Cultura & Attualità
Cap Anamur 13 luglio
Messaggio del 02-08-2004 alle ore 11:36:10
Dovevano restare in Italia, perché le loro richieste di asilo fossero sottoposte all'esame di un giudice. Invece ci si è messa di mezzo la politica di governo, e per gli africani salvati da un naufragio dalla nave tedesca Cap Anamur il viaggio verso l'Europa si è concluso presto, con un'espulsione verso il Ghana e la Nigeria. Ma quell'espulsione non avrebbe dovuto esserci: a dirlo è il tribunale di Roma, che ieri si è espresso sul ricorso presentato dai legali dei 14 africani - Simona Sinopoli e Fabio Baglioni - dopo il diniego alla domanda di asilo da parte della Commissione speciale inviata nel centro di permanenza di Caltanissetta, dove i 37 africani erano stati rinchiusi per alcuni giorni una volta sbarcati sulle coste siciliane. Secondo il giudice esiste sia il «fumus boni iuris» per la domanda di asilo - considerando che gli africani si dichiaravano sudanesi della regione del Darfur - che il «periculum in mora», poiché esiste un decreto di respingimento con accompagnamento alla frontiera firmato il 12 luglio dal questore di Agrigento, appena ai naufraghi fu concesso di scendere dalla nave. Per questo il giudice ha accolto il ricorso, che chiedeva di sospendere l'espulsione e di concedere un permesso di soggiorno temporaneo ai 14 naufraghi in attesa che un tribunale si esprimesse sulla loro domanda di asilo. Purtroppo per 13 di loro la sentenza del giudice Sergio Pannunzio arriva troppo tardi: sono già stati espulsi, cinque verso la Nigeria e il resto verso il Ghana, come detta la legge sull'immigrazione Bossi-Fini, secondo cui il ricorso contro il diniego della Commissione non sospende il rimpatrio. Pochi giorni dopo furono espulsi pure gli altri 22, per cui la Commissione aveva invece chiesto la concessione di un permesso umanitario, rifiutato dal Viminale. Sul loro ricorso si esprimerà il 5 agosto il tribunale di Caltanissetta.
La decisione del giudice, quindi, vale solo per l'ultimo africano rimasto in Italia. Si chiama Fatawu Lasisi e di lui, fino al tardo pomeriggio di ieri, si erano perse le tracce. Nell'ultima «infornata» di espulsioni a carico dei naufraghi - avvenuta in tre tappe - Lasisi infatti fu lasciato a terra. I motivi non sono mai stati chiariti dal governo - che su questa vicenda ha utilizzato la strategia del blackout informativo - ma secondo l'ipotesi più accreditata è stato salvato perché faceva parte del gruppo su cui la Corte di Strasburgo, in seguito a un esposto presentato da Sinopoli e Baglioni, aveva chiesto maggiori informazioni sulle procedure seguite. Lasisi era finito in un primo momento nel centro di permanenza milanese di via Corelli, ma da due giorni era sparito. Ieri è ricomparso nel cpt romano di Ponte Galeria. Della sua presenza a Roma si è venuto a sapere solo grazie all'interessamento di Rifondazione comunista, perché gli avvocati non sono stati avvertiti da nessuno. Dopo un tira e molla durato tutto il pomeriggio e una diffida presentata da Sinopoli e Baglioni contro Viminale e questura di Roma, ieri sera è arrivata la notizia che Lasisi oggi verrà liberato, e gli sarà concesso il permesso di soggiorno temporaneo di cui parla esplicitamente la sentenza del giudice.
«Il provvedimento stabilisce un principio importantissimo, e dimostra che le espulsioni a carico dei 37 sono state illegittime», commentano Sinopoli e Baglioni. Soddisfazione per la decisione del giudice è stata espressa anche dall'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati dell'Onu: «Dimostra quello che abbiamo sempre sostenuto: non si può espellere un richiedente asilo che ha ottenuto un diniego e presenta un ricorso», ha detto la portavoce Laura Boldrini. Il deputato dei Verdi Paolo Cento chiede le dimissioni del ministro Pisanu, il deputato della Margherita Giuseppe Fioroni l'abrogazione della legge Bossi-Fini. Il senatore Antonello Falomi dei riformatori per l'Ulivo auspica invece «un gesto riparatore», e cioè la richiesta ufficiale del rientro in Italia dei 13 naufraghi. Il diessino Antonio Soda ricorda che nella vicenda di Lasisi c'è un'assurdità in più: il ragazzo parla soltanto uno stentato inglese, la sua lingua sembra essere il dialetto sudanese Ausa: «Nessuno è riuscito a porgli domande - conclude Soda - perché, secondo il ministero, non si riusciva a trovare un interprete che conoscesse la sua lingua».
Dovevano restare in Italia, perché le loro richieste di asilo fossero sottoposte all'esame di un giudice. Invece ci si è messa di mezzo la politica di governo, e per gli africani salvati da un naufragio dalla nave tedesca Cap Anamur il viaggio verso l'Europa si è concluso presto, con un'espulsione verso il Ghana e la Nigeria. Ma quell'espulsione non avrebbe dovuto esserci: a dirlo è il tribunale di Roma, che ieri si è espresso sul ricorso presentato dai legali dei 14 africani - Simona Sinopoli e Fabio Baglioni - dopo il diniego alla domanda di asilo da parte della Commissione speciale inviata nel centro di permanenza di Caltanissetta, dove i 37 africani erano stati rinchiusi per alcuni giorni una volta sbarcati sulle coste siciliane. Secondo il giudice esiste sia il «fumus boni iuris» per la domanda di asilo - considerando che gli africani si dichiaravano sudanesi della regione del Darfur - che il «periculum in mora», poiché esiste un decreto di respingimento con accompagnamento alla frontiera firmato il 12 luglio dal questore di Agrigento, appena ai naufraghi fu concesso di scendere dalla nave. Per questo il giudice ha accolto il ricorso, che chiedeva di sospendere l'espulsione e di concedere un permesso di soggiorno temporaneo ai 14 naufraghi in attesa che un tribunale si esprimesse sulla loro domanda di asilo. Purtroppo per 13 di loro la sentenza del giudice Sergio Pannunzio arriva troppo tardi: sono già stati espulsi, cinque verso la Nigeria e il resto verso il Ghana, come detta la legge sull'immigrazione Bossi-Fini, secondo cui il ricorso contro il diniego della Commissione non sospende il rimpatrio. Pochi giorni dopo furono espulsi pure gli altri 22, per cui la Commissione aveva invece chiesto la concessione di un permesso umanitario, rifiutato dal Viminale. Sul loro ricorso si esprimerà il 5 agosto il tribunale di Caltanissetta.
La decisione del giudice, quindi, vale solo per l'ultimo africano rimasto in Italia. Si chiama Fatawu Lasisi e di lui, fino al tardo pomeriggio di ieri, si erano perse le tracce. Nell'ultima «infornata» di espulsioni a carico dei naufraghi - avvenuta in tre tappe - Lasisi infatti fu lasciato a terra. I motivi non sono mai stati chiariti dal governo - che su questa vicenda ha utilizzato la strategia del blackout informativo - ma secondo l'ipotesi più accreditata è stato salvato perché faceva parte del gruppo su cui la Corte di Strasburgo, in seguito a un esposto presentato da Sinopoli e Baglioni, aveva chiesto maggiori informazioni sulle procedure seguite. Lasisi era finito in un primo momento nel centro di permanenza milanese di via Corelli, ma da due giorni era sparito. Ieri è ricomparso nel cpt romano di Ponte Galeria. Della sua presenza a Roma si è venuto a sapere solo grazie all'interessamento di Rifondazione comunista, perché gli avvocati non sono stati avvertiti da nessuno. Dopo un tira e molla durato tutto il pomeriggio e una diffida presentata da Sinopoli e Baglioni contro Viminale e questura di Roma, ieri sera è arrivata la notizia che Lasisi oggi verrà liberato, e gli sarà concesso il permesso di soggiorno temporaneo di cui parla esplicitamente la sentenza del giudice.
«Il provvedimento stabilisce un principio importantissimo, e dimostra che le espulsioni a carico dei 37 sono state illegittime», commentano Sinopoli e Baglioni. Soddisfazione per la decisione del giudice è stata espressa anche dall'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati dell'Onu: «Dimostra quello che abbiamo sempre sostenuto: non si può espellere un richiedente asilo che ha ottenuto un diniego e presenta un ricorso», ha detto la portavoce Laura Boldrini. Il deputato dei Verdi Paolo Cento chiede le dimissioni del ministro Pisanu, il deputato della Margherita Giuseppe Fioroni l'abrogazione della legge Bossi-Fini. Il senatore Antonello Falomi dei riformatori per l'Ulivo auspica invece «un gesto riparatore», e cioè la richiesta ufficiale del rientro in Italia dei 13 naufraghi. Il diessino Antonio Soda ricorda che nella vicenda di Lasisi c'è un'assurdità in più: il ragazzo parla soltanto uno stentato inglese, la sua lingua sembra essere il dialetto sudanese Ausa: «Nessuno è riuscito a porgli domande - conclude Soda - perché, secondo il ministero, non si riusciva a trovare un interprete che conoscesse la sua lingua».
Messaggio del 26-07-2004 alle ore 12:01:37
Anche Amnesty alza la voce contro il governo. Dopo le forti critiche dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) che ha accusato l'Italia di aver gestito la vicenda dei profughi della Cap Anamur al di fuori delle regole internazionali, ieri anche Amnesty international ha preso una posizione altrettanto dura. «Le autorità italiane - ha dichiarato Francesco Messineo, responsabile nazionale per i rifugiati di Amnesty international - hanno varcato una soglia oltre la quale si mette seriamente in pericolo non solo la sicurezza delle persone ma anche tutto il sistema di protezione internazionale dell'asilo in Italia e in Europa». Intanto, secondo l'agenzia missionaria Misna, i 25 naufraghi della Cap Anamur rispediti in Ghana sarebbero «tornati tutti nelle loro case» e almeno non rischierebbero più di essere processati per «aver danneggiato l'immagine» del paese africano. Se così fosse, l'odissea di questi disperati divenuta loro malgrado emblematica sarebbe conclusa, mentre nell'ombra anche questa notte sono stati segnalati nuovi sbarchi sulle coste dell'Italia del sud.
E' difficile, però, sapere come siano andate veramente le cose per i 25 naufraghi una volta atterrati in Ghana. Sicuramente sono stati lungamente interrogati, i giornali locali li hanno definiti «impostori» e il ministro degli interni ghanese Hackman Owusu-Agyemang li ha accusati di «aver sfruttato a proprio vantaggio una situazione drammatica come quella del Darfur» arrecando danno alla reputazione del Ghana.
Niente male come «bentornati a casa» dopo la pessima avventura in Italia (sempre che quei 25 siano effettivamente ghanesi). Fortunatamente, però, secondo la fonte governativa ghanese raccolta ieri dall'agenzia missionaria Misna «le dichiarazioni del ministro non avranno seguito giuridico» e i 25 sarebbero già stati rimandati nei loro villaggi dopo che il governo avrebbe provveduto a fornire loro cibo e soldi. Il viaggio per loro sembra quindi giunto al termine, mentre restano nel centro di detenzione romano di Ponte Galeria gli altri 6 naufraghi che si sono opposti al rimpatrio quando già erano sull'aereo.
Ma il caso Cap Anamur, in Europa, è destinato a lasciare il segno. Almeno questa è la preoccupazione di Amnesty intenational. «Questa vicenda - ha spiegato Messineo - è un simbolo della indecorosa politica italiana ed europea sull'asilo. Tutti, da qualunque paese provengano, hanno diritto ad un'equa analisi della loro richiesta di asilo, quella a cui sono stati sottoposti i 37 naufraghi della Cap Anamur semplicemente non lo è stata». Amnesty international dunque sottoscrive e rilancia le dure critiche contro l'Italia giunte l'altro giorno dall'Unchr. In particolare anche per Amnesty international le autorità italiane sono state volutamente frettolose nell'accertamento della provenienza dei profughi e soprattutto hanno deciso per il rimpatrio nonostante il parere contrario della Commissione per i rifugiati. Secondo Messineo si tratta di un modo di procedere «impensabile» e la vicenda della Cap Anamur «è solo uno spaccato di cosa accade in un paese in cui manca una legge organica sull'asilo che garantisca il rispetto degli obblighi internazionali dell'Italia e delle direttive europee anch'esse molto carenti».
Anche Amnesty alza la voce contro il governo. Dopo le forti critiche dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) che ha accusato l'Italia di aver gestito la vicenda dei profughi della Cap Anamur al di fuori delle regole internazionali, ieri anche Amnesty international ha preso una posizione altrettanto dura. «Le autorità italiane - ha dichiarato Francesco Messineo, responsabile nazionale per i rifugiati di Amnesty international - hanno varcato una soglia oltre la quale si mette seriamente in pericolo non solo la sicurezza delle persone ma anche tutto il sistema di protezione internazionale dell'asilo in Italia e in Europa». Intanto, secondo l'agenzia missionaria Misna, i 25 naufraghi della Cap Anamur rispediti in Ghana sarebbero «tornati tutti nelle loro case» e almeno non rischierebbero più di essere processati per «aver danneggiato l'immagine» del paese africano. Se così fosse, l'odissea di questi disperati divenuta loro malgrado emblematica sarebbe conclusa, mentre nell'ombra anche questa notte sono stati segnalati nuovi sbarchi sulle coste dell'Italia del sud.
E' difficile, però, sapere come siano andate veramente le cose per i 25 naufraghi una volta atterrati in Ghana. Sicuramente sono stati lungamente interrogati, i giornali locali li hanno definiti «impostori» e il ministro degli interni ghanese Hackman Owusu-Agyemang li ha accusati di «aver sfruttato a proprio vantaggio una situazione drammatica come quella del Darfur» arrecando danno alla reputazione del Ghana.
Niente male come «bentornati a casa» dopo la pessima avventura in Italia (sempre che quei 25 siano effettivamente ghanesi). Fortunatamente, però, secondo la fonte governativa ghanese raccolta ieri dall'agenzia missionaria Misna «le dichiarazioni del ministro non avranno seguito giuridico» e i 25 sarebbero già stati rimandati nei loro villaggi dopo che il governo avrebbe provveduto a fornire loro cibo e soldi. Il viaggio per loro sembra quindi giunto al termine, mentre restano nel centro di detenzione romano di Ponte Galeria gli altri 6 naufraghi che si sono opposti al rimpatrio quando già erano sull'aereo.
Ma il caso Cap Anamur, in Europa, è destinato a lasciare il segno. Almeno questa è la preoccupazione di Amnesty intenational. «Questa vicenda - ha spiegato Messineo - è un simbolo della indecorosa politica italiana ed europea sull'asilo. Tutti, da qualunque paese provengano, hanno diritto ad un'equa analisi della loro richiesta di asilo, quella a cui sono stati sottoposti i 37 naufraghi della Cap Anamur semplicemente non lo è stata». Amnesty international dunque sottoscrive e rilancia le dure critiche contro l'Italia giunte l'altro giorno dall'Unchr. In particolare anche per Amnesty international le autorità italiane sono state volutamente frettolose nell'accertamento della provenienza dei profughi e soprattutto hanno deciso per il rimpatrio nonostante il parere contrario della Commissione per i rifugiati. Secondo Messineo si tratta di un modo di procedere «impensabile» e la vicenda della Cap Anamur «è solo uno spaccato di cosa accade in un paese in cui manca una legge organica sull'asilo che garantisca il rispetto degli obblighi internazionali dell'Italia e delle direttive europee anch'esse molto carenti».
Messaggio del 24-07-2004 alle ore 19:34:38
FOSSE X ME LI RIBUTTEREI IN MARE,MALTA NON LI HA VOLUTI,NESSUNO LI VUOLE XCHE DOVREMMO SOBBARCARCELI NOI!?!?
MA SI VENITE IN ITALIA!!QUI TROVERETE L'"AMERICA"
FOSSE X ME LI RIBUTTEREI IN MARE,MALTA NON LI HA VOLUTI,NESSUNO LI VUOLE XCHE DOVREMMO SOBBARCARCELI NOI!?!?
MA SI VENITE IN ITALIA!!QUI TROVERETE L'"AMERICA"
Messaggio del 23-07-2004 alle ore 08:55:38
22 luglio
I migranti deportati questa notte sul volo delle Ghana Airwais per Accra da Fiumicino, sarebbero stati respinti dalle autorità dello Stato africano... Questa la dichiarazione del senatore diessino sicialiano Iovene sulla notizia.
Cap Anamur: "Espulsi respinti dalle autorità del Ghana"
Il senatore dei Ds Nuccio Iovene denuncia:
"Da una notizia che circola insistentemente in queste ore, sembrerebbe che i profughi della Cap Anamur imbarcati questa mattina su un aereo diretto ad Accra sarebbero stati respinti dalle autorità ghanesi. Se ciò rispondesse al vero, cadrebbe miseramente il castello di menzogne costruito dal governo intorno all'intera vicenda, a cominciare dagli interrogatori ai profughi fatti in presenza delle autorità da cui fuggivano. Il governo italiano è responsabile di tutte quelle vite e del loro calvario senza fine, che sembra ora prendere una via ancora più pericolosa e indeterminata".
22 luglio
I migranti deportati questa notte sul volo delle Ghana Airwais per Accra da Fiumicino, sarebbero stati respinti dalle autorità dello Stato africano... Questa la dichiarazione del senatore diessino sicialiano Iovene sulla notizia.
Cap Anamur: "Espulsi respinti dalle autorità del Ghana"
Il senatore dei Ds Nuccio Iovene denuncia:
"Da una notizia che circola insistentemente in queste ore, sembrerebbe che i profughi della Cap Anamur imbarcati questa mattina su un aereo diretto ad Accra sarebbero stati respinti dalle autorità ghanesi. Se ciò rispondesse al vero, cadrebbe miseramente il castello di menzogne costruito dal governo intorno all'intera vicenda, a cominciare dagli interrogatori ai profughi fatti in presenza delle autorità da cui fuggivano. Il governo italiano è responsabile di tutte quelle vite e del loro calvario senza fine, che sembra ora prendere una via ancora più pericolosa e indeterminata".
Messaggio del 14-07-2004 alle ore 13:41:27
Per i 37 profughi pronta l'espulsione
A tutti è stato notificato un decreto di trattenimento. E oggi arriva ad Agrigento la commissione per il riconoscimento dello status di rifugiati. Scandalosa «visita» nel cpt di un funzionario del consolato sudanese
CINZIA GUBBINI
Dovrebbe arrivare oggi ad Agrigento la Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato, che esaminerà le domande di asilo presentate dai 37 profughi africani sbarcati dalla nave tedesca Cap Anamur. La notizia è trapelata solo nella tarda serata di ieri, dopo una giornata convulsa in cui si sono susseguite notizie inquietanti sulla gestione da parte del governo italiano della delicatissima situazione dei 37 profughi. Anche l'arrivo della Commissione, d'altronde, è un piccolo giallo visto che ieri sera l'Alto commissariato per i rifugiati dell'Onu (Acnur) non aveva ancora ricevuto alcuna convocazione: l'annuncio sembra essere un modo, quindi, per placare le polemiche e restituire una parvenza di legalità alla vicenda. Rendendo noto l'incarico della Commissione, infatti, il governo ammette di trovarsi di fronte a dei richiedenti asilo. Un'ovvietà che per tutta la giornata di ieri è stata negata dal comportamento del Viminale, che dirige direttamente le operazioni all'interno del cpt di Agrigento, a partire dall'incredibile ritardo con cui i 37 africani hanno potuto presentare la loro richiesta. Nonostante le firme fossero state apposte in mattinata, infatti, i formulari sono giunti via fax al Viminale soltanto in serata grazie all'intermediazione dell'Acnur: «Le domande non sono ben compilate, ma sono più che sufficienti per dimostrare che vi è una manifesta volontà di chiedere asilo», osserva la portavoce dell'Acnur, Laura Boldrini. Perché tanto ritardo? A quanto pare agli avvocati del centro era stato consigliato dalle autorità di attendere nel depositare le domande, poiché si potevano ancora aprire spiragli da parte tedesca, che lunedì aveva annunciato perentoriamente di non voler accogliere i profughi.
In mancanza di una richiesta formale di asilo, dunque, il ministero ha avuto mano libera nel trattare i 37 naufraghi come «clandestini». Intanto, gli africani hanno dovuto incontrare un rappresentante del consolato sudanese per accertarne la nazionalità poiché - a dispetto delle «impressioni» della polizia - quasi tutti continuano a definirsi provenienti dal Sudan. Una procedura in palese contrasto con la normativa internazionale sul diritto d'asilo, che vieta di «denunciare» un richiedente asilo allo Stato dalle cui persecuzioni sostiene di fuggire. «E' scandaloso - ha protestato, tra gli altri, il responsabile immigrazione dell'Arci, Filippo Miraglia - tra l'altro chi gestisce il centro insiste nel negare l'accesso al nostro avvocato e al nostro interprete. Si sta procedendo a una gestione totalmente oscura della vicenda».
Poco dopo è arrivata la notizia che ai cittadini africani era stato messo in mano un decreto di espulsione, e questa volta a protestare era stato Cristopher Hein del Cir: «è necessario che ai 37 naufraghi sia garantito l'accesso alle procedure per l'asilo». La questura di Agrigento ha negato si trattasse di decreti per l'espulsione, ma solo per il trattenimento all'interno del cpt. Una smentita che suona come una conferma, se è vero che - secondo la legge - in un cpt può essere trattenuto soltanto un espellendo.
D'altronde lo screening operato dal funzionario sudanese avrebbe confermato che i 37 africani non sono sudanesi (tra l'altro uno di loro ha sempre sostenuto di essere sierraleonese). Si tratterebbe invece di 30 ghanesi, 6 nigeriani e di un cittadino del Niger. Per arrivare a tale conclusione, la questura ha sottoposto i 37 naufraghi - reduci da venti giorni in mare - a interrogatori serrati. Il deputato della regione siciliana Domenico Capodicasa (Ds) e il padre comboniano Cosimo Spadavecchia, che ieri pomeriggio hanno visitato gli africani nel cpt, hanno raccontato di averli trovati molto provati. «Continuavano a dirmi "perché non mi credono?". Tanto che uno di loro è scoppiato in singhiozzi, seguito da molti altri compagni. Fa impressione vedere questi uomini, grandi e grossi, ridotti in quelle condizioni. E' uno spettacolo indecente», ha denunciato Capodicasa. Padre Spadavecchia, che in serata ha tenuto una veglia di preghiera di fronte al cpt, continua a sostenere che si tratta di sudanesi, avendo avuto modo di passare qualche giorno con loro sulla nave: «Sono stato per 18 anni in Sudan e posso dire che provengono in parte dal Darfur e in parte dall'ovest del paese. Lo capisco da come parlano, dai loro nomi, dal modo che hanno di salutarsi al mattino e alla sera».
Ora toccherà alla Commissione stabilire qual è la loro nazionalità e se le loro richieste di asilo possono essere accolte dall'Italia. Certo, osserva l'avvocato Fulvio Vassallo Paleologo dell'Asgi, «c'è il rischio che la fortissima pressione fin qui esercitata sui profughi comprometta l'esame delle domande. Potremmo trovarci di fronte, come accaduto in passato, a una serie di dinieghi e di espulsioni collettive».
Per i 37 profughi pronta l'espulsione
A tutti è stato notificato un decreto di trattenimento. E oggi arriva ad Agrigento la commissione per il riconoscimento dello status di rifugiati. Scandalosa «visita» nel cpt di un funzionario del consolato sudanese
CINZIA GUBBINI
Dovrebbe arrivare oggi ad Agrigento la Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato, che esaminerà le domande di asilo presentate dai 37 profughi africani sbarcati dalla nave tedesca Cap Anamur. La notizia è trapelata solo nella tarda serata di ieri, dopo una giornata convulsa in cui si sono susseguite notizie inquietanti sulla gestione da parte del governo italiano della delicatissima situazione dei 37 profughi. Anche l'arrivo della Commissione, d'altronde, è un piccolo giallo visto che ieri sera l'Alto commissariato per i rifugiati dell'Onu (Acnur) non aveva ancora ricevuto alcuna convocazione: l'annuncio sembra essere un modo, quindi, per placare le polemiche e restituire una parvenza di legalità alla vicenda. Rendendo noto l'incarico della Commissione, infatti, il governo ammette di trovarsi di fronte a dei richiedenti asilo. Un'ovvietà che per tutta la giornata di ieri è stata negata dal comportamento del Viminale, che dirige direttamente le operazioni all'interno del cpt di Agrigento, a partire dall'incredibile ritardo con cui i 37 africani hanno potuto presentare la loro richiesta. Nonostante le firme fossero state apposte in mattinata, infatti, i formulari sono giunti via fax al Viminale soltanto in serata grazie all'intermediazione dell'Acnur: «Le domande non sono ben compilate, ma sono più che sufficienti per dimostrare che vi è una manifesta volontà di chiedere asilo», osserva la portavoce dell'Acnur, Laura Boldrini. Perché tanto ritardo? A quanto pare agli avvocati del centro era stato consigliato dalle autorità di attendere nel depositare le domande, poiché si potevano ancora aprire spiragli da parte tedesca, che lunedì aveva annunciato perentoriamente di non voler accogliere i profughi.
In mancanza di una richiesta formale di asilo, dunque, il ministero ha avuto mano libera nel trattare i 37 naufraghi come «clandestini». Intanto, gli africani hanno dovuto incontrare un rappresentante del consolato sudanese per accertarne la nazionalità poiché - a dispetto delle «impressioni» della polizia - quasi tutti continuano a definirsi provenienti dal Sudan. Una procedura in palese contrasto con la normativa internazionale sul diritto d'asilo, che vieta di «denunciare» un richiedente asilo allo Stato dalle cui persecuzioni sostiene di fuggire. «E' scandaloso - ha protestato, tra gli altri, il responsabile immigrazione dell'Arci, Filippo Miraglia - tra l'altro chi gestisce il centro insiste nel negare l'accesso al nostro avvocato e al nostro interprete. Si sta procedendo a una gestione totalmente oscura della vicenda».
Poco dopo è arrivata la notizia che ai cittadini africani era stato messo in mano un decreto di espulsione, e questa volta a protestare era stato Cristopher Hein del Cir: «è necessario che ai 37 naufraghi sia garantito l'accesso alle procedure per l'asilo». La questura di Agrigento ha negato si trattasse di decreti per l'espulsione, ma solo per il trattenimento all'interno del cpt. Una smentita che suona come una conferma, se è vero che - secondo la legge - in un cpt può essere trattenuto soltanto un espellendo.
D'altronde lo screening operato dal funzionario sudanese avrebbe confermato che i 37 africani non sono sudanesi (tra l'altro uno di loro ha sempre sostenuto di essere sierraleonese). Si tratterebbe invece di 30 ghanesi, 6 nigeriani e di un cittadino del Niger. Per arrivare a tale conclusione, la questura ha sottoposto i 37 naufraghi - reduci da venti giorni in mare - a interrogatori serrati. Il deputato della regione siciliana Domenico Capodicasa (Ds) e il padre comboniano Cosimo Spadavecchia, che ieri pomeriggio hanno visitato gli africani nel cpt, hanno raccontato di averli trovati molto provati. «Continuavano a dirmi "perché non mi credono?". Tanto che uno di loro è scoppiato in singhiozzi, seguito da molti altri compagni. Fa impressione vedere questi uomini, grandi e grossi, ridotti in quelle condizioni. E' uno spettacolo indecente», ha denunciato Capodicasa. Padre Spadavecchia, che in serata ha tenuto una veglia di preghiera di fronte al cpt, continua a sostenere che si tratta di sudanesi, avendo avuto modo di passare qualche giorno con loro sulla nave: «Sono stato per 18 anni in Sudan e posso dire che provengono in parte dal Darfur e in parte dall'ovest del paese. Lo capisco da come parlano, dai loro nomi, dal modo che hanno di salutarsi al mattino e alla sera».
Ora toccherà alla Commissione stabilire qual è la loro nazionalità e se le loro richieste di asilo possono essere accolte dall'Italia. Certo, osserva l'avvocato Fulvio Vassallo Paleologo dell'Asgi, «c'è il rischio che la fortissima pressione fin qui esercitata sui profughi comprometta l'esame delle domande. Potremmo trovarci di fronte, come accaduto in passato, a una serie di dinieghi e di espulsioni collettive».
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