Cultura & Attualità
E IO CHE PENSAVO DI CONOSCERE...
Messaggio del 19-10-2007 alle ore 20:15:09
ma no, non è mai successo tutto ciò,
è la storia che vi insegnano,
è tutto falso,
invenzioni dei comunisti.
ma no, non è mai successo tutto ciò,
è la storia che vi insegnano,
è tutto falso,
invenzioni dei comunisti.
Messaggio del 19-10-2007 alle ore 20:08:56
e nel 2007 ci sono persone che si vantano di scrivere o gridare 88...sti cazzi
e nel 2007 ci sono persone che si vantano di scrivere o gridare 88...sti cazzi
Messaggio del 19-10-2007 alle ore 19:24:01
Corso, vedrai come adesso escono i camerati a dire...
"Voi sempre con la stessa solfa,ne son passati sessant'anni!!!..."
Non dimentichiamolo mai!!!!
Nemmeno dopo mille!!!...
Corso, vedrai come adesso escono i camerati a dire...
"Voi sempre con la stessa solfa,ne son passati sessant'anni!!!..."
Non dimentichiamolo mai!!!!
Nemmeno dopo mille!!!...
Messaggio del 19-10-2007 alle ore 19:13:47
...tutte le loro porcate
Mezzo secolo non è bastato per scoprire tutti gli orrori della Seconda guerra mondiale. Ancora oggi emergono nuovi raccapriccianti racconti, considerati per lungo tempo semplici leggende.
L’Independent ha recentemente pubblicato le indagini di David Litchfield sul passato di Margit Thyssen, figlia del barone Heinrich e moglie del conte Ivan Batthyany.
È così emerso un terribile segreto. La donna, nella notte tra il 24 e il 25 marzo 1945, ha organizzato una festa con un intrattenimento crudele e insensato: l’esecuzione di 200 ebrei.
Quando l’Armata Rossa era solo a 15 chilometri di distanza da Rechnitz, al confine tra Austria e Ungheria, la contessa predispose nel suo castello l’ultima festa. Tra gli invitati, una quarantina, anche componenti del partito nazista, della Gestapo e delle SS. Margit non aveva quella notte al suo fianco il marito; in compenso era presente il suo amante, Franz Podezin, amministratore della Gestapo.
Per metà serata il party si svolse normalmente, tra balli e brindisi. Ma a mezzanotte venne compiuta una strage. Ovviamente di ebrei.
Duecento prigionieri deperiti al punto da non essere più considerati “produttivi”, vennero “trasportati” a Kreuzstadel, una stalla nelle vicinanze del castello; lì vennero spogliati, picchiati e infine uccisi a colpi di pistola per mano degli ospiti mezzi ubriachi della contessa che, da ottima padrona di casa, aveva messo a disposizione di tutti i presenti le armi necessarie al massacro.
Duecento ebrei persero così la vita per un semplice capriccio. Completamente in pace con la coscienza, gli invitati tornarono al castello per continuare i festeggiamenti fino all’alba. Nessuno si pentì dell’atrocità compiuta: significativo, in tal senso, che il giorno successivo, senza più l’attenuante dell’ebrezza, un certo Stefan Beiglboeck si vantò di aver ucciso sei o sette uomini con le sue stesse mani. Ma non basta. Durante la strage vennero risparmiati 15 ebrei. Non per un atto di buon cuore, ma semplicemente perché serviva qualcuno per seppellire le centinaia di cadaveri. E infatti, a lavoro compiuto, anche i 15 “risparmiati” vennero uccisi. L’esecuzione fu affidata a Podezin, lo stesso che aveva selezionato i 200 ebrei da sacrificare per il divertimento degli ospiti tra i 600 “ospitati” a palazzo per aumentarne la difesa.
Dopo il crollo del Terzo Reich Margit Thyssen raggiunse il padre in Svizzera e tornò nel suo castello solo per una battuta di caccia. Morì nel 1989, senza essere mai stata perseguita per la sua ultima festa al castello.
...tutte le loro porcate
Mezzo secolo non è bastato per scoprire tutti gli orrori della Seconda guerra mondiale. Ancora oggi emergono nuovi raccapriccianti racconti, considerati per lungo tempo semplici leggende.
L’Independent ha recentemente pubblicato le indagini di David Litchfield sul passato di Margit Thyssen, figlia del barone Heinrich e moglie del conte Ivan Batthyany.
È così emerso un terribile segreto. La donna, nella notte tra il 24 e il 25 marzo 1945, ha organizzato una festa con un intrattenimento crudele e insensato: l’esecuzione di 200 ebrei.
Quando l’Armata Rossa era solo a 15 chilometri di distanza da Rechnitz, al confine tra Austria e Ungheria, la contessa predispose nel suo castello l’ultima festa. Tra gli invitati, una quarantina, anche componenti del partito nazista, della Gestapo e delle SS. Margit non aveva quella notte al suo fianco il marito; in compenso era presente il suo amante, Franz Podezin, amministratore della Gestapo.
Per metà serata il party si svolse normalmente, tra balli e brindisi. Ma a mezzanotte venne compiuta una strage. Ovviamente di ebrei.
Duecento prigionieri deperiti al punto da non essere più considerati “produttivi”, vennero “trasportati” a Kreuzstadel, una stalla nelle vicinanze del castello; lì vennero spogliati, picchiati e infine uccisi a colpi di pistola per mano degli ospiti mezzi ubriachi della contessa che, da ottima padrona di casa, aveva messo a disposizione di tutti i presenti le armi necessarie al massacro.
Duecento ebrei persero così la vita per un semplice capriccio. Completamente in pace con la coscienza, gli invitati tornarono al castello per continuare i festeggiamenti fino all’alba. Nessuno si pentì dell’atrocità compiuta: significativo, in tal senso, che il giorno successivo, senza più l’attenuante dell’ebrezza, un certo Stefan Beiglboeck si vantò di aver ucciso sei o sette uomini con le sue stesse mani. Ma non basta. Durante la strage vennero risparmiati 15 ebrei. Non per un atto di buon cuore, ma semplicemente perché serviva qualcuno per seppellire le centinaia di cadaveri. E infatti, a lavoro compiuto, anche i 15 “risparmiati” vennero uccisi. L’esecuzione fu affidata a Podezin, lo stesso che aveva selezionato i 200 ebrei da sacrificare per il divertimento degli ospiti tra i 600 “ospitati” a palazzo per aumentarne la difesa.
Dopo il crollo del Terzo Reich Margit Thyssen raggiunse il padre in Svizzera e tornò nel suo castello solo per una battuta di caccia. Morì nel 1989, senza essere mai stata perseguita per la sua ultima festa al castello.
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