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Città | Miracolo Eucaristico  
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Gli affreschi

Sulla mano di ciascuno angelo c'è un nastro svolazzante che porta incise le parole TANTUM ERGO SACRAMENTUM VENEREMUR CERNUI(1). Il calice di cristallo di Rocca, di origine medievale, contenente il sangue raggrumato, e sistemato sopra la base tra i due angeli, mentre intorno al basamento si legge la seguente iscrizione "TANTOFIDEI MISTERO INCREDULO SACERDOTI QUONDAM PATEFACTO DOMINICUS COLI AERE SUO MDCCXIXIII" (12). 

Quindi i frati francescani, succeduti nei secoli ai basiliani e ai benedettini, conservarono accuratamente le sacre reliquie che furono esaminate in diversi periodi dalle autorità ecclesiastiche (1574, 1637, 1770, 1886) per studiarne le loro particolari qualità e la prodigiosa conservazione del tempo. Ancora oggi le reliquie sono conservate nell'ostensorio d'argento (l'ostia convertita in carne) e in un'antica ampolla di cristallo di Rocca (il vino convertito in sangue). I frati minori conventuali custodiscono il miracolo fin dal 1252 per volere del vescovo di Chieti Landulfo e con bolla pontificia del 12 maggio 1252 (13). Nel 1258 i francescani costruirono l'attuale convento che nel XVII secolo subì la trasformazione dallo stile romanico-gotico in barocco. Il Miracolo fu collocato dapprima in una cappella al lato dell'altare maggiore, dal 1636 in un altare laterale della navata, che conserva ancora l'antica custodia in ferro battuto e l'epigrafe commemorativa. Dal 1902 il Miracolo è custodito nel secondo tabernacolo dell'altare monumentale, fatto erigere dai lanciasi al centro del presbiterio. Un secondo prodigio, raccontatoci dallo storico Giacomo Fella si sarebbe verificato in una stalla nei pressi di S. Agostino quando una donna, Ricciarella, su istigazione di una fattucchiera ebrea, per riguadagnarsi l'amore di Jacopo Stazio, suo marito, dal quale veniva trascurata, avrebbe posto su una tegola rovente un'ostia consacrata, per trarne un filtro amoroso. Se non che la particola, sull'istante, si sarebbe convertita in carne e sangue, restandone una porzione sotto la specie di pane (14). 

Un altro miracolo eucaristico della tradizione lancianese è raffigurato in una tela ad olio riferibile al XVII secolo che si trova nella sacrestia della chiesa di S. Francesco d'Assisi. Questa importante testimonianza iconografica raffigura un tavolo da gioco intorno al quale sono cinque individui in abiti seicenteschi. Quello seduto, nell'atto in cui sacrilegamente mette come posta di gioco una sacra particola, viene aggredito e morso al naso da un piccolo cane; mentre un vecchio in piedi, è in atto di indicare il cielo(17). La chiesa di S. Francesco è tra le prime chiese conventuali d'Abruzzo ed è tuttora aperta al culto. Nel 1252 i frati minori succedutesi ai Basiliani ai Benedettini, cominciarono a costruire il nuovo tempio e il papa Innocenzo IV, con Breve del 25 marzo 1252, concede quaranta giorni di indulgenza a chi agevola la realizzazione dell'opera. Nel 1255, divenne papa Rainaldo dei conti di Segni, col nome di Alessandro IV. Quest'ultimo ebbe una particolare predilezione per i francescani frentani tanto che concesse cento giorni di indulgenze a chi faceva le offerte per la nuova costruzione (18). 

Nel 1369, nella chiesa, viene eretta la cappella di S. Bartolomeo, a devozione di Francesco Marsilio. Nel 1403, si fa menzione in questa chiesa, della confraternita della Frusta, che nel 1560 sarà detta di S. Maria delle Raccomandate del Borgo e nel 1603 de Raccomandati. Nel 1645 Papa Innocenzo X concede ai sette altari del convento compreso quello delle reliquie, la stessa indulgenza accordata a coloro che visitavano i sette altari della basilica di S. Pietro in Roma. Dal 1807, epoca della soppressione dell'Ordine dei Minori Conventuali, fino al 1870, la chiesa venne amministrata dal Pio sodalizio del Rosario, che provvide alle opere di culto (19). Dal 1862 l'edificio conventuale venne destinato a sede dei Tribunali e poi a scuola.

13 D. Policella, Gli antichi monasteri di Lanciano ieri e oggi, ed. Lyons, Lanciano 1983.
14 C. Marciani, La chiesa e il convento di S. Francesco a Lanciano, in Bollettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, anno XXXVI-XXXVII serie V, vol. VII-VIII. p. 10.
15 F. Ughelli, Italia Sacra, vol. VI. col. 980. ristampa anastatica. Forni editore. Bologna 1973.
16 Botero, Relazioni universali, Venezia 1608. p. 48.
17 C. Marciani, La chiesa e il convento di S. Francesco a Lanciano, in Bollettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, anno XXXVI-XXXVII serie V, vol. VII-VIII. p. 1s1.
18 D. Policella, Gli antichi monasteri di Lanciano ieri e oggi, ed. Lyons, Lanciano 1983.
19) Ibidem.




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