Cultura & Attualità

Curdi 30 anni dopo
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 12:21:33
In Iraq, a partire dal 1973-74, oltre 500.000 Curdi sono stati deportati in campi di concentramento nelle aree desertiche dell’Iraq meridionale, o concentrati in villaggi fortificati, controllati dall’esercito iracheno. La pulizia etnica perseguita dal regime di Saddam Hussein nei confronti dei Curdi, con esecuzioni sommarie, deportazioni forzate, fosse comuni, assunse nel 1987 carattere di ufficialità con l’operazione “Anfal”, termine che nel Corano significa “bottino”, “preda di guerra”: “ti interrogheranno riguardo al bottino, rispondi loro il bottino appartiene a Dio e all’apostolo...” (Corano, Sura VIII). Il saccheggio e lo sterminio sistematico del popolo curdo veniva così legittimato dal governo di Saddam come guerra agli infedeli, prede di una guerra santa. Nel corso di quelle operazioni oltre 5000 villaggi curdi sono stati rasi al suolo. Scompaiono almeno 250 mila persone, per lo più bambini sequestrati a scuola e abitanti dei villaggi.
Negli anni settanta ed Ottanta l'Occidente vendeva mine ed armi chimiche a Saddam Hussein, per poi dichiarare ufficialmente l’etnocidio dei Curdi un affare di politica interna irachena, dove non sarebbe stato corretto intervenire...

L’operazione più devastante, compiuta nel marzo del 1988, non rientrava ufficialmente nella campagna “Anfal”; era infatti un’operazione militare della guerra Iraq-Iran, ed aveva come obiettivo una città di 45 mila abitanti, Halabja, situata al confine con l’ Iran in territorio curdo-iracheno.
La mattina del 16 marzo 1988 gli aerei iracheni colpirono a più riprese la cittadina con un cocktail micidiale di armi chimiche - napalm e fosforo bianco - mai prima d’allora impiegate contro civili.
Si stima che un numero di persone compreso tra 5000 e 7000 morì all’istante.

Migliaia di sopravvissuti fuggirono tra le montagne alla volta dell’Iran. Gli iracheni continuarono ad usare armi chimiche contro i Curdi il 26 e 27 agosto dello stesso anno, per colpire la gente che fuggiva: almeno 70 mila Curdi avevano raggiunto i territori turchi per sottrarsi al crudele inseguimento delle truppe irachene. I primi Curdi che sperimentarono i bombardamenti al napalm furono i bambini della scuola elementare di Qaladije un villaggio a nord di Sulaimaniyah, nell'aprile del 1974.

Da allora nessuna équipe medica, irachena, europea o americana, nessuna agenzia internazionale, ha valutato gli effetti a breve termine o le conseguenze a lungo termine che hanno avuto i bombardamenti chimici. Gwynne Roberts, un regista inglese che documentò nel 1988 il massacro chimico è ritornato ad Halabja nel 1998 , a dieci anni dal bombardamento insieme ad una genetista inglese, Christine Gosden.

Christine Gosden
Docente di genetica medica all’Università di Liverpool.
International Herald Tribune del 12 Marzo 1998. Il presente articolo è stato adattato da un articolo più lungo pubblicato dal Washington Post. (Trad. Iole Pinto)
Il 16 Marzo del 1988, Halabja, una città curda del nord Iraq di 45.000 abitanti, fu sottoposta, nel corso di un’azione militare irachena, al più massiccio bombardamento con armi chimiche che sia mai stato usato nei confronti di civili.
Gli agenti chimici usati erano un “cocktail” di iprite (dannosa per la pelle, gli occhi e le membrane dell’apparato respiratorio) e di gas asfissianti nervini denominati “sarin”, “tabun” e “VX”. I veleni chimici impregnarono la pelle e gli abiti della gente, ne attaccarono le vie respiratorie e gli occhi, e contaminarono acqua e cibo. Molte persone caddero uccise all’istante, lì dove si trovavano in quel momento, prime vittime dell’attacco. Si stima che morirono così circa 5000 persone. Alcuni vennero trasportati immediatamente negli Stati Uniti, in Europa o in Iran per essere curati. La maggior parte fece presto poi ritorno ad Halabja.
Da allora nessuna équipe medica, irachena, europea o americana, nessuna agenzia internazionale, ha valutato gli effetti a breve termine o le conseguenze a lungo termine che hanno avuto i bombardamenti chimici. Gwynne Roberts, un regista, girò nel 1988 un film sull’attacco chimico che fu premiato. Il film si intitolava “Venti di Morte” (“The Winds of Death”). Vidi questo film, che mi colpì profondamente.
Gwynne è ritornato ad Halabja lo scorso anno, ed è rimasto impressionato dalla quantità di sopravvissuti che, già a prima vista, apparivano in pessime condizioni di salute. Non riusciva a capire come mai nessuno avesse mai cercato di verificare cosa stesse accadendo a quelle persone. Mi ha convinto che avrei dovuto fare qualcosa. Perché mai una donna, docente di genetica, ha voluto intraprendere un viaggio come questo? Sono andata per imparare ed aiutare.
Era la prima volta che una terribile mistura di armi chimiche veniva impiegata contro una così vasta popolazione civile. Volevo vedere la natura e l’ entità dei problemi che aveva la gente, ed ero sconcertata che in dieci anni dall’attacco nessuno, incluse le principali organizzazioni umanitarie, avessero visitato Halabja per determinare esattamente gli effetti che avevano avuto quei bombardamenti.
Ero preoccupata di possibili effetti, quali malformazioni congenite, sterilità e cancri, indotti non solo in donne e bambini, ma nell’intera popolazione. Temevo anche che potessero esservi altri effetti gravi a lungo termine, come cecità e danni neurologici, per i quali non esiste nessuna terapia conosciuta. Quello che ho trovato è stato di gran lunga peggiore di quanto avessi mai potuto immaginare. Le sostanze chimiche avevano seriamente danneggiato il sistema nervoso e respiratorio e gli occhi della gente. Molti erano diventati ciechi. Frequenti le malattie della pelle, con gravi piaghe che spesso degenerano in cancri della pelle.
Lavorando insieme ai medici del posto, ho confrontato l’incidenza di sterilità, malformazioni congenite e cancri (includendo cancri alla pelle, al cranio, collo, sistema respiratorio, tratto gastrointestinale, seno e tumori infantili) tra coloro che allora si trovavano ad Halabja con quella di una popolazione di una città situata nella stessa regione e non interessata dai bombardamenti chimici.
Ho trovato che la frequenza di queste patologie risultava ad Halabja tre o quattro volte maggiore, anche a distanza di dieci anni dall’attacco. Un numero sempre crescente di bambini muore ogni anno di leucemie e linfomi. I tumori tendono a manifestarsi ad Halabja in popolazioni molto più giovani che altrove, e molte persone hanno tumori aggressivi, per cui i tassi di mortalità sono molto alti. Nella regione non è disponibile né chemioterapia né radioterapia. Ho verificato anche che la chirurgia pediatrica è del tutto carente, e sarebbe fondamentale per poter intervenire sui principali difetti cardiaci congeniti, labbro leporino, gola lupina e sulle altre gravi malformazioni dei bambini. Questo significa che ad Halabja stanno morendo di malattie cardiache bambini che potrebbero essere operati e con buona probabilità sopravvivere se vivessero in Gran Bretagna o negli Stati Uniti. E’ stato per me molto penoso vedere volti di bei bambini sfigurati da labbra leporine o palato lupino, sapendo che esperti chirurghi in Europa e nel nord America correggono ogni giorno questi difetti.
Quasi in ogni strada, in ogni casa, in ogni reparto ospedaliero si assiste ogni giorno alla tragedia umana delle conseguenze neuropsichiatriche dei bombardamenti chimici. La gente piange ed ha gravi disturbi depressivi. Le tendenze suicide sono palesemente evidenti. Spesso i chirurghi si trovano a dover asportare proiettili dal corpo di persone che hanno tentato il suicidio.
Molti hanno danni neurologici o effetti neuromuscolari a lungo termine. Molte persone non possono permettersi nemmeno i più economici trattamenti terapeutici o farmaci, e perciò sono riluttanti a recarsi all’ospedale. Al momento ad Halabja non esistono terapie efficaci per nessuna di queste patologie, anche nel caso di trattamenti “salva-vita”.
Il fatto che si riscontrino gravi malformazioni congenite di origine genetica in bambini nati anni dopo l’attacco chimico indica che gli effetti di queste sostanze chimiche vengono trasmessi alle generazioni successive.
La presenza di alto tasso di aborti, di morti infantili e di sterilità significa che in questa comunità la vita non può più riprodursi. Gli abitanti speravano che dopo l’attacco avrebbero potuto ricostruire le famiglie e le comunità distrutte. L’impossibilità della ricostruzione ha portato la gente alla disperazione. Ne ha frantumato la vita e le speranze.
Un sopravvissuto racconta di essersi rifugiato in uno scantinato con circa un centinaio di altre persone, tutte morte durante i bombardamenti. I sopravvissuti non solo devono confrontarsi con il ricordo dei loro cari morti all’improvviso tra le loro braccia, ma devono anche sopportare malattie dolorose che colpiscono loro stessi, amici e parenti. Molti hanno più d’un problema grave, come malattie respiratorie, nervose, dermatologiche, degli occhi, tumori e figli disabili con malformazioni congenite, deficit mentali, paralisi cerebrale e sindrome di Down.
Dieci anni dopo l’attacco chimico, la gente sta soffrendo di molteplici effetti, tutti attribuibili a danni a lungo termine del DNA.
Il giorno prima del nostro arrivo era stato lanciato un appello radiofonico in cui si chiedeva alle persone con problemi di salute di recarsi in ospedale per una ricognizione. Il primo giorno si sono presentate 700 persone, di cui 495 avevano due o più gravi problemi di salute. Ci siamo imbattuti in casi estremamente tristi.
La popolazione di Halabja necessita di aiuti immediati. Sono necessari specialisti (come chirurghi pediatrici), apparecchiature e farmaci. Ancor più essenziale provvedere a bisogni primari, come riscaldamento, acqua pulita e sforzarsi di salvaguardare la popolazione da ulteriori attacchi futuri.
Dobbiamo renderci conto che le conoscenze mediche e scientifiche di cui disponiamo su quali siano i metodi più adeguati di trattamento delle vittime di un attacco chimico di tale portata sono davvero esigue. E’ necessario ascoltare, pensare e valutare con grande attenzione, poiché molte di queste persone sono state esposte a strane combinazioni di gas tossici. Molti presentano quadri clinici mai visti o documentati prima d’ora.
Di fatto non abbiamo alcuna conoscenza su come trattare i problemi derivanti da armi così devastanti, con conseguenze di tale atrocità mai riscontrate in passato.
Le immagini che girarono il mondo dopo l’attacco del 1988, diffuse dai giornali e dalle televisioni, erano raccapriccianti. Una foto riproduceva un padre che moriva stringendo a sé due gemelli neonati, nel tentativo di far loro da scudo con il corpo. Una statua che riproduce quell’immagine è all’ingresso di Halabja. Non è la tradizionale statua di un eroe che si erge fiero, scolpito in pietra o bronzo a rappresentare il successo ed il trionfo dell’uomo, ma è l’immagine di un uomo prostrato ed agonizzante, che muore nell’atto di proteggere i suoi bambini.
Un profondo brivido mi ha attraversato quando sono entrata nella città ed ho visto quella statua..E’ stato come una nube tossica psicologica che si è calata su di me, difficile da scacciare. Si è fatta più intensa quando ho incontrato la gente, ho ascoltato le loro storie ed ho visto l’entità degli effetti patologici a lungo termine.
Le immagini terribili della gente di Halabja e la loro situazione ritornano di notte nei miei incubi e riappaiono di giorno nei miei pensieri. Forse il persistere di questi vividi ricordi mi è di monito che ora l’impegno più importante deve essere quello di tentare di portare aiuto a questa gente, con tutte le nostre forze.
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 12:25:20
adonai adesso basta....
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 12:27:37
questo è un fatto di assoluta attualità! Gli Armeni sono morti 90 anni fa, da Auschwitz sono passati 60 anni, ma queste cose esistono ancora! Se le ricordino chi inneggia alla resistenza irachena!
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 12:31:28
..senti...lascia stare le provocazioni gratuite...vi prego
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 12:33:05
ff: anche questo andrebbe spostato,ma se non spostano l'altro,che schifo sta divendando il forum
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 12:33:39
Adonai torna in bibblioteca che è meglio
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 12:34:54
Invece di andare a vedere a fare il giro turistico ad Auschwitz a vedere le baracche vuote, xké non fate un bel viaggio avventuroso in Curdistan a vedere la gente che soffre...
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 12:36:11
Dean,cmq non sta dicendo mica cazzate Adonai
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 12:40:27
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 12:40:55
Adonai... invece, tu, che cavolo fai per evitare tutto questo? Ci sei stato in Curdistan? Perchè non ti arruoli con la crocerossa o qualsiasi altra associazione per i diritti umanitari e fai qualcosa di concreto per loro, invece di sparare solo sentenze e copiaincollare articoli su articoli?
Io non faccio alcunché, è vero ...ma manco parlo, però!
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 12:42:38
GIUSTO....HA RAGIONE ADONAI E SMETTETELA DI FARE I FALSI PERBENISTI E RICORDARE SOLO GLI EBREI PERCHE' E' DI MODA O PERCHE' SIETE DI SINISTRA E VOLETE SOLO STRUMENTALIZZARE........

CI SONO MILIONI DI MORTI OGGI IN TUTTE LE PARTI DEL MONDO, PER CUI E' GIUSTO RICORDARLI TUTTI
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 12:43:17
nessuno fa niente e tutti parlano, chi sono io per sottrarmi?
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 13:05:22
per dire la verità la sinistra attuale,con l'attuale stato di israele c'entra poco!
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 13:16:02
..finitela destroidi a fare polemica in qst giorno..siete patetici!

..risentiti perchè si dà risonanza ad una sciagura per il mondo intero senza differenze di bandiere..razza e partiti..ma voi la tolleranza nn l'imparate mai vero??

Messaggio del 27-01-2005 alle ore 14:39:41
adonai hai pienamente ragione......quanta ipocrosia c'e in giro..i curdi nn si ricordano xche nn ci sono occidentali che muoiono li.....e un po come lo tsunami....ipocriti!!!!!
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 14:48:01
invece di perdere tempo a trovare se cose....stattene in biblioteca a trovare qualcos'altro!!!!
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 14:59:40

adonai hai pienamente ragione......quanta ipocrosia c'e in giro..i curdi nn si ricordano xche nn ci sono occidentali che muoiono li.....e un po come lo tsunami....ipocriti!!!!!



il tuo discorso travis nn fa una piega,ma perchè propio oggi adonai si ricorda della tragedia del popolo turco???
frequenta il forum da diversi mesi,se la cosa gli sta veramente a cuore perchè si ricorda solo adesso???
seguendo anche gli altri post viene esplicito pensare che si ricordi di altre tragedie quasi per giustificare quella nazista a cui lui si sente(anche se lontanamente si badi bene)vicino ideologicamente.
se è cosi la cosa è patetica...altrimenti mi scuso già da adesso
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 15:09:34
morgan a lui da fastidio xche suo nonno ha subito una deportazione se nn sbaglio di altra bandiera...rossa...(mi sembra..nn vorrei dire una cazzata)quindi gli da fastidio sentire le persone...e questo e innegabile....che strumentalizzano questo giorno ...(mi riferisco ai sinistroidi)....mentre nn esistono giornate della memoria x le altre vergogne dell'umanita......
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 15:43:08
No Travis, mio nonno è stato deportato dai nazisti
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 15:47:03

E SMETTETELA DI FARE I FALSI PERBENISTI E RICORDARE SOLO GLI EBREI PERCHE' E' DI MODA O PERCHE' SIETE DI SINISTRA E VOLETE SOLO STRUMENTALIZZARE........





....la droga fa male vero?chi vuole strumentalizzare cosa?....ma vatti a fare un giro all'aria fresca che è meglio
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 16:57:04
adonai mi sono sbagliato con tuo zio che era istriano...cmq hai avuto un parente che e dovuto scappare dai comunisti .....
Messaggio del 27-01-2005 alle ore 17:36:02
non è politically correct
e quindi non se ne può parlare.

Messaggio del 28-01-2005 alle ore 14:12:46
adesso gli ebrei sono di sinistra? strano le manifestazioni di inaudita violenza che prendono a pretesto Israele non mi paiono proprio di destra
Messaggio del 28-01-2005 alle ore 14:25:33
Phar lap se c'è uno che fin'ora ha aperto post sui massacri dimenticati, dai montagnard al Darfur, quello sono io.
Ma la Shoah è un'altra cosa
Messaggio del 28-01-2005 alle ore 19:49:26
Esistono ancora i Montagnard?

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