«ma come me la pensano anche Antonio Tamburrino, Giorgio Muratore, Carlo Aymonino, Paolo Portoghesi, Leonardo Benevolo e Massimiliano Fuksas. Meier diceva che era un mio capriccio, che mi sbagliavo, ma con me si sbaglia tutto il mondo dell´arte».
Messaggio del 02-08-2007 alle ore 19:36:59
non era male il fabbricato fascista, a me piaceva, quello di oggi è bello ma fuori scala (è troppo grande e poi sono contrario alle demolizioni)
Messaggio del 02-08-2007 alle ore 19:36:11
Ara Pacis: il cantiere delle polemiche
opinione di Vittorio Sgarbi
quest'articolo in versione stampabile
«A Roma non può essere fatta una cosa che sta bene alla periferia di Los Angeles».
Il nuovo complesso museale dell'Ara Pacis, oggi in fase di realizzazione, rischia di passare nelle cronache come l'intervento architettonico-conservativo più controverso tra quelli realizzati nel centro storico di Roma. Il fatto non stupisce, poiché si tratta di uno degli interventi più delicati in corso di realizzazione nel centro storico dal secondo dopoguerra. Sorprende, al contrario, la scarsità di informazioni sull'argomento, malgrado siano stati pubblicati a più riprese sugli organi di stampa informazioni specifiche sul progetto. Sembrerebbe, perciò, non necessario ritornare su un tema già fin troppo discusso, specialmente tenendo conto che il nuovo contenitore museale dell'Ara Pacis è in via di realizzazione e sarà ultimato entro la primavera del 2004. Ma talvolta le affermazioni critiche muovono da una serie di equivoci tale da costringere ad una puntualizzazione. Sul supplemento romano della Stampa del 17 marzo uscente si afferma che il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, on.le Giuliano Urbani, in accordo con il Sindaco di Roma, on.le Walter Veltroni, ha nominato una commissione di esperti: ma la commissione dovrà affrontare non il tema di una modifica al progetto di Richard Meier, che non è posto in discussione, bensì «formulare le linee guida per la riqualificazione dell'area urbana di Piazza Augusto Imperatore e delle aree limitrofe». E' ben noto che il progetto del contenitore museale, nella sua versione definitiva, è ormai da tempo approvato nella sua totalità - e non solo per la parte della teca centrale di vetro - da tutti gli organi competenti per legge, ivi compresa la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Roma; ha ricevuto il parere da parte dei Comitati di Settori congiunti; infine è stato approvato definitivamente con un accordo di programma che ha visto riuniti allo stesso tavolo, oltre a vari Enti, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Lazio e il Comune di Roma. Ciò detto passiamo alle puntualizzazioni. Desidero precisare, in primo luogo, che non voglio intervenire in discussioni sulla qualità formale del progetto di Richard Meier. Personalmente lo ritengo perfettamente funzionale allo scopo per il quale è stato realizzato. L'abbattimento del padiglione impropriamente attribuito a Vittorio Morpurgo e la scelta di realizzare non un nuovo contenitore, bensì un autentico museo per l'Ara Pacis - che è, ricordiamolo, uno dei monumenti più significativi della cultura artistica greco-romana, autentica chiave di volta dell'ideologia augustea - sono stati dettati da ragioni puramente conservative, cioè dall'obbligo che grava sulle istituzioni che si occupano della conservazione dei beni culturali di tutelare il patrimonio artistico. Gli effetti dell'inquinamento atmosferico e delle escursioni termiche si combinavano e si esaltavano all'interno della vecchia teca come in una serra, con un effetto devastante per i marmi. L'intervento per salvaguardare l'Ara Pacis era non necessario, ma obbligatorio; e si dovrà convenire che in una struttura museale, salvo i casi di gallerie storiche, il contenitore è adattato al contenuto, e non viceversa. Altro punto fermo, affrontato con le Soprintendenze Statali, è stata la certezza di non poter spostare il monumento in altra sede più idonea. L'Ara Pacis è stata ricostruita di fronte al Mausoleo di Augusto con soluzioni difficilmente reversibili, tali da impedire lo smontaggio dei pannelli, pena il possibile deterioramento dei marmi e delle parti in gesso e in malta cementizia di ricostruzione. Lo scavo eseguito prima di gettare le fondazioni del contenitore, eseguito sotto la direzione della Soprintendenza Archeologica di Roma, ha permesso di individuare i resti degli isolati rinascimentali dell'area e, in alcuni settori a nord dell'Ara Pacis, di strutture romane compromesse dalle strutture più recenti. Sebbene di limitata entità, tali elementi sono stati accuratamente analizzati, disegnati e poi interrati per la loro perfetta e integrale conservazione. A sud dell'Ara Pacis la situazione è risultata così compromessa dalle fondazioni in cemento armato gettate negli anni trenta del Novecento, da rendere assai incerte e lacunose le letture stratigrafiche.
L'INTERVISTA
Si torna a parlare dell´Ara Pacis e del contestato progetto dell´architetto americano Richard Meier. Cosa ne pensa Vittorio Sgarbi, uno dei primi a criticare quella scelta? Sgarbi, prima di tutto, urla. «Sono intervenuto subito, sono stato il primo. Perché voglio evitare che a Roma venga costruito qualcosa che meglio starebbe nella periferia di Los Angeles. Sarà un problema di tutti se tra tre, quattro anni il centro della Capitale si troverà ad avere un monumento "dell´età berlusconiana", per di più voluto dal suo avversario, Francesco Rutelli». Vittorio Sgarbi parla veloce, la faccenda gli sta a cuore, «come esteta» e come storico dell´arte. E lo fa arrabbiare. «Rutelli, pensando di essere Lorenzo de´ Medici, commissionò senza concorso a Meier il progetto dell´Ara Pacis. Ma lui non era il Magnifico, e purtroppo Meier non era Leonardo». La scelta dell´architetto americano a molti non va giù. «Zeri diceva che Meier conosceva Roma, come lui conosceva il Tibet. E Zeri non era mai stato in Tibet. Passi per la chiesa, che ha progettato in periferia. Lì gli architetti possono intervenire, e infatti quante schifezze sono state fatte... Ma qui siamo in pieno centro a due metri dalla chiesa di San Rocco e dalla Chiesa di San Carlo».
* Ma cos´è che la indigna di più?
«E´ un progetto assurdo, otto volte più grande del necessario. D´altronde dentro vogliono farci di tutto: l´auditorium, la biglietteria, il portaombrelli e l´appendipanni. Tutto il peggio del consumismo globalizzato. Diventerà una specie McDonald´s. Un luogo da visitare, mentre la teca del Morpurgo era un luogo da guardare: si passava e dai vetri si ammirava l´Ara Pacis».
* L´estetica contro il consumismo?
«Così si rovina una delle zone più belle della città, si rischia di distruggere l´asse viario tardo cinquecentesco voluto da Papa Sisto V. Si interrompe il Tridente che, con quest´ammasso, rischia di non vedersi più».
* Dunque, che cosa bisognerebbe fare?
«L´Ara Pacis è un bene dello Stato, il Comune l´ha solo in concessione. Il ministro Urbani deve ordinare a Meier di ridimensionare il progetto. Basta una struttura due volte più grande dell´Ara Pacis. E´ nel diritto del committente di modificare il progetto. E se non vengono seguite le sue direttive, deve fare un atto critico, di rottura. Come prendere l´Ara Pacis e portarla all´interno del Museo delle Terme».
* Urbani e Veltroni avevano trovato un accordo con l´architetto...
«Sono due anni che continuano a parlare, senza il coraggio di dire a Meier quello che non va. Si parla con l´incubo di Meier. All´inaugurazione della mostra "La maestà romana", sembrava in effetti che il sindaco e il ministro volessero ridimensionare il progetto, per farne qualcosa di più piccolo e più semplice. Ma avevano fatto i conti senza l´oste, cioè Meier, che non è affatto disposto a modificarlo. D´altronde, anch´io ero stato in America a parlargli. E´ stato cortese, ha detto che capiva. Ma poi non ha cambiato proprio nulla».
* Ormai non è più il solo a pensarla così.
«Sì, forse io dico le cose in modo più energico, e gli altri in modo sommesso, ma come me la pensano anche Antonio Tamburrino, Giorgio Muratore, Carlo Aymonino, Paolo Portoghesi, Leonardo Benevolo e Massimiliano Fuksas. Meier diceva che era un mio capriccio, che mi sbagliavo, ma con me si sbaglia tutto il mondo dell´arte».
* Come l´avrebbe voluta lei, l´Ara Pacis?
«Avrei voluto lasciare la teca, restaurandola. Secondo il principio di Meier, un domani qualcuno potrebbe decidere che al posto del Palazzo della civiltà italiana all´Eur, ci starebbe tanto bene un´opera di Renzo Piano. Immaginiamo come sarebbe uscire dalla tangenziale dell´aeroporto e non vederlo più. Così sarà per l´Ara Pacis, passeremo sul Lungotevere e non la vedremo più. E al suo posto un´opera che starebbe bene nella periferia di Colonia, o di Amburgo, oppure di Los Angeles, che è lo stesso: questo è un modo globalizzato di intervenire e fare architettura, dove il luogo non conta più».