Cultura & Attualità
Assuefazione, indifferenza, polemos
Messaggio del 10-05-2005 alle ore 13:45:33
La natura ha selezionato gli esseri umani come predatori. L'ambiente naturale offre al predatore una quantità di stimoli inimmaginabile tale da generare una intensa attività psicochimica. L'ambiente antropologico è, però, inadatto alla biologica dell'uomo che lo ha creato. Ciò avviene poiché se è pur vero che in natura un essere umano agisce in base agl'istinti che lo spingono alla ricerca del piacere, è anche vero che in natura questi istinti sono temperati dal contrasto con l'ambiente circostante che li limita. Qualcosa del genere immaginava il filosofo Eraclito quando parlava del pòlemos come principio della vita; la parola in greco significa guerra ed indicava il complesso dell'economia della vita il cui equilibrio dipendeva dalla perfetta concatenazione di forze opposte o contrastanti. Quando l'uomo progredisce tecnicamente questo equilibrio si spezza e si ha la preponderanza dell'istinto voluttuario, la ricerca del piacere e della soddisfazione, a cui manca il legittimo contrappeso.
Se da un lato l'istinto è scarsamente limitato, dall'altro si verifica il fatto che l'uomo, biologicamente selezionato alla lotta, è privato dal continuo sollecito di una vita da predatore, di una vita guerriera, trovandosi in situazione di doppio squilibrio.
La ricerca della "novità" e dell'inusuale è tipica della nostra società. La novità è ciò che è in grado si stimolarci diversamente rispetto all'usuale, a ciò che, data la sua costante presenza nella nostra vita, ci diviene indifferente.
La psicologia umana è infatti tale da rimuovere dalle attività coscienti tutto ciò che non ci interessa. È una soluzione economica che permette di trasferire le informazioni non utili dal cosciente all'incosciente, limitando il sovraccarico dell'ego cosciente, permettendo di concentrare i suoi sforzi in attività più utili. Una forma di estraniazione non volontaria che consente al cervello una maggiore capacità decisionale riguardo all'attività svolta.
La sollecitazione suscitata dalla novità compensa la scarsa stimolazione che il cervello subisce a causa della fine dell'equilibrio naturale che la civilizzazione ha comportato.
Gli effetti di tale soluzione sono però momentanei, privi della medesima efficacia delle condizioni naturali.
In realtà una società umana artificiale non è in grado di raggiungere l'equilibrio necessario alla sua sopravvivenza per cui, raggiunto un certo livello, esente da novità, necessariamente implode, crolla su se stessa, incapace di rinnovare se stessa dall'interno.
La natura ha selezionato gli esseri umani come predatori. L'ambiente naturale offre al predatore una quantità di stimoli inimmaginabile tale da generare una intensa attività psicochimica. L'ambiente antropologico è, però, inadatto alla biologica dell'uomo che lo ha creato. Ciò avviene poiché se è pur vero che in natura un essere umano agisce in base agl'istinti che lo spingono alla ricerca del piacere, è anche vero che in natura questi istinti sono temperati dal contrasto con l'ambiente circostante che li limita. Qualcosa del genere immaginava il filosofo Eraclito quando parlava del pòlemos come principio della vita; la parola in greco significa guerra ed indicava il complesso dell'economia della vita il cui equilibrio dipendeva dalla perfetta concatenazione di forze opposte o contrastanti. Quando l'uomo progredisce tecnicamente questo equilibrio si spezza e si ha la preponderanza dell'istinto voluttuario, la ricerca del piacere e della soddisfazione, a cui manca il legittimo contrappeso.
Se da un lato l'istinto è scarsamente limitato, dall'altro si verifica il fatto che l'uomo, biologicamente selezionato alla lotta, è privato dal continuo sollecito di una vita da predatore, di una vita guerriera, trovandosi in situazione di doppio squilibrio.
La ricerca della "novità" e dell'inusuale è tipica della nostra società. La novità è ciò che è in grado si stimolarci diversamente rispetto all'usuale, a ciò che, data la sua costante presenza nella nostra vita, ci diviene indifferente.
La psicologia umana è infatti tale da rimuovere dalle attività coscienti tutto ciò che non ci interessa. È una soluzione economica che permette di trasferire le informazioni non utili dal cosciente all'incosciente, limitando il sovraccarico dell'ego cosciente, permettendo di concentrare i suoi sforzi in attività più utili. Una forma di estraniazione non volontaria che consente al cervello una maggiore capacità decisionale riguardo all'attività svolta.
La sollecitazione suscitata dalla novità compensa la scarsa stimolazione che il cervello subisce a causa della fine dell'equilibrio naturale che la civilizzazione ha comportato.
Gli effetti di tale soluzione sono però momentanei, privi della medesima efficacia delle condizioni naturali.
In realtà una società umana artificiale non è in grado di raggiungere l'equilibrio necessario alla sua sopravvivenza per cui, raggiunto un certo livello, esente da novità, necessariamente implode, crolla su se stessa, incapace di rinnovare se stessa dall'interno.
Messaggio del 10-05-2005 alle ore 14:32:32
grande satrapo... è quello che sta accadendo alla mia vita o si rinnova mutando o implode verso qualcosa di ordinario...
grande satrapo... è quello che sta accadendo alla mia vita o si rinnova mutando o implode verso qualcosa di ordinario...
Messaggio del 11-05-2005 alle ore 08:52:24
a te quanto manca per implodere?
a te quanto manca per implodere?
Messaggio del 11-05-2005 alle ore 10:46:35
Adonà sembri proprio un casalingo annoiato....
Adonà sembri proprio un casalingo annoiato....
Messaggio del 11-05-2005 alle ore 14:08:06
scì le casalingue annoiate ...
scì le casalingue annoiate ...
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