Cultura & Attualità
C'è chi le vacanze le fa così
Messaggio del 02-08-2004 alle ore 12:01:39
Un altro volontario, Gianluca.
L`arrivo all`aeroporto di Tel Aviv e` andato al di la` delle piu` rosee
aspettative, non mi hanno perquisito i bagagli e tutto e` consistito in una
chiacchierata di dieci minuti con una gentilissima funzionaria.
> Sto pertanto stramaledicendo il momento in cui ho deciso di non
portarmi letture militanti per motivi di sicurezza, perche` ora le mie
letture consistono nelle avventure di Sherlock Holmes (e tutt`al piu` in
qualche versetto biblico visto che mi sono portato anche una Bibbia per
sembrare un buon turista religioso:-)
> I due giorni di training li abbiamo fatti a Ramallah, in un albergo di
discreto livello, sono stati due giorni molto impegnativi, sul contenuto dei
quali non posso dire molto perche` la formazione e` avvenuta interamente in
inglese, lingua che io ed altri non conosciamo.
> Ci sono state anche prove pratiche piuttosto violente di scontro fisico
con i soldati israeliani, ma fortunatamente finora non abbiamo ancora messo
in pratica le tecniche apprese.
> Dopo il training ci hanno divisi in tre gruppi, io, Luca e Francesca
siamo stati mandati a Nablus.
> Poiche` il checkpoint di Nablus non lascia passare nessun
internazionale abbiamo dovuto raggiungere la citta` attraverso un estenuante
viaggio attraverso sperduti sentieri di montagna, che abbiamo dovuto in
parte effettuare a piedi con i bagagli in spalla, ma alla fine siamo
arrivati.
> Il giorno successivo abbiamo compiuto la prima azione, il programma era
di andare al checkpoint di Nablus, chiedere con le buone ai soldati di
aprirlo e, in caso pressoche` certo di risposta negativa,provare a forzarlo.
> La tensione era altissima, avevamo la certezza pressoche` assoluta di
essere arrestati in massa, ed avevamo predisposto tutto per l`arresto, dai
numeri di emergenza scritti sul braccio al nome lasciato sui bagagli
affinche` fosse possibile recapitarli, ma incredibilmente i soldati hanno
accettato di lasciar passare un`ambulanza ed un po` di gente, e dunque tutto
e` andato bene.
> Il giorno successivo siamo andati a rimuovere dei blocchi stradali,
ovvero dei cumuli di terra che l`esercito deposita a scopo punitivo sulle
strade di campagna che conducono a case abitate da famiglie politicamente
impegnate.
> Fortunatamente l`esercito non e` arrivato e tutto e` andato anche qui
bene, non altrettanto si puo` dire purtroppo di una azione analoga compiuta
alcuni giorni fa dai compagni del gruppo di Tulkarem, li` i soldati sono
arrivati e hanno caricato, e due ragazzi, un americano ed una svedese, sono
rimasti contusi ed hanno dovuto farsi medicare in ospedale, il povero Aaron
(l`americano) ha ancora il volto pieno di ferite perche` gli e` esploso un
lacrimogeno a pochi centimetri dalla faccia.
> All`indomani siamo andati ad aiutare una famiglia la cui casa, situata
in una posizione strategicamente importante, era stata occupata dai soldati.
> Quando siamo arrivati i militari erano appena andati via, dunque siamo
stati ospitati dai componenti della famiglia che ci hanno raccontato le
angherie a cui i soldati li hanno sottoposti, dall`irruzione nel cuore della
notte ai fucili puntati in faccia ai bambini.
> Quindi e` iniziata la famosa marcia, partita da Jenin il 30 luglio e
che si concludera` dopo circa tre settimane nel corso delle quali i
volontari percorreranno centinaia di chilometri lungo il tracciato del muro.
> Io ho partecipato ai primi due giorni (nella zona tra Jenin e
Tulkarem), e devo dire che e` stata un`esperienza veramente estenuante: la
marcia consiste nel camminare ogni giorno per circa dieci chilometri, per
sentieri di campagna assolutamente impraticabili (ieri abbiamo fatto dieci
chilometri arrampicandoci tra le pietre), e sotto il sole, con una
temperatura assolutamente soffocante.
> Tutti i villaggi nei quali si fa sosta sono privi di acqua minerale, e
dunque si e` costretti a bere quella di fontana, con le conseguenze
gastroenteriche facilmente immaginabili.
> E` inoltre impossibile lavare i panni, perche` in ogni villaggio ci si
ferma solo per poche ore.
> Insomma e` un`esperienza un po` estrema, che dubito possa essere fatta
per piu` di pochi giorni.
> Luca, Francesca e Cristina proseguiranno ancora per qualche giorno, io
stamattina insieme ad Anne (danese) ed al povero Aaron (gia` citato), sono
tornato a Nablus, attraverso una nuova avventura tra le montagne per
aggirare il checkpoint.
> A Nablus quasi ogni notte ci sono incursioni dell`esercito, che nel
migliore dei casi si concludono con arresti e perquisizioni, e nel peggiore
con esecuzioni extragiudiziali di militanti della Resistenza armata da parte
delle forze speciali israeliane.
> Adesso siamo in attesa che i soldati arrivino, quando lo faranno (nelle
prossime ore)proveremo a fermarli sbarrandogli il passo con i nostri corpi,
per cui quasi certamente tra un paio d`ore io saro` in manette :-) scherzo
naturalmente !!!
> Insomma l`interposizione e` un`esperienza abbastanza dura,si mangia
quando, dove e cosa si puo`, e si dorme quando e dove si puo`, le condizioni
igieniche sono molto, molto precarie, ma e` un`esperienza molto coinvolgente
che sono felice di star effettuando.
> I miei dodici giorni di interposizione finiranno il pomeriggio del 3
agosto.
> Nei giorni scorsi qui a Nablus tre internazionali (non ISM) sono stati
sequestrati nell`ambito delle lotte intestine tra i palestinesi, e molto
probabilmente tra qualche minuto ce ne sara` anche un quarto perche` le
facce che mi circondano in questo cazzo di internet cafe` non mi paiono
molto rassicuranti:-)
> Scherzi a parte, un abbraccio e ci sentiamo quando torno in Italia,
adesso per ritemprarmi vado a mangiare un bel falafel.
> A presto.
> Gianluca
>
Un altro volontario, Gianluca.
L`arrivo all`aeroporto di Tel Aviv e` andato al di la` delle piu` rosee
aspettative, non mi hanno perquisito i bagagli e tutto e` consistito in una
chiacchierata di dieci minuti con una gentilissima funzionaria.
> Sto pertanto stramaledicendo il momento in cui ho deciso di non
portarmi letture militanti per motivi di sicurezza, perche` ora le mie
letture consistono nelle avventure di Sherlock Holmes (e tutt`al piu` in
qualche versetto biblico visto che mi sono portato anche una Bibbia per
sembrare un buon turista religioso:-)
> I due giorni di training li abbiamo fatti a Ramallah, in un albergo di
discreto livello, sono stati due giorni molto impegnativi, sul contenuto dei
quali non posso dire molto perche` la formazione e` avvenuta interamente in
inglese, lingua che io ed altri non conosciamo.
> Ci sono state anche prove pratiche piuttosto violente di scontro fisico
con i soldati israeliani, ma fortunatamente finora non abbiamo ancora messo
in pratica le tecniche apprese.
> Dopo il training ci hanno divisi in tre gruppi, io, Luca e Francesca
siamo stati mandati a Nablus.
> Poiche` il checkpoint di Nablus non lascia passare nessun
internazionale abbiamo dovuto raggiungere la citta` attraverso un estenuante
viaggio attraverso sperduti sentieri di montagna, che abbiamo dovuto in
parte effettuare a piedi con i bagagli in spalla, ma alla fine siamo
arrivati.
> Il giorno successivo abbiamo compiuto la prima azione, il programma era
di andare al checkpoint di Nablus, chiedere con le buone ai soldati di
aprirlo e, in caso pressoche` certo di risposta negativa,provare a forzarlo.
> La tensione era altissima, avevamo la certezza pressoche` assoluta di
essere arrestati in massa, ed avevamo predisposto tutto per l`arresto, dai
numeri di emergenza scritti sul braccio al nome lasciato sui bagagli
affinche` fosse possibile recapitarli, ma incredibilmente i soldati hanno
accettato di lasciar passare un`ambulanza ed un po` di gente, e dunque tutto
e` andato bene.
> Il giorno successivo siamo andati a rimuovere dei blocchi stradali,
ovvero dei cumuli di terra che l`esercito deposita a scopo punitivo sulle
strade di campagna che conducono a case abitate da famiglie politicamente
impegnate.
> Fortunatamente l`esercito non e` arrivato e tutto e` andato anche qui
bene, non altrettanto si puo` dire purtroppo di una azione analoga compiuta
alcuni giorni fa dai compagni del gruppo di Tulkarem, li` i soldati sono
arrivati e hanno caricato, e due ragazzi, un americano ed una svedese, sono
rimasti contusi ed hanno dovuto farsi medicare in ospedale, il povero Aaron
(l`americano) ha ancora il volto pieno di ferite perche` gli e` esploso un
lacrimogeno a pochi centimetri dalla faccia.
> All`indomani siamo andati ad aiutare una famiglia la cui casa, situata
in una posizione strategicamente importante, era stata occupata dai soldati.
> Quando siamo arrivati i militari erano appena andati via, dunque siamo
stati ospitati dai componenti della famiglia che ci hanno raccontato le
angherie a cui i soldati li hanno sottoposti, dall`irruzione nel cuore della
notte ai fucili puntati in faccia ai bambini.
> Quindi e` iniziata la famosa marcia, partita da Jenin il 30 luglio e
che si concludera` dopo circa tre settimane nel corso delle quali i
volontari percorreranno centinaia di chilometri lungo il tracciato del muro.
> Io ho partecipato ai primi due giorni (nella zona tra Jenin e
Tulkarem), e devo dire che e` stata un`esperienza veramente estenuante: la
marcia consiste nel camminare ogni giorno per circa dieci chilometri, per
sentieri di campagna assolutamente impraticabili (ieri abbiamo fatto dieci
chilometri arrampicandoci tra le pietre), e sotto il sole, con una
temperatura assolutamente soffocante.
> Tutti i villaggi nei quali si fa sosta sono privi di acqua minerale, e
dunque si e` costretti a bere quella di fontana, con le conseguenze
gastroenteriche facilmente immaginabili.
> E` inoltre impossibile lavare i panni, perche` in ogni villaggio ci si
ferma solo per poche ore.
> Insomma e` un`esperienza un po` estrema, che dubito possa essere fatta
per piu` di pochi giorni.
> Luca, Francesca e Cristina proseguiranno ancora per qualche giorno, io
stamattina insieme ad Anne (danese) ed al povero Aaron (gia` citato), sono
tornato a Nablus, attraverso una nuova avventura tra le montagne per
aggirare il checkpoint.
> A Nablus quasi ogni notte ci sono incursioni dell`esercito, che nel
migliore dei casi si concludono con arresti e perquisizioni, e nel peggiore
con esecuzioni extragiudiziali di militanti della Resistenza armata da parte
delle forze speciali israeliane.
> Adesso siamo in attesa che i soldati arrivino, quando lo faranno (nelle
prossime ore)proveremo a fermarli sbarrandogli il passo con i nostri corpi,
per cui quasi certamente tra un paio d`ore io saro` in manette :-) scherzo
naturalmente !!!
> Insomma l`interposizione e` un`esperienza abbastanza dura,si mangia
quando, dove e cosa si puo`, e si dorme quando e dove si puo`, le condizioni
igieniche sono molto, molto precarie, ma e` un`esperienza molto coinvolgente
che sono felice di star effettuando.
> I miei dodici giorni di interposizione finiranno il pomeriggio del 3
agosto.
> Nei giorni scorsi qui a Nablus tre internazionali (non ISM) sono stati
sequestrati nell`ambito delle lotte intestine tra i palestinesi, e molto
probabilmente tra qualche minuto ce ne sara` anche un quarto perche` le
facce che mi circondano in questo cazzo di internet cafe` non mi paiono
molto rassicuranti:-)
> Scherzi a parte, un abbraccio e ci sentiamo quando torno in Italia,
adesso per ritemprarmi vado a mangiare un bel falafel.
> A presto.
> Gianluca
>
Messaggio del 04-08-2004 alle ore 14:33:45
Ultimo report di Gianluca, come sono diverse le cose rispetto a quando sono stata li io nel 2002, spaventoso.....
>Gli ultimi tre giorni di interposizione li ho trascorsi a Nablus, dove
abbiamo in buona parte lavorato ad un progetto piuttosto ambizioso che
dovrebbe aver luogo nei prossimi giorni, consistente nell`organizzare
blocchi stradali finalizzati ad impedire, o quanto meno ostacolare, le
incursioni notturne dell`esercito in citta`.
> Poiche` le strade di accesso sono molteplici e gli orari delle
incursioni variabili, si sta cercando di coinvolgere nell`azione quanta piu`
gente e` possibile, innanzitutto persone che "montino di guardia " in
periferia segnalando quando i soldati arrivano, e quindi militanti che siano
in grado di bloccare contemporaneamente tutte le vie d`accesso, per evitare
che le jeep aggirino il blocco.
> Credo che le azioni andranno in porto la settimana prossima.
> Alcune ore fa ho concluso i miei dodici giorni di interposizione,
concludo dunque questo mio secondo ed ultimo report con qualche riflessione
"a ruota libera".
> Una delle cose piu` preoccupanti che ho avuto modo di constatare in
questo mio soggiorno in Palestina e` il progressivo spostamenmto "a destra"
che la societa` palestinese sta subendo negli ultimi anni: il 90 per cento
delle donne palestinesi di fede musulmana porta il velo, sentimenti
integralisti hanno ormai una diffusione generalizzata nella societa`
palestinese, e in molte famiglie di cui siamo stati ospiti durante la
marcia, per tutto il periodo della nostra presenza, le donne sono rimaste
nascoste alla nostra vista, si sapeva che c`erano ma nessuno le vedeva, una
situazione veramente surreale.
> Varie volte abbiamo dovuto sorbirci sermoni religiosi da parte di
fanatici interlocutori con i quali entravamo in contatto, in un caso un
signore che ci ha ospitato ci ha costretto a rimanere svegli fino all`una di
notte perche` il suo dovere era "di spiegare agli ospiti i principi del
Santo Corano".
> Vi racconto questo perche`il progressivo rafforzamento di Hamas in
Palestina e` molto piu` preoccupante di quanto potrebbe sembrare, duole
dirlo ma, quanto a concezione del mondo, sono l`equivalente della nostra
Forza Nuova, e questo e` veramente raccapricciante.
> Le organizzazioni della sinistra radicale, dal Fronte Popolare al
Fronte Democratico, sono ormai ridotte ai minimi termini.
> Aggiungo anche che quando ho iniziato l`interposizione avevo posizioni
molto radicali sulle trattative di pace, ma queste due settimane hanno
parzialmente cambiato la mia visione del problema.
> Vedere le condizioni di vita a cui gli israeliani sottopongono gli
abitanti dei territori occupati, vedere i bambini per i quali il
divertimento piu` grande e` lanciare pietre contro i soldati (noi giocavamo
a pallone), constatare che nel campo profughi di Balata, alla periferia di
Nablus, non c`e` quasi famiglia che non abbia un morto o un detenuto nel suo
parentado, beh tutto questo mi ha convinto che questa lotta non puo`
continuare all`infinito.
> Insomma ho parzialmente cambiato la mia posizione sugli accordi di
Ginevra, se prima dell`interposizione la mia posizione era totalmente
negativa ora penso che possa essere una accettabile base di discussione,
purche` accompagnata da una grande mobilitazione economica internazionale
(tipo piano Marshall 2), per favorire il progressivo inserimento dei
profughi nei paesi arabi che accettassero di assorbirli.
> Insomma il concetto e`: con gli attuali equilibri geopolitici (Bush o
Kerry non fa molta differenza) meglio accontentarsi di un piano di pace
insoddisfacente ma che consenta la nascita di uno stato palestinese
indipendente che continuare ancora per chissa` quanto tempo questo strazio.
> Questo almeno a mio personalissimo avviso.
> Beh, mi fermo qui.
> Un abbraccio, Gianluca.
>
Ultimo report di Gianluca, come sono diverse le cose rispetto a quando sono stata li io nel 2002, spaventoso.....
>Gli ultimi tre giorni di interposizione li ho trascorsi a Nablus, dove
abbiamo in buona parte lavorato ad un progetto piuttosto ambizioso che
dovrebbe aver luogo nei prossimi giorni, consistente nell`organizzare
blocchi stradali finalizzati ad impedire, o quanto meno ostacolare, le
incursioni notturne dell`esercito in citta`.
> Poiche` le strade di accesso sono molteplici e gli orari delle
incursioni variabili, si sta cercando di coinvolgere nell`azione quanta piu`
gente e` possibile, innanzitutto persone che "montino di guardia " in
periferia segnalando quando i soldati arrivano, e quindi militanti che siano
in grado di bloccare contemporaneamente tutte le vie d`accesso, per evitare
che le jeep aggirino il blocco.
> Credo che le azioni andranno in porto la settimana prossima.
> Alcune ore fa ho concluso i miei dodici giorni di interposizione,
concludo dunque questo mio secondo ed ultimo report con qualche riflessione
"a ruota libera".
> Una delle cose piu` preoccupanti che ho avuto modo di constatare in
questo mio soggiorno in Palestina e` il progressivo spostamenmto "a destra"
che la societa` palestinese sta subendo negli ultimi anni: il 90 per cento
delle donne palestinesi di fede musulmana porta il velo, sentimenti
integralisti hanno ormai una diffusione generalizzata nella societa`
palestinese, e in molte famiglie di cui siamo stati ospiti durante la
marcia, per tutto il periodo della nostra presenza, le donne sono rimaste
nascoste alla nostra vista, si sapeva che c`erano ma nessuno le vedeva, una
situazione veramente surreale.
> Varie volte abbiamo dovuto sorbirci sermoni religiosi da parte di
fanatici interlocutori con i quali entravamo in contatto, in un caso un
signore che ci ha ospitato ci ha costretto a rimanere svegli fino all`una di
notte perche` il suo dovere era "di spiegare agli ospiti i principi del
Santo Corano".
> Vi racconto questo perche`il progressivo rafforzamento di Hamas in
Palestina e` molto piu` preoccupante di quanto potrebbe sembrare, duole
dirlo ma, quanto a concezione del mondo, sono l`equivalente della nostra
Forza Nuova, e questo e` veramente raccapricciante.
> Le organizzazioni della sinistra radicale, dal Fronte Popolare al
Fronte Democratico, sono ormai ridotte ai minimi termini.
> Aggiungo anche che quando ho iniziato l`interposizione avevo posizioni
molto radicali sulle trattative di pace, ma queste due settimane hanno
parzialmente cambiato la mia visione del problema.
> Vedere le condizioni di vita a cui gli israeliani sottopongono gli
abitanti dei territori occupati, vedere i bambini per i quali il
divertimento piu` grande e` lanciare pietre contro i soldati (noi giocavamo
a pallone), constatare che nel campo profughi di Balata, alla periferia di
Nablus, non c`e` quasi famiglia che non abbia un morto o un detenuto nel suo
parentado, beh tutto questo mi ha convinto che questa lotta non puo`
continuare all`infinito.
> Insomma ho parzialmente cambiato la mia posizione sugli accordi di
Ginevra, se prima dell`interposizione la mia posizione era totalmente
negativa ora penso che possa essere una accettabile base di discussione,
purche` accompagnata da una grande mobilitazione economica internazionale
(tipo piano Marshall 2), per favorire il progressivo inserimento dei
profughi nei paesi arabi che accettassero di assorbirli.
> Insomma il concetto e`: con gli attuali equilibri geopolitici (Bush o
Kerry non fa molta differenza) meglio accontentarsi di un piano di pace
insoddisfacente ma che consenta la nascita di uno stato palestinese
indipendente che continuare ancora per chissa` quanto tempo questo strazio.
> Questo almeno a mio personalissimo avviso.
> Beh, mi fermo qui.
> Un abbraccio, Gianluca.
>
Messaggio del 05-08-2004 alle ore 08:43:15
Nablus. 4 agosto 2004
Purtroppo dopo un po' di tempo vissuto a Nablus, ci si abitua anche riconoscere qualche suono particolare, come i fischi della gente e associarli immediatamente all'arrivo delle jeeps dei soldati in citta'. Come oggi pomeriggio, ma come decine di altre giornate passate qui. E poi le stesse scene, la gente che si affretta ad allontanarsi, i ragazzi che accorrono a vedere e ad esser pronti a tirar le pietre alle jeeps.
Ma ci sono cose a cui mai ci si puo' abituare, come il vedere in una strada che la vita scorre come sempre, normale, negozi aperti, bancarelle nelle strade e gente che chiaccchiera e che fa aquisti. Ma nella parallela, a soli 100 metri, l'inferno: soldati che sparano su chiunque e bambini, giovani e adulti che rischiano la propria vita ad ogni pietra lanciata alle jeeps.
Mi sono accorta di quanto il mio umore finisca per risentirne, ogni volta che mi trovo davanti a queste scene surreali. E' dura far i conti con un inevitabile scoraggiamento, e con la difficolta' di attribuire un senso a tutto cio'.
Mi dico che per loro forse e' 'normale', se vogliono sopravvivere o anche resistere possono affrontare la presenza dei soldati forse solo in questa maniera, tentando di ignorarla. Perche' e' quotidiana, perche' fa parte della loro vita, piu' di qualsiasi altra attivita'. Ma finisco anche col rendermi conto che nulla di tutto cio' e' normale. Non e' umano dover supportare giorno dopo giorno tutto cio'. Come si fa a ritornare alla propria attivita', ai propri affetti, dopo aver appreso che a 100 metri hanno ucciso un altro ragazzo, che, come il piu' delle volte, e' solo colpevole di aver assistito all'irruzione dei soldati?
Oggi dopo gli scontri e dopo aver saputo della morte di un giovane nel centro della citta', siamo andati ad ASkar per organizzar una classe di teatro. Chiacchierando, il direttore del centro con una voce cosi' normale ci dice "si, in effetti ancora non sappiamo, sappiam solo il cognome, o viene da Balata o e' di Askar ed e' il mio vicino di casa." Dopo 3 minuti eravamo gia' a parlare delle nostre attivita'.
E' cosi' difficile per me che sono consapevole di stare qui solo per un certo periodo di tempo. Come fa uno studente ad avere ancora voglia di studiare, o qualsiasi altra abitante di questa citta' ad avere la forza di andare avanti e credere che possa esistere un futuro a Nablus?
Domani ci sara' la commemorazione della morte, avvenuta 40 giorni fa, del professore universitario e di suo figlio uccisi durante un'azione dell'esercito finalizzata alla cattura di due attivisti, i quail anche loro poi sono stati uccisi. La colpa del professore e del figlio e' stata quella di essersi affacciati alla finestra per comunicare ai soldati che la loro porta di casa era stata danneggiata da un missile ed erano impossibilitati a lasciare l'appartamento dopo che il comandante aveva dato l'ordine di evacuazione. Senza esitare, a sangue freddo, i soldati hanno sparato ad entrambi.
Quella notte noi abbiamo assistito a tutta la lunga vicenda, da una collina. Terribile trovarsi di fronte ad una vera e propria notte di guerra, vedere come in un videogioco gli elicotteri sganciare missili sulle case, immaginando, a differenza dei videogiochi, quali terribili ore potessero vivere gli abitanti di quel palazzo e di tutta la zona.
Ma e' normale qui trovarsi immersi in queste situazioni e in questo dolore e poi tornare alle nostre attivita', con i nostril bambini ed i nostri ragazzi che non smettono mai di mostrarci la loro riconoscenza e dirci che il solo pensiero di saperci qui non gli fa abbandonare l'idea che c'e' sempre qualcuno comunque nel mondo spinto da buoni sentimenti. E la nostra speranza ovviamente, al di la' del nostro lavoro e delle nostre attivita' qui, e' che davvero la nostra presenza li aiuti a credere che possa esistere un futuro, e ritrovare la capacita' di sperare e sognare.
Questo nonostante fra meno di due settimane io abbia il mio volo di ritorno per l'Italia. E mi sembri assurdo e difficile dover abbandonare tutte le persone a cui siamo cosi' legati, a questa assurda vita.
Ed anche ora che sto terminando questa mail, il suono di diverse ambulanze fa intendere che probabilmente nel cuore della citta' ci sono di nuovo problemi.
Michela
Nablus. 4 agosto 2004
Purtroppo dopo un po' di tempo vissuto a Nablus, ci si abitua anche riconoscere qualche suono particolare, come i fischi della gente e associarli immediatamente all'arrivo delle jeeps dei soldati in citta'. Come oggi pomeriggio, ma come decine di altre giornate passate qui. E poi le stesse scene, la gente che si affretta ad allontanarsi, i ragazzi che accorrono a vedere e ad esser pronti a tirar le pietre alle jeeps.
Ma ci sono cose a cui mai ci si puo' abituare, come il vedere in una strada che la vita scorre come sempre, normale, negozi aperti, bancarelle nelle strade e gente che chiaccchiera e che fa aquisti. Ma nella parallela, a soli 100 metri, l'inferno: soldati che sparano su chiunque e bambini, giovani e adulti che rischiano la propria vita ad ogni pietra lanciata alle jeeps.
Mi sono accorta di quanto il mio umore finisca per risentirne, ogni volta che mi trovo davanti a queste scene surreali. E' dura far i conti con un inevitabile scoraggiamento, e con la difficolta' di attribuire un senso a tutto cio'.
Mi dico che per loro forse e' 'normale', se vogliono sopravvivere o anche resistere possono affrontare la presenza dei soldati forse solo in questa maniera, tentando di ignorarla. Perche' e' quotidiana, perche' fa parte della loro vita, piu' di qualsiasi altra attivita'. Ma finisco anche col rendermi conto che nulla di tutto cio' e' normale. Non e' umano dover supportare giorno dopo giorno tutto cio'. Come si fa a ritornare alla propria attivita', ai propri affetti, dopo aver appreso che a 100 metri hanno ucciso un altro ragazzo, che, come il piu' delle volte, e' solo colpevole di aver assistito all'irruzione dei soldati?
Oggi dopo gli scontri e dopo aver saputo della morte di un giovane nel centro della citta', siamo andati ad ASkar per organizzar una classe di teatro. Chiacchierando, il direttore del centro con una voce cosi' normale ci dice "si, in effetti ancora non sappiamo, sappiam solo il cognome, o viene da Balata o e' di Askar ed e' il mio vicino di casa." Dopo 3 minuti eravamo gia' a parlare delle nostre attivita'.
E' cosi' difficile per me che sono consapevole di stare qui solo per un certo periodo di tempo. Come fa uno studente ad avere ancora voglia di studiare, o qualsiasi altra abitante di questa citta' ad avere la forza di andare avanti e credere che possa esistere un futuro a Nablus?
Domani ci sara' la commemorazione della morte, avvenuta 40 giorni fa, del professore universitario e di suo figlio uccisi durante un'azione dell'esercito finalizzata alla cattura di due attivisti, i quail anche loro poi sono stati uccisi. La colpa del professore e del figlio e' stata quella di essersi affacciati alla finestra per comunicare ai soldati che la loro porta di casa era stata danneggiata da un missile ed erano impossibilitati a lasciare l'appartamento dopo che il comandante aveva dato l'ordine di evacuazione. Senza esitare, a sangue freddo, i soldati hanno sparato ad entrambi.
Quella notte noi abbiamo assistito a tutta la lunga vicenda, da una collina. Terribile trovarsi di fronte ad una vera e propria notte di guerra, vedere come in un videogioco gli elicotteri sganciare missili sulle case, immaginando, a differenza dei videogiochi, quali terribili ore potessero vivere gli abitanti di quel palazzo e di tutta la zona.
Ma e' normale qui trovarsi immersi in queste situazioni e in questo dolore e poi tornare alle nostre attivita', con i nostril bambini ed i nostri ragazzi che non smettono mai di mostrarci la loro riconoscenza e dirci che il solo pensiero di saperci qui non gli fa abbandonare l'idea che c'e' sempre qualcuno comunque nel mondo spinto da buoni sentimenti. E la nostra speranza ovviamente, al di la' del nostro lavoro e delle nostre attivita' qui, e' che davvero la nostra presenza li aiuti a credere che possa esistere un futuro, e ritrovare la capacita' di sperare e sognare.
Questo nonostante fra meno di due settimane io abbia il mio volo di ritorno per l'Italia. E mi sembri assurdo e difficile dover abbandonare tutte le persone a cui siamo cosi' legati, a questa assurda vita.
Ed anche ora che sto terminando questa mail, il suono di diverse ambulanze fa intendere che probabilmente nel cuore della citta' ci sono di nuovo problemi.
Michela
Messaggio del 06-08-2004 alle ore 08:43:58
mi ci vuole na settimana di ferie per leggere tutto
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