Messaggio del 16-02-2007 alle ore 21:40:12
Stranamente il link, sul sito di Repubblica, è durato pochissimo.
Monsignor Plotti, presule di Pisa: "Nessuna
crociata, qui c'è già chi mette in discussione il Concordato"
"Ruini deve ascoltare i vescovi
non faccia da solo quella Nota"
di MARCO POLITI
ROMA - "Non servono crociate. E la Nota sulla famiglia penso sia giusto che la facciano tutti vescovi". Monsignor Alessandro Plotti, già vicepresidente della Cei, è appena reduce da un piccolo intervento agli occhi, ma ha lo sguardo molto lucido per quanto riguarda la situazione attuale che vede profilarsi uno scontro tra Chiesa e società. "Mi preoccupa molto il clima di scontro di questi giorni - dice l'arcivescovo di Pisa - è pericoloso. Sento malumore tra i vescovi per queste polemiche tra Stato e Chiesa. C'è chi parla di rimettere in discussione il Concordato, ma scherziamo!".
Monsignor Plotti, l'argomento del giorno è la Nota sui Dico, preannunciata dalla Cei. Si sono scatenati appelli e controappelli.
"Se è un tema davvero così importante, allora è giusto che sia redatta da tutti i vescovi. Mi auguro che non la faccia solo la presidenza Cei. Una Nota dell'episcopato - sottolineo una Nota pastorale - dev'essere discussa per prassi in assemblea, il testo va mandato a tutti, bisogna poter fare emendamenti".
Avrebbe tempi più lunghi.
"Certamente, ma ritengo sia opportuno per motivi di collegialità".
Non crede sarebbe giusto anche coinvolgere i credenti laici sulla riflessione in merito alla famiglia e alla convivenza?
"Ai nostri corsi prematrimoniali la metà dei giovani, che arriva, è già convivente e si vogliono sposare in chiesa. E' un costume invalso. Un malcostume possiamo dire. Ma i nostri ragazzi ritengono di essere tranquilli vivendo così. Non è facile smontare questa mentalità. Allora questa è materia per la Chiesa di un grande impegno educativo. Non si risolve con le crociate. C'è una secolarizzazione in atto, c'è anche molta ignoranza sulle questioni di fede. Ma proprio per questo la Chiesa deve impegnarsi nell'opera di evangelizzazione, far capire al popolo cristiano che non si muove "contro" qualcosa, ma perché tutti riflettano. Bisogna far capire che i temi della sessualità e della famiglia stanno a cuore alla Chiesa".
Lei vuol dire?
"Che il problema è pastorale più che politico. La Chiesa deve dire la sua parola, poi la politica fa le sue scelte".
Quindi che fare con i Dico?
"Ci troviamo appena di fronte ad uno schema. Con la Finanziaria, lo abbiamo visto, ci sono stati emendamenti su emendamenti e poi alla fine è uscito un testo diverso. Penso sia inutile stracciarsi le vesti prima del tempo".
Monsignore, ciò che ha suscitato interrogativi, preoccupazioni, polemiche è l'idea che si possa diffondere una Nota impegnativa per il voto dei parlamentari cattolici. Qual è la sua opinione?
"Io penso ad una Nota pastorale. E' chiaro che la Chiesa ha tutto il diritto di dire ai politici che è giusto ispirarsi al Vangelo. Nessuno può negare alla Chiesa il diritto di ribadire principi irrinunciabili. E poi i politici cristiani, secondo la loro coscienza cristiana, agiranno negoziando per quanto è possibile".
Il timore di molti esponenti cattolici è che si arrivi a indicazioni presentate come vincolanti.
"Non possiamo mica tornare indietro di sessant'anni. Il nostro compito di vescovi è pastorale ed è il compito proprio della Chiesa su cui nessuno può dire niente. Toccherà poi ai politici cattolici mediare, agire nell'ambito del gioco democratico, confrontarsi con le altre forze, con le altre idee presenti nella società. Non vorrei essere nei panni di Rosy Bindi. Perché il confronto è con una società pluralista. Non ci sono mica idee che si possono imporre".
Qual è lo scoglio maggiore per un vescovo in questa situazione?
"Il problema fondamentale è come educare la gente. Non basta richiamare i principi. Se no va a finire che noi predichiamo certe cose e poi si aprono i giornali e troviamo che le statistiche ci dicono che i cattolici questi principi non li seguono. E' successo ieri. Sondaggi alla mano, almeno per quello che leggo, i cattolici interrogati si dicono favorevoli alle coppie di fatto. E allora i principi rimangono lì, appesi per aria".
Cosa fare allora?
"Far capire ai cattolici che la fede non è un fatto vago, staccato dall'esistenza quotidiana. Far capire che la vita deve conformarsi al Vangelo. Ecco il problema primario per noi vescovi. Non mi piace questo clima di scontro. Qui vanno abbassati assolutamente i toni. Dobbiamo pure dialogare con quel mondo in cui vogliamo portare il Vangelo. Il mondo e la cultura odierna sono quello che sono. Bisogna evangelizzare e confrontarsi. Le crociate sono sempre state perdenti".
Messaggio del 16-02-2007 alle ore 22:36:24
Caro, sai perché l'avranno cancellato. Perché quello che ce l'ha messo, leggendolo, si sarà fatto chissà quali film. Ma poi, quando qualcun altro più furbo gli avrà dato un'occhiata, si sarà reso conto che era na cazzata.
Messaggio del 16-02-2007 alle ore 22:42:54
Mi stupisco perché anche tu sei abbastanza intelligente da capire cosa c'è scritto; e invece fai lo sciocchino metafisico, andando alla ricerca di non so cosa.
Alla luce di certi tuoi intendimenti, tuoi e di altri, non so quale compiacimento tu ci possa trovare in queste parole. Ma tu, offuscato dalla tua ingenua partigianeria, vedi chissà quali fratture.
Mi fa veramente specie, perché ti consideravo più scafato.
Messaggio del 17-02-2007 alle ore 10:13:50
E anche oggi c'è chi esprime una visione leggermente diversa..
L'arcivescovo di Milano pochi mesi fa scrisse: "molte persone, anche cristiane non scelgono il matrimonio". Toni lontani dallo stile aggressivo di Ruini "Vicini anche a chi convive" la terza via di Tettamanzi
Oggi la sua linea al Consiglio pastorale sulla famiglia
di MARCO POLITI
ROMA - Il cardinale Dionigi Tettamanzi sta cercando la sua via. Lontana dalla chiamata alle armi degli intransigenti ruiniani. Non piace all'arcivescovo di Milano lo stile aggressivo imboccato dal presidente della Cei e meno che mai l'idea di una forzatura nei confronti dei deputati cattolici. Milano, poi, ha sempre rappresentato - dai tempi del cardinale Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI - un centro di quel cattolicesimo democratico, che coniuga l'intensità della fede con il rispetto della laicità dello Stato. Più che ai Dico il porporato ritiene vada dedicata attenzione e cura alla situazione concreta di quanti, giovani e non giovani, hanno scelto la via della convivenza.
Un primo segnale concreto è costituito dall'impostazione molto misurata con cui si muovono la radio e i settimanali diocesani. Non ci sono parole d'ordine, non ci sono appelli alla mobilitazione o toni allarmisti. L'indicazione è di seguire con calma gli eventi e ascoltare ciò che dice la gente.
Per stamani Tettamanzi ha convocato il Consiglio pastorale, "parlamentino" che comprende una rappresentanza del clero e dei laici impegnati nella diocesi. All'ordine del giorno: "suggerimenti" al programma triennale dedicato proprio alla pastorale della famiglia. Si parlerà di tutto. Di crisi familiare, Dico, proposte di legge e situazioni concrete.
L'arcivescovo arriverà probabilmente con una sua traccia, ma i concetti basilari li ha già esposti pochi mesi fa in un suo testo. Si chiama "L'amore di Dio in mezzo a noi" e parla chiaro. "Un numero sempre crescente di persone, pur provenendo dalle comunità cristiane, non sceglie l'istituzione del matrimonio per vivere il proprio amore", è scritto. Per i motivi più diversi: paure, fallimenti, incertezza sul futuro. "Scelgono o il semplice matrimonio civile o la convivenza come espressione del loro amore". Che fare in questa situazione?
La diocesi di Milano ha stabilito un percorso: "Queste condizioni di vita - è detto nel documento - non possono lasciare indifferente e assente la comunità cristiana. Essa si sente obbligata ad interrogarsi su come essere più vicina a queste persone e a queste situazioni, sia nel loro sorgere come nel loro evolversi lungo gli anni". E' questa la linea Tettamanzi: essere vicini a chi vive nelle coppie di fatto e, secondo l'espressione dell'arcivescovo, "condividere con amore paziente e incoraggiante un cammino verso la verità dell'amore".
Per capire ancora meglio quali sono gli umori all'interno della diocesi ambrosiana - che per storia e posizione geografica vive in costante collegamento con l'Europa del Nord - non bisogna dimenticare che la maggior parte dei parroci sono stati formati dal lungo "regno" del cardinale Carlo Maria Martini, predecessore di Tettamanzi. Martini nel 2000 fece un discorso sulla crisi della famiglia che, come sottolineano parecchi esponenti della diocesi, "è attualissimo e valido anche per il futuro".
Diceva Martini che dinanzi alla corrosione dell'istituto familiare "è importante non lasciarsi dominare dal panico da accerchiamento e da recriminazioni senza frutto". Fra i partecipanti al Consiglio pastorale di questa mattina qualcuno è già andato a ripescare il discorso. D'altronde Martini non a caso rappresentò per oltre un decennio all'interno della Cei il contraltare della visione del cardinale Ruini.
Tra i brani sottolineati c'è anche questo: "Sappiamo che il tentativo di imporre d'autorità e in maniera univoca e uniforme una nostra concezione della famiglia alla società civile europea sarebbe visto quale pretesa di parte e contribuirebbe probabilmente a radicalizzare i conflitti e a degradare ulteriormente il costume".
L'ultima frase, poi, sembra scritta in previsione della Nota che Ruini ha deciso di emanare. Perché Martini - che ora sta festeggiando il suo ottantesimo compleanno - lancia un interrogativo pungente: "Chi potrebbe oggi sostenere che, per affermare i valori per noi importanti, basterà un'opposizione frontale alle trasformazioni in atto e un'obiezione di coscienza di fronte a ogni intervento legislativo, che accetti di misurarsi con le questioni poste da un nuovo e discutibile costume?".
Messaggio del 17-02-2007 alle ore 13:34:18
Ci stai mostrando una Chiesa avanguardista sono tutte posizioni che molti sostengono trasversalmente in tutto il mondo
Messaggio del 17-02-2007 alle ore 16:36:56
Frentaniuccio, credevo lo sapessi...
spero di non sconvolgere troppo il tuo precario equilibrio emotivo...
io la Chiesa non me la sogno di notte dal momento che ci passo tutto il giorno!