilità per certi problemi o fenomeni politici, sociali, letterari, ecc.; consapevole conoscenza di essi.
tanto ti dovevo
scherzi a parte...non è problema di coscienza...è un problema di sofferenza...per qualcuno l'unico che ci può sollevare dalle sofferenza è (sic) dio...
per qualcun altro (ateo millantatore) è un atto di carità umana far terminare l'atroce sofferenza del proprio simile...
...ma in genere stè cose non si capiscono fino a quando non ci capitano di fianco a noi...
interessante st'accoppiamento del malato terminale e della coscienza...
quando diventi tu malato terminale (non te lo auguro...é un esempio) poi ti vengo a chiedere se c'hai la coscienza vabbò???

a proposito
...nella italica lingua COSCENZA (come giustamente scrivi tu
) assomiglia a na cosa del genere:cosciènza
s. f. l conoscenza, consapevolezza soggettiva, più o meno chiara, che l'uomo ha di sé (cioè dei suoi sentimenti, delle sue percezioni, dei suoi pensieri, ecc.) e di ciò che lo riguarda | giusta valutazione delle proprie doti, delle proprie capacità l capacità di intendere, di conoscere, di rendersi conto di qualcosa l giudizio etico, sensibilità morale, avvertimento interiore che porta l'uomo ad approvare o a disapprovare le proprie azioni, secondo il concetto che ha del bene e del male: caso di coscienza, circostanza nella quale si impone una scelta morale; esame di coscienza, pratica religiosa consistente nell'esaminare le proprie azioni per stabilire se siano state peccaminose o meno; libertà di coscienza, facoltà di seguire liberamente le proprie opinioni religiose e morali l dal sign. precedente, si usa spesso il termine figuratamente per indicare la regione intima di noi stessi come sede della coscienza l personalità intellettuale e morale l est. onestà, lealtà, senso del dovere | loc. avv.: in coscienza, onestamente | coscienziosità, diligenza, accuratezza, impegno l est. sensibilità per certi problemi o fenomeni politici, sociali, letterari, ecc.; consapevole conoscenza di essi.
tanto ti dovevo

scherzi a parte...non è problema di coscienza...è un problema di sofferenza...per qualcuno l'unico che ci può sollevare dalle sofferenza è (sic) dio...
per qualcun altro (ateo millantatore) è un atto di carità umana far terminare l'atroce sofferenza del proprio simile...
...ma in genere stè cose non si capiscono fino a quando non ci capitano di fianco a noi...
Messaggio del 13-09-2006 alle ore 20:45:25
il problema è valutare se tutti i malati terminali siano veramente coscenti o meno durante l'atto...
il problema è valutare se tutti i malati terminali siano veramente coscenti o meno durante l'atto...
Messaggio del 13-09-2006 alle ore 19:42:38
eutanasia diritto e non delitto..leggittima per un malato coscente...
eutanasia diritto e non delitto..leggittima per un malato coscente...
Messaggio del 06-09-2006 alle ore 20:14:34
Se è scelta dal malato, (parlo per esperienza personale) diventa legittima.
Se è scelta dal malato, (parlo per esperienza personale) diventa legittima.
Messaggio del 06-09-2006 alle ore 18:26:43
perchè?per me è un diritto se la vittima non è capace di provare emozioni(lo dovrebbero fare le persone più vicine),e anche se è in grado di pensare con la propria testa e decide di farlo perchè bisognerebbe impedirglielo?
perchè?per me è un diritto se la vittima non è capace di provare emozioni(lo dovrebbero fare le persone più vicine),e anche se è in grado di pensare con la propria testa e decide di farlo perchè bisognerebbe impedirglielo?
Messaggio del 06-09-2006 alle ore 18:17:43

ma perchè ci stà pure da discuterne?

ma perchè ci stà pure da discuterne?
Messaggio del 06-09-2006 alle ore 18:12:57
Eutanasia:diritto o delitto?
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