Cultura & Attualità
Ultimamente è stato aperta una discussione su Gandhi, nella quale, i laici di questo forum, si sono profusi in elogi di ogni genere, sostenendo l'esemplarità del personaggio storico e dell'uomo politico.
Già il fatto che i laici siano stati i maggiori sostenitori di tale posizione mi ha lasciato alquanto perplesso, dato che l'azione politica di Gandhi si fondava, tra le altre cose, su l'asserto che chi afferma che religione e politica non hanno nulla a che fare, non ha capito nulla di politica né di religione. Tale affermazione ha, a mio avviso, una rilevanza programmatica non irrilevante.
Tuttavia mi è capitata sotto gli occhi, per caso, un'altra interessante affermazione di Gandhi, secondo il quale è meglio essere violento, se c'è violenza nel cuore, piuttosto che indossare il manto della non violenza per coprire l'impotenza.
Devo ammettere che mi sono molto divertito, leggendo questa frase.
Mohandas Karamchard Gandhi, detto il Mahatma (soprannome datogli dal poeta indiano R.Tagore che in sanscrito significa “Grande Anima”), è il fondatore della nonviolenza e il padre dell’indipendenza indiana.
Nasce a Portbandar in India il 2 ottobre 1869. Dopo aver studiato nelle università di Ahmrdabad e Londra ed essersi laureato in giurisprudenza, esercita brevemente l’avvocatura a Bombay.
Nel 1893 si reca in Sud Africa con l’incarico di consulente legale per una ditta indiana e vi rimane per 21 anni. Qui si scontra con una realtà terribile, in cui migliaia di immigrati indiani sono vittime della segregazione razziale. L’indignazione per le discriminazioni razziali subite dai suoi connazionali (e da lui stesso) da parte delle autorità britanniche, lo spingono alla lotta politica. Il Mahatma si batte per il riconoscimento dei diritti dei suoi compatrioti e dal 1906 lancia, a livello di massa, il suo metodo di lotta basato sulla resistenza nonviolenta- “satyagraha”: una forma di non-collaborazione radicale con il governo britannico, concepita come mezzo di pressione di massa. Gandhi giunge all’uguaglianza sociale e politica tramite le ribellioni pacifiche e le marce. Alla fine, infatti, il governo sudafricano attua importanti riforme a favore dei lavoratori indiani (eliminazione di parte delle vecchie leggi discriminatorie, riconoscimento ai nuovi immigrati della parità dei diritti e validità dei matrimoni religiosi).Nel 1915 Gandhi torna in India, dove circolano già da tempo fermenti di ribellione contro l’arroganza del dominio britannico (in particolare per la nuova legislazione agraria, che prevedeva il sequestro delle terre ai contadini in caso di scarso o mancato raccolto, e per la crisi dell’artigianato). Egli diventa il leader del Partito del Congresso, partito che si batte per la liberazione dal colonialismo britannico.
- 1919: prima grande campagna satyagraha di disobbedienza civile, che prevede il boicottaggio delle merci inglesi e il non-pagamento delle imposte. Il Mahatma subisce un processo ed è arrestato.
- 1921: seconda grande campagna satyagraha di disobbedienza civile per rivendicare il diritto all’indipendenza. Incarcerato, rilasciato, Gandhi partecipa alla Conferenza di Londra sul problema indiano, chiedendo l’indipendenza del suo paese.
- 1930: terza campagna di resistenza. La marcia del sale: disobbedienza contro la tassa sul sale (la più iniqua perché colpiva soprattutto le classi povere). La campagna si allarga con il boicottaggio dei tessuti provenienti dall’estero. Gli inglesi arrestano Gandhi, sua moglie e altre 50.000 persone.
Spesso incarcerato negli anni successivi, la “Grande Anima” risponde agli arresti con lunghissimi scioperi della fame (importante è quello che egli intraprende per richiamare l’attenzione sul problema della condizione degli intoccabili, la casta più bassa della società indiana).
All’inizio della Seconda Guerra Mondiale, Gandhi decide di non sostenere l’Inghilterra se questa non garantisce all’India l’indipendenza. Il governo britannico reagisce con l’arresto di oltre 60.000 oppositori e dello stesso Mahatma, che è rilasciato dopo due anni.Il 15 agosto 1947 l’India conquista l’indipendenza. Gandhi, però, vive questo momento con dolore, pregando e digiunando. Il subcontinente indiano è diviso in due stati, India e Pakistan, la cui creazione sancisce la separazione fra indù e musulmani e culmina in una violenta guerra civile che costa, alla fine del 1947, quasi un milione di morti e sei milioni di profughi.
L’atteggiamento moderato di Gandhi sul problema della divisione del paese suscita l’odio di un fanatico indù che lo uccide il 30 gennaio 1948, durante un incontro di preghiera.
Il pensiero di Gandhi si basa su tre punti fondamentali:
*
Autodeterminazione dei popoli: Gandhi riteneva fondamentale il fatto che gli indiani potessero decidere come governare il loro paese, perché la miseria nella quale si trovava dipendeva dallo sfruttamento delle risorse da parte dei colonizzatori britannici.
*
Nonviolenza: è necessario precisare che tale precetto non si ferma ad una posizione negativa (non essere causa di male agli altri) ma possiede in sé la carica positiva della benevolenza universale e diventa l’”amore puro” comandato dai sacri testi dell’Induismo, dai Vangeli e dal Corano. La nonviolenza è quindi un imperativo religioso prima che un principio dell’azione politico-sociale.
Il Mahatma rifiuta la violenza come strategia di lotta in quanto la violenza suscita solamente altra violenza. Di fronte ai violenti e agli oppressori, però, non è passivo, anzi. Egli propone una strategia che consiste nella resistenza passiva, il non reagire, in altre parole, alle provocazioni dei violenti, e nella disobbedienza civile, vale a dire il rifiuto di sottoporsi a leggi ingiuste.
“La mia non-cooperazione non nuoce a nessuno; è non-cooperazione con il male,… portato a sistema, non con chi fa il male” (Gandhi, Gandhi Parla di Stesso, p.128).
*
Tolleranza religiosa: ”… il mio più intimo desiderio” dice Ghandhi “… è di realizzare la fratellanza … tra tutti gli uomini, indù, musulmani, cristiani, parsi e ebrei” (M.K.Gandhi, Gandhi Parla di Se Stesso, p.83). Gandhi sognava la convivenza pacifica e rispettosa dei tantissimi gruppi etnici e delle diverse professioni religiose presenti in India. Queste erano delle ricchezze che dovevano convivere e non dividere politicamente la nazione. Purtroppo, gli eventi non andarono come sperava Gandhi. Il messaggio che il Mahatma ci lascia è molto attuale e la storia contemporanea, purtroppo, continua ad essere macchiata dalla guerra e dalla violenza.
Gandhi, “piccolo grande uomo”, riesce con le sue sole forze, a sconfiggere il potente Impero britannico e a realizzare il suo grande sogno dell’indipendenza per il suo paese. Come? Con la forza sbalorditiva della nonviolenza, del boicottaggio pacifico, della resistenza passiva e della ricerca della Verità (Dio).
Come possiamo rendere attuale Gandhi? Come possiamo essere anche noi portatori di pace?
Gandhi dimostra che la forza di un singolo uomo può diventare la forza di un popolo intero. Non dobbiamo quindi disperare se ci sembra che poteri superiori vogliano decidere per noi e armarci la mano. Gandhi stesso, con le sue parole, ci incoraggia a “cercare … la propria strada e … seguirla senza esitazioni” e a “non avere paura”. Rivolgendosi a ciascuno di noi aggiunge: “…affidati alla piccola voce interiore che abita il tuo cuore e che ti esorta ad abbandonare …, tutto, per dare la tua testimonianza di ciò per cui hai vissuto e di ciò per cui sei pronto a morire” (The Bombay Chronicle, 9 agosto 1942).
Il precetto della seguente strofa didattica di Gajarati – rispondere al male con il bene – fu il principio guida di Gandhi:
“Per una scodella d’acqua,
rendi un pasto abbondante;
per un saluto gentile,
prostrati a terra con zelo;
per un semplice soldo,
ripaga con oro;
se ti salvano la vita,
non risparmiare la tua.Così parole e azione del saggio riverisci;
per ogni piccolo servizio,
dà un compenso dieci volte maggiore:
Chi è davvero nobile,
conosce tutti come uno solo
e rende con gioia bene per male”.
(M.K.Gandhi, L’Arte di Vivere, p.90).
“La nonviolenza è il primo articolo della mia fede e l’ultimo del mio credo” (M.K.Gandhi, Gandhi parla di se stesso, EMI, Bologna, 1998, p.63).
“Sono un incorreggibile ottimista. Il mio ottimismo si fonda sulla mia convinzione che ogni individuo ha infinite possibilità di sviluppare la nonviolenza. Più l’individuo la sviluppa, più essa si diffonderà come un contagio che a poco a poco contaminerà tutto il mondo”. (Id., p.142)
“…non c’è liberazione per alcuno su questa terra, né per tutta la gente di questa terra, se non attraverso la verità e la nonviolenza, in ogni cammino della vita, senza eccezione”. (M.K.Gandhi, La forza della Verità, vol.1, Sonda, Torino, 1991, p.78)
“La mia vita è il mio messaggio” (Id., p.248)
“La vera moralità non consiste nel seguire il sentiero battuto, ma nel cercare ciascuno la propria strada e nel seguirla senza esitazioni”. (M.K.Gandhi, L’Arte di Vivere, EMI, Bologna, 1992, p.190)“…l’amore non conosce mai la paura”. (Id., p.184)
“Una cosa è certa. Se la folle corsa agli armamenti continua, dovrà necessariamente concludersi in un massacro quale non si è mai visto nella storia. Se ci sarà un vincitore, la vittoria vera sarà una morte vivente per la nazione che riuscirà vittoriosa. Non c’è scampo allora alla rovina incombente se non attraverso la coraggiosa e incondizionata accettazione del metodo non violento con tutte le sue mirabili implicazioni. Se non vi fosse cupidigia, non vi sarebbe motivo di armamenti. Il principio della non violenza richiede la completa astensione da qualsiasi forma di sfruttamento. Non appena scomparirà lo spirito di sfruttamento, gli armamenti saranno sentiti come un effettivo insopportabile peso. Non si può giungere a un vero disarmo se le nazioni del mondo non cessano di sfruttarsi a vicenda”. (M.K.Gandhi, Antiche come le Montagne, ed. di Comunità, Milano, 1981).
Naturalmente ci tolgo le due virgole

Adonai,
la politica e la religione si dividono in due categorie: i laici e i fondamentalisti. I credenti e i non credenti stanno in entrambe. Non ho mai pensato a Martin Luter King o al Mahatma Gandhi come ad esempi di non religiosità.
Persone che stimi e che agiscono facendo entrare la religione non dalla finestra, ma dalla porta principale con tanto di cittadinanza onoraria.
Mi stupisco che non noti il contrasto palese tra le loro motivazioni e le tue.
Io mi batto per un mondo dove ognuno può credere in privato per la religione o la filosofia che vuole, se lo vuole. Non ho mai pensato di impedire ad alcuno di mettere nella propria casa la sua croce o la sua mezza luna. Non mi dà fastidio che tu creda Adonai. Non te ne accorgi, ma io mi batto perchè tu possa sempre manifestare il tuo pensiero, anche religioso. Allo stesso tempo chiedo che si rispetti il mio pensiero filosofico che si avvicina alla stragrande maggioranza degli scienziati di questo mondo.
Io mi batto per un mondo dove ognuno può credere in privato per la religione o la filosofia che vuole
Ma io vivo in Europa ed ho subito l'influenza della Rivoluzione francese, non quella gandhiana che ha portato all'indipendenza dell'India. Ricordo, però, che Gandhi è morto per mano di un fondamentalista induista. Non credo che Gandhi intendesse la religiosità nell'impegno politico in questi termini...
Gandhi è morto per mano di uno dei suoi sostenitori
Vorresti farci credere che un violento era un sostenitore della lotta politica non violenta?
Io mi batto per un mondo dove ognuno può credere in privato per la religione o la filosofia che vuole, se lo vuole
E in pubblico no?
A me piace più pubblico che privato!
Dentro il tribunale, il Comune, la scuola pubblica, l'ospedale pubblico, la biblioteca pubblica, il mercato pubblico no. No grazie. Io mi sento francese in questo.
Beh,
qualcosa nel suo pensare andrebbe effettivamente rivisitato... ma se teniamo presente che lì parliamo degli anni 50 e adesso siamo nel 2007...
*^*il mio più intimo desiderio” dice Ghandhi “… è di realizzare la fratellanza … tra tutti gli uomini, indù, musulmani, cristiani, parsi e ebrei” *^*
Grande Uomo.
Insomma, caro Cinghiale, i cristiani alle catacombe!
Io; alle catacombe ci manderei Adonai!!!...
No Ki, vadano nelle chiese, che per me sono luoghi privati e dove possono fare quello che vogliono e possono mettere tutti i simboli religiosi che vogliono. Purtroppo in chiesa non ci vogliono andare e le madonnine in tutti gli angoli della città vogliono mettere.
No Ki, vadano nelle chiese, che per me sono luoghi privati
finanziati coi fondi pubblici....
Purtroppo, se dipendesse da me si finanzierebbero solo con l'obolo domenicale...
Gandhi era sicuramente coraggioso nell'esprimere il proprio pensiero, raramente vedo uomini capaci di esprimere pensieri, molto spesso invece vedo gente che rinuncia al proprio pensiero per uniformarsi a quello comune. Molto spesso la gente entra a far parte di gruppi politici, o religiosi, o altro per trovare un pensiero da condividere, in modo da confondersi fra gli altri pensando che insieme si è più forti invece che da soli.
Massima laudante, minima moralia

parla chiaro senno stu ciucc 'nti capisc
Quando una religione ha la pretesa di imporre la sua dottrina all'umanità intera ,si degrada a tirannia e diventa una forma di imperialismo.
quoto IN TOTO l'intervento di Maravera
e ci aggiungo anche un bel
Allora se Animamundi fosse una religione potremmo chiamarlo imperialismo direttamente
Quoto Maravera in pieno.
Il problema in Italia è che il cristianesimo fa parte della cultura della nazione, sbagliata o giusta che sia.
Nonostante sia molte volte critico con preti e dogmi cattolici però, non fare a meno di sottolineare come la nostra cultura religiosa sia di gran lunga migliore di chi adora i topi e non mangia bovini o di chi umilia e degrada oltremodo la donna fino alla condanna a morte per flagellazione.
Anvedi,
sei pregato di andare in vacanza non solo in Africa ed in Asia. Nel mondo esistono tanti continenti e tanti Paesi. Non capisco perchè sul tema della libertà religiosa, dei costumi e delle tradizioni ti devi per forza soffermare solo sui Paesi peggiori dell'Italia e non devi mai guardare ai Paesi dove esiste una vera libertà religiosa, dove si può scegliere tra tante confessioni, tutte trattate con rispetto dalla Stato. E dove, soprattutto, il cittadino non deve sentirsi inferiore se non appartiene a nessuna confessione religiosa.
Infatti,tutto si può dire meno che la nostra cultura religiosa "sia meglio di".Non dimentichiamo che la nostra non conosce la parola rispetto,non dimentichiamo che il velo in testa l'hanno portato anche le nostre donne,e tra le anziane in campagna ancora lo portano,non dimentichiamo i sacrifici (l'agnelo pasquale che cos'è?),il degrado della donna è storico (Arma del diavolo, essere inpuro non solo in quei giorni!). Adorare i topi è meglio del concetto di CASTIGO di cui è permeata la nostra chiesa,del concetto di castità anche a costo di rimetterci la vita(Maria Goretti è un baluardo per ogni buona cattolica), non mangiare la vacca sacra è un concetto più pietoso di quello del castigo eterno per gli infedeli
No,non credo proprio che siamo i meglio,i nostri ortodossi sono tra i più spietati. Maravera... permettimi una domanda... ma fra tutti gli uomini esistenti proprio anvedi ti si ijte a ricapà?

Scherzo
Se ci mettiamo pure che nessun Induista pretende di imporre la propria dottrina nel mondo!!! I meglio nel mondo ci sono, e non siamo noi.
Jena,sono in odor di santità!!!!
Forse, dobbiamo capire che le religioni(tutte!...)sono diventate delle spa.
I grossi interessi economici, prevalgono su tutto e tutti...
Pensate seriamente che agli amministratori delegati di queste aziende possa fregare qualcosa della opinione dei sui credenti???...
Io penso proprio di no!...penso che quello che veramente interessa e LA ROBA!...è sempre LA ROBA!!!
guarda,io ci leverei "sono diventate", lo sono sempre state. mi dispiace insistere (manco tanto!) ma la nostra è un esempio lampante e vicino.Basta pensare che tutti i dogmi cattolici come li conosciamo, sono il frutto di mosse politico-economiche volute da Costantino,pure il Natale come compleanno di Gesù è stata una sua strategia. Anzi,da prima!! La crocifissione stessa di Gesù è stata una mossa politica per salvaguardare interessi vari!! Vedi un pò.....
...e tanto per restare in tema, ribadisco che, se Maravera è in Odor di Santità, IO siedo già alla Destra del Padre!
Camerata Anvedi, mi avrei meravigliato del contrario!!!!!!
Lo so compagno Ramblert, da quando ci siamo conosciuti, ho Illuminato anche te
Compagno Jena, questo non è per ridere...
Piuttosto è per piangere!!!...
Pensate seriamente che agli amministratori delegati di queste aziende possa fregare qualcosa della opinione dei sui credenti???...
Come volevasi dimostrare:
Nella cultura cattolica, in misura ben maggiore che nelle timidissime culture liberali e di sinistra, è in corso da anni un coraggioso, doloroso e censuratissimo dibattito sul "come" le gerarchie vaticane usano il danaro dell'otto per mille "per troncare e sopire il dissenso nella Chiesa". Una delle testimonianze migliori è il pamphlet "Chiesa padrona" di Roberto Beretta, scrittore e giornalista dell'Avvenire, il quotidiano dei vescovi. Al capitolo "L'altra faccia dell'otto per mille", Beretta osserva: "Chi gestisce i danari dell'otto per mille ha conquistato un enorme potere, che pure ha importantissimi risvolti ecclesiali e teologici". Continua: "Quale vescovo per esempio - sapendo che poi dovrà ricorrere alla Cei per i soldi necessari a sistemare un seminario o a riparare la cattedrale - alzerà mai la mano in assemblea generale per contestare le posizioni della presidenza?". "E infatti - conclude l'autore - i soli che in Italia si permettono di parlare schiettamente sono alcuni dei vescovi emeriti, ovvero quelli ormai in pensione, che non hanno più niente da perdere...".
AMEN
Amen
“Non sono un letterato né uno scienziato. Cerco soltanto di essere un uomo di preghiera. Senza la preghiera avrei perso la ragione. Se non ho perso la pace dell’anima, malgrado le prove, è perché questa pace mi viene dalla preghiera. Si può vivere alcuni giorni senza mangiare, ma non senza pregare. La preghiera è la chiave del mattino e il chiavistello della sera” (Gandhi).
Fratelli...
Preghiamo Per ALEDIMAT!!!!!!!!
Aledimat,
affari privati, non imposizioni di legge.
Non si può chiedre ad un cieco di guardare con i propri occhi, lo offenderei...
Se Gandhi è stato quel che è stato in quella citazione LUI ti ha spiegato perché. COERENZA please
Apprezzo quello che ha fatto di pubblico in Gandhi e rispetto la sua vita privata.
Nuova reply all'argomento:
Ai gandhiani
Registrati
Mi so scurdate la password
Hai problemi ad effettuare il login?
segui le istruzioni qui














