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Santa Giovina 


La chiesa è tuttora aperta al pubblico.
Fin dal secolo XIV si ha notizia dell’esistenza di tale chiesa attigua al monastero. Nel 1502 il famoso Dinno Riccio ricco patrizio lancianese rimasto senza legittimi eredi (morto l’unico figlio) vuole a proprie spese una chiesa e un monastero per i canonici lateranensi (1). Nel settembre dello stesso anno il consiglio cittadino nomina otto deputati tra i quali anche Dinno Riccio per la scelta del luogo più adatto a tale costruzione. Si decide di demolire la chiesa di S. Maria Maddalena, nel quartiere Civitanova. Nel 503 inizia l’opera; Dinno Riccio lascia beni ai canonici regolari lateranensi, i quali si assumono l’onere di costruire chiesa e monastero nel luogo prescelto entro dieci anni (2) .

Il primo vescovo della città Angelo Maccafani di Pereto, il 21 dicembre 1518, consacra la chiesa che viene intitolata a S. Maria dei Miracoli (3). Nel 1556 sulla parete destra della chiesa, viene eretto un monumento sepolcrale in memoria di Riccio, tutt’oggi visibile nell’edificio. Nel 1831 Ferdinando II di Borbone autorizza la fondazione della confraternita di S. Giuseppe, S. Maria delle Grazie e di S. Francesco di Paola.
La chiesa di S. Giovina è stata riaperta al pubblico il 21 luglio 1992 dopo una lunga serie di restauri dovuti alla scossa tellurica del 1984. Si riaccompagnarono nella propria sede le reliquie della santa dalla vicina chiesa di S. Maria Maggiore, dove aveva alloggiato nei dieci anni di chiusura del tempio.
La vergine Giovina fu data alla luce e poi educata ai principi cristiani in Roma, dalla nobile Aurelia e dal marito Coas, senatore romano. Erano gli anni dell’imperatore Aureliano, nemico dei cristiani. Il padre di Giovina, partito per le Marche, lasciò moglie e figlia alla custodia di un amministratore, questo approfittando dell’occasione denunciò le donne come cristiane al prefetto di Roma. Così elle (Giovina aveva solo 5 anni) furono arrestate e giudicate senza pietà. Entrambe furono decapitate.
S. Giovina fu così sepolta nella tomba dei martiri in una catacomba lungo la via Salaria. Dopo più di quindici secoli il 23 maggio 1846, vennero ritrovate le sacre reliquie (5). Il Papa Pio IX ne fece dono al nostro padre agostiniano. Antonio Maria Di Iorio perché fossero venerate e collocate nella chiesa di S. Maria delle Grazie ovvero di S. Maria la Nova. Il 5 aprile 1850 Giuseppe Maria Castella dell’ordine degli eremiti di S. Agostino spedì le reliquie. Qui si realizzarono sia l’urna che contiene i santi resti sia l’immagine di cera della martire fanciulla. Il 18 luglio 1850 con una carrozza scortata da parecchie persone pie venute da Lanciano, l’urna partì per la sua destinazione, ricevendo durante il viaggio tanti onori da parte dei fedeli (7) Questo corpo al suo arrivo era accompagnato da una lapide di marmo (tuttora visibile ed affissa sul muro perimetrale della navata) che recava un’iscrizione in latino: "a Jovinae figliae dulcissimae..." nella bara vitrea della santa vi si trova un’ampolla contenente la terra sporca di sangue, poiché questa giovane fu decapitata infatti sono ancora visibili i segni sul collo a cassetta delle reliquie da Roma a Napoli (6). La reliquia è un dente (difatti la si considera protettrice del mal di denti). Il corpo è autentico, ovviamente le parti visibili, mani, piedi viso sono stati ricoperti di cera. Nel sepolcro vi sono tre foto di persone che sono devote a questa santa. Si tratta di una signora emigrata in Svizzera, omonima, devota, che ha realizzato gli ornamenti ed i merletti che si scorgono nel sepolcro, ella aveva donato una corona d’oro che è stata rubata. La foto di una ragazza giovanissima, che essendo malata si era raccomandata a questa santa e che sfortunatamente è venuta a mancare due anni fa. Infine quella di una signora che ha ricevuto una grazia ed ha donato l’anello nuziale. S. Giovina si festeggia il 21 luglio dl ogni anno, data in cui arrivò da Napoli a Lanciano. Lungo le pareti perimetrali si aprono tre cappelle per lato delle quali solo quattro contengono le statue di S. Luigi, S. Francesco, S. Antonio da Padova e del Gesù. In S. Giovina vi sono inoltre tre tavolette dipinte ex voto, cuori d’argento anch’essi ex voto, reliquie di S. Orsola, S. Vincenzo Ferrer, S. Felice martire, S. Donati Martiri, S. Ambrogio, S. Girolamo e infine la reliquia del dente della santa che il giorno della festa si espone al pubblico e la si fa baciare poichè si dice protegga dai mali.


1 D. Policella, "Gli antichi monasteri di Lanciano ieri e oggi", edito dai Lyons. Lanciano 1983.
2 Ibidem.
3 Ibidem.
4 A. M. Di Iorio "Memoria sul martirio, invenzione traslazione e prodigi di S. Glovina" edizione Rocco Carabba Lanciano 1893, p. 32.
5 Ibidem.
6 Ibidem.

 




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