Cultura & Attualità

EUTANASIA
Messaggio del 28-11-2006 alle ore 22:53:11
Favorevoli o contrari?
Senza troppi (ed inutili) moralismi....

Se un tizio sta tutto il giorno in un letto paralizzato, senza poter muovere neppure un dito...e dice di essere contento solo quando sogna, perche' si sogna in piedi, mentre cammina o fa le cose che normalmente tutti fanno....
E' giusto che sia egli stesso a poter decidere di morire?

Io sono favorevole
Messaggio del 28-11-2006 alle ore 22:54:35
In alcuni casi, favorevole
Messaggio del 28-11-2006 alle ore 22:55:14
paese del cazzo purtroppo il nostro...inutile professarsi a favore di indiscutibili libertà personali e poi dirsi cristiano e a favore della vita...
Messaggio del 28-11-2006 alle ore 22:56:18
Favorevole.
Messaggio del 28-11-2006 alle ore 23:00:19
fumare, andare in moto, buttarsi giù da un ponte con una molla alle caviglie: cose che possono costarci la vita. però le facciamo. perchè siamo liberi di disporre della nostra vita e della nostra salute. l'eutanasia secondo me può rientrare in questo discorso
Messaggio del 28-11-2006 alle ore 23:01:57

paese del cazzo purtroppo il nostro...inutile professarsi a favore di indiscutibili libertà personali e poi dirsi cristiano e a favore della vita...



Scusa ma nn ho capito Deleuze
Messaggio del 28-11-2006 alle ore 23:09:53
non è necessario...non scrivo per venir compreso...
Messaggio del 28-11-2006 alle ore 23:13:31
Messaggio del 28-11-2006 alle ore 23:15:29
Uccideteli tutti; Dio riconoscerà i suoi
Messaggio del 28-11-2006 alle ore 23:27:55
Adonai stavo sforzandomi di fare un discorso serio............


Dio riconoscerà i suoi


che e' sta frase?
Messaggio del 28-11-2006 alle ore 23:47:41
Nn vedo l'ora che muoia Welby
Messaggio del 28-11-2006 alle ore 23:52:07


gia' Skin.....

"LA BATTAGLIA di Piergiorgio Welby per vedersi riconosciuto il diritto di sottrarsi a cure che non vuole, si arricchisce di un nuovo capitolo. E cioè una richiesta scritta di farla finita con quello che lui giudica un accanimento terapeutico. Ecco il testo: «Il sottoscritto Piergiorgio Welby chiede il distacco dal ventilatore polmonare sotto sedazione terminale, se possibile orale». La Consulta di Bioetica ritiene «illegittimo non assecondarlo» ma il Movimento per la Vita ribadisce il suo «No» "all’eutanasia."


Movimento per la Vita




O movimento per la Sofferenza e la tortura?


Messaggio del 29-11-2006 alle ore 11:49:42
contraria.
Messaggio del 29-11-2006 alle ore 11:56:20
ci fu già un post simile.MI ASTENGO.
Non per vigliaccheria,augurandomi/vi di non dover mai decidere,ogni caso va analizzato al momento,può uno alla"frutta" avere la capacità di dire staccatemi la spina?Voi vi sentite di farlo?Meglio non pensarci.
Certo la legge qualche paletto può metterlo,soprattutto per aiutare i medici che nella baraonda si dividono tra vita/morte secondo coscienza.
Messaggio del 29-11-2006 alle ore 12:07:59
delè che intendevi dire?

comunque dico la mia: sono a favore della vita, quindi contro l'eutanasia
Messaggio del 29-11-2006 alle ore 12:11:23

ma il Movimento per la Vita ribadisce il suo «No» "all’eutanasia."



chi è sto movimento per la vita?

ho visto persone agonizzare solo pochi giorni e quella non era più vita. figuriamoci dei vegetali attaccati alle macchine da anni e anni. tutti dobbiamo morire, mantenere penosamente ed artificialmente in vita persone che sarebbero morte senz'altro poco dopo l'inizio dello stato vegetativo è crudele, immorale e perverso soprattutto se è la vittima a richiederlo.

ovviamente nessuno si prende la responsabilità in caso di personaggi noti o comunque parecchio "in vista", ma sono sicuro che nei casi di poveracci perfetti sconosciuti l'eutanasia sia praticata se non altro con buon senso...
Messaggio del 30-11-2006 alle ore 12:40:20
Favorevolissima..alla libertà!!
Mi viene in mente una scena del film "Million dollar baby" dove la protagonista..rimasta paralizzata dal collo in giù..tenta il suicidio mordendosi la lingua..
Condannare un vegetale ad una vita fatta di disperazione è la più alta forma di egoismo!
Aimè..di comprendere la situazione..parte della nostra società si scandalizza..
Messaggio del 30-11-2006 alle ore 12:52:38
non sono un sadico...favorevole.
Messaggio del 30-11-2006 alle ore 12:54:32
miss, il tuo discorso "in parte" è esatto, pero' io ragiono così..."Chi sono io per togliere la vita ad una persona? che potere ho"?

percio', LO SO CHE E' DIVERSO, ma non vi professate contro la pena di morte e a favore dell'eutanasia
Messaggio del 30-11-2006 alle ore 12:57:04
cochise, non sono un sadico....CONTRARIO!
Messaggio del 30-11-2006 alle ore 13:13:39
L'altra sera a ballaro' se ne parlava; purtroppo ho seguito la trasmissione solo distratatmente...

Ho sentito la Turco che si arrampicva sugli specchi cercando di dire e non dire (penosa) e un prete (di cui non ricordo il nome) che era contrario.

Poi a un tratto si e' parlato di coppie di fatto e il prete ovviamente ha detto che non sono nell'ordine naturale... la natura ha disposto diversamente...

Poi pero' nessuno gli ha chiesto come mai allora a quel povero Welby e tante persone come lui, viene negato di morire cosi' come LA NATURA HA PREDISPOSTO...

Capito? La natura la si invoca solo quando fa comodo: secondo natura solo uomo e donna possono sco*are e avere diritti (dopo matrimonio of course), pero' quando la natura ha deciso che uno deve morire la si contrasta in tutti i modi. La chiesa allora dovrebbe essere contraria pure alle trasfusioni di sangue, alle operazioni chirurgiche... cioe' la natura (Dio?) ha deciso che uno sa'da' muri' e tu che fai? La/lo contrasti?

Qualcuno mi spiega per favore?
Messaggio del 30-11-2006 alle ore 13:21:44

 


che potere ho?

Hai il potere di decidere di dare ad un essere umano la possibilità di scegliere di morire con stessa la dignità con cui ha vissuto.

Hai il potere di salvare la sua famiglia da anni e anni di sofferenze e
agonie, torturati dalla vista del proprio caro ridotto ad un involucro di
carne piagata e dal senso di colpa di passare tutto il giorno a desiderare
la sua morte...

Hai il potere di ammettere la tua impotenza davanti ad eventi tremendi come una debilitazione permanente che porta ad una condizione di pura non-vita, e scegliere di stare dalla parte della vittima, senza ipocrisie o egoismi fondati su credenze popolari.

I DIFENSORI DELLA FEDE ACCUSANO CHI VUOLE AIUTARE I MALATI TERMINALI A MORIRE DI GIOCARE A FARE DIO.
MA SONO LORO CHE GIOCANO A FARE DIO, QUANDO ATTACCANO AD UNA MACCHINA UN ESSERE UMANO CHE NON E’ PIU’ IN GRADO NEANCHE DI RESPIRARE, E CHE HA LE STESSE FUNZIONI CEREBRALI DI UN POMODORO, PRETENDENDO GLI SI DICA ANCHE "GRAZIE" !!!!!!!!!!!!

Io non contesto le motivazioni alla base del pensiero pro vita, MA CIO’ CHE CONTA E’ L’EFFETTO FINALE.

LA TORTURA DI UN ESSERE UMANO, LA PROSECUZIONE DELLA SUA AGONIA.

Ironia della sorte, i difensori della fede con i loro atti in gloria diDDio e della vita mettono in scena uno spettacolo simile ad un supplizio infernale dantesco. 



Cordialmente 
   

Messaggio del 30-11-2006 alle ore 13:54:14
la frase che cita adonai adonai samuel è la risposta che fece il legato papale Arnaldo Amalric a Simone di Monfort capo della crociata contro i Catari/Albigesi che chiedeva come distinguere gli eretici dai cristiani...era il 1209

cmq sia contrario all'eutanasia
Messaggio del 30-11-2006 alle ore 18:21:53
purtroppo il cervello di un essere umano è fatto in una tale maniera per cui solo in casi estremamente rari si rende conto di qualcosa senza averlo vissuto di persona...

welby, ad esempio, stà vivendo di persona una cosa che molti non riescono a comprendere perchè non vivono in prima persona...

mi chiedo se al di là dei discorsi del cazzo su chi si atteggia da dio e chi no si riesca a provare un pò di reale pietà per una persona...

giusto un pò di pietà...per qualcuno che una volta era una persona ed adesso è un vegetale...
Messaggio del 30-11-2006 alle ore 18:37:12

Lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Da Piergiorgio Welby, Co-Presidente dell’Associazione Coscioni

Caro Presidente,
scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese.

Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l’ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.
La giornata inizia con l’allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l’aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un’ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l’aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un’ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l’ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina.
Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio ... è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’è pietà.

Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una “morte dignitosa”. No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte.

La morte non può essere “dignitosa”; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia “dignitosa” è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell’occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos’è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: “Ostico, lottare. Sfacelo m'assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m'accerchia senza spiragli. Non esiste approdo”.

L’approdo esiste, ma l’eutanasia non è “morte dignitosa”, ma morte opportuna, nelle parole dell’uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che “spinge verso il porto”; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo “luogo” dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.
In Italia, l’eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non “esista”: vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente “terminale” che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di “approdo” alla morte opportuna.
Una legge sull’eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici. Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura erano già quattro o cinque. L’associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge più chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato Nazionale per la bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l’impossibilità di escludere ogni eventualità eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti. Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell’alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente. L’opinione pubblica è sempre più cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente.
Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, verrà un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.

Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che “di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all'eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale”. Ma che cosa c’è di “naturale” in una sala di rianimazione? Che cosa c’è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? Che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa “giocare” con la vita e il dolore altrui.
Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica’ – io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico.

Sono consapevole, Signor Presidente, di averle parlato anche, attraverso il mio corpo malato, di politica, e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un Suo intervento o pronunciamento nel merito. Quello che però mi permetto di raccomandarle è la difesa del diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volontà e le vite che, come la mia, sono investite da questo confronto.

Il sogno di Luca Coscioni era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno è stato interrotto e solo dopo che è stato interrotto è stato conosciuto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui.

Il mio sogno, anche come co-Presidente dell’Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l’eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi.




In questo caso non esiste libertà di opinione, ma solo buona e cattiva coscienza
Messaggio del 30-11-2006 alle ore 18:37:33
Deleuze io ti amo!


E comunque..fatemi vivere in pace ma soprattutto fatemi morire con dignità!
Messaggio del 30-11-2006 alle ore 21:09:02
...il libero arbitrio tanto caro ai cattolici che fine fa in questo caso?

..liberi di decidere di vivere.....ma soprattutto di morire..
Messaggio del 30-11-2006 alle ore 22:34:16
Questo è un argomento difficile e complesso, cmq di primo acchito io vi dico che sono contraria all'eutanasia, non avrei mai il coraggio di staccare la spina nè per me nè per i miei cari!!!!
Messaggio del 01-12-2006 alle ore 00:07:26
Frentà..la pena di morte e l'eutanasia..sono ben distinti discorsi secondo me
E sono si a favore della vita..una dignitosa però!
Cosa me ne faccio di un cervello sano in un corpo che non svolge più "naturalmente" nessuna minima funzione..
E vistoche tiriamo in ballo la religione..il mio pensiero..onestamente..non cambia ma si rafforza..staccare una spina..è tremendamente doloroso ma..pensiamo che così facendo "doniamo" una morte dignitosa a chi patisce..e salviamo "esistenze salvabili" con la donazione degli organi..non mi pare poco..nè tanto meno immorale..
Può sembrar crudele..non so..però ricordiamo che le membra che occupiamo sono solo in prestito..
Perdonatemi ma io ci vedo solo il più grande atto di coraggio ed amore..
Messaggio del 01-12-2006 alle ore 00:09:51
Non mi sembra il caso di aggiungere altro, almeno da parte mia...

Missaltrove
Messaggio del 01-12-2006 alle ore 11:15:52
miss, la vita non è vita sempre e comunque?

allora se una persona non ha tutte le funzioni (psichiche e fisiche) a posto, e non parlo di malati terminali, allora non dovrebbe continuare a vivere?
Messaggio del 01-12-2006 alle ore 12:50:40
..se la persona in questione ancora capace di intendere e di volere..chiede di morire...perchè non doverlo fare?

..è la sua vita...e quindi anche la sua morte...
Messaggio del 01-12-2006 alle ore 12:51:23
Frentà..sono favorevole all'eutanasia x casi irreversibili....mica disprezzo la vita di chi presenta una qualsiasi forma di deficenza..
Puoi vivere dignitosamente pur avendo seri problemi fisici e psichici..
Io mi riferivo ai cosidetti "vegetali"..
Messaggio del 01-12-2006 alle ore 12:53:20
Ma chi ha parlato di persone che "non hanno tutte le funzioni psichiche e fisiche a posto?" (poi ci sarebbe da ridire sull'accezione del termine "a posto").

Perche' tirare in ballo cose che non c'entrano niente con il dibattito attuale? Qui si parla di una persona che senza l'ausilio di una macchina che lo ventila artificialmente non respira e ha gia' smesso di svolgere la maggior parte delle funzioni fisiologiche e che desidera cha la macchina che lo sostiene venga spenta. E' tanto difficie capirlo? Che c'entrano i "non malati terminali"?

Mi pare di assistere ai dibattiti sul divorzio o sull'aborto dell'epoca che fu quando si evocavano fantasmi di divorzi pret-a-porter, della fine della famiglia, dell'aborto come contraccezione e amenita' del genere.

Perche' mistificare cosi' il dibattito? Quando uno non ha argomenti per favore taccia.
Messaggio del 01-12-2006 alle ore 12:57:48
La vita è di chi la vive... Non è difficile !!!

Qui non parliamo neanche di una persona che è in coma e non sappiamo cosa pensi di ciò che gli è capitato...

Qui parliamo di uno che tutto il giorno non fa altro che aspettare di morire e prega chiunque possa fare qualcosa ad aiutarlo a essere libero.

E voi che gli rispondete? "Spiacente, amico. Non possiamo correre il rischio di offendere Dio. Vedrai che prima o poi schiatterai da solo.
nel frattempo resta immobile e incapace di fare alcunché, mentre un tubo ti almenta,  aspettando che qualcuno attraverso un altro tubo ti svuoti le interiora dagli escrementi... "

Bah... 


Messaggio del 01-12-2006 alle ore 13:32:54
Se è capace di intendere e di volere SONO FAVOREVOLE! non si puo' decidere della vita altrui!!!! e alla pena di morte rinnovo un bel
Messaggio del 01-12-2006 alle ore 22:47:49
Fatevi saltare in aria

OTIOP

Askmallah

























Akhùn
Messaggio del 02-12-2006 alle ore 15:59:06
veder soffrire è atroce ma staccare la spina ti fa sentire un assassino
fosse semplice! avrebbero già trovato una soluzione!
ah non dimentichiamoci di quei casi in cui dei "vegetali" sono tornati a vivere.
Chissà cosa è veramente giusto!
Messaggio del 02-12-2006 alle ore 18:08:56
è giusto rispettare la volontà di una persona...(welby in questo caso...ad esempio...ma non solo...)
Messaggio del 02-12-2006 alle ore 19:19:53
..per favore non parliamo di assassini in merito alla questione altrimenti degeneriamo nella demenzialità..

Messaggio del 06-12-2006 alle ore 21:34:31
"Viviamo in un mondo dove, per stress, si risponde bene prima ancora che qualcuno domandi "come stai?". E tu mi spingi a riflettere sulla vita? Io non so cos'è la vita. Tutte le volte che tento di dare una risposta a questa domanda finisco per non vivere.

E arrivi tu, caro Welby. Arrivi, con quel nome da cartone animato (l'orso Welby) ché solo i radicali potevano trovare uno col nome così. Arrivi tu. Irrompi nelle televisioni con la tua immagine, che permettermi caro Welby, è un po' inquietante e devastante, non hai una bella cera, insomma. Arrivi tu e disfi il palinsesto emotivo di uno che si sveglia, prende la moto, fa colazione, corre, piscia in piedi e come unica preoccupazione sanitaria ha un ginocchio che fa cri cri. Io non so cos'è la vita.

Non lo so. Però quando vedo l'orso Welby, sul letto, che muove solo gli occhi e il cervello, intuisco che quella non è vita. Non lo è. Quella è solo una tortura, perchè lui ci ha detto che lo è. L'Abu Ghraib di Welby è assordante. Welby vuole spegnere quel frastuono. Welby vuole andarsene. E "Noi" lo tratteniamo a tutti i costi. E' egoismo, il nostro. E' paura, la nostra. E chi cazzo ti credi di essere, caro Welby, per venire qui e decidere di abbandonare questa festa? Sai, un conto è andarsene dalla festa in silenzio, senza farsi notare. No, tu invece te ne vuoi andare avvallando il diritto di comunicarci che te ne vai perché la tua festa fa cagare. Non ti diverti? Ma sei pazzo? No, caro mio, tu resti qui. Resti qui, in questo paese di preti in borghese. Non importa se nel nome dello stesso dio vengono uccise e allontanate dalla festa tante altre persone che la festa non volevano abbandonare. Non importa. Che cazzo vuoi che dica, caro Welby, sarà un dio bipolare schizofrenico. Tu resti qui perché non puoi sputare nel piatto dove hai mangiato per tutto questo tempo. E' lo stesso piatto dove mangiano loro, quindi se lo fai si offendono. Perdonali Welby (perchè non sanno quello che fanno). Tu devi vivere per loro, mica per te. Tu servi per provare che la loro festa è ancora buona. Di te, sotto sotto, non gliene frega un cazzo. Tu sei solo funzionale al bisogno d'amore del loro dio e della loro madonna. Per loro, sotto sotto, non sei neanche in grado d'intendere e di volere perché questa ipotesi diminuisce il loro frastuono. Il loro. Io vorrei aiutarti, caro orso Welby. Potrei offrirti del polonio210, ma che dico 210, facciamo 420. Potrei dire che Litvinenko, prima di morire, ha detto tutto all'orso Welby, così ti seccano quelli del Kgb. Potrei. Ma non è quello che vuoi tu.

E tu sei stufo di gente che decide per te."

(tratto da una pagina di Doug)
Messaggio del 07-12-2006 alle ore 01:48:25
l'argomento è molto complesso e le varianti sono molteplici. ogni caso è a sè stante ed è diverso da tutti gli altri. le implicazioni etiche morali affettive giuridiche e religiose sono parecchie. forse chi soffre ma può intendere e volere dovrebbe poter decidere liberamente. chi non può decidere dovrebbe vivere, molti coma irreversibili si sono risolti dopo anni in cui a sperare in un miracolo c'era solo una madre dalla fede incrollabile.
se non ho capito male qualcuno accosta l'eutanasia alla pena di morte: dove è la similitudine? l'eutanasia dovrebbe essere un gesto d'amore e di pietà generosa se pur estremo, la pena di morte e la massima espressione della malvagità umana e dell'aberrazione più bieca
Messaggio del 07-12-2006 alle ore 08:17:56
Provate a leggere il libro-testamento di Welby: "Io amo la vita. Io sono per l'eutanasia" ... così scrive nella sua lettera al Presidente Napolitano.
Solo chi si trova a vivere un dramma del genere può sapere cosa significhi non poter staccare la spina....
Messaggio del 07-12-2006 alle ore 12:20:38
si bambino cattivo...prendero' questa frase di welby come un pensiero insindacabile, del reto se lo dice lui...
Messaggio del 11-12-2006 alle ore 11:51:02
Sei bravo a prendere per il culo uno steso su un letto di morte...

Perché non vai lì e glielo dici in faccia? Anzi, meglio... Staccagli e riattaccagli il tubo dell' aria cantando "GNE GNE GNE GNE GNEEE-GNE !!! Ora sei vivo... Ora sei morto !!! Sono IO che decido cosa è giusto per te !!! Sono IO che comando !!! Sono DIO !!!!! AHAHAHHAHAHAHH !!!!! "

Saresti solo un cattolico qualunque che fa quel che può per rendere il mondo un posto migliore... Chi potrebbe mai biasimarti, tu c'hai Dio che ti copre le spalle... ;0)


Cordialmente

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