Cultura & Attualità

ARMAGEDDON ITALIA
Messaggio del 12-05-2005 alle ore 14:09:59
Il fetido rigagnolo marrone scorreva lungo la claustrofobica stradina in terra e rifiuti, attraversata solo da topi grossi come cani di media taglia; per la prima volta, in dieci giorni non si vedeva traccia di vita, in quello che normalmente era un verminaio infernale, ma l'aria mefitica ristagnava imperterrita.
Solo le sirene lontane trafiggevano con i loro bagliori bluastri il silenzio innaturale della più diseredata delle bidonville di marakesh, due milioni e mezzo di diseredati che vivevano accatastati tra escrementi, lamiere e povertà indicibile, ricettacolo di ogni malattia e di ogni fondamentalismo.
"Evidentemente i marocchini sanno come diffondere le soffiate sulle retate della polizia", pensò Dean, mentre sorrideva all'idea della grande sceneggiata che aveva imbastito per distogliere l'attenzione da quell'angolo del quartiere.
Controllò l'orologio
"Tra sette minuti dirò addio a questo letamaio" continuò,
togliendosi di dosso gli stracci che per dieci giorni avevano occultato i suoi occhi verdi e la sua pelle chiara e che al contempo avevano dato ospitalità ad ogni sorta di cimici e parassiti.
Guardò le foto scattate da un predator sei mesi prima nei territori tribali a confine tra Pakistan ed Afghanistan e le confrontò con quelle scattate poche ore prima da Tom.
Era lui!
senza barba, qualche chilo in più, occhiali con la montatura in acciaio, ripulito e meno emaciato.
Ma era lui!
"Ti ho trovato! Adesso neanche il tuo Allah può più farci nulla! Ora sei mio!"
Azionò il trasmettitore codificato di ultima generazione e lentamente, in italiano, si limitò a dire
"Ciak, si gira"
Buttò l'occhio giù in strada e vide la porta in ferro doverosamente ricoperta di ragnatele, di quello che sembrava uno scantinato abbandonato, aprirsi di colpo e quattro figure nere appena distinguibili sgusciare fuori silenziose e rapidissime e precipitarsi verso la costruzione di fronte.
Dean non ebbe bisogno di avvicinarsi a Tom che guardava il monitor del visore a microonde puntato sul target, sul tetto del quale altre 4 figure nere erano comparse, non ebbe bisogno di seguire l'azione sullo schermo di quello che in gergo veniva chiamato Videogame; gli bastò ascoltare.
Il silenzio fu eloquente, per tutti e 46 i secondi dell'azione non si sentì nè un grido nè, tantomeno, una raffica, segno che i terroristi erano stati liquidati nel sonno, probabilmente con i pugnali e non si erano neanche accorti di raggiungere le loro 75 vergini con un certo anticipo sui loro progetti.
Dean vide accendersi la spia rossa sul trasmettitore e immediatamente trasmise il segnale di missione compiuta via satellite al Comando forze speciali di Tampa, alla Cia, al Pentagono e direttamente nell'ufficio ovale della Casa Bianca; aspettò la risposta che arrivò sotto forma di una spia gialla e poi veloce insieme a Tom fece sparire dentro le capienti borse di pelle nera le foto, il tramettitore ed il visore a microonde ed insieme abbandonarono la stanza senza curarsi di osservare gli 8 uomini in nero uscire veloci come erano entrati trasportando il loro obiettivo doverosamente impacchettato, salire su un furgone apparentemente non in grado di muoversi per quanto fosse malmesso e sparire nella notte.
Si sarebbero riuniti solo il giorno dopo in un aereoporto militare segreto nel deserto, dove un C130 del Comando Forze Speciali li attendeva per portarli direttamente in America.

Messaggio del 12-05-2005 alle ore 14:19:36
Messaggio del 12-05-2005 alle ore 14:36:21
Messaggio del 12-05-2005 alle ore 14:37:50
Messaggio del 12-05-2005 alle ore 15:35:47
non lo avrete mai vivo..
Messaggio del 12-05-2005 alle ore 15:39:33
One questo è solo l'inizio
Messaggio del 12-05-2005 alle ore 15:41:03
VAI deannolooooooooooo
Messaggio del 12-05-2005 alle ore 15:50:36
Non c’era che dire era davvero un autunno caldo, il sole scaldava Roma e i monumenti carichi del peso dei millenni assistevano muti all’invasione dei nuovi barbari, forse meno traumatica di quella che nel 453pose termine al regno di Romolo Augustolo e con esso all’impero millenario, ma l’effetto pratico sarebbe stato lo stesso.
Non si poteva certo dire che la fortuna avesse aiutato il governo italiano, in particolare dopo il tracollo elettorale, tutto era andato storto. La concorrenza spietata della Cina sommata alle mancate riforme strutturali e al solito debito pubblico da repubblica delle banane, aveva precipitato l’economia del paese in una nuova recessione, in controtendenza rispetto non solo agli Stati Uniti, all’Europa e alle nuove tigri orientali, ma anche rispetto a molti paesi del terzomondo.
Ma era nella politica estera che il disastro assumeva il carattere della disfatta, in particolare la partecipazione alla campagna irakena si stava dimostrando ogni giorno più destabilizzante, soprattutto dopo la massiccia offensiva della guerriglia sunnita nel settore controllato dagli italiani, fino ad allora relativamente tranquillo, del luglio precedente.
I parà della Folgore erano stati sottoposti a giorni e giorni di feroce battaglia casa per casa e alla fine l’offensiva era stata respinta, ma aveva lasciato sul terreno decine di morti italiane ed oltre un migliaio di irakeni, tra civili e guerriglieri.
Nelle case italiane, all’ora di cena, erano entrate le immagini della guerriglia urbana, dei soldati e civili smembrati dalle autobomba, dei civili usati come scudi umani, dai missili degli elicotteri Mangusta che, per errore o meno, centravano ospedali e rifugi della popolazione civile, dei militari italiani presi prigionieri e fatti ritrovare decapitati e come contropartita i prigionieri irakeni ammassati nudi in stanzoni sporchi, ammanettati, bendati e costretti a passare ore in posizioni innaturali. Il massimo dell’indignazione si era raggiunta con la diffusione di indiscrezioni, suffragate da qualche prova, delle torture con cui americani ed italiani si erano procurati le informazioni indispensabili per pianificare la controffensiva che aveva portato alla normalizzazione di Nassirya e che in due giorni di combattimenti spaventosi avevano causato oltre 600 morti.
Si era parlato di operazioni clandestine americane oltre la frontiera siriana per tagliare i rifornimenti ai guerriglieri, nessuna prova era stata prodotta, ma tanto era bastato per mandare ancor più nel pallone un governo italiano demoralizzato e sfiduciato, che aveva opposto solo una blanda e confusa replica alle accuse pesantissime che ormai piovevano da ogni parte.
In settembre erano iniziati i grandi scioperi che avevano completamente paralizzato il paese ed ormai la maggioranza di governo di fatto non esisteva più e persino il premier aveva gettato la spugna convincendosi dell’inutilità di ricandidarsi alle elezioni politiche della primavera prossima, ma sfortunatamente, nessuno della sua maggioranza era disposto a farsi volontariamente massacrare in quella che aveva tutta l’aria di un funerale politico; quindi l’opposizione di sinistra si apprestava a tornare a vele spiegate a Palazzo Chigi.
A tutto questo pensava Dean in quel caldo e luminoso venerdì di fine ottobre, mentre osservava divertito quella fiumana umana festante, con le sue bandiere e i suoi slogan. Ormai vincitori si dirigevano versi Piazza San Giovanni per il comizio di chiusura del quinto giorno consecutivo di sciopero generale, roba che non si vedeva dallo sciopero generale del ’44 contro l’occupazione nazi fascista, altro che l’autunno del ’69.
“L’ultima spallata al cadavere ed il Palazzo d’Inverno cadrà” disse Dean, voltandosi verso il vecchio manifesto elettorale di Berlusconi e del suo sorriso smagliante
“Davvero irritante!” aveva commentato Venus,
ricoperto di uova marce e di insulti e falci e martello in rosso e nero
“Sarà contento almeno per i colori” sorrise Dean, cercando istintivamente l’orologio d’oro con i colori del Milan che lo stesso presidente gli aveva regalato in segno di gratitudine dopo quella faccenda in Siria.
“Basta mi sto stancando di questi comunisti! Andiamo via” disse Venus senza preoccuparsi minimamente di essere ascoltata dai manifestanti.
Dean la guardò, inguainata in quel vestito nero mozzafiato,che ne metteva in risalto le curve esplosive, in stabile equilibrio su quei trampoli vertiginosi anch’essi neri, sembrava più una modella che l’arma devastante che l’America aveva gettato in campo nella guerra al terrorismo.
Poi Dean si toccò la spalla dove sentì il bruciore dei profondi solchi che gli artigli di quella Tigre gli avevano lasciato la notte precedente e pensò che per loro due non c’era differenza tra la violenza del loro lavoro e quello che succedeva a letto, in entrambi i casi non c’erano regole e contava solo il risultato.
“Che slogan idioti!” fece ancora Venus abbassandosi gli occhiali da sole e lasciando vedere i truccatissimi occhi neri come la notte e duri come acciaio.
Già gli slogan!
Dean li aveva notati erano estremamente violenti e minacciosi, certo eravamo nel momento della lotta, ma questi erano davvero esagerati e non quelli delle fasce più estremiste, ma quelli del cuore del corteo sindacale e dei partiti che da lì a pochi mesi avrebbero assicurato all’Italia un governo di sinistra, ma riformista.
Dean rimase a pensarci e a ricollegarlo ad altri piccoli segni che negli ultimi giorni si erano moltiplicati, mentre Venus lo conduceva dal lato opposto al corteo.
Messaggio del 12-05-2005 alle ore 15:55:28
grattatevi le palle
Messaggio del 12-05-2005 alle ore 16:29:10
istinella se mi devo leggere sto papiro mi laureo anche in lettere antiche, nel frattempo,...
Messaggio del 14-05-2005 alle ore 14:01:20
la seconda parte è la migliore
Messaggio del 14-05-2005 alle ore 15:40:35
Mi complimento per lo stile...."intrigante"!

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