Messaggio del 01-12-2007 alle ore 16:53:48
Dopo il successo del racconto a puntate intitolato la zanzara ho deciso di scriverne un altro ma più tetro, si intitola Alice.
CAPITOLO 1
Una vecchia è morta.
Nella camera ardente, allestita in tutta fretta nel salotto della defunta, ci sono da un lato tre donne ed un uomo seduti che confabulano e dall’altro una bambina di nome Alice. Lei è seduta in modo composto e prega in silenzio.
Improvvisamente entra un giovane sulla trentina vestito in modo logoro e con in mano un secchio. Questi fece un inchino e si segnò nel vedere la bara aperta con dentro la salma.
“dove vai, non vedi la situazione?” disse una delle donne.
“si ma oggi è martedì, e io devo pulire il camino”
Dopo un attimo di silenzio la donna disse “vabbé, fai in fretta, poi esci.”
Il giovane fece due passi avanti e chinatosi davanti al camino spento, si girò a guardare la bambina e lei lo salutò con un gesto pudico della mano senza proferire parola. Lui le fece l’occhiolino poi pulì il camino e uscì.
La sera una donna, non quella di prima, porta un piatto di brodino alla bambina che era rimasta immobile sulla sedia. “Alice mangia qualcosa, è tutto il giorno che non mangi.” Ma la bambina rifiutò.
A mezzanotte un'altra donna ancora chiede alla bambina se vuole andare a dormire a casa sua ma lei si rifiuta.
Il gruppetto di donne e uomini riunito nella stanza adiacente decide che se la piccola vuole vegliare da sola la bara che facesse pure tanto cosa sarebbe potuto succedere. Decisero di uscire lasciando la piccola da sola nella casa, dandosi appuntamento all’indomani.
Messaggio del 01-12-2007 alle ore 17:41:40
CAPITOLO 2
La bambina si svegliò all’alba. Aveva dormito sulle sedie accanto alla bara della tanto amata prozia. Si sentiva serena e riposata, come se avesse dormito fra le braccia della zia Maria che gli cantava la sua canzoncina preferita. Si alzò e andò a fare colazione in cucina. Il carbonaio, come sempre aveva portato il latte fresco e i biscotti. Il giovane veniva un giorno si ed uno no a portare la legna per il camino e la spesa che la vecchia non riusciva a trasportare dall’emporio a casa.
Alle otto arrivarono le donne accompagnate dagli uomini delle pompe funebri. La bara fu chiusa e portata nella vicina chiesa. Il corteo era formato da poche persone. Le uniche persona che si avvicinarono alla bambina furono il carbonaio e la sua giovane moglie, tutte le altre la osservavano come fosse un extraterrestre. Finita la messa la bara fu portata al cimitero e la bara fu aperta per l’ultimo saluto. La bambina depose nella bara un foglietto dove aveva disegnato un fiore, il fiore preferito della zia, e sotto aveva scritto – Zia Maria io ti ho voluto bene, te ne voglio adesso e te ne vorrò per sempre.
Poi una donna si chinò sulla salma e gli asportò la collana e provò a toglierle pure la fede ma la bambina urlò “No, quello no”. La donna si ritrasse senza l’anello e diede ordine di chiudere.
Finito il rito Alice fu accompagnata a casa. Le tre donne dopo aver frugato la casa si riunirono in una stanza per discutere della sorte della bambina. “Lei non ha altri parenti, chi la terrà?”
“La portiamo all’orfanotrofio”.
“Nooooooo, urlò la bambina da dietro la porta chiusa.”
Messaggio del 02-12-2007 alle ore 09:04:13
CAPITOLO 3
La bambina spaventata fuggi. Corse per le scale, aprì la porta e uscì per strada. La grassa donna tentò di rincorrerla ma le sue imprecazioni e parolacce non rallentarono la corsa di Alice.
Tutto il quartiere si mobilitò nel cercarla. I Carabinieri la cercarono per tutto il paese ma niente da fare, la bambina era sparita.
Alice era una bambina molto sensibile. La madre morì dandola alla luce e il papà l'anno dopo. Fù affidata all'unica parente che aveva, una zia della mamma. Una vecchia zitella, scontrosa, antipatica, solitaria che viveva in un paese dell'Italia centrale. La vecchia prozia non la voleva una bambina, figlia di una nipote che mai aveva visto. Lei voleva solo vivere quei pochi anni che gli rimanevano sola, nei ricordi di una vita mai vissuta ma solo fantasticata. L'anziana donna usciva solo per andare a messa la domenica e un volta a settimana per fare la spesa. L'unico contatto con l'esterno era con il postino, che ogni giorno portava e prendeva la posta, costituita da lettere o piccoli pacchetti. L'unica persona che aveva accesso nella sua casa era il figlio del carbonaio che portava la legna per il focolare e pulica il camino dalla cenere.
Messaggio del 03-12-2007 alle ore 09:17:46
CAPITOLO 4
Le tre donne si divisero una per piano e continuarono la ricerca nella casa della defunta. Una di loro non riusciva proprio ad aprire un cassetto del comò, allora si sedette a terra in modo da poter spingere con i piedi ma sentì una voce che disse :"Vai via di qua!"
La donna si voltò, ma non vide nessuno e pensò di esserselo immaginato e continuò con il proprio lavoro. Il cassetto proprio non voleva saperne di aprirsi. "Vai via da questa casa!".
Questa voltà udì benissimo e per la paura corse fuori dalla stanza e dietro di lei la porta si chiuse fragorosamente. La donna urlò: " i fantasmi, ci sono i fantasmi." Le altre due donne arrivarono correndo
"Che è successo" chiese la più coraggiosa.
"In quella stanza c'è un fantasma, quello della defunta zia Maria".
"Stai zitta, i fantasmi non esistono, ora ti faccio vedere." allungò la mano per aprire la porta ma questa si apri da sola, lentamente, producendo un cigolio che fece accapponare la pelle a tutte e tre. Quando questa fu completamente aperta la più coraggiosa allungò il collo dentro e poi si voltò verso le amiche con un falso sorriso stampato in faccia e proprio quando stava per dire " Visto, non c'è nessuno" la porta si chiuse forte e una voce urlante disse "Andate via da casa mia!"
Le tre donne si precipitarono per le scale e uscirono per strada correndo verso le rispettive case con la precisa convinzione di non rientrare mai più in quella casa. Il portone si chiuse dietro le donne con un tonfo così forte che lo sentì tutto il quartiere.
Intento Alice, che era ranicchiata in un angolo della cappella funeraria della famiglia in cominciava a sentire freddo.
Messaggio del 04-12-2007 alle ore 09:45:20
CAPITOLO 5
La bambina decise di tornare a casa. Si infilò nella porticina della carbonaia, salì la scala di servizio e andò dritto in cucina. Trovò il latte fresco, che evidentemente il giovane carbonaio aveva portato nonostante tutti sapessero che in casa non c’era nessuno oltre al fantasma.
Alice bevve il latte e portò con se i biscotti. Salì in soffitta, entro nella stanza in cui la zia si recava segretamente ogni tanto ma non mostrò mai a nessuno. Lì c’era un grosso comò chiuso a chiave ma Alice sapeva dove era la chiave perché aveva spiato la zia una domenica. Nel baule c’erano lenzuola, tovaglie, asciugamani, argenteria, ecc… era il corredo del matrimonio. La bambina si distese fra le lenzuola pulite e si addormentò. Ad un certo punto udì una voce familiare ed aprì gli occhi. Era La zia. “Alice cara, non piangere. Io sono sempre vicino a te e ti voglio bene.”
La bambina non ebbe paura ma non potè non piangere.
Messaggio del 04-12-2007 alle ore 17:30:28
CAPITOLO 6
La bambina provò una felicità immensa nel sentirsi nuovamente vicino la zia. Prima che si riaddormentasse ripassò nella mente tutte le istruzioni ricevute. L’indomani mattina si doveva recare dal notaio Carlini, presso la sua abitazione sita nel terzo vicolo di via Garibaldi. Non poteva sbagliare, era un grosso portone in legno con due teste di leone sulle maniglie. Doveva andarci da sola o, se aveva paura, accompagnata dal giovane carbonaio, Ugo. Non capiva però il perché non doveva assolutamente parlare del loro colloquio notturno. Dopo tutto ciò si riaddormentò tranquillamente nel comò.
La mattina presto scese in bagno, li lavò e si cambiò, poi entrò in cucina. Trovò seduto il carbonaio davanti al tavolo. Gli aveva preparato la colazione.
Messaggio del 05-12-2007 alle ore 12:11:04
CAPITOLO 7
La bimba fece colazione. Entrambi rimasero in silenzio, poi il giovane disse: “Sapevo di trovarti qui. Tutti ti cercano da per tutto.”
“Non mi importa di quelle streghe, io non voglio andare in un orfanotrofio.”
“Chi lo dice? Io, ti prendo io, ti adotto, che ne pensi?”
La bambina con le lacrime agli occhi corse ad abbracciarlo “Si, si… io ti voglio bene”.
“Si ma è molto difficile, non so come si fa, dobbiamo chiedere aiuto a qualcuno, ad un legale.”
“Lo so io a chi dobbiamo andare, vieni ci andiamo subito.”
Messaggio del 05-12-2007 alle ore 12:39:14
CAPITOLO 8
Trovarono facilmente la casa del notaio Carlini. Egli era oramai in pensione, esercitava ancora la professione di avvocato ma solo di rado e solo per gli amici di famiglia.
Il Notaio fu molto felice di vederli “Alice, mi dispiace molto per la tua prozia, io le volevo bene, ero un suo grande ammiratore.”
“Ammiratore?”
“Si certo, non lo sapevate? Lei è una famosa scrittrice, firmava però i suoi libri con il suo secondo nome Sonia Ricci. È lei che ti a detto di venire da me dopo la sua morte?”
La bambina fu colta in contropiede, -allora il notaio Carlini lo sa che la zia non è morta, ma meglio essere prudenti – “Si” disse lei.
“Bene hai fatto bene pure a portare Giuseppe. Lei ha lasciato un testamento che riguarda voi due ma pure le tre cugine della zia. Le avevo convocate proprio per stamattina, a momenti saranno qui.”
Messaggio del 05-12-2007 alle ore 17:38:35
che bello ..ma mi sono persa un passaggio ma il carbonaio di chiama Ugo o Giuseppe?sono la stessa persona o due distinte?..
Messaggio del 05-12-2007 alle ore 18:36:27
Trilly ci metto più tempo perché la zanzara è più veloce di Alice
Manuelsan, grazie della precisazione, è un piccolo errore, diciamo che il carbonai si chiama Ugo di nome e Giuseppe di cognome , io scrivo di getto senza neanche rileggere e per questo non so neanche dove andremo a finire.
Comandano loro, i personaggi
Messaggio del 06-12-2007 alle ore 12:00:48
CAPITOLO 9
Le tre donne arrivarono vestite di tutto punto, accompagnate ognuna da un avvocato. Insieme a loro arrivarono pure la moglie del carbonaio, chiamata per telefono pochi minuti prima, e un prelato.
“Bene” disse il notaio “accomodatevi. La signora Maria Sonia Ricci ha lasciato un testamento che riguarda tutti voi convenuti che ora procedo a leggere avanti a voi.” L’anziano notaio aprì con delicatezza una busta chiusa con la ceralacca e lesse. “Il testamento è scritto di mio pugno davanti al notaio Carlini nel giorno venerdì 2 novembre 2007. Lascio le mie proprietà come di seguito indicato:
- la tenuta dell’orto dell’acqua fresca ai frati del convento dei cappuccini per la realizzazione di un giardino al servizio dell’oratorio e per i bambini di tutta la città.”
“Aaaaaaahhhhhhhh”, disse una delle donne come se fosse stata colpita al cuore da un dardo, ma non disse altro.
- “Lascio la tenuta delle rose al notaio Carlini come compenso ai servizi che mi ha reso in passato ed in questo momento.”
“Ooooooooohhhhhhh”, disse un'altra donna “il miglior pezzo di terra.”
- “Lascio la casa in via Garibaldi 13, al carbonaio Ugo di Giuseppe, in compenso ai servizi resi in tanti anni a patto che si prenda cura nella mia nipotina Alice.”
“Uuuuuuuhhhhhhhhhh, e cosa rimane a noi?”
- “Lascio alle tre mie cugine la tenuta del pero secco. Firmato Maria Sonia Ricci.”
“È finita così, e i soldi, che fine hanno fatto? Avvocato, non dice niente lei?” disse una donne tirando per la cravatta l’uomo dietro di lei.
“Per me è tutto regolare.” Rispose l’avvocato, ricevendo l’assenso dei due colleghi presenti.
“Comunque” aggiunse il notaio “la signora Maria mi ha lasciato un numero di un conto corrente postale ma è intestato alla signorina Alice da anni.”
“A quanto ammonta la somma depositata?” chiese una delle donne oramai inferocita.
“Ammonta a circa un milione di euro.”
“Eeeeeeeehhhhhhh??????” dissero all’unisono le tre. Una di loro diede un colpo di gomito al proprio avvocato “Lei non dice niente?”
L’avvocato, assorbito il colpo, disse che per lui tutto era regolare.
“Un attimo,” disse il notaio “ c’è una postilla, un post scrittum che non avevo notato. (Strano, pensò). Lascio alle tre mie cugine ….” Il notaio riprese fiato con lentezza nel leggere le righe che era sicuro non ci fossero nel momento in cui aveva chiuso la busta. “Lascio la collana di vetri colorati che porto sempre al collo e che mi avete tolto dal collo mentre giacevo nella bara”.
Le donne per poco non furono fulminate da un attacco cardiaco.
“Un ultima cosa,” disse il notaio”Ugo Ricci e consorte, accettate di prendervi cura di Alice?”
Le tre donne, quasi riavendosi da un brutto sogno allungarono le orecchie.
“Si, abbiamo già fatto la domanda di adozione.”
“E tu Alice vuoi andare a vivere con loro?”
“Si” disse la bambina che saltò in braccio al giovane per abbracciarlo. Dietro di loro c’era una finestra da cui era visibile la finestra della soffitta di casa sua e lì vide la sua zia che rideva a crepapelle. Era vestita di bianco, come una sposa. Per un attimo smise di ridere e la salutò, per poi svanire.
Messaggio del 06-12-2007 alle ore 12:28:05
Il carbonaio ha il mio stesso cognome saremo parenti?? kmq complimenti crasso questa storia mi è piaciuta moooooolto di + de "la zanzara"