Cultura & Attualità

BERLUSCONI LADRO DI SOGNI!!!!
Messaggio del 22-03-2006 alle ore 13:40:43
«Come spiegherebbe ad un bambino che cosa è la felicità? Non glielo spiegherei, gli darei un pallone per farlo giocare».
La magia dello sport, la magia del calcio sono tutte racchiuse in questa frase di Dorothee Solle, in quell’attimo in cui lo sport diventa gioco, divertimento, cimento, sfida, felicità appunto. La nostra letteratura è piena di definizioni del mondo del calcio, più o meno belle, più o meno appropriate. Il calcio è tante cose messe insieme e oggi, nel 2003 è qualcosa di più rispetto al passato e qualcosa di meno… È sempre più un grande, grande business, è mercato e mercanteggiamento, è sempre meno gioco, divertimento. Ma quello che forse non era mai stato ancora nel nostro paese, è una squallida trattativa tra forze di governo.
Il nostro presidente del Consiglio è un «ladro di sogni», lui pensa (e qualcuno glielo fa pensare) che siamo un popolo bue, che noi ci crediamo che ancora una volta ha salvato il calcio, e quindi ci rimette tutti seduti al bar dello sport a goderci le partite, a tifare come se nulla fosse accaduto, perché tanto l’importante è arrivare al fischio di inizio. Poi, tutto svanisce come per incanto: gli scandali, i miliardi buttati dalla finestra, i bilanci truccati, le fideiussioni, le retrocessioni, la mancanza di regole, il continuo e sistematico sovvertimento delle regole, la fine dello sport, la fine del diritto.
Non so se questo Governo può ancora contare su questa capacità tutta italiana, non credo, non voglio crederlo e vorrei che tutte le persone che amano il calcio, che amano lo sport cominciassero a ribellarsi a questo sistematico saccheggio, a questo continuo furto delle cose più belle del calcio, dello sport, in nome di regole selvaggie che vengono applicate da questo «Presidente padrone» in tutti i campi della nostra società, impoverendo tutto, svilendo tutto, portandoci via quelle gioie semplici, infantili che sono parte della nostra vita.
Il calcio non è più solo un gioco! E va bene. Il calcio deve tenere conto delle leggi del mercato, delle leggi dello spettacolo! E va bene. Ma il calcio è così popolare perché è lo sport più divertente del mondo, se cominciamo a togliere il divertimento, attenzione che non sarà più così popolare… e allora il business non sarà più così grosso, con tutte le conseguenze del caso.
Hanno tirato troppo la corda e la corda se la tiri troppo si rompe, e se si rompe vanno tutti giù per terra. E, oggi, il mondo del calcio è giù per terra. Vittima, ultima vittima agostana di una bieca battaglia di potere nel mondo dello sport che va avanti dall’inizio di questo governo tra Forza Italia e Alleanza Nazionale. Questa è la verità. Il calcio si presta a questa battaglia perché non è in grado di affrontare seriamente i suoi problemi, di mettersi al passo con una realtà che è cambiata.
Con una arroganza senza precedenti questo presidente ha deciso che il calcio e lo sport (e non solo il Milan) sono suoi, che si può passare tranquillamente sopra le regole dello sport, anzi non esistono. E siccome un anno fa ha costituito la «Coni S.p.a», pensando di aver risolto i problemi economici del Coni e ha fatto il «Decreto spalmadebiti» per le squadre di calcio pensando di dargli un contentino, si sente in diritto di decidere tutto su questo mondo, anche quante squadre possono e non possono fare un campionato.
Poi, ha un problema con «quegli agitati» di An e chiede a La Russa quante squadre vuole in B per smettere di attaccare Carraro. Ventuno? Ventidue? Facciamo ventiquattro e non se ne parla più. Carraro e Galliani se vogliono tenere la poltrona devono risolvergli il problema.
E, per loro, non è un problema di facile risoluzione, perché entrare così a gamba tesa è fallo e, anche se hai arbitri consenzienti, i giocatori si incattiviscono…. E Galliani lo sa. Non crediamo mica che le squadre di calcio sono tutte contente? È chiaro e legittimo che ora tutti, senza regole, cerchino di portare acqua al proprio mulino, e quindi, è cominciata la guerra all’ultima promozione per decreto.
Questa imposizione solleva grandi problemi nel mondo del calcio, complica invece di semplificare, e infine, fa piazza pulita del principio più elementare dello sport: regole che dicono chi vince e chi perde, chi sale e chi scende. Non è cosa da poco, anzi un pericolosissimo precedente. Oggi le regole dello sport le possono decidere i decreti, le può decidere un vertice di maggioranza. Sembra fantascienza ma è così, è drammaticamente così. Non esiste più certezza del diritto, non esiste democrazia, non esistono regole condivise, non esiste più lo sport, ecco il vero regalo d’agosto del nostro imbonitore.
Gianni Rivera, uno dei più grandi dirigenti sportivi italiani, in panchina perché non gradito a Berlusconi, scrive sulle pagine di questo giornale che «bisogna ricostruire un modo di pensare, un sistema di valori, in cui non ci sia spazio soltanto per il business e per i soldi», dice semplicemente quale è il compito che spetta a tutte quelle persone, a quella classe dirigente di questo paese che vuole occuparsi di sport perché è un grande bene comune, per il suo valore sociale, perché è di tutti, e non vuole semplicemente e voracemente occuparlo. Noi crediamo che risollevare le sorti di questo disgraziatissimo calcio e soprattutto di questo maltrattatissimo mondo dello sport, si può e si deve fare. Le istituzioni hanno il dovere di aiutare lo sport a trovare regole nuove, nuovi strumenti di autoregolamentazione. Questa volta però, non con misure tampone, ma con interventi radicali, che abbiano uno sguardo complessivo verso tutto il mondo dello sport. Lo sport è cambiato, sia quello professionistico che quello per tutti, entrambi hanno bisogno di nuovi strumenti. Il Parlamento tutto, ha questo compito, questo dovere. Noi Ds faremo la nostra parte in tutte le sedi idonee, nel rispetto, dello sport e della sua autonomia. Il «Presidente Sportivo» è in fuori gioco e, siccome è l'ennesimo c’è un arbitro libero che alza il cartellino rosso.

CHE UOMO SKIFOSO!!!

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