Cultura & Attualità
Confronto CDL - Unione (parte I)
Messaggio del 09-03-2006 alle ore 20:51:05
X Cacaturill.
Da noi il cuneo fiscale è pari al 42,7%, prima di noi ci sono Belgio, Germania e Svezia con oltre il 45%. Evidentemente è una questione soprattutto di produttività. La riduzione del cuneo sarà senz’altro positiva, ma non credo sia sufficiente, perché temo che porterebbe piuttosto ad accrescere gli investimenti in automobili e ville anziché in formazione, ricerca e sviluppo.
Ci si preoccupa della riduzione dell’utile netto, ma vorrei sapere chi si preoccupa di accrescere il valore aggiunto, su cui in teoria si basa il valore azionario. In effetti gli americani, che stanno sempre 50 anni annenze(a voja a fa le chiacchiere) se ne sono sempre sbattuti altamente dei bilanci, preoccupandosi piuttosto della liquidità che un’attività riesce a produrre(pensa un po che il direttore amministrativo di una nota impresa locale, cioè colui che si occupa dei bilanci, mi ha confessato di non aver mai compilato un rendiconto finanziario perché nessuno lo richiede
). Ancora, i contabili(soprattutto le banche), richiedono l’imputazione delle spese di R&S che non ancora danno frutti tra i costi d’esercizio, quando in realtà costituiscono un investimento da ammortizzare, come un qualsiasi altro impianto.
I problemi non sono fiscali, sono ben altri: un mercato finanziario che fa cagare, dove chi possiede 5 euro ne controlla 500000(prova ad analizzare una qualsiasi holding italiana); poca concorrenza, imprenditori miopi, che non investono, che nella maggior parte dei casi sono totalmente privi delle competenze che il settore specifico richiede, e che poi si lamentano di non riuscire a vendere più calzette dei cinesi. Le piccole imprese andavano bene, anzi benissimo, per un certo periodo, ma non adesso quando la competitività è internazionale. Abbiamo consumato, in mezzo secolo, tutto il patrimonio tecnologico e tutta nostra la competitività a livello mondiale in vari settori dove puoi mantenere margini elevatissimi e impedire ad altri di penetrarvi(ti consiglio di leggere la storia dell’Olivetti, ne vedrai delle belle).
Poi sono i numeri che parlano: l’Italia, settima economia mondiale, figura come il 27^ paese che investe in tecnologia, dietro di noi Portogallo e Grecia. Inoltre, siamo il 18^ paese investitore in Cina, quando si sapeva da 30 anni di ciò che sarebbe diventato il mercato asiatico. Il 75% degli investimenti in Cina è coperto dai grandi gruppi, solo l’8% dalle piccole e medie imprese. I settori dove investiamo(sempre in Cina) sono il macchinario e il tessile, settori che sono maturi da tempo.
A questo punto, vale la pena parlare solo di ste stupide questioni fiscali, che servono solo a celare l’incapacità di tanti?
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Editato da Skin il 09/03/2006 alle 20:52:49
X Cacaturill.
Da noi il cuneo fiscale è pari al 42,7%, prima di noi ci sono Belgio, Germania e Svezia con oltre il 45%. Evidentemente è una questione soprattutto di produttività. La riduzione del cuneo sarà senz’altro positiva, ma non credo sia sufficiente, perché temo che porterebbe piuttosto ad accrescere gli investimenti in automobili e ville anziché in formazione, ricerca e sviluppo.
Ci si preoccupa della riduzione dell’utile netto, ma vorrei sapere chi si preoccupa di accrescere il valore aggiunto, su cui in teoria si basa il valore azionario. In effetti gli americani, che stanno sempre 50 anni annenze(a voja a fa le chiacchiere) se ne sono sempre sbattuti altamente dei bilanci, preoccupandosi piuttosto della liquidità che un’attività riesce a produrre(pensa un po che il direttore amministrativo di una nota impresa locale, cioè colui che si occupa dei bilanci, mi ha confessato di non aver mai compilato un rendiconto finanziario perché nessuno lo richiede
). Ancora, i contabili(soprattutto le banche), richiedono l’imputazione delle spese di R&S che non ancora danno frutti tra i costi d’esercizio, quando in realtà costituiscono un investimento da ammortizzare, come un qualsiasi altro impianto.I problemi non sono fiscali, sono ben altri: un mercato finanziario che fa cagare, dove chi possiede 5 euro ne controlla 500000(prova ad analizzare una qualsiasi holding italiana); poca concorrenza, imprenditori miopi, che non investono, che nella maggior parte dei casi sono totalmente privi delle competenze che il settore specifico richiede, e che poi si lamentano di non riuscire a vendere più calzette dei cinesi. Le piccole imprese andavano bene, anzi benissimo, per un certo periodo, ma non adesso quando la competitività è internazionale. Abbiamo consumato, in mezzo secolo, tutto il patrimonio tecnologico e tutta nostra la competitività a livello mondiale in vari settori dove puoi mantenere margini elevatissimi e impedire ad altri di penetrarvi(ti consiglio di leggere la storia dell’Olivetti, ne vedrai delle belle).
Poi sono i numeri che parlano: l’Italia, settima economia mondiale, figura come il 27^ paese che investe in tecnologia, dietro di noi Portogallo e Grecia. Inoltre, siamo il 18^ paese investitore in Cina, quando si sapeva da 30 anni di ciò che sarebbe diventato il mercato asiatico. Il 75% degli investimenti in Cina è coperto dai grandi gruppi, solo l’8% dalle piccole e medie imprese. I settori dove investiamo(sempre in Cina) sono il macchinario e il tessile, settori che sono maturi da tempo.
A questo punto, vale la pena parlare solo di ste stupide questioni fiscali, che servono solo a celare l’incapacità di tanti?
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Editato da Skin il 09/03/2006 alle 20:52:49
Messaggio del 08-03-2006 alle ore 12:43:42
costo del lavoro basso?!
in italia un operaio costa all'azienda più del doppio di quello che riceve in busta paga....
costo del lavoro basso?!
in italia un operaio costa all'azienda più del doppio di quello che riceve in busta paga....
Messaggio del 08-03-2006 alle ore 12:39:49
follia... i grandi marchi sono solo un canale sul mercato dove si indirizza il lavoro di migliaia di imprese...
dietro un marchio di abbigliamento c'è il maglificio, l'industria tessile che fa il tessuto, quella che produce il sostegno per il filato, quella che produce le vernici, quella che produce i macchinari, quella che produce gli strumenti da ufficio (quindi sia prodotti elettronici che mobilio) ecc... ecc...
dietro una grande "azienda" ci sono migliaia di piccole realtà famigliari indispensabili al sistema produttivo...
follia... i grandi marchi sono solo un canale sul mercato dove si indirizza il lavoro di migliaia di imprese...
dietro un marchio di abbigliamento c'è il maglificio, l'industria tessile che fa il tessuto, quella che produce il sostegno per il filato, quella che produce le vernici, quella che produce i macchinari, quella che produce gli strumenti da ufficio (quindi sia prodotti elettronici che mobilio) ecc... ecc...
dietro una grande "azienda" ci sono migliaia di piccole realtà famigliari indispensabili al sistema produttivo...
Messaggio del 08-03-2006 alle ore 12:34:24
togliete lo strapotere ai sindacati e poi forse parliamo di grande impresa...
togliete lo strapotere ai sindacati e poi forse parliamo di grande impresa...
Messaggio del 07-03-2006 alle ore 18:19:37
X Skin:
Il corriere della sera di oggi riporta un articolo interessante,riguarda le banche ma credo si possa adattare a tutta la realtà italiana.
Il cuneo fiscale sulle aziende di credito italiane incide direttamente sugli utili netti riducendoli.
Cala cosi' la quotazione azionaria rendendo piu' accessibili a operatori esteri acquisizioni di imprese italiane.Questo vale anche per le imprese non bancarie quotate in borsa.
E' come correre con un handicap.
Per questo vediamo solo internazionalizzazione passiva come sostieni tu.
Se poi per una volta che ci proviamo ci sbattono pure la porta in faccia allora li' m'incaxxo.(vedi vicenda Enel-Suez)
X Skin:
Il corriere della sera di oggi riporta un articolo interessante,riguarda le banche ma credo si possa adattare a tutta la realtà italiana.
Il cuneo fiscale sulle aziende di credito italiane incide direttamente sugli utili netti riducendoli.
Cala cosi' la quotazione azionaria rendendo piu' accessibili a operatori esteri acquisizioni di imprese italiane.Questo vale anche per le imprese non bancarie quotate in borsa.
E' come correre con un handicap.
Per questo vediamo solo internazionalizzazione passiva come sostieni tu.
Se poi per una volta che ci proviamo ci sbattono pure la porta in faccia allora li' m'incaxxo.(vedi vicenda Enel-Suez)
Messaggio del 05-03-2006 alle ore 17:48:21
se posso spendere una parola sul praticantato: fatto grave è che non è assente solo a livello operaio, ma anche nei quadri, il che limita fortemente lo sviluppo dei nuovi dirigenti facendogli assumere un aspetto - e una visione - passivo e legato a valori passati. finchè chi va a fare praticantato viene relegato a fare caffè e fotocopie non si avrà maturazione.
se posso spendere una parola sul praticantato: fatto grave è che non è assente solo a livello operaio, ma anche nei quadri, il che limita fortemente lo sviluppo dei nuovi dirigenti facendogli assumere un aspetto - e una visione - passivo e legato a valori passati. finchè chi va a fare praticantato viene relegato a fare caffè e fotocopie non si avrà maturazione.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 18:45:07
Skin non ti posso lasciare un attimo che combini casini
Skin non ti posso lasciare un attimo che combini casini
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 14:11:36
Ok..vado a vedere.
Ok..vado a vedere.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 14:10:19
ne discutevo con dean corso sul post suo (patriottismo economico)
ne discutevo con dean corso sul post suo (patriottismo economico)
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 14:08:34
Preferirei morire di fame...
Preferirei morire di fame...
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 14:06:31
Comunque tornando ai punti principali del programma cosa intendi Skin per internazionalizzazione attiva e non passiva?Di libera concorrenza neanche parlo perchè e' un'utopia.
Comunque tornando ai punti principali del programma cosa intendi Skin per internazionalizzazione attiva e non passiva?Di libera concorrenza neanche parlo perchè e' un'utopia.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 14:06:16
Cacaturil sono d'accordo con te, ma bisognerebbe cercare di cambiare questa tendenza, sennò tra 50 anni finiremo tutti a coltivare i campi cinesi.
Cacaturil sono d'accordo con te, ma bisognerebbe cercare di cambiare questa tendenza, sennò tra 50 anni finiremo tutti a coltivare i campi cinesi.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 14:03:37
Ma infatti non si parlava di quello che si farà ma appunto del programma. Poi ti posso assicutrare che sia Prodi(Unione) che Formigoni(Cdl) sono stati i principali promoters del mercato cinese. Ma questo è del tutto giusto, per imprese come le nostre che sono legate ancora a settori tradizionali, il mercato cinese è una vera e propria boccata d'ossigeno per il made in italy. Il problema è che si sono mossi tutti in grosso ritardo, pensando piuttosto a difendersi dall'invasione di prodotti di bassa qualità.
Ma infatti non si parlava di quello che si farà ma appunto del programma. Poi ti posso assicutrare che sia Prodi(Unione) che Formigoni(Cdl) sono stati i principali promoters del mercato cinese. Ma questo è del tutto giusto, per imprese come le nostre che sono legate ancora a settori tradizionali, il mercato cinese è una vera e propria boccata d'ossigeno per il made in italy. Il problema è che si sono mossi tutti in grosso ritardo, pensando piuttosto a difendersi dall'invasione di prodotti di bassa qualità.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 14:00:19
Hai ragione Skin,l'apprendistato non esiste piu'.Questa pero' è una scelta non tanto delle istituzioni ma dei ragazzi italiani di oggi.Si iscrivono(anzi dico ci iscriviamo mi ci metto pure io!)tutti a licei,vanno tutti all'universita' e poi la metà di loro ripiega a lavorare in fabbrica.Ritengo giusto che anche Prodi ieri ha sottolineato questo.Una nazione non puo' essere fatta solo di avvocati,filosofi ed economisti.Manca nel ricambio generazionale quella che è la base dell'attività produttiva.E' inutile innovare se nessuno ha capacità e voglia di farlo.
Hai ragione Skin,l'apprendistato non esiste piu'.Questa pero' è una scelta non tanto delle istituzioni ma dei ragazzi italiani di oggi.Si iscrivono(anzi dico ci iscriviamo mi ci metto pure io!)tutti a licei,vanno tutti all'universita' e poi la metà di loro ripiega a lavorare in fabbrica.Ritengo giusto che anche Prodi ieri ha sottolineato questo.Una nazione non puo' essere fatta solo di avvocati,filosofi ed economisti.Manca nel ricambio generazionale quella che è la base dell'attività produttiva.E' inutile innovare se nessuno ha capacità e voglia di farlo.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 13:59:07
ti sbagli skin il costo del lavoro incide ma veramente di brutto!
se scende un po' la media è grazie ai contratti di nuova concezione.
ti sbagli skin il costo del lavoro incide ma veramente di brutto!
se scende un po' la media è grazie ai contratti di nuova concezione.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 13:55:55
scusatemi ma a mio parere non credo che mai l'unione riuscirà a fare quello che dice di voler fare.
proprio x gli intrecci che ha con i sindacati , x la sua voglia di fare affari con i cinesi(quelle si che sono mani grondanti di sangue) , x la visione distorta delle cose che ha la sua parte + estremista(pdci,rifondazione,verdi,no-global) che nell'unione ha un grosso peso.
scusatemi ma a mio parere non credo che mai l'unione riuscirà a fare quello che dice di voler fare.
proprio x gli intrecci che ha con i sindacati , x la sua voglia di fare affari con i cinesi(quelle si che sono mani grondanti di sangue) , x la visione distorta delle cose che ha la sua parte + estremista(pdci,rifondazione,verdi,no-global) che nell'unione ha un grosso peso.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 13:55:05
cacaturill, non mi sembra che il costo del lavoro, qui da noi, sia così elevato. Anzi, a livello europeo è il più basso. Il problema semmai è il rapporto costo/qualità, riferito tanto alla manodopera quanto al livello dirigenziale.
cacaturill, non mi sembra che il costo del lavoro, qui da noi, sia così elevato. Anzi, a livello europeo è il più basso. Il problema semmai è il rapporto costo/qualità, riferito tanto alla manodopera quanto al livello dirigenziale.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 13:47:43
grazie muttley per il prezioso intervento.
grazie muttley per il prezioso intervento.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 13:45:01
io credo ke alla fine l'unico loro programma sia quello di occupare la poltrona e magnare un mare di soldi.. quindi tra i 2 mali,si sceglie il minore... CDL
io credo ke alla fine l'unico loro programma sia quello di occupare la poltrona e magnare un mare di soldi.. quindi tra i 2 mali,si sceglie il minore... CDL
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 13:42:46
Alt, la mia definizione non aveva un significato dispregiativo vs l'indubbio valore del nostro artigianato. Ma se da una parte si crea un valore aggiunto con la qualità, cosa che cmq è molto difficile da imitare(le scarpe che produciamo noi non le fa nessuno) dobbiamo pur considerare che tale valore si restringe sempre di più, perchè il livello di know-how è sempre quello e ad imparare sono poi altri paesi in via di sviluppo, visto che l'apprendistato da noi non esiste più.
Alt, la mia definizione non aveva un significato dispregiativo vs l'indubbio valore del nostro artigianato. Ma se da una parte si crea un valore aggiunto con la qualità, cosa che cmq è molto difficile da imitare(le scarpe che produciamo noi non le fa nessuno) dobbiamo pur considerare che tale valore si restringe sempre di più, perchè il livello di know-how è sempre quello e ad imparare sono poi altri paesi in via di sviluppo, visto che l'apprendistato da noi non esiste più.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 13:25:06
si ma è un problema non solo italiano, basti pensare al fallimento del modello delle 35 ore in buona parte delle aziende francesi ( e anche le poche tedesche che l'avevan scelto ) che rendeva insstenibile il costo del lavoro. per quello che posso giudicare io è un problema non solo italiano ma quasi di tutto l'apparato industriale europeo quello del costo del lavoro.
comunque ci sono anche tante, tantissime altre ragioni che spiegano la decentralizzazione delle industrie, come le motivazioni di elasticità legislativa.
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Editato da Atelkin33 il 04/03/2006 alle 13:25:40
si ma è un problema non solo italiano, basti pensare al fallimento del modello delle 35 ore in buona parte delle aziende francesi ( e anche le poche tedesche che l'avevan scelto ) che rendeva insstenibile il costo del lavoro. per quello che posso giudicare io è un problema non solo italiano ma quasi di tutto l'apparato industriale europeo quello del costo del lavoro.
comunque ci sono anche tante, tantissime altre ragioni che spiegano la decentralizzazione delle industrie, come le motivazioni di elasticità legislativa.
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Editato da Atelkin33 il 04/03/2006 alle 13:25:40
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 13:22:27
ecco..
ecco..
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 13:18:27
sostanzialmente anche per il costo del lavoro.
sostanzialmente anche per il costo del lavoro.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 13:16:07
Detto questo non pretendo di trainare il paese con le pmi come anni fa.Credo solo che il discorso della crescita dimensionale è limitato in un paese come l'Italia dove i sindacati hanno il vero potere.Vi siete chiesti il motivo di fondo per cui le aziende(e non dico solo quelle piccole) scappano dall'Italia?!
Detto questo non pretendo di trainare il paese con le pmi come anni fa.Credo solo che il discorso della crescita dimensionale è limitato in un paese come l'Italia dove i sindacati hanno il vero potere.Vi siete chiesti il motivo di fondo per cui le aziende(e non dico solo quelle piccole) scappano dall'Italia?!
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 13:13:12
senza dubbio, ma come dice skin un conto è innovare in settori elettronici, chimici, ecc. dovea ricerca è impossibile da "copiare" ( passatemi il termine ) mentre in settori come l'abbigliamento è più facile, senza contare che il mercato di quest'ultimo è molto più aperto alle soluzioni a buon mercato ( in molti acquistano il gucci tarocco alle bancarelle, chi comprerebbe un prodotto chimico al mercato?! scusa la banalizzazione ma è per far capire cosa intendo )
senza dubbio, ma come dice skin un conto è innovare in settori elettronici, chimici, ecc. dovea ricerca è impossibile da "copiare" ( passatemi il termine ) mentre in settori come l'abbigliamento è più facile, senza contare che il mercato di quest'ultimo è molto più aperto alle soluzioni a buon mercato ( in molti acquistano il gucci tarocco alle bancarelle, chi comprerebbe un prodotto chimico al mercato?! scusa la banalizzazione ma è per far capire cosa intendo )
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 13:10:32
a me no, ma se mi ci comportassi, meritandolo, l'accetterei prendendone atto e magari agendo di conseguenza( per migliorare ). sennò non esisterebbe più il diritto di critica no?!
a me no, ma se mi ci comportassi, meritandolo, l'accetterei prendendone atto e magari agendo di conseguenza( per migliorare ). sennò non esisterebbe più il diritto di critica no?!
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 13:09:33
Il made in italy che intendo io non è fatto di quantità ma di qualità.Se ci pensi bene crescita dimensionale non coincide affatto con ferrari e marchi d'abbigliamento ma piuttosto con veri e propri colossi.Io la intendo cosi'..i marchi "storici" italiani lo sono e lo saranno perchè si differenziano dal comune modo di produrre per la qualità.
So bene che il mercato è cambiato da un po' di anni ma ritengo necessario mantenere in vita e sostenere quello che ci ha fatto conoscere al mondo per molti anni.
Il made in italy che intendo io non è fatto di quantità ma di qualità.Se ci pensi bene crescita dimensionale non coincide affatto con ferrari e marchi d'abbigliamento ma piuttosto con veri e propri colossi.Io la intendo cosi'..i marchi "storici" italiani lo sono e lo saranno perchè si differenziano dal comune modo di produrre per la qualità.
So bene che il mercato è cambiato da un po' di anni ma ritengo necessario mantenere in vita e sostenere quello che ci ha fatto conoscere al mondo per molti anni.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 13:08:44
a te farebbe piacere essere definito palla al piede??
e con l'artigianato come la mettiamo?
a te farebbe piacere essere definito palla al piede??
e con l'artigianato come la mettiamo?
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 13:05:06
se pensiamo a quanto era stimata e all'avanguardia olivetti verrebbe da piangere ora.
se pensiamo a quanto era stimata e all'avanguardia olivetti verrebbe da piangere ora.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 13:03:26
non penso si tratti di mancanza di rispetto, ma semplicemente di constatare il fatto che purtroppo non sono loro attualmente il successo e la spinta per l'economia italiana e trincerarsi dietro di loro può solo provocare pericolose sviste.
non penso si tratti di mancanza di rispetto, ma semplicemente di constatare il fatto che purtroppo non sono loro attualmente il successo e la spinta per l'economia italiana e trincerarsi dietro di loro può solo provocare pericolose sviste.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 13:02:39
Dipende da cosa si intende per made in italy, non puoi sostenere prodotti che hanno già raggiunto una fase di maturità, che chiunque riuscirebbe a imitare. L'Italia era, negli anni 50, un vero e proprio leader mondiale nella chimica, informatica, elettromeccanica, per non parlare dell'areonautica civile. Poi siamo diventati leader mondiali solo delle calzette di armani e gucci, c'è una bella differenza.
Dipende da cosa si intende per made in italy, non puoi sostenere prodotti che hanno già raggiunto una fase di maturità, che chiunque riuscirebbe a imitare. L'Italia era, negli anni 50, un vero e proprio leader mondiale nella chimica, informatica, elettromeccanica, per non parlare dell'areonautica civile. Poi siamo diventati leader mondiali solo delle calzette di armani e gucci, c'è una bella differenza.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 13:01:47
infatti "palla al piede" mi sembra un'espressione assolutamente stupida (ma tanto!) ed irrispettosa nei confronti di milioni di cittadini.
infatti "palla al piede" mi sembra un'espressione assolutamente stupida (ma tanto!) ed irrispettosa nei confronti di milioni di cittadini.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 12:58:32
però se ci pensi al momento il marchio made in italy è sostenuto soprattutto dai colossi che da anni "portano le bandiera italiana", come ferrari o marchi d'abbigliamento, che però non so quanto incidano quantitativamente. la piccola impresa è limitata nell'export anche perchè ha quote irrisorie ad es. di vendite on line a differenza di altri paesi.
però se ci pensi al momento il marchio made in italy è sostenuto soprattutto dai colossi che da anni "portano le bandiera italiana", come ferrari o marchi d'abbigliamento, che però non so quanto incidano quantitativamente. la piccola impresa è limitata nell'export anche perchè ha quote irrisorie ad es. di vendite on line a differenza di altri paesi.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 12:55:00
E' giusto sostenere la grande impresa perche' è il vero motore del paese.E' altrettanto giusto dare una mano a quel ramo che ci ha sempre fatto fare il salto di qualità e che ci ha contraddistinti dagli altri paesi.Il vero made in italy viene da miriadi di pmi..non dimenticatelo.
E' giusto sostenere la grande impresa perche' è il vero motore del paese.E' altrettanto giusto dare una mano a quel ramo che ci ha sempre fatto fare il salto di qualità e che ci ha contraddistinti dagli altri paesi.Il vero made in italy viene da miriadi di pmi..non dimenticatelo.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 12:54:33
infatti, anche perchè è stata incentivata da leggi come quella dei contratti particolari ( a vantaggio delle aziende ) per le imprese con meno di 15 operai ( non ricordo numero e anno della legge però ) che hanno creato una microimpresa numericamente altissima.
infatti, anche perchè è stata incentivata da leggi come quella dei contratti particolari ( a vantaggio delle aziende ) per le imprese con meno di 15 operai ( non ricordo numero e anno della legge però ) che hanno creato una microimpresa numericamente altissima.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 12:52:20
infatti, la piccola impresa è x noi una palla di piombo al piede, ora che è finita l'era della continua svalutazione. Da noi è stata favorita perchè rappresentava un ideale compromesso fra democristiani e comunisti.
infatti, la piccola impresa è x noi una palla di piombo al piede, ora che è finita l'era della continua svalutazione. Da noi è stata favorita perchè rappresentava un ideale compromesso fra democristiani e comunisti.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 12:51:33
che secondo te sarebbe?
che secondo te sarebbe?
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 12:50:58
il programma dell'unione è sempre formidabile!lo sottoscriverei anch'io...tuttavia credo che l'unico problema sia sempre il fattore economico base essenziale per la crscita e lo sviluppo teconologico...
il programma dell'unione è sempre formidabile!lo sottoscriverei anch'io...tuttavia credo che l'unico problema sia sempre il fattore economico base essenziale per la crscita e lo sviluppo teconologico...
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 12:47:45
in effetti la piccola e piccolissima impresa non è un il motore vero in questo periodo, soprattutto perchè produce innovazione praticamente sotto zero. qui nel nord est lo si vede ogni giorno di più.
in effetti la piccola e piccolissima impresa non è un il motore vero in questo periodo, soprattutto perchè produce innovazione praticamente sotto zero. qui nel nord est lo si vede ogni giorno di più.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 12:45:54
dai scherzavo
dai scherzavo
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 12:40:07
Invece si capisce benissimo: crescita dimensionale, internazionalizzazione(attiva, non passiva), avanzamento tecnologico e concorrenza, tutti aspetti ignorati dalla cdl e che invece ritengo essenziali.
Invece si capisce benissimo: crescita dimensionale, internazionalizzazione(attiva, non passiva), avanzamento tecnologico e concorrenza, tutti aspetti ignorati dalla cdl e che invece ritengo essenziali.
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 12:34:39
un'altra differenza è che quello dell'unione è scritto un pò più complicato
...si capisce un pò meno!
un'altra differenza è che quello dell'unione è scritto un pò più complicato
...si capisce un pò meno!
Messaggio del 04-03-2006 alle ore 12:31:32
CDL
"continueremo a sostenere le imprese, ed in particolare le piccole e piccolissime imprese, insostibutibili motori dello sviluppo economico e del mercato e continureremo nella politica di sostegno del made in italy"
UNIONE
"per rilanciare la crescita favoriremo con strumenti fiscali la crescita dimensionale, l'internazionalizzazione e l'avanzamento tecnologico delle imprese. Favoriremo con strumenti fiscali semplificazioni normative e più concorrenza la crescita dei servizi e delle professioni"
Direi che la differenza è sostanziale, e non posso che appoggiare il punto programmatico dell'Unione, decisamente più orientato allo sviluppo.
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Editato da Skin il 04/03/2006 alle 12:33:45
CDL
"continueremo a sostenere le imprese, ed in particolare le piccole e piccolissime imprese, insostibutibili motori dello sviluppo economico e del mercato e continureremo nella politica di sostegno del made in italy"
UNIONE
"per rilanciare la crescita favoriremo con strumenti fiscali la crescita dimensionale, l'internazionalizzazione e l'avanzamento tecnologico delle imprese. Favoriremo con strumenti fiscali semplificazioni normative e più concorrenza la crescita dei servizi e delle professioni"
Direi che la differenza è sostanziale, e non posso che appoggiare il punto programmatico dell'Unione, decisamente più orientato allo sviluppo.
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Editato da Skin il 04/03/2006 alle 12:33:45
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