| Il 23 dicembre è un giorno speciale per chi è nato e continua a vivere a Lanciano, il dolce e ripetuto rintocco di una campana della torre civica, che suona dalle ore 18,00 alle ore 19,00, ricorda ad ognuno di pregare e perdonare. Tutti tornano nelle proprie case per scambiarsi auguri e regali, in un rituale di pace e di concordia che continua a conservare tutta la caratteristica di un'usanza antica. Secondo la tradizione, la squilla ricorda il viaggio che un arcivescovo di Lanciano, Tasso, compiva ogni anno dal 1588 al 1607, a piedi scalzi dal suo palazzo alla chiesetta dell' Iconicella, distante circa 3 Km, in segno di penitenza e per ricordare il viaggio dei pastori verso la grotta di Betlemme; molti fedeli lo accompagnavano per ascoltare la sua breve predica di pace. Durante il pellegrinaggio la campanella suonava senza mai fermarsi, si fermava soltanto al rientro del vescovo nel suo palazzo. Per i lancianesi la campanella della squilla è il simbolo ed il rito del Natale in tutto il suo complesso significato. Il Toschi sostiene invece che la squilla sia il trasferimento del rito della riconciliazione del giovedì santo comune in tanti altri paesi e regioni d'Italia, al ventitré dicembre della città frentana, dove ha assunto tutte le caratteristiche di una tradizione particolare ed originalissima, tanto è ancora legata al patrimonio spirituale della popolazione. Nonostante gli innumerevoli cambiamenti rispetto al passato, questa tradizione non è ancora scomparsa e la sera dell'antivigilia di Natale la campana fa ancora sentire i suoi rintocchi e apre le feste natalizie. Il ventitré dicembre 1984 si è svolta la prima riedizione di tale consuetudine; ora ogni anno si può assistere al pellegrinaggio dal centro città alla chiesetta dell'Iconicella. Ciascun fedele porta in mano una candela, le fiammelle delle decine e decine di candele illuminano il corteo che avanza avendo come sottofondo il suono della magica campana. Chi non partecipa al corteo può accendere una candela nella propria abitazione. La Squilla si potrebbe definire come la festa della famiglia a Lanciano e forse in nessun altro giorno dell'anno il legame familiare è cosi tenacemente sentito; la campanella è il segno della pace.
Due poesie, una del poeta Cesare Fagiani e l'altra di Luigi Brasile trattano entrambe di questo rito prenatalizio, sentimento comune a queste due poesie è la nostalgia: dell'infanzia e dei suoi ricordi per il Fagiani, dell'infanzia e del suono stesso della campanella per il Brasile, il sentimento della nostalgia, del rimpianto della fanciullezza, è il "leit motiv" ispiratore di entrambe le poesie. La motivazione più profonda che fa perpetuare l'usanza dell'intimità delle proprie famiglie è per tutti, il ricordo e l'illusione sia pure per un attimo di ritornare bambini(1).
La Squije di Natale
La Squije di Natale dure n'ora eppure quanta bbene ti sumente! Tè na vucetta fine, e gna li sente pure lu lancianese che sta fore!
Ti vùsciche di botte entr'a lu core nu monne ch'à passate, entr'à la mente ti squaije nu penzere malamente nche nu ndu-lin-da-li che sa d'amore.
Ve da na campanelle chiù cumune eppure ti rifà gne nu quatrale, ti fa pregà di core,'n ginucchiune.
Ugne matine sone ma nen vale la voce de lu ciele, pé ugnune, chi sa pecché! ... le té sole a Natale!
Allegrezza, ànema mia, Che te chiama lo tuo Dio: Allegrezza, ànema mia.
La gente si inginocchia e recita orazioni. Attenti, che quella è l'ora in cui la Madonna giunge a Betlemme. Ci sono lacrime di tenerezza e lacrime di dolore, lacrime per il ricordo delle persone care che trapassarono! Finite le orazioni, si alzano tutti i figli baciano la mano ai genitori, al nonno, allo zio, alle zie, e: -Buon Natale, babbo! Buon Natale, mamma! ecc.- E babbo e mamma e zie, ecc., si frugano nelle tasche, donde esce sempre qualche moneta per i buoni figlioli. Qualche ora dopo, i figli e le figlie che si trovano fuori di casa per ragione di matrimonio, tornano alle case paterne a fare gli auguri; a rendere gli omaggi di affetto e di venerazione agli autori dei loro giorni. Simpatica costumanza!(2). Simile ma più precisa nei dettagli è la relazione di Finamore, come è noto di Gessopalena (Ch) ma vissuto a Lanciano dove fu preside del Liceo ginnasio e pubblicò molte sue opere. "... Da un'ora a due notti (6 e 7 p.m.) dell'antivigilia di Natale, in memoria del viaggio della Madonna a Betlemme, suona a disteso della torre civica la campanella, che tutti i giorni, dalle ore 8 alle 8,30 a.m., chiama i canonici ai divini uffizi. Col cominciare della Squilla, cominciano gli spari in tutti i punti della città, e nella campagna; e, incalzando sempre, finiscono, al finire della Squilla, in un protratto e assordante fuoco di fila. Intanto, a misura che l'ora passa, né ritrovi e né negozi gli avventori diradano, le botteghe si chiudono; è un via vai di persone, frettolosamente s'incrociano per essere a casa. Al finire della Squilla, le strade sono deserte; le case popolate. I padri di famiglia ancorché non avessero l'abitudine di rincasare a quell'ora, sono in mezzo a figli; i quali, al cessare della Squilla, annunziato al suono festivo di tutte le campane, dopo una breve orazione recitata in silenzio e in ginocchioni, baciano la mano ai genitori. Lo stesso fanno i servi, augurando il buon Natale, e tutti, successivamente, ricevono le mance, per lo più, in danaro. Nel tempo stesso, gli sposi visitano le spose, scambiando regali. Ben diversa è la scena in quelle famiglie nelle quali dura il lutto per la morte di un congiunto avvenuto nell'anno. Anziché liete parole d'auguri, è uno scoppio di pianti, un doloroso richiamo dell'assente. Cosi, nello stesso tempo, dove si trova la voluttà della gioia e dove quella del dolore!. Sia il De Nino che il Finamore scrivono, tra l'800 e il '900. I caratteri comuni delle due relazioni sono: l'ora della Squilla e il suono di tutte le campane della città, la spiegazione della costumanza nell'esigenza di commemorare il viaggio della Madonna a Betlemme, i colpi di fucile, la preghiera ed il ricordo dei morti, il baciamano e la conseguente marcia. Entrambi i folcloristici forniscono una generica spiegazione storica della costumanza, o meglio ne forniscono una religiosa. Settanta anni dopo il Lupinetti lo confermerà con una orazione che molti fedeli lancianesi recitano al risuonare della Squilla:
Ecche. mo si métte 'm-mijagge la Madonna! Arrive dopo tante a Betlemme addò nasce Gesù lu Salvatore. Madonna me, Gesu Criste me dacce la pace, la salute, la pruvvedenze a nnù e a tutte la gente. A tutte li murte, requie e ripose!(4).
Dati i caratteri della festa, appare più che probabile una sua origine istituzionale, ecclesiastica appunto. Il particolare del "santo vescovo" che percorre il cammino a piedi scalzi recitando preghiere a Gesù Bambino bene si inserisce nel clima della controriforma che, nel tempo del folklore religioso, ha certamente favorito i motivi penitenziali di origine medievale(5). Un vescovo o comunque un ecclesiastico, e Gesù Bambino sono inoltre presenti in manifestazioni folcloristiche-religiose del meridione di cui l'Abruzzo faceva parte culturalmente, storicamente e politicamente. Quindi si può parlare di meridionalità della tradizione prenatalizia lancianese. Esiste in Lanciano, un radicato humus religioso, culturale o folcloristico, dal quale la tradizione della Squilla ha tratto vita e forza per continuare ad esistere pur ripromettendosi nel corso degli anni mutata sotto alcuni aspetti, rispetto al passato.
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