Cultura & Attualità
bimba di otto anni
Messaggio del 14-04-2008 alle ore 17:07:00
Siamo abituati a rispettare idee, convinzioni e costumi altrui. Naturalmente anche le fedi religiose. Dobbiamo, però, stare attenti a che la tolleranza non diventi insensibilità etica, e dobbiamo evitare di confonderla con la sciocca convinzione che tutte le idee, le convinzioni ed i costumi stiano sullo stesso piano. Nojoud Muhammed Nasser è una bambina di otto anni, yemenita. Si è presentata in tribunale per chiedere il divorzio dall’uomo di trenta anni cui il padre l’ha venduta. La sua non è un’eccezione, perché più della metà delle donne (delle femmine, per la precisione) è data in sposa a quell’età, ma è stata capace di trovare parole chiare, ferme e commoventi, ha spiegato che non intende soddisfare le voglie di chi ritiene d’avere ogni diritto su di lei e che, semmai, vorrebbe giocare in cortile, talché il giudice ha aperto il procedimento e l’avvocato è riuscito ad ottenre l’arresto del “marito” e del padre. Ma le cose si mettono male: primo, perché non è troppo piccola per sposarsi, ma lo è per testimoniare; secondo, perché dovrebbe restituire a quell’uomo i soldi che sono stati spesi per comprarla. Inoltre la legge non prevede il reato di violenza carnale su minore, e neanche il divorzio di una bambina.
In via teorica il “marito” non dovrebbe avere rapporti sessuali con la “moglie”, se non dopo la pubertà, ma in via pratica nessuno controlla e non è prevista alcuna punizione, con quel che ne segue. Inoltre è bene non dimenticare che Maometto avrebbe sposato Aisha, una delle sue mogli, quando quella aveva… otto anni. Il che non aiuta.
E’ appena il caso di osservare che se anche non fosse stata violentata, non per questo potrebbe definirsi libera una persona il cui matrimonio è combinato a quell’età, mentre lo stupro rimandato di sette anni. Ed una tale violenza non può essere giustificata da nessuna convinzione, opinione, costume o fede. Deve essere condannata, avversata e denunciata. Proprio perché siamo convinti che non esistano esseri inferiori, abbiamo il dovere di non tollerare una simile inumanità.
La faccenda, insomma, non riguarda certo solo quella “famiglia”, o quel tribunale, o lo Yemen. Riguarda l’umanità. E se noi fossimo indifferenti, nel mentre reclamiamo più donne in lista od al governo, testimonieremmo non del tanto discusso “relativismo” culturale ed etico, ma una completa eclissi della ragione. Nojoud è nostra madre, nostra moglie, nostra figlia. E’ noi stessi. Pieghiamo la sua vita al rispetto dell’inciviltà e ci saremo del tutto persi.
www.davidegiacalone.it
Siamo abituati a rispettare idee, convinzioni e costumi altrui. Naturalmente anche le fedi religiose. Dobbiamo, però, stare attenti a che la tolleranza non diventi insensibilità etica, e dobbiamo evitare di confonderla con la sciocca convinzione che tutte le idee, le convinzioni ed i costumi stiano sullo stesso piano. Nojoud Muhammed Nasser è una bambina di otto anni, yemenita. Si è presentata in tribunale per chiedere il divorzio dall’uomo di trenta anni cui il padre l’ha venduta. La sua non è un’eccezione, perché più della metà delle donne (delle femmine, per la precisione) è data in sposa a quell’età, ma è stata capace di trovare parole chiare, ferme e commoventi, ha spiegato che non intende soddisfare le voglie di chi ritiene d’avere ogni diritto su di lei e che, semmai, vorrebbe giocare in cortile, talché il giudice ha aperto il procedimento e l’avvocato è riuscito ad ottenre l’arresto del “marito” e del padre. Ma le cose si mettono male: primo, perché non è troppo piccola per sposarsi, ma lo è per testimoniare; secondo, perché dovrebbe restituire a quell’uomo i soldi che sono stati spesi per comprarla. Inoltre la legge non prevede il reato di violenza carnale su minore, e neanche il divorzio di una bambina.
In via teorica il “marito” non dovrebbe avere rapporti sessuali con la “moglie”, se non dopo la pubertà, ma in via pratica nessuno controlla e non è prevista alcuna punizione, con quel che ne segue. Inoltre è bene non dimenticare che Maometto avrebbe sposato Aisha, una delle sue mogli, quando quella aveva… otto anni. Il che non aiuta.
E’ appena il caso di osservare che se anche non fosse stata violentata, non per questo potrebbe definirsi libera una persona il cui matrimonio è combinato a quell’età, mentre lo stupro rimandato di sette anni. Ed una tale violenza non può essere giustificata da nessuna convinzione, opinione, costume o fede. Deve essere condannata, avversata e denunciata. Proprio perché siamo convinti che non esistano esseri inferiori, abbiamo il dovere di non tollerare una simile inumanità.
La faccenda, insomma, non riguarda certo solo quella “famiglia”, o quel tribunale, o lo Yemen. Riguarda l’umanità. E se noi fossimo indifferenti, nel mentre reclamiamo più donne in lista od al governo, testimonieremmo non del tanto discusso “relativismo” culturale ed etico, ma una completa eclissi della ragione. Nojoud è nostra madre, nostra moglie, nostra figlia. E’ noi stessi. Pieghiamo la sua vita al rispetto dell’inciviltà e ci saremo del tutto persi.
www.davidegiacalone.it
Messaggio del 14-04-2008 alle ore 19:24:06
povere bambine, non smetterò mai di maledire allah, l'islam, maometto e tutte le luride moschee covi di terroristi puzzolenti
povere creature indifese

povere bambine, non smetterò mai di maledire allah, l'islam, maometto e tutte le luride moschee covi di terroristi puzzolenti
povere creature indifese

Nuova reply all'argomento:
bimba di otto anni
Registrati
Mi so scurdate la password
Hai problemi ad effettuare il login?
segui le istruzioni qui

