Cultura & Attualità

E FU CRISI...
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 09:29:56

Quali sono le caratteristiche della crisi attuale? presenta essa delle analogie con le precedenti o si differenzia da quelle con una particolare fisionomia?




Anzitutto, la durata e l'intensità. Quando finirà questa crisi, che è già al sesto anno della sua morbosa esistenza? Non abbiamo ancora gli elementi concreti per dare una risposta risolutiva. La crisi attuale è la più complessa e anche la più diffusa fra quante la statistica ne abbia registrate: nessuna attività umana sfugge al suo tormento, nessun paese del mondo può isolarsi da essa; vi sono fattori politici che s'intrecciano con quelli economici e che danno alla crisi una fisionomia speciale, che assume atteggiamenti nuovi e insospettati da Stato a Stato



ed ancora:

Dopo la guerra, nei paesi più profondamente provati è stata accompagnata da fenomeni specifici: nella classe operaia si rileva un disgusto del lavoro, la ripugnanza a chiudersi dentro una officina, la diffidenza verso il padrone, la brama quasi irrequieta di spendere tutto il salario; nella classe industriale e commerciale si afferma un bisogno sempre più acuto, quasi furioso, di guadagnare molto denaro, di speculare, d'interporsi come intermediari lautamente retribuiti fra il produttore e il consumatore, esagerando l'altezza dei prezzi senza misura né pudore



infine:

E' sempre il malessere che conduce alla crisi. C'è un disordine nel mercato? una parte del capitale limita la produzione nella fiducia di realizzare un reddito maggiore, un'altra parte si arrischia in nuove imprese con l'illusione di soddisfare nuovi bisogni, ma l'una e l'altra possono trovarsi insoddisfatte, ed ecco la crisi. A volte ci sono dei finanzieri improvvisati che credono di poter sfruttare le incertezze d'un momento e gettano il loro capitale sul mercato con l'intendimento di soffocare i piccoli imprenditori, che vivacchiavano appoggiandosi a vicenda, ma una raffica impetuosa travolge anche quegli ingordi speculatori.
La iperproduzione ha avuto un tracollo perché si è visto innalzare davanti a sé le formidabili barriere doganali; poteva essere esuberante rispetto alle richieste locali, ma calcolava sui mercati aperti di altri paesi; i fenomeni economici non hanno più la vitalità isolata e chiusa di una volta, ma sono diventati universali; se si pongono degli ostacoli insormontabili a questo movimento commerciale la merce rimane ferma, va perduta, il capitale non si rinnova, la vita economica si spegne. Ecco perché, fra i tratti notevoli dello squilibrio economico, si é rilevata la coesistenza di una produzione che non trova sbocchi e di bisogni che non possono essere soddisfatti: il mondo soffre piuttosto di sottoconsumo che di sottoproduzione.



estratti da: L'Italia del 1922-1936: la crisi mondiale e l'Italia
pubblicato ne: L'ANNUARIO DIPLOMATICO AMMINISTRATIVO ECONOMICO E STATISTICO
ALMANACCO ITALIANO VOL. XLI - ANNO 1936 - RESOCONTO XIV Anno del Fascismo

Come non vedere delle PROFONDE analogie con quanto accade oggi...

Messaggio del 02-06-2005 alle ore 09:35:31
P.S.

La iperproduzione ha avuto un tracollo perché si è visto innalzare davanti a sé le formidabili barriere doganali; poteva essere esuberante rispetto alle richieste locali, ma calcolava sui mercati aperti di altri paesi; i fenomeni economici non hanno più la vitalità isolata e chiusa di una volta, ma sono diventati universali



tra l'altro questo dovrebbe rispondere in modo eccellente (visto che e' roba "loro"
a tutti coloro che bambinescamente frignano e manifestano, orgogliosi della loro cecita' mentale, contro la concorrenza "sleale" cinese....
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 11:01:22

Come non vedere delle PROFONDE analogie con quanto accade oggi...

Anima, questa è la più grande stronzata che abbia mai letto in tutta la mia vita e che mai mente umana potrebbe concepire
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 11:04:50
adona'...dato che tu lu cervell li ti' per sparti' l'urecchie con te e' inutile aggiungere altro
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 11:06:20
a te il cervello è così piccolo che non basta nemmeno per spartirle le orecchie
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 15:28:57


Bè qui si parla della Grande Depressione, ovvero il più grande disastro economico del 20^secolo, crisi che ha interessato sia i paesi industrializzati che quelli in via di sviluppo. Crisi mondiale, quindi.
Senz'altro la reazione dei governi di allora fa ben comprendere quali siano i limiti del protezionismo.
Innanzitutto la crisi fu provocata sostanzialmente dal collasso dell'industria automobilistica, che portò a quello della domanda di diverse materie prime quali l'acciaio, il vetro, petrolio e la gomma.
Il conseguente crollo dei prezzi diede 1 vera mazzata mortale ai paesi in via sviluppo, ma anche i paesi industrializzati registrarono 1 crollo produttivo senza precedenti, accompagnato dal drammatico innalzamento dei tassi di disoccupazione.
I paesi industrializzati però reagirono in maniera scomposta, imponendo restrizioni alle importazioni x accrescere la domanda di beni prodotti all'interno, proprio con la speranza di ridurre la disoccupazione. Invece la manovra aumentò la disoccupazione all'estero e diede origine a 1 grave crisi del commercio internazionale.
Nn a caso furono proprio gli anni della crisi delle democrazie e dell'ascesa dei regimi dittatoriali: in Germania, in Giappone, in Italia, nei paesi in via di sviluppo.
Tuttavia, nello stesso periodo, gli Usa(che sono sempre avanti a noi, nel bene e nel male ) ponevano le basi x la ripresa, attraverso i massici investimenti nei settori ad alta tecnologia, come l'elettronica e le telecomunicazioni(emblematico è il transistor) e l'aeronautica, cui la domanda bellica avrebbe dato 1 notevole impulso. Di li sarebbe iniziata la terza rivoluzione industriale.

Sa da investì!


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Editato da Skin il 02/06/2005 alle 15:57:22
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 15:39:58
ohhh finalmente si inizia a leggere qualcosa di interessante.... (xo' la faccina di costanzo nooo!)

quello che volevo mettere in luce comunque al di la' delle condizioni ambientali che portarono alla grande crisi economica degli anni venti, perche' e' OVVIO (adonai ) che il contesto e' variato ed e' decisamente diverso da allora, era piuttosto le sensazioni generali ed il "clima" che si respirava in quegli anni. In fondo l'uomo e' sempre l'uomo e per questo tende a dimenticare molto in fretta cio' che la sua stessa storia gli insegna. Oggi come oggi, abituati (od ipnotizzati dai media) ad una crescita economica costante ci sembra assurdo che possano esserci momenti di crisi non soltanto di tipo economico ma soprattutto sociale e politico nel senso piu' ampio del termine.
Invece siamo in vero e proprio "periodo di emergenza" segnalato proprio da quei fattori che volevo mettere in luce estrapolando i passi che potete leggere piu' sopra (prima delle te di adonai).

Le crisi non sono mai "soltanto" economiche ed anzi sono direttamente legate allo sviluppo sociale di un paese. In Italia da questo punto di vista ssiamo in una sorta di "grande depressione" non trovi skin?
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 15:47:11
vabbè, allora metto la faccina della de filippi

mah, i casi alla fine nn sono così distanti, a parte il contesto ke in questo caso è locale. Anche la GD fu provocata dalla saturazione della rivoluzione precedente, quella dei motori a combustione interna. Se la tecnologia nn avanza, nn si cresce, è talmente elementare che sembra che certa classe dirigente sia uscita direttamente dagli anni 30 Figurati, ci preoccupiamo solo di difendere la produzione di televisori a tubo catodico
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 15:47:43

gli Usa(che sono sempre avanti a noi, nel bene e nel male


e questa dove l'ho sentita?
Anima stavolta sono quasi, ho detto quasi, d'accordo con Adonai. Francamente non vedo alcun punto in comune in quella che skin chiama la più grande crisi del sistema capitalistico e l'attuale situazione, dove non vedo assolutamente crisi, se non in Italia, dovuta essenzialmente a decenni di riforme mancate
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 15:54:30



dovuta essenzialmente a decenni di riforme mancate



tanto x completare il discorso
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 15:55:28
ciao compa'!
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 15:59:11
Tuttobene, mi sto preoccupando seriamente della tua salute mentale.
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 16:00:02
vorrai dire della NOSTRA salute mentale
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 16:13:53
dean la crisi c'e' ANCHE in Francia (dove hanno il problema della de-localizzazione delle imprese), la Germania ne sta' uscendo a costo di riforme dello stato sociale impopolari ed in generale un po' in tutta europa (non nei paesi dell'est invece che beneficiano degli investimenti dellle grandi imprese industriali e dei piani di de-regulation ed adattamento all'economia di mercato post-comunista appunto.
Tuttavia la crisi c'e' ed e' evidente. Gli unici paesi che "tirano" al di la' della Cina (la cui crescita oserei dire che sia fisiologica dato la base di partenza che avevano negli anni 70 e le potenzialita' che hanno come mercato!) sono Gli states (grazie alla tecnologia come dice skin, e l'Inghilterra soprattutto nel settore finanziario (londra e' il principale mercato dopo new york) ed in quello dei servizi. In Italia la situazione e' piu' seria perche' abbiamo una classe dirigente (soprattutto in particolare attualmente al governo ma anche a sx in quanto a rozzezza e immobilismo non si scherza!).
Da noi e' peggio perche' abbiamo un governo che tira letteralmente a campare settimanalmente prendendo per culo gli italiani fessi come adonai () ed un opposizione ingessata tra vecchie nostalgie ideologiche e poco spirito "riformatore". le condizioni iodeali perche' si sviluppi un nuovo populismo (berlusconi docet) tendente pericolosamente all'isolazionismo (vedi referendum europei) ed all'autoconservazione del potere (anticamera della dittatura).
Il popolo lavoratore e non (soprattutto quest'ultimo) ne fa' ovviamente le spese (letteralmente).

Io non sono d'accordo con questa costituzione di stampo liberale e TROPPPO sbilanciata a favore dei potentati economici, ma il nostro futuro e' COMUNQUE nell'europa. Non nell'europa della moneta unica e basta, ma in un europa forte che sappia difendere la sua moneta con istituzioni moderne funzionali e non impacciate da vincoli e burocrazie.
Un Europa in cui al primo posto ci siano i cittadini e la voglia di formare uno stato, non tante realta' locali che come schegge impazzite vagano nel mare magnum dell'economia mondiale.
Il successo degli States lo sai quel'e'? pur essendo orgogliosi di appartenere al texas, alla california o all'Ohio (e ti assicuro che LO SONO!) essi sono (e si vogliono sentire) COMUNQUE "A STELLE E STRISCE".
Da noi c'e' chi ancora crede alle favolette nazional-populiste
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 16:22:51
Cmq ho dribblato l'ultima domanda di animamundi

Quote:
Le crisi non sono mai "soltanto" economiche ed anzi sono direttamente legate allo sviluppo sociale di un paese. In Italia da questo punto di vista ssiamo in una sorta di "grande depressione" non trovi skin?


Bè, lo sviluppo sociale è l'asse portante, altrimenti l'Unione Sovietica, che investiva quanto gli USA, nn sarebbe crollata su se stessa.
In Italia il discorso è diverso. Come ha detto Dean i governi, nn soltanto gli imprenditori, sono stati poco lungimiranti, forse perchè puntavano troppo alla stabilità.
Ad esempio l'impresa familiare italiana, che nn ha certo le dimensioni adatte x favorire lo sviluppo, a partire dagli anni 70 era il focus economico di ogni concezione politica: dei democristiani, che la vedevano come incubatrice dei valori sani della tradizione e della famiglia; dei marxisti, che la consideravano 1 alleato naturale contro il capitalismo.
In questo modo le imprese familiari grandi e piccole hanno goduto di ogni privilegio x decenni, ma chiaramente questo andazzo nn poteva continuare a lungo, prima o poi avrebbero fatto i conti con il mercato.

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Editato da Skin il 02/06/2005 alle 16:24:55
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 16:29:47
per l'appunto.

tuttavia la crisi attuale secondo me e' direttamente legata alla mancanza di soluzioni ed ipotesi di uscita. Un governo che non governa, le istituzioni che entrano in conflitto tra loro (vedi Consob e Banca d'Italia dal punto di vista economico, potere politico e magistratura dall'altro), i cittadini che, vedendo che non hanno uno stato "serio" dietro le spalle se ne infischiano e fanno il cazza del comodo loro (tanto il crimine paga in questo paese, ancora vedi Berlusconi & soci)...ecco come stiamo messi!
E poi c'e' chi si lamenta perche' gli juventini hanno festeggiato la sconfitta del Milan (e qua' ti devo tirare un po' le orecchie skin !)...
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 16:51:32
Cmq ne ho già parlato a lungo nel tuo post precedente. Il sistema finanziario lasciamolo stare, il nostro è a dir poco pietoso, visto che nn si capisce nemmeno se le banche siano pubbliche o private e a cosa servono i piccoli investitori, se nn a favorire il potere dei pochi dinosauri rimasti nell'industria italiana.

Una piccola curiosità. Si parla sempre della Cina ma mai dell'India, dove gli investimenti sono rivolti soprattutto alle tecnologie dell'informazione e allo sviluppo delle risorse umane(praticamente stanno già avanti a noi ), senza contare che gode anch'essa di grandi potenzialità come mercato
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 16:56:17
Che mi frega di Milan e Juve, a me interessa festeggià la coppa italia
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 16:56:34
in effetti l'india e' il vero GIGANTE dormiente. Considera che a livello di personale spaccano davvero il c..o! Sono incredibilmente devoti al lavoro ed intelligentissimi. Eccezionali per le imprese (nella mia, francese, ce ne sono gia' moltissimi e tutti mi dicono che stanno lavorando per tornare in patria! immaginati quando anche da loro (dopo che si sara' esaurita/saturata l'infatuazione per la Cina) scoppiera' il vero boom economico! Cina adesso, India diciamo tra una quindicina d'anni e Brasile in america latina...questo sara' il loro secolo!
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 17:02:56

me interessa festeggià la coppa italia



tipico atteggiamento italiano: invece di mirare in ALTO si festeggia la conquista della coppa del nonno!
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 17:21:32
si parte sempre dal basso x arrivare in alto

tò, beccati st'articolo


Cina e India regneranno sull'IT
Articolo originale: http://www.businessonline.it/4/E-business/459/Cina_e_India_regneranno_sull_IT.html ( Vedi )

Autore: PuntoInformatico
Pubblicato il 11/04/2005

La leadership passi ai due grandi paesi asiatici: lo chiede il premier cinese in visita nella Silicon Valley indiana. Ipotizzato un mercato unico India-Cina. Non c'è motivo - dice Wen - di aspettare l'America

Negli ultimi tempi l'Occidente osserva timoroso la rampante crescita delle grandi potenze asiatiche. Adesso la Cina prepara un ulteriore assalto alle economie di tutto il mondo, dopo il putiferio scatenato (sopratutto in Italia) con la fine delle quote tessili. Il prossimo obiettivo del Drago è raggiungere il vertice nella produzione mondiale ad alta tecnologia, grazie all'appoggio della vicina India.

Durante una visita diplomatica a Bangalore, il primo ministro cinese Wen Jiabao ha sottolineato l'importanza di una sinergia d'intenti e di investimenti, indispensabile per potenziare l'industria IT dei due grandi paesi. Le sue parole disegnano l'opportunità di un'inedita armonia produttiva e strategica tra Pechino e New Delhi, tutta tesa a strappare ai competitor occidentali la loro già traballante leadership.

La Cina, con oltre 40.000 aziende hardware (tutte concentrate nella parte sudorientale del paese), esporta circa il 66% del totale dei pezzi prodotti: un giro d'affari pari a 250 miliardi di Yuan, circa 23 miliardi di euro. L'India registra ottimi tassi di crescita nel settore del software, con un incremento annuo del 35% ed esportazioni pari a quasi 14 miliardi di euro. Attualmente, la Cina investe circa l'1,1% del PIL nelle nuove tecnologie, mentre l'India si stabilizza attorno allo 0,7% - in rapida crescita rispetto agli anni precedenti.

Le cifre parlano chiaro: ci sono tutti i numeri per fare paura all'Occidente.

Nel frattempo il premier cinese presagisce l'abbattimento delle frontiere commerciali tra India e Cina, fissato indicativamente per il 2010: "La cooperazione equivale a due pagode di un tempio". Nel caso dei paesi asiatici, "una è l'hardware mentre l'altra è il software".

Secondo Peng Baoquan, dell'Associazione nazionale cinese dei produttori di hardware, "la
vera forza della Cina è proprio nei costi bassi della produzione di componenti elettronici". Quando il Drago farà coppia con la Tigre, cosa accadrà per il mercato internazionale?

"Se i nostri paesi uniscono le forze", aggiunge Jiabao, "potremmo tracciare e percorrere insieme una nuova rotta per l'industria high-tech. Sarà così il secolo asiatico dell'IT". La proposta è stata immediatamente accolta dal ministro degli esteri indiano Natwar Singh. Sono stati ratificati anche alcuni trattati di collaborazione nel settore della ricerca aerospaziale e delle nuovi fonti d'energia.

Rimane tuttavia l'interrogativo dei diritti dei lavoratori: la maggioranza dei programmatori indiani sogna di trasferirsi all'estero, mentre gli operai delle catene di montaggio cinesi sono sottopagati, nonché costretti in condizioni produttive disumane. La leadership dei due paesi quanto a lungo potrà evitare di fare i conti con queste realtà?

Messaggio del 02-06-2005 alle ore 17:31:06
per l'appunto...
ecco perche' il nostro futuro E' CON UN EUROPA FORTE POLITICAMENTE E MILITARMENTE. No tutti a scodinzolare come bravi cagnolini dietro al buon cow boy yankee...
Ma qui stiamo parlando di visioni per il futuro, di lungimiranza e fiuto "politico", stiamo prlando di progetti di AMPIO respiro e a LUNGA gittata...
tutta roba che ai nostri governanti MANCA PENOSAMENTE E CLAMOROSAMENTE!
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 17:44:50
Ciccise, dovevo staccare e mò ho visto sto post...

Anche il richiamo di Ciampi ultimamente alla nostra classe politica in toto a fare qualcosa invece di tirare a campare fino alle prossime elezioni dimostra quanto stiamo gravi.
Sul discorso economico mi sto facendo una cultura (giocoforza) e comincio a capire il perché di tante cose. Ovvio che poi va tutto a pupazze...
Manca appunto una visione a lunga scadenza, anche un pivello sa che le strategie di investimento vanno ammortate in qualche anno per avere qualche riscontro a lungo termine. Peccato che il lungo termine che i nostri politici (tutti) vedono sia solo il 2006!
Messaggio del 02-06-2005 alle ore 20:22:51
Anima il vero problema di quel regolamento di condominio chiamato pomposamente Costituzione europea è che non è affatto liberale e in quanto tale consegna l'europa in mano ai potentati economi/burocratico/finanziario, che mi fa pensare più ai Combinat Sovietici rivisti e corretti che al siste ma americano, che tu certamente conosci più di me
Messaggio del 09-06-2005 alle ore 01:17:48
costituzione europea

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