Cultura & Attualità
........ cara energia!!!
Messaggio del 02-02-2006 alle ore 17:23:46
Ing. Paolo Fornaciari, Vicepresidente AIN (Ass. Italiana Nucleare): "Le Sfide del Terzo Millennio"
Il nostro Paese ha continuato a perdere in competitività e nelle classifiche internazionali del World Economic Forum siamo precipitati in pochi anni dal 20° posto alla pari di Grecia e Portogallo al 47mo posto dietro la Cina e davanti al Botswana. Possibile che nessuno si sia chiesto cosa di speciale è accaduto in questi ultimi cinque anni?
La presente grave recessione economica non è dovuta al mancato completamento del processo di liberalizzazioni e privatizzazioni, alla scarsa flessibilità nel mondo del lavoro a insufficiente concorrenza o a ridotti investimenti per ricerca e innovazione o alla aggressività dell'export cinese, bensì al "caro energia". Ma nessuno lo dice, quasi ci fosse una congiura del silenzio! Quello che si sottace è che è intervenuto un drammatico cambiamento nel quadro energetico mondiale: ci sono state perfino conflitti e guerre (Cecenia e Iraq) per il controllo delle fonti energetiche : il prezzo del barile di petrolio è schizzato dai 10 dollari del gennaio 1999 ai quasi 70 attuali ; quello del gas, che al prezzo del barile è intimamente correlato, da meno di 2$/MBTU a 14 $/MBTU; e noi che nella generazione elettrica siamo eccessivamente dipendenti dagli idrocarburi (80% contro la media UE del 20%), ne subiamo le peggiori conseguenze con bollette elettriche che, per le utenze maggiormente significative (domestiche da 3500 kWh/anno e industriali da 2 GWh/anno), sono ormai doppie di quelle dei Paesi con cui dovremmo competere. Assistiamo invece ad un rinnovato, inspiegabile interesse per le nuove pur più efficienti centrali a gas e ciclo combinato, il cui costo del solo combustibile è pari a 3 o 4 volte il costo complessivo del kWh nucleare, senza contare il costo di tutte le infrastrutture necessarie (gasdotti, stazioni di liquefazione e rigassificazione, navi per il trasporto del LNG e distribuzione) che ne possono raddoppiare il prezzo all'origine.
L'impiego del gas naturale nella generazione elettrica, con le più efficienti centrali a ciclo combinato, quale sostituto del petrolio, poteva essere una intelligente alternativa, quando la proponevano Reviglio e Cagliari, Presidenti ENI negli anni ‘80 e ‘90. Ma allora il prezzo del gas era di 150 lire/mc, oggi sette volte tanto e sono previsti aumenti ulteriori. Le nuove centrali GCC potranno servire ad evitare blackouts, non certo a ridurre le nostre bollette elettriche, le più alte in Europa, doppie rispetto alla media UE per le utenze maggiormente significative domestiche (3500 kWh/anno) e della media industria (2 GWh/anno).
Né si dica che il gas è "pulito", dato che la molecola di metano è oltre 20 volte più efficace di quella della CO2 nei confronti dell'effetto serra e le perdite nel trasporto del metano provocano un effetto serra superiore a quello derivante dalla combustione del carbone.
Tutto ciò si poteva prevedere? Sì, onestamente ed amaramente dobbiamo dire di sì, si poteva prevedere, anzi era stato previsto. Non siamo in presenza dell'esaurimento delle risorse energetiche del pianeta, evocato 38 anni fa dal Club di Roma, ma come avevano previsto all'inizio degli anni 2000 Colin J. Campbell e Jean H. Laherrere, nell'articolo "La fine del petrolio a buon mercato" (Le Scienze, n° 357 del Maggio 1998), utilizzando a livello mondiale la tecnica sviluppata con successo, cinquanta anni or sono dal geologo Marion King Hubbert per gli Stati Uniti, che arrivò a prevederne il declino della produzione petrolifera nazionale esattamente con 15 anni di anticipo, l'era del petrolio a bassi prezzi sta per finire, probabilmente è già finita.
Secondo la "formuletta" del Prof. Riccardo Varvelli del Politecnico di Torino, ciò potrebbe significare un aumento del prezzo del barile di 6$ all'anno e quindi un raddoppio del prezzo attuale in cinque anni! Ciò è proprio quanto è avvenuto tra il 2001 e il 2005, con l'aumento del prezzo del barile da 25 ad oltre 60 dollari, a conferma che il picco è stato raggiunto probabilmente già nel 2000. Di ciò era ben consapevole l'Amministrazione USA, tanto da indurre il Presidente George W. Bush assieme al Premier UK Tony Blair a invadere l'Iraq.. Tutto ciò richiede energia, molta energia per consentire a tutti e non solo a pochi uno sviluppo sostenibile, equo e solidale. Solo l'energia nucleare può consentirlo, non il mercato, la concorrenza, le nuove energie rinnovabili del vento e del sole per il costo elevato e l'intermittente natura o l'idrogeno che richiede più energia per esser prodotto di quanta poi ne restituisce bruciando. L'alternativa sarebbero conflitti e guerre per il controllo delle fonti energetiche, migrazioni epocali e terrorismo internazionale che nelle differenze dei livelli di vita esistenti trova alibi, consenso e supporto sociale. In sostanza, la mia ricetta è questa: preservare il petrolio alla petrolchimica ed ai trasporti per terra, mare ed aria, usare il gas naturale principalmente per uso domestico e generare elettricità solo con nucleare e carbone come tutta Europa decise, tranne l'Italia, di fare trenta anni or sono, dopo la guerra del Kippur (1973). Bruciare petrolio e gas per produrre energia elettrica non è solo una sciocchezza dal punto di vista economico ed ecologico, ma è anche un crimine nei confronti delle generazioni future. Non è vero che le competenze siano andate disperse o che ci vogliono 10 o 15 anni per costruire una centrale nucleare. Le nostre tre prime centrali nucleari, Latina, Garigliano e Trino Vercellese furono costruite in 50 mesi quando le competenze non erano certo maggiori ed oggi le nuove centrali nucleari, largamente prefabbricate in officina, vengono offerte con un tempo complessivo di costruzione dal primo getto in cantiere all'avviamento, di 3/4 anni. Non è assolutamente vero che non sia possibile riavviare, dopo molti anni, le nostre centrali nucleari dimesse, ma ancora agibili di Caorso e Trino Vercellese. E' stato fatto anche in altri Paesi (es. Browns Ferry negli USA, fermata dodici anni fa per un incendio e Medzamor, in Armenia, fermata dieci anni fa per un terremoto) di riavviare centrali nucleari dopo molti anni. A Caorso e Trino Vercellese non ci sono stati né incendi né terremoti, anzi, ai sensi della delibera CIPE del 26 luglio 1990 sono state mantenute per oltre dieci anni in "custodia protettiva passiva", cioè in buona manutenzione, evidentemente in previsione di un non impossibile riavvio. Il momento, ora è venuto. La spesa per il riavvio può esser stimata in 200 milioni di Euro, il 5/6% di quanto costerebbe agli utenti dell'Enel, lo smantellamento accelerato deciso nella precedente legislatura e l'energia elettrica prodotta verrebbe generata ad un costo di un centesimo di Euro per kWh, quando a noi costa 10 o 12 volte tanto, produrla con gas od olio combustibile. Per quanto riguarda il costo di esercizio - combustibile, personale e manutenzione - l'esperienza operativa delle 104 centrali nucleari USA, indica un costo di 16 USmills/kWh, mentre il costo capitale incide per 6 od 8 millesimi di dollaro addizionali.
Le competenze sul nucleare ci sono tuttora : i nostri tecnici in tutti questi anni impediti di lavorare in Italia, hanno lavorato all'estero, con l'EPRI, il prestigioso Centro di Ricerca Elettrica delle principali Società americane di Palo Alto in California, con la Siemens in Germania, con la Framatome in Francia, la SOGIN in Armenia per il riavvio della centrale nucleare di Medzamor e l'Ansaldo in Romania con l'AECL per la costruzione della centrale ad acqua pesante di Chernavoda.
Prof. Ugo Spezia, Segretario generale AIN (Ass. Italiana Nucleare): "Il dissesto del sistema energetico italiano e l'energia nucleare"
Le carenze di impostazione della politica energetica hanno fatto del sistema energetico italiano il più costoso, instabile e inquinante fra quelli dei paesi industriali avanzati, con pesanti conseguenze sulla competitività delle imprese e sul bilancio delle famiglie.
Sui mezzi d'informazione italiani si continua a leggere frasi del seguente tenore: "Il disastro di Chernobyl ha prodotto un ripensamento generale sull'energia nucleare, che è ormai in via di abbandono in tutto il mondo". Ma è vero? Secondo i dati IAEA, la potenza nucleare in funzione nel mondo al momento del disastro di Chernobyl era di 250.000 MWe. La potenza nucleare in funzione nel mondo al 31.12.2003 era di 361.000 MWe. Fra il 1986 e il 2003 la potenza nucleare in funzione nel mondo è dunque aumentata del 45%. I reattori effettivamente in esercizio sono oggi 439 e altri 36 sono in costruzione. Sembrerebbe tutto, fuorché un'uscita di scena.
Altra frase ricorrente è la seguente: "Il nucleare ha un ruolo marginale, poiché da esso proviene solo il 7% dell'energia prodotta nel mondo". Il nucleare non serve a produrre "energia", ma "energia elettrica". Il suo contributo va quindi confrontato con la produzione complessiva di energia elettrica. E scopriamo allora che l'energia nucleare contribuisce alla copertura del fabbisogno elettrico (dati ONU-IAEA e OCSE-NEA) per il 35% in Europa, per il 25% nei paesi dell'OCSE e per il 17% a livello mondiale. In Europa l'energia nucleare è la prima fonte di produzione elettrica, seguita dal carbone.
La scelta fatta dall'Italia (unico paese al mondo ad avere chiuso tutti gli impianti nucleari in esercizio) contrasta con le scelte fatte da tutti gli altri paesi industriali, e ha prodotto la vanificazione di un investimento di 120 mila miliardi di lire storiche. La decisione di puntare tutto sulle nuove fonti rinnovabili ha portato all'aumento della dipendenza dai combustibili fossili di importazione e all'esborso di altri 99 mila miliardi di lire dall'81 ad oggi per ottenere un contributo dello 0,1 % alla copertura del fabbisogno elettrico nazionale: sono certamente i kWh più cari mai prodotti nel mondo.
Ing. Paolo Fornaciari, Vicepresidente AIN (Ass. Italiana Nucleare): "Le Sfide del Terzo Millennio"
Il nostro Paese ha continuato a perdere in competitività e nelle classifiche internazionali del World Economic Forum siamo precipitati in pochi anni dal 20° posto alla pari di Grecia e Portogallo al 47mo posto dietro la Cina e davanti al Botswana. Possibile che nessuno si sia chiesto cosa di speciale è accaduto in questi ultimi cinque anni?
La presente grave recessione economica non è dovuta al mancato completamento del processo di liberalizzazioni e privatizzazioni, alla scarsa flessibilità nel mondo del lavoro a insufficiente concorrenza o a ridotti investimenti per ricerca e innovazione o alla aggressività dell'export cinese, bensì al "caro energia". Ma nessuno lo dice, quasi ci fosse una congiura del silenzio! Quello che si sottace è che è intervenuto un drammatico cambiamento nel quadro energetico mondiale: ci sono state perfino conflitti e guerre (Cecenia e Iraq) per il controllo delle fonti energetiche : il prezzo del barile di petrolio è schizzato dai 10 dollari del gennaio 1999 ai quasi 70 attuali ; quello del gas, che al prezzo del barile è intimamente correlato, da meno di 2$/MBTU a 14 $/MBTU; e noi che nella generazione elettrica siamo eccessivamente dipendenti dagli idrocarburi (80% contro la media UE del 20%), ne subiamo le peggiori conseguenze con bollette elettriche che, per le utenze maggiormente significative (domestiche da 3500 kWh/anno e industriali da 2 GWh/anno), sono ormai doppie di quelle dei Paesi con cui dovremmo competere. Assistiamo invece ad un rinnovato, inspiegabile interesse per le nuove pur più efficienti centrali a gas e ciclo combinato, il cui costo del solo combustibile è pari a 3 o 4 volte il costo complessivo del kWh nucleare, senza contare il costo di tutte le infrastrutture necessarie (gasdotti, stazioni di liquefazione e rigassificazione, navi per il trasporto del LNG e distribuzione) che ne possono raddoppiare il prezzo all'origine.
L'impiego del gas naturale nella generazione elettrica, con le più efficienti centrali a ciclo combinato, quale sostituto del petrolio, poteva essere una intelligente alternativa, quando la proponevano Reviglio e Cagliari, Presidenti ENI negli anni ‘80 e ‘90. Ma allora il prezzo del gas era di 150 lire/mc, oggi sette volte tanto e sono previsti aumenti ulteriori. Le nuove centrali GCC potranno servire ad evitare blackouts, non certo a ridurre le nostre bollette elettriche, le più alte in Europa, doppie rispetto alla media UE per le utenze maggiormente significative domestiche (3500 kWh/anno) e della media industria (2 GWh/anno).
Né si dica che il gas è "pulito", dato che la molecola di metano è oltre 20 volte più efficace di quella della CO2 nei confronti dell'effetto serra e le perdite nel trasporto del metano provocano un effetto serra superiore a quello derivante dalla combustione del carbone.
Tutto ciò si poteva prevedere? Sì, onestamente ed amaramente dobbiamo dire di sì, si poteva prevedere, anzi era stato previsto. Non siamo in presenza dell'esaurimento delle risorse energetiche del pianeta, evocato 38 anni fa dal Club di Roma, ma come avevano previsto all'inizio degli anni 2000 Colin J. Campbell e Jean H. Laherrere, nell'articolo "La fine del petrolio a buon mercato" (Le Scienze, n° 357 del Maggio 1998), utilizzando a livello mondiale la tecnica sviluppata con successo, cinquanta anni or sono dal geologo Marion King Hubbert per gli Stati Uniti, che arrivò a prevederne il declino della produzione petrolifera nazionale esattamente con 15 anni di anticipo, l'era del petrolio a bassi prezzi sta per finire, probabilmente è già finita.
Secondo la "formuletta" del Prof. Riccardo Varvelli del Politecnico di Torino, ciò potrebbe significare un aumento del prezzo del barile di 6$ all'anno e quindi un raddoppio del prezzo attuale in cinque anni! Ciò è proprio quanto è avvenuto tra il 2001 e il 2005, con l'aumento del prezzo del barile da 25 ad oltre 60 dollari, a conferma che il picco è stato raggiunto probabilmente già nel 2000. Di ciò era ben consapevole l'Amministrazione USA, tanto da indurre il Presidente George W. Bush assieme al Premier UK Tony Blair a invadere l'Iraq.. Tutto ciò richiede energia, molta energia per consentire a tutti e non solo a pochi uno sviluppo sostenibile, equo e solidale. Solo l'energia nucleare può consentirlo, non il mercato, la concorrenza, le nuove energie rinnovabili del vento e del sole per il costo elevato e l'intermittente natura o l'idrogeno che richiede più energia per esser prodotto di quanta poi ne restituisce bruciando. L'alternativa sarebbero conflitti e guerre per il controllo delle fonti energetiche, migrazioni epocali e terrorismo internazionale che nelle differenze dei livelli di vita esistenti trova alibi, consenso e supporto sociale. In sostanza, la mia ricetta è questa: preservare il petrolio alla petrolchimica ed ai trasporti per terra, mare ed aria, usare il gas naturale principalmente per uso domestico e generare elettricità solo con nucleare e carbone come tutta Europa decise, tranne l'Italia, di fare trenta anni or sono, dopo la guerra del Kippur (1973). Bruciare petrolio e gas per produrre energia elettrica non è solo una sciocchezza dal punto di vista economico ed ecologico, ma è anche un crimine nei confronti delle generazioni future. Non è vero che le competenze siano andate disperse o che ci vogliono 10 o 15 anni per costruire una centrale nucleare. Le nostre tre prime centrali nucleari, Latina, Garigliano e Trino Vercellese furono costruite in 50 mesi quando le competenze non erano certo maggiori ed oggi le nuove centrali nucleari, largamente prefabbricate in officina, vengono offerte con un tempo complessivo di costruzione dal primo getto in cantiere all'avviamento, di 3/4 anni. Non è assolutamente vero che non sia possibile riavviare, dopo molti anni, le nostre centrali nucleari dimesse, ma ancora agibili di Caorso e Trino Vercellese. E' stato fatto anche in altri Paesi (es. Browns Ferry negli USA, fermata dodici anni fa per un incendio e Medzamor, in Armenia, fermata dieci anni fa per un terremoto) di riavviare centrali nucleari dopo molti anni. A Caorso e Trino Vercellese non ci sono stati né incendi né terremoti, anzi, ai sensi della delibera CIPE del 26 luglio 1990 sono state mantenute per oltre dieci anni in "custodia protettiva passiva", cioè in buona manutenzione, evidentemente in previsione di un non impossibile riavvio. Il momento, ora è venuto. La spesa per il riavvio può esser stimata in 200 milioni di Euro, il 5/6% di quanto costerebbe agli utenti dell'Enel, lo smantellamento accelerato deciso nella precedente legislatura e l'energia elettrica prodotta verrebbe generata ad un costo di un centesimo di Euro per kWh, quando a noi costa 10 o 12 volte tanto, produrla con gas od olio combustibile. Per quanto riguarda il costo di esercizio - combustibile, personale e manutenzione - l'esperienza operativa delle 104 centrali nucleari USA, indica un costo di 16 USmills/kWh, mentre il costo capitale incide per 6 od 8 millesimi di dollaro addizionali.
Le competenze sul nucleare ci sono tuttora : i nostri tecnici in tutti questi anni impediti di lavorare in Italia, hanno lavorato all'estero, con l'EPRI, il prestigioso Centro di Ricerca Elettrica delle principali Società americane di Palo Alto in California, con la Siemens in Germania, con la Framatome in Francia, la SOGIN in Armenia per il riavvio della centrale nucleare di Medzamor e l'Ansaldo in Romania con l'AECL per la costruzione della centrale ad acqua pesante di Chernavoda.
Prof. Ugo Spezia, Segretario generale AIN (Ass. Italiana Nucleare): "Il dissesto del sistema energetico italiano e l'energia nucleare"
Le carenze di impostazione della politica energetica hanno fatto del sistema energetico italiano il più costoso, instabile e inquinante fra quelli dei paesi industriali avanzati, con pesanti conseguenze sulla competitività delle imprese e sul bilancio delle famiglie.
Sui mezzi d'informazione italiani si continua a leggere frasi del seguente tenore: "Il disastro di Chernobyl ha prodotto un ripensamento generale sull'energia nucleare, che è ormai in via di abbandono in tutto il mondo". Ma è vero? Secondo i dati IAEA, la potenza nucleare in funzione nel mondo al momento del disastro di Chernobyl era di 250.000 MWe. La potenza nucleare in funzione nel mondo al 31.12.2003 era di 361.000 MWe. Fra il 1986 e il 2003 la potenza nucleare in funzione nel mondo è dunque aumentata del 45%. I reattori effettivamente in esercizio sono oggi 439 e altri 36 sono in costruzione. Sembrerebbe tutto, fuorché un'uscita di scena.
Altra frase ricorrente è la seguente: "Il nucleare ha un ruolo marginale, poiché da esso proviene solo il 7% dell'energia prodotta nel mondo". Il nucleare non serve a produrre "energia", ma "energia elettrica". Il suo contributo va quindi confrontato con la produzione complessiva di energia elettrica. E scopriamo allora che l'energia nucleare contribuisce alla copertura del fabbisogno elettrico (dati ONU-IAEA e OCSE-NEA) per il 35% in Europa, per il 25% nei paesi dell'OCSE e per il 17% a livello mondiale. In Europa l'energia nucleare è la prima fonte di produzione elettrica, seguita dal carbone.
La scelta fatta dall'Italia (unico paese al mondo ad avere chiuso tutti gli impianti nucleari in esercizio) contrasta con le scelte fatte da tutti gli altri paesi industriali, e ha prodotto la vanificazione di un investimento di 120 mila miliardi di lire storiche. La decisione di puntare tutto sulle nuove fonti rinnovabili ha portato all'aumento della dipendenza dai combustibili fossili di importazione e all'esborso di altri 99 mila miliardi di lire dall'81 ad oggi per ottenere un contributo dello 0,1 % alla copertura del fabbisogno elettrico nazionale: sono certamente i kWh più cari mai prodotti nel mondo.
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