Cultura & Attualità
dissidente, sei matto!
Messaggio del 01-06-2006 alle ore 08:04:39
Un imprenditore rinchiuso in un ospedale psichiatrico per motivi
politici lancia una campagna contro quest abusi
Russia, il nemico in manicomio
come i dissidenti ai tempi dell'Urss
dal nostro inviato PIETRO DEL RE
"AFFETTO da una grave forma di schizofrenia": lo scorso autunno, con questo pretesto fu impedito all'imprenditore Albert Imendayev di candidarsi alle regionali di Cheboksary, capoluogo della Chuvashia, piccola repubblica sul Volga. L'uomo fu prelevato da tre poliziotti e rinchiuso in un ospedale psichiatrico. "Quando venni rilasciato, nove giorni dopo, le liste erano già chiuse", ricorda Imendayev, che da allora ha lanciato una campagna per denunciare l'attualità di una pratica tanto in voga durante l'era sovietica.
Un pesante retaggio del Kbg, di cui la Russia non riesce a disfarsi. Ma se una volta venivano internati i dissidenti politici, oggi nei manicomi finiscono soprattutto personaggi "scomodi": ex mogli di oligarchi che dopo il divorzio si fanno troppo petulanti, piccoli industriali che intentano cause a industriali più potenti di loro, rivali politici che, come Imendayev, ambiscono ad occupare la poltrona di un amministratore locale senza scrupoli.
Verso la fine degli anni Settanta, si contavano in Urss un centinaio di ospedali psichiatrici per quei dissidenti che un medico compiacente aveva riconosciuto psikhiceski bolnoye, malati di mente. Ma non erano abbastanza, secondo gli ombrosi burocrati del Cremlino, che pianificarono di costruirne altri cinquanta. Lo storico Alexander Podrabinek, autore del saggio "La medicina punitiva", spiega così i motivi di quella pratica: "Coloro che resistevano al regime andavano nascosti sia all'opinione pubblica internazionale, sia in patria per non fare emuli. Ma processarli tutti sarebbe stato troppo costoso, e fucilarli troppo scandaloso. Non restava che il manicomio".
Ieri, il quotidiano in lingua inglese The Moscow Times ha ripreso un lungo articolo pubblicato qualche giorno fa dal Los Angeles Times in cui si racconta come la psichiatria repressiva non sia del tutto scomparsa nella Russia di Putin. Anzi, le leggi che furono adottate dopo la fine della dittatura per garantire i diritti di chi veniva ingiustamente recluso in un asilo psichiatrico vengono oggi ridiscusse, se non abrogate. Il Parlamento russo dovrebbe approvare un decreto che consentirà ai medici di rinchiudere una persona in manicomio senza l'approvazione di un magistrato, e che impedirà che questa venga visitata da medici che non lavorino per il governo. Come accadeva, appunto, nella Russia sovietica.
Dice Yury Savenko, presidente di un'associazione di psichiatri che lottano per riformare il sistema manicomiale del paese: "Qualche anno fa, quando questa pratica è riapparsa, stentavano a crederlo. Oggi è sotto gli occhi di tutti e sempre più frequente". Così frequente che vi ricorre anche chi deve prendersi una vendetta, chi non vuole pagare un creditore o chi è accusato di non aver svolto un lavoro richiesto. E accaduto a San Pietroburgo dove Ivan Ivannikov, professore all'Università di Economia e commercio, si è ritrovato in manicomio per aver denunciato il ricco proprietario di un'impresa edile che ritardava a consegnarli l'appartamento restaurato. Sotto lauto compenso, uno psichiatra ha firmato l'ordine di reclusione del docente, perché "ossessionato e violento", senza neanche averlo visitato. Ivannikov è stato rilasciato dopo due mesi.
Altrettanto eloquente è la storia di Natalya Kuznetsova, che perse il suo impiego alla Corte dei conti di Mosca dopo aver scoperto l'illecita scomparsa di 140 milioni di dollari dal budget federale. La Kuznetsova si rivolse allora a un tribunale chiedendo un risarcimento per danni. Pochi giorni dopo, uno psicologo dello Stato la giudicò "mentalmente disabile". "Appena fui licenziata, il mio capo mi disse che avrebbe chiesto a un amico medico di farmi internare. Oggi sono le persone più corrotte che usano la psichiatria per distruggere gli onesti".
Molti degli ospedali psichiatrici in cui tra il 1960 e il 1980 furono internate migliaia di dissidenti sono ancora in funzione. Dice ancora lo storico Podrabinek: "Il famigerato Istituto di psichiatria forense Serbsky di Mosca ha soltanto cambiato nome. E vero: i medici che vi lavoravano espressero il loro rammarico per quei "rari casi" in cui furono "commessi degli errori". Ma per il resto, dai tempi dell'Unione sovietica non è cambiato granché".
(1 giugno 2006)
Un imprenditore rinchiuso in un ospedale psichiatrico per motivi
politici lancia una campagna contro quest abusi
Russia, il nemico in manicomio
come i dissidenti ai tempi dell'Urss
dal nostro inviato PIETRO DEL RE
"AFFETTO da una grave forma di schizofrenia": lo scorso autunno, con questo pretesto fu impedito all'imprenditore Albert Imendayev di candidarsi alle regionali di Cheboksary, capoluogo della Chuvashia, piccola repubblica sul Volga. L'uomo fu prelevato da tre poliziotti e rinchiuso in un ospedale psichiatrico. "Quando venni rilasciato, nove giorni dopo, le liste erano già chiuse", ricorda Imendayev, che da allora ha lanciato una campagna per denunciare l'attualità di una pratica tanto in voga durante l'era sovietica.
Un pesante retaggio del Kbg, di cui la Russia non riesce a disfarsi. Ma se una volta venivano internati i dissidenti politici, oggi nei manicomi finiscono soprattutto personaggi "scomodi": ex mogli di oligarchi che dopo il divorzio si fanno troppo petulanti, piccoli industriali che intentano cause a industriali più potenti di loro, rivali politici che, come Imendayev, ambiscono ad occupare la poltrona di un amministratore locale senza scrupoli.
Verso la fine degli anni Settanta, si contavano in Urss un centinaio di ospedali psichiatrici per quei dissidenti che un medico compiacente aveva riconosciuto psikhiceski bolnoye, malati di mente. Ma non erano abbastanza, secondo gli ombrosi burocrati del Cremlino, che pianificarono di costruirne altri cinquanta. Lo storico Alexander Podrabinek, autore del saggio "La medicina punitiva", spiega così i motivi di quella pratica: "Coloro che resistevano al regime andavano nascosti sia all'opinione pubblica internazionale, sia in patria per non fare emuli. Ma processarli tutti sarebbe stato troppo costoso, e fucilarli troppo scandaloso. Non restava che il manicomio".
Ieri, il quotidiano in lingua inglese The Moscow Times ha ripreso un lungo articolo pubblicato qualche giorno fa dal Los Angeles Times in cui si racconta come la psichiatria repressiva non sia del tutto scomparsa nella Russia di Putin. Anzi, le leggi che furono adottate dopo la fine della dittatura per garantire i diritti di chi veniva ingiustamente recluso in un asilo psichiatrico vengono oggi ridiscusse, se non abrogate. Il Parlamento russo dovrebbe approvare un decreto che consentirà ai medici di rinchiudere una persona in manicomio senza l'approvazione di un magistrato, e che impedirà che questa venga visitata da medici che non lavorino per il governo. Come accadeva, appunto, nella Russia sovietica.
Dice Yury Savenko, presidente di un'associazione di psichiatri che lottano per riformare il sistema manicomiale del paese: "Qualche anno fa, quando questa pratica è riapparsa, stentavano a crederlo. Oggi è sotto gli occhi di tutti e sempre più frequente". Così frequente che vi ricorre anche chi deve prendersi una vendetta, chi non vuole pagare un creditore o chi è accusato di non aver svolto un lavoro richiesto. E accaduto a San Pietroburgo dove Ivan Ivannikov, professore all'Università di Economia e commercio, si è ritrovato in manicomio per aver denunciato il ricco proprietario di un'impresa edile che ritardava a consegnarli l'appartamento restaurato. Sotto lauto compenso, uno psichiatra ha firmato l'ordine di reclusione del docente, perché "ossessionato e violento", senza neanche averlo visitato. Ivannikov è stato rilasciato dopo due mesi.
Altrettanto eloquente è la storia di Natalya Kuznetsova, che perse il suo impiego alla Corte dei conti di Mosca dopo aver scoperto l'illecita scomparsa di 140 milioni di dollari dal budget federale. La Kuznetsova si rivolse allora a un tribunale chiedendo un risarcimento per danni. Pochi giorni dopo, uno psicologo dello Stato la giudicò "mentalmente disabile". "Appena fui licenziata, il mio capo mi disse che avrebbe chiesto a un amico medico di farmi internare. Oggi sono le persone più corrotte che usano la psichiatria per distruggere gli onesti".
Molti degli ospedali psichiatrici in cui tra il 1960 e il 1980 furono internate migliaia di dissidenti sono ancora in funzione. Dice ancora lo storico Podrabinek: "Il famigerato Istituto di psichiatria forense Serbsky di Mosca ha soltanto cambiato nome. E vero: i medici che vi lavoravano espressero il loro rammarico per quei "rari casi" in cui furono "commessi degli errori". Ma per il resto, dai tempi dell'Unione sovietica non è cambiato granché".
(1 giugno 2006)
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