Cultura & Attualità
Dal campo di concentramento di Gaza
Messaggio del 24-01-2008 alle ore 23:25:46
A parlare è Maxwell Gaylard, Coordinatore umanitario dell’Onu nei territori palestinesi.
A TRE GIORNI DALLA " GIORNATA DELLA MEMORIA"

Partiamo da una considerazione generale. Come si potrebbe sintetizzare la condizione dei palestinesi oggi?
«Tutti gli indicatori rimarcano chiaramente che i palestinesi attraversano una crisi generalizzata di povertà in aumento, un aumento della disoccupazione, un peggioramento delle condizioni di vita e degli attentati in grande scala contro la dignità dei palestinesi».
Lei parla di una crisi generalizzata di povertà. Può darci in merito qualche dato?
«Il 57% delle famiglie palestinesi vivono nella povertà (il 49% in Cisgiordania, il 79% a Gaza), mentre il tasso di disoccupazione complessivo nel 2007 ha raggiunto il 32,3%. A ciò si aggiunga, e qui entriamo nel vivo di una grave emergenza umanitaria, il 34% dei palestinesi soffre problemi di insicurezza alimentare, l’acqua disponibile pro-capite è scesa a 75 litri nella Striscia e a 80,5 in Cisgiordania. Sono solo alcuni indicatori che danno però sufficientemente conto di un peggioramento sostanziale della situazione».
Quanto pesano sulla determinazione di questa situazione, le limitazioni di movimento, per persone e merci, imposte da Israele nei Territori?
«L’incidenza è indubbiamente fortissima. Le restrizioni sul movimento della popolazione e dei beni stanno distruggendo l’economia palestinese con gravi conseguenze sulla qualità della vita nei Territori occupati. Questo "regime" di chiusura nel quale sono costretti a vivere i palestinesi, comporta il controllo e la restrizione degli accessi ai posti di lavoro, ai servizi sanitari, alle scuole, impedendo anche una normale attività economica: queste restrizioni di movimento sono la principale causa del deterioramento della situazione umanitaria».
Questo assedio rischia di minare alle fondamenta la società palestinese?
«Purtroppo è così. Il severo regime di chiusura influenza negativamente non soltanto la condizione economiche delle famiglie ma erode la stessa autostima della popolazione. E questo "furto" di dignità non aiuta certamente lo sviluppo di un processo di pace».
Quando si parla di restrizioni di movimento, il pensiero va ai check-point in Cisgiordania. il premier israeliano Ehud Olmert aveva promesso al presidente palestinese Abu Mazen, una loro riduzione. In realtà…
«In realtà la situazione non solo non è migliorata ma è addirittura peggiorata. Le barriere realizzate da Israele all’interno della Cisgiordania sono infatti aumentate da 528 a 563, moltiplicando le enclave palestinesi isolate l’una dall’altra. La realtà, purtroppo, è questa. E questa realtà dice che i palestinesi sono vittime di una negazione di diritti umani, economici, politici e sociali».
Mentre stiamo parlando, centinaia di migliaia di palestinesi si sono riversati, attraverso il valico di Rafah, in Egitto.
«Questa fuga disperata dà conto di una situazione davvero esplosiva. Dalle notizie che ci giungono, tra quelle migliaia di persone che cercano rifugio in Egitto vi sono moltissime donne e bambini: sono i più deboli a pagare il prezzo più alto della morsa che attanaglia Gaza. La comunità internazionale non può chiudere gli occhi di fronte a questa tragedia. Farlo, sarebbe un atto d’irresponsabilità immorale».
A parlare è Maxwell Gaylard, Coordinatore umanitario dell’Onu nei territori palestinesi.
A TRE GIORNI DALLA " GIORNATA DELLA MEMORIA"


Partiamo da una considerazione generale. Come si potrebbe sintetizzare la condizione dei palestinesi oggi?
«Tutti gli indicatori rimarcano chiaramente che i palestinesi attraversano una crisi generalizzata di povertà in aumento, un aumento della disoccupazione, un peggioramento delle condizioni di vita e degli attentati in grande scala contro la dignità dei palestinesi».
Lei parla di una crisi generalizzata di povertà. Può darci in merito qualche dato?
«Il 57% delle famiglie palestinesi vivono nella povertà (il 49% in Cisgiordania, il 79% a Gaza), mentre il tasso di disoccupazione complessivo nel 2007 ha raggiunto il 32,3%. A ciò si aggiunga, e qui entriamo nel vivo di una grave emergenza umanitaria, il 34% dei palestinesi soffre problemi di insicurezza alimentare, l’acqua disponibile pro-capite è scesa a 75 litri nella Striscia e a 80,5 in Cisgiordania. Sono solo alcuni indicatori che danno però sufficientemente conto di un peggioramento sostanziale della situazione».
Quanto pesano sulla determinazione di questa situazione, le limitazioni di movimento, per persone e merci, imposte da Israele nei Territori?
«L’incidenza è indubbiamente fortissima. Le restrizioni sul movimento della popolazione e dei beni stanno distruggendo l’economia palestinese con gravi conseguenze sulla qualità della vita nei Territori occupati. Questo "regime" di chiusura nel quale sono costretti a vivere i palestinesi, comporta il controllo e la restrizione degli accessi ai posti di lavoro, ai servizi sanitari, alle scuole, impedendo anche una normale attività economica: queste restrizioni di movimento sono la principale causa del deterioramento della situazione umanitaria».
Questo assedio rischia di minare alle fondamenta la società palestinese?
«Purtroppo è così. Il severo regime di chiusura influenza negativamente non soltanto la condizione economiche delle famiglie ma erode la stessa autostima della popolazione. E questo "furto" di dignità non aiuta certamente lo sviluppo di un processo di pace».
Quando si parla di restrizioni di movimento, il pensiero va ai check-point in Cisgiordania. il premier israeliano Ehud Olmert aveva promesso al presidente palestinese Abu Mazen, una loro riduzione. In realtà…
«In realtà la situazione non solo non è migliorata ma è addirittura peggiorata. Le barriere realizzate da Israele all’interno della Cisgiordania sono infatti aumentate da 528 a 563, moltiplicando le enclave palestinesi isolate l’una dall’altra. La realtà, purtroppo, è questa. E questa realtà dice che i palestinesi sono vittime di una negazione di diritti umani, economici, politici e sociali».
Mentre stiamo parlando, centinaia di migliaia di palestinesi si sono riversati, attraverso il valico di Rafah, in Egitto.
«Questa fuga disperata dà conto di una situazione davvero esplosiva. Dalle notizie che ci giungono, tra quelle migliaia di persone che cercano rifugio in Egitto vi sono moltissime donne e bambini: sono i più deboli a pagare il prezzo più alto della morsa che attanaglia Gaza. La comunità internazionale non può chiudere gli occhi di fronte a questa tragedia. Farlo, sarebbe un atto d’irresponsabilità immorale».
Messaggio del 24-01-2008 alle ore 23:26:35
Se uno si chiude dentro una torre e comincia a sparare sui passanti, non diciamo che sta in un campo di concentramento.
Se uno si chiude dentro una torre e comincia a sparare sui passanti, non diciamo che sta in un campo di concentramento.
Messaggio del 24-01-2008 alle ore 23:26:48


Messaggio del 24-01-2008 alle ore 23:41:44
Spessissimo la chirurgia deve essere eseguita su entrambi gli occhi, anche quando lo strabismo sembra a carico di uno solo.
Spessissimo la chirurgia deve essere eseguita su entrambi gli occhi, anche quando lo strabismo sembra a carico di uno solo.
Messaggio del 24-01-2008 alle ore 23:42:19
Allora fa' presto
Allora fa' presto
Messaggio del 24-01-2008 alle ore 23:49:01
Tuo è lo strabismo ed è notorio

Tuo è lo strabismo ed è notorio

Messaggio del 24-01-2008 alle ore 23:51:08
mi Strabo cognomen est
mi Strabo cognomen est
Messaggio del 24-01-2008 alle ore 23:53:31
Non rompere il cazzo, shâkhabh
Non rompere il cazzo, shâkhabh
Messaggio del 24-01-2008 alle ore 23:56:32
sirt qaudiq
sirt qaudiq
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