Cultura & Attualità
CALCIO /Palestina
Messaggio del 10-09-2004 alle ore 11:14:00
Mezza squadra viene dal Cile perché lì, a Santiago, c'è la più grande comunità palestinese al di fuori del mondo arabo, quasi 100mila persone. Qualcuno viene dalla Germania, qualcun altro dagli Stati uniti e dall'Argentina, l'allenatore è austriaco, il suo vice ungherese. Il resto della banda viene da Gaza e dai territori occupati del West Bank ma loro raramente riescono a giocare, tanto meno ad allenarsi con i compagni. Ogni volta che si presentano al confine per raggiungere la nazionale in Egitto o in Qatar, le autorità israeliane li trattengono per diverse ore e poi li rimandano indietro per problemi di sicurezza: laggiù gli sportivi non hanno alcuno status speciale. Ad agosto, al raduno di Islamia (vicino al Cairo), il ct Alfred Riedl contò appena 10 giocatori disponibili e chiese alla federazione di mettere un annuncio in rete: cercasi calciatori di origine palestinese in qualunque angolo del mondo, purché con un minimo di esperienza. Rispose un ragazzo dalla Svezia che sosteneva di essere famoso in tutta Europa. Si scoprì poi che aveva appena 16 anni. Ieri sera, per la gara di qualificazione ai Mondiali di Germania 2006 contro l'Uzbekistan, la nazionale di calcio palestinese si è presentata a Doha con gli uomini contati: erano in 18 con l'aggiunta all'ultimo minuto di due ragazzi provenienti dal Cile e dalla Giordania, appena sbarcati. Cinque titolari (Jamal El Holy, Ayman El Kurdi, Ashraf Salama, Ibrahim Suwairaki e Wael Rusrus) erano stati respinti al confine di Rafah lunedì. I dirigenti palestinesi avevano chiesto alla Fifa di rimandare la partita ma l'invito, come al solito, era caduto nel vuoto. Il capitano, Saeb Jundiyye, ha giocato nonostante la scomparsa di due cugini avvenuta martedì a Gaza durante un attacco aereo israeliano contro un campo di addestramento di Hamas che ha fatto 14 morti e 30 feriti. Largamente rimaneggiata, la Palestina ha perso 3-0 di fronte a poche centinaia di connazionali esiliati in Qatar, là dove Jundiyye e compagni disputano le loro gare casalinghe (a 1500 km da casa) per ragioni di sicurezza. La sconfitta si aggiunge a quella già patita in giugno sempre per mano degli uzbeki (anche lì 3-0) e di fatto cancella le speranze mondiali di una squadra che all'esordio, 8-0 contro Taiwan, aveva fatto sognare una storica qualificazione. Nello stesso girone resta in corsa l'Iraq, che dopo l'avventura olimpica di Atene, ha sconfitto ieri Taiwan 4-1 e insegue l'Uzbekistan a due punti di distanza. La travagliata vicenda della nazionale palestinese è storia recente, perché la squadra che giocò le qualificazioni mondiali del 1934 e del 1938 era in realtà composta quasi esclusivamente da calciatori di origine ebraica. La federazione palestinese è stata riconosciuta dalla Fifa appena sei anni fa e da allora tenta di farsi largo tra i giganti del calcio asiatico nonostante la mancanza di un campionato locale: l'ultimo, ovviamente amatoriale, fu disputato nel 2000; dopodiché, chi ha potuto si è trasferito nei paesi arabi confinanti per continuare a giocare, gli altri sono rimasti a combattere e aspettare. «Sono i miei piccoli eroi - dice di loro l'allenatore Riedl, ex giocatore dell'Austria Vienna con un passato di ct in Vietnam - quelli che lasciano moglie e figli a Gaza e, nonostante il pericolo, provano a raggiungere i compagni al di là del confine. Io non avrei mai il coraggio di farlo». Il suo predecessore, il cileno Nicola Hadwa che visti i problemi di reclutamento lanciò l'idea di pescare in Sudamerica un po' di giocatori di origine palestinese, ha raccontato che ai suoi tempi quando la nazionale tornava in patria dall'Egitto ci si divideva sempre in due gruppi: «Quelli che prendevano l'aereo per il Cile e quelli che prendevano l'autobus per Gaza. Arrivavano sempre prima i cileni anche se gli altri dovevano fare poco più di 30 km». Alcuni mesi fa, mentre si trovava in Bahrain con la squadra, l'attaccante Ziad Al-Kurd, scoprì che la sua casa a Gaza era stata distrutta dall'esercito israeliano perché si credeva che lì intorno fosse in costruzione un tunnel segreto verso l'Egitto.
Mezza squadra viene dal Cile perché lì, a Santiago, c'è la più grande comunità palestinese al di fuori del mondo arabo, quasi 100mila persone. Qualcuno viene dalla Germania, qualcun altro dagli Stati uniti e dall'Argentina, l'allenatore è austriaco, il suo vice ungherese. Il resto della banda viene da Gaza e dai territori occupati del West Bank ma loro raramente riescono a giocare, tanto meno ad allenarsi con i compagni. Ogni volta che si presentano al confine per raggiungere la nazionale in Egitto o in Qatar, le autorità israeliane li trattengono per diverse ore e poi li rimandano indietro per problemi di sicurezza: laggiù gli sportivi non hanno alcuno status speciale. Ad agosto, al raduno di Islamia (vicino al Cairo), il ct Alfred Riedl contò appena 10 giocatori disponibili e chiese alla federazione di mettere un annuncio in rete: cercasi calciatori di origine palestinese in qualunque angolo del mondo, purché con un minimo di esperienza. Rispose un ragazzo dalla Svezia che sosteneva di essere famoso in tutta Europa. Si scoprì poi che aveva appena 16 anni. Ieri sera, per la gara di qualificazione ai Mondiali di Germania 2006 contro l'Uzbekistan, la nazionale di calcio palestinese si è presentata a Doha con gli uomini contati: erano in 18 con l'aggiunta all'ultimo minuto di due ragazzi provenienti dal Cile e dalla Giordania, appena sbarcati. Cinque titolari (Jamal El Holy, Ayman El Kurdi, Ashraf Salama, Ibrahim Suwairaki e Wael Rusrus) erano stati respinti al confine di Rafah lunedì. I dirigenti palestinesi avevano chiesto alla Fifa di rimandare la partita ma l'invito, come al solito, era caduto nel vuoto. Il capitano, Saeb Jundiyye, ha giocato nonostante la scomparsa di due cugini avvenuta martedì a Gaza durante un attacco aereo israeliano contro un campo di addestramento di Hamas che ha fatto 14 morti e 30 feriti. Largamente rimaneggiata, la Palestina ha perso 3-0 di fronte a poche centinaia di connazionali esiliati in Qatar, là dove Jundiyye e compagni disputano le loro gare casalinghe (a 1500 km da casa) per ragioni di sicurezza. La sconfitta si aggiunge a quella già patita in giugno sempre per mano degli uzbeki (anche lì 3-0) e di fatto cancella le speranze mondiali di una squadra che all'esordio, 8-0 contro Taiwan, aveva fatto sognare una storica qualificazione. Nello stesso girone resta in corsa l'Iraq, che dopo l'avventura olimpica di Atene, ha sconfitto ieri Taiwan 4-1 e insegue l'Uzbekistan a due punti di distanza. La travagliata vicenda della nazionale palestinese è storia recente, perché la squadra che giocò le qualificazioni mondiali del 1934 e del 1938 era in realtà composta quasi esclusivamente da calciatori di origine ebraica. La federazione palestinese è stata riconosciuta dalla Fifa appena sei anni fa e da allora tenta di farsi largo tra i giganti del calcio asiatico nonostante la mancanza di un campionato locale: l'ultimo, ovviamente amatoriale, fu disputato nel 2000; dopodiché, chi ha potuto si è trasferito nei paesi arabi confinanti per continuare a giocare, gli altri sono rimasti a combattere e aspettare. «Sono i miei piccoli eroi - dice di loro l'allenatore Riedl, ex giocatore dell'Austria Vienna con un passato di ct in Vietnam - quelli che lasciano moglie e figli a Gaza e, nonostante il pericolo, provano a raggiungere i compagni al di là del confine. Io non avrei mai il coraggio di farlo». Il suo predecessore, il cileno Nicola Hadwa che visti i problemi di reclutamento lanciò l'idea di pescare in Sudamerica un po' di giocatori di origine palestinese, ha raccontato che ai suoi tempi quando la nazionale tornava in patria dall'Egitto ci si divideva sempre in due gruppi: «Quelli che prendevano l'aereo per il Cile e quelli che prendevano l'autobus per Gaza. Arrivavano sempre prima i cileni anche se gli altri dovevano fare poco più di 30 km». Alcuni mesi fa, mentre si trovava in Bahrain con la squadra, l'attaccante Ziad Al-Kurd, scoprì che la sua casa a Gaza era stata distrutta dall'esercito israeliano perché si credeva che lì intorno fosse in costruzione un tunnel segreto verso l'Egitto.
Messaggio del 10-09-2004 alle ore 12:57:13
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