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San Nicola 


Nel 1226 un incendio distrusse la chiesa di S. Pellegrino e sui resti subito si costruì quella di S. Nicola, che secondo una tradizione (non avvalorata da documenti) fu completata nel 1242 o 1292. Probabilmente la sovrastante statua di S. Nicola appartiene alla distrutta chiesa di S. Pellegrino. E' stato difficile risalire all'origine e alla fondazione di questa chiesa parrocchiale, la quale certamente fu una delle prime edificate del quartiere Sacca. S. Nicola risale al XIII secolo.
Vi era una spontanea devozione verso il taumaturgo di Bari, nei primi di maggio vi si recavano dei cittadini in pellegrinaggio, molti percorrevano la lunga via a piedi per penitenza (1). Quando i pellegrini uscivano dalla chiesa non voltavano mai le spalle all'altare, verso il santo procedevano frontalmente indietreggiando. Al rientro, tutta la comunità andava a raccogliere i pellegrini. Il giorno di S. Nicola vi era anche un'asta per poter portare il santo e l'immagine della Madonna, a quanto pare chi offriva di più aveva il diritto di portarlo. Questo negli anni '30 prima della seconda guerra mondiale. In questo giorno le campane suonavano ogni ora. Un'altra consuetudine era quella di baciare il pavimento al rientro dalla processione del S. Nicola.
S. Nicola era ricordato due volte l'anno, oltre il mese di maggio il 6 dicembre, quando si faceva la sagra delle castagne (2). Al contrario del S. Nicola, che oggi ha perso la sua importanza nell'area frentana, S. Rocco è invece ancora oggi festeggiato e venerato il 16 agosto; giorno in cui vi è la processione per le strade del quartiere Sacca, al seguito del simulacro del santo. L'usanza dei calchi di cera continua a sopravvivere come nel passato.
Chiunque abbia ricevuto una grazia prende un calco di cera e lo porta in processione per poi deporlo ai piedi del santo, altri preferiscono evitare la processione, prendendo il calco dalla commissione e portandolo all'altra statua che si trova nella nicchia. Generalmente i calchi di cera vengono commissionati alle cererie locali. Altra tradizione legata a questo festeggiamento è quella del pane benedetto, con molta probabilità nata dal S. Antonio da Padova.

Questa chiesa possiede un ostensorio contenete la mandibola di S. Biagio.
Alla parrocchia di S. Nicola appartiene anche  la chiesetta rurale di S. Maria Liberatricela volgarmente detta S. Liberata (sita su un tratturo a poca distanza dal torrente Feltrino).
In detta cappella vi sono due ex voto, trattasi di una guarigione di una malata alla quale le appaiono S. Nicola e S. Liberata, questo quadro è datato 1868 circa, un altro ex voto è caratterizzato da una bacheca in cui vi sono calchi d'argento che rappresentano gli arti, cuori, gambe, ecc.

Il giorno della festa di S. Liberata (Prima domenica di maggio) durante la processione si fanno sfilare due santi: la Madonna della Libera e S. Eufemia o S. Fumija, protettrice delle puerpere e del latte. Si tratta di S. Eufemia di Calcedonia, martirizzata il 16 settembre 1303. Anticamente vi convenivano le donne lattanti per bere l'acqua che scaturiva da un torrente attiguo, ritenuta miracolosa ed efficace (4). Prima di rientrare dalla processione ci si ferma in un'aia e si esegue la preghiera per la benedizione dei campi e per la sua massima resa.  
Questo rituale prende il nome di rogazione (dal latino rogo). Esso richiama l'altra rogazione che si esegue a S. Giusta nel giorno della Pentecoste. Anticamente queste rogazioni avvenivano nel periodo autunnale o primaverile.



1 Carmine De Giorgio, Cronaca delle chiese di Lanciano dal 1515 al 1870. ms. conservato presso la Biblloteca Comunale di Lanciano, p. 58.
2 Ibidem.
3 AA.VV. S. Rocco, in Biblioteca Sanctorum. Città Nuova editrice. Roma 1978. p. 264. IC. De Giorgio "Cronaca..." op. cit.



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