Cultura & Attualità
LA CACCIA ai rom scatenata in tutta Italia sta cominciando a suscitare disagio, ma non ancora la necessaria rivolta morale.
Difficile, soprattutto per dei politici, mettersi contro il popolo. Col rischio di passare per difensori della delinquenza, dei violentatori, dei ladri di bambini. E' questa, infatti, la percezione passivamente registrata dai mass media: un popolo esasperato, l'ira dei giusti che finalmente anticipa le forze dell'ordine nel necessario repulisti.
Ma siamo sicuri che "il popolo" siano quei giovanotti in motorino che incendiano con le molotov gli effetti personali degli zingari fuggiaschi, le donne del quartiere che sputano su bambini impauriti e davanti a una telecamera concedono: "Bruciarli magari no, ma almeno cacciarli via"? Che importa se parlano a nome del popolo i fautori della "derattizzazione" e della "pulizia etnica", i politici che in campagna elettorale auspicarono "espulsioni di massa", i ministri che brandiscono perfino la tradizione cattolica per accusare di tradimento parroci e vescovi troppo caritatevoli?
La vergogna di Napoli, ma anche di Genova, Pavia e tante altre periferie urbane, non ha atteso l'incitamento dei titoloni di prima pagina, cui ci stiamo purtroppo abituando. "Obiettivo: zero campi rom" (salvo scatenarsi se qualche sindaco trova alloggi per loro). "I rom sono la nuova mafia" (contro ogni senso delle proporzioni). "Quei rom ladri di bambini" (la generalizzazione di un grave episodio da chiarire). Dal dire al fare, il passo dell'inciviltà è compiuto. Perfino l'operazione di polizia effettuata ieri con 400 arresti e decine di espulsioni sembra giungere a rimorchio. La legge preceduta in sequenza dalla furia mediatica e popolare, come se si trattasse di una riparazione tardiva.
Chi si oppone è fuori dal popolo. Più precisamente, appartiene alla casta dei privilegiati che ignorano il disagio delle periferie. Ti senti buono, superiore? Allora ospitali nel tuo attico! L'accusa, e l'irrisione, risuonano ormai fin dentro al Partito democratico. Proclama Filippo Penati, presidente di centrosinistra della Provincia di Milano: "I rom non devono essere 'ripartiti', bisogna farli semplicemente ripartire". E accusa Prodi di non aver capito l'andazzo, di non aver fatto lui quel che promettono i suoi successori. Nel 2006 fu Penati, insieme al sindaco Moratti, a chiedere al comune di Opera di ospitare provvisoriamente 73 rom (di cui 35 bambini). Dopo l'assedio e l'incendio di quel piccolo campo, adesso è stato eletto sindaco di Opera il leghista rinviato a giudizio per la spedizione punitiva. Mentre si è provveduto al trasferimento del parroco solidale con quegli estranei pericolosi.
La formula lapalissiana secondo cui "la sicurezza non è né di destra né di sinistra" appassisce, si rivela inadeguata nel tumulto delle emozioni che travolge la cultura della convivenza civile. Perfino la politica sembra derogare dal principio giuridico della responsabilità individuale di fronte alla legge. Perché un conto è riconoscere le alte percentuali di devianza riscontrabili all'interno delle comunità rom, che siano di recente immigrazione dalla Romania, oppure residenti da secoli in Italia, o ancora profughe dalla pulizia etnica dei Balcani. Un conto è contrastare gli abusi sull'infanzia, la piaga della misoginia e delle maternità precoci, i clan che boicottano l'inserimento scolastico e lavorativo, la pessima consuetudine degli allacciamenti abusivi alla rete elettrica e idrica.
Altra cosa è riproporre lo stereotipo della colpa collettiva di un popolo, giustificandola sulla base di una presunta indole genetica, etnica. Quando gli speaker dei telegiornali annunciano la nomina di "Commissari per i rom", sarebbe obbligatorio ricordare che simili denominazioni sono bandite nella democrazia italiana dal 1945. Il precetto biblico dell'immedesimazione - "In ogni generazione ciascuno deve considerare se stesso come se fosse uscito dall'Egitto" - dovrebbe suggerirci un esercizio: sostituire mentalmente, nei titoli di giornale, la parola "rom" con la parola "ebrei", o "italiani". Ne deriverebbe una cautela salutare, senza che ciò limiti la necessaria azione preventiva e repressiva.
La categoria "sicurezza" non è neutrale. Ne sa qualcosa il centrosinistra sconfitto alle elezioni, e solo degli ingenui possono credere che se Prodi, Amato o Veltroni avessero cavalcato l'allarme sociale con gli stessi argomenti della destra il risultato sarebbe stato diverso. Qualora il nuovo governo applichi con coerenza la politica di sicurezza annunciata, è prevedibile che nel giro di pochi anni il numero dei detenuti raddoppi, o triplichi in Italia. Scelta legittima, anche se la sua efficacia è discutibile. Quel che resta inaccettabile è il degrado civile, autorizzato o tollerato con l'alibi della volontà popolare. Insopportabili restano in una democrazia provvedimenti contrari al Codice di navigazione - l'obbligo di soccorso alle carrette del mare - o che puniscano la clandestinità sulla base di criteri aleatori di pericolosità sociale.
Da più parti si spiega l'inadeguatezza della sinistra a governare le società occidentali con la sua penitenziale vocazione "buonista". E' un argomento usato di recente da Raffaele Simone nel suo "Mostro Mite" (Garzanti), salvo poi trarne una previsione imbarazzante: la cultura di sinistra col tempo sarebbe destinata a essere inclusa, digerita dalla destra. Discutere un futuro lontano può essere ozioso, ma è utile invece riscontrare l'approdo a scelte comuni là dove meno te l'aspetteresti: per esempio sulla pratica delle ronde a presidio del territorio.
Naturalmente gli assalti di matrice camorristica ai campi rom di Ponticelli non sono la stessa cosa della Guardia nazionale padana. Che a sua volta non va confusa con i volontari di quartiere proposti dai sindaci di sinistra a Bologna e a Savona. Nel capoluogo ligure, per giustificare la proposta, è stata addirittura evocata l'esperienza del 1974, quando squadre antifasciste pattugliarono la città dopo una serie di bombe "nere". Il richiamo ai servizi d'ordine sindacali o di partito è suggestivo, quasi si potesse favorire così un ritorno di partecipazione e militanza che la politica non sa più offrire. Ma è dubbio che nell'Italia del 2008 - afflitta da nuove forme di emarginazione come i lavoratori immigrati senza casa, le bidonvilles fucine di criminalità ma spesso impossibili da cancellare - le ronde possano considerarsi uno strumento di democrazia popolare.
Dobbiamo sperare in una reazione civile agli avvenimenti di questi giorni, prima che i guasti diventino irrimediabili. Già si levano voci critiche ispirate a saggezza, anche nella compagine dei vincitori (Giuseppe Pisanu). Il silenzio, al contrario, confermerebbe solo l'irresponsabilità di una classe dirigente che ha già cavalcato gli stupri in chiave etnica durante la campagna elettorale.
Gad Lerner, La Repubblica 16.5.2008

Vi mando una testimoninza che mi è stata segnalata.. spero possa servire
PONTICELLI CRONACA www.asloperaicontro.org
by Operai Contro /
Categoria :: Numero 349
Pubblicato il gio, 15 mag @ 08:27
Alle 8 di sera finisco di lavorare. dal centro del quartiere una
colonna di fumo
nero. Dopo la trasmissione "chi l'ha visto" che parlava
del "tentato rapimento" di un
bambino da parte di una rom minorenne c'è
tensione nella zonae quindi telefono ad
una amica che fa volontariato
con gli immigrati. Mi dice che hanno incendiato diversi
accampamenti di
rumeni e che lei si trova assediata in un altro campo con un gruppo
di
famiglie, difesi dalla polizia. Cerco di raggiungerli. Il traffico è
impazzito.
Abbandono L'auto nei pressi di uno dei campi in fiamme:
qualche centinaio di persone
guarda divertito l'enorme rogo. In
maggioranza ragazzi ma anche adulti che filmano
con i telefonini.
Qualcuno alza il bambino in braccio perchè possa vedere il
"focarazzo";
dall'altra parte della strada le persone "civili" continuano a fare
jogging..... Arrivo finalmente al campo superstite. All'esterno facce
ebeti e
stravolte di sottoproletari che finalmente sono qualcuno (o
qualcosa) perchè possono
sfogarsi davanti alle telecamere. E' stata
proprio la presenza delle telecamere ad
incitare all'assalto .Ho paura
e sono disgustato. Riesco ad entrare nel campo
assediato: ragazzi,
vecchie, bambini, uomini che vedo tutti i giorni raccogliere
rottami di
metallo dalla monnezza facendo in Campania l'unica raccolta
differenziata
per riuscire a campare in queste baracche di cartone.
Stanno ammucchiati in fondo
allo spiazzo e d'avanti a loro 5 o 6
volontari cercano di calmarli mentre la mia
amica al telefono cerca di
raggiungere qualcuno che possa risolvere questa tragedia.
Prefettura,
comune, regione di sinistra, nessuno è raggiungibile. Qualcuno le
attacca
il telefono in faccia. Consiglio di quartiere, preti: tutti
assenti, tutti impegnati.
EPPURE PONTICELLI ERA LA STELLA ROSSA DI
NAPOLI: LA CASA DEL POPOLO, l'ARCI. Restano
6 volontari ed un povero
scemo ( IO ) afronteggiare la rabbia teleguidata di
camorristi e
sottoproletari e la paura di questi poveracci. Finalmente la telefonata
di un pezzo grosso della caritas annuncia che arriveranno 2 pullman per
trasferire i
rom. Dove? non si sa. Lo diciamo ai rom ed ai poliziotti
che continuano ad essere
all'oscuro di tutto. Ripenso a Bolzaneto ed
alla Diaz: erano compatti e decisi e
stasera non sono capaci di
allontanare la cinquantina di persone che continuano ad
assistere allo
spettacolo. Basterebbe questo ed i Rumeni se ne andrebbero sui loro
tricicli scassati in un altro posto. Passa il tempo e dei pullman
promessi neanche
l'ombra. Arrivano invece altre troupes televisive e
appresso a loro ricompare la
folla inferocita ad arte. E' tutto uno
spettacolo. I giornalisti vogliono
intervistare i "nomadi" e gli
facciamo capire che devono farlo nascosti tra le
baracche per evitare
di suscitare ancora odio. Domande assurde "vi sentite
minacciati?"
"siete impauriti da quello che succede?" verrebbe da rispondere ...NO,
lo facciamo tutte le sere per divertirci. Arriva un giovane consigliere
di quartiere
e poi l'assessore alla protezione civile: STIAMO STUDIANDO
LA POSSIBILITA' DI
SISTEMARE QUALCUNO IN UNA SCUOLA. La dirigente P:S:
dice alla mia amica: SIGNORA
PENDIAMO DALLE SUE LABBRA. Alle 23.00
incendiano le sterpaglie a 20 metri da noi. I
rumeni hanno capito che
nessuno farà niente per loro, salgono sui tricicli scassati
donne,
vecchie di 80 anni, neonati e vanno via. La polizia li scorta per
qualche km
(certo non fino alla destinazione che è un altro campo
abusivo) mentre solo in 15
vanno nella palestra di una scuola. Partono
mentre la camorra spara fuochi
d'artificio in segno di vittoria,io e
gli altri volontari ci defiliamo per non essere
il prossimo bersaglio
della caccia al diverso.
Perfino l'operazione di polizia effettuata ieri con 400 arresti e decine di espulsioni sembra giungere a rimorchio
qualcuno mi invia un indirizzo dove si parla di questa operazione?
ki invece di copiare frasi o articoli, perchè non ci spieghi la tua opinione?
speriamo che si comincia pure a pescara
Nuova reply all'argomento:
BRUCIAMOLI TUTTI!
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