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chi era Eraldo Miscia 

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Eraldo Miscia (Lanciano 1919-Roma 1983), nato in una famiglia di cinque figli, con il padre maestro sarto amato e stimato per la sua spiccata personalità, rimane orfano di madre e privato delle due sorelle e di un fratello segnati da una sorte atroce anche a causa della guerra. Quindicenne si distingue tra i giovani studenti frentani per la necessità avvertita di leggere e scrivere. Partecipa ad alcuni concorsi letterari di risonanza nazionale, e ottiene il primo premio per un racconto in quello bandito dal settimanale Il Novellino, cui segue una segnalazione, l’anno dopo, al premio di poesia Golfo di Napoli, con una giuria presieduta da Filippo Tommaso Marinetti.

Terminati gli studi al liceo di Lanciano, pubblica nel 1937 un volumetto di «Epigrammi» con l’editore Carabba, e nel 1939 si trasferisce a Roma per frequentare la facoltà di Lettere e filosofia. È però costretto a interrompere gli studi poiché chiamato alle armi.

Nel 1942 pubblica, sempre con Carabba, un volumetto di poesie, «Metamorfosi», che segna il periodo di formazione dello scrittore frentano. Su piani differenti e per taluni aspetti chiude un ciclo riaprendone uno nuovo, tutto teso alla ricerca di una collocazione letteraria più consona al suo particolare modo di sentire, e proiettata verso la conquista dei frutti della sua originale capacità interpretativa ed espressiva.

Dopo l’8 settembre 1943 si rifugia in Abruzzo e, in seguito, raggiunge Bari dove, nel nuovo esercito italiano, a capo di una compagnia autonoma operante in seno alla V Armata americana, partecipa allo sbarco di Anzio e alla liberazione di Roma. Alla fine della guerra si stabilisce definitivamente a Roma e inizia l’attività di scrittore a tempo pieno nei campi del giornalismo, della poesia, della narrativa, del teatro, della critica d’arte.

Nel 1946 pubblica il poemetto «Re di picche» edito sempre a Lanciano da Carosella e Valerio editori, e inizia a collaborare su diverse testate con articoli vari, dove si occupa di critica teatrale e ottiene rubriche fisse su importanti giornali nazionali: Cronache, Il Punto, Italia domani, Il Caffè, Il Ponte, Tempo presente, Democrazia moderna, Europa letteraria di cui fu segretario di redazione, e la Fiera letteraria.

Meriti indiscutibili vanno riconosciuti a Eraldo Miscia per la passione e l’impegno profuso nel dare vita come redattore e, nell’ultimo periodo come condirettore, alla prestigiosa Fiera letteraria. Negli anni della Fiera e fino alla chiusura del 1977, Miscia si adoprò per tenere a battesimo nuovi autori i cui nomi sono presenti nel panorama culturale nazionale e internazionale, ma soprattutto si batté offrendo una generosità di dedizione e di iniziative per la vita di una rivista che sapeva fare da tramite tra la letteratura e il vero pubblico.

Nel 1952 si presenta con la raccolta di liriche «Buio di Orfeo», pubblicata a Roma da Anno zero e segnalata al premio Chianciano. Nel 1953 riceve un importante riconoscimento vincendo il premio Pirandello con la commedia «L’ebrea», scritta in collaborazione con Neda Naldi, moglie di Salvo Sandone. Intensifica il lavoro dedicandosi al teatro con la creazione di altre opere rimaste inedite, e traduce in maniera originale la «Medea» di Euripide, rappresentata a Palermo e Reggio Calabria con successo. È del 1957 la raccolta in un volume dei suoi saggi teatrali, che dedica in omaggio a un grandissimo attore e ad un suo amico fraterno «Trent’anni a teatro con Salvo Randone».

Negli anni che seguono torna a occuparsi di poesia e narrativa con rinnovati stimoli e ottiene gratificanti successi, a cominciare dal 1958 col poemetto «Nessuno lo sapeva che eravamo santi», sul tema della tragedia dei minatori abruzzesi a Marcinelle, in Belgio. L’opera è finalista del premio Viareggio vinto da Salvatore Quasimodo con «La terra impareggiabile».

Del 1959 è il romanzo breve «Chi cavalca la tigre». Nel 1960 pubblica «Il coro delle ex recluse», che «fa il punto», come scrive Giambattista Vicari , «sul dramma continuo, patetico, grottesco delle meretrici sciorinate lungo i marciapiedi della capitale». Sembra ormai esaurirsi il periodo contrassegnato da istanze di ispirazione sociale, per iniziare l’esperienza che colloca Miscia a fianco di poeti di matrice neorealista.

Nel 1963 vince il premio Siver-caffè con «Una confessione», e consegna alle stampe la ripubblicazione di «Chi cavalca la tigre» insieme a due romanzi brevi: «Occhio per occhio» e «Le teste di celluloide»,che dà il titolo al volume. Ma la maturità espressiva si rivela in maniera ineccepibile nelle sillogi poetiche «Il rullo del tamburo», «Ulisse ritrovato» (che vince il premio Gabicce-De Bendetti) e «Le isole felici».

Sul versante narrativo la stessa maturazione e la rievocazione di un mondo reale e insieme mitico, legato profondamente a figure e tradizioni della sua terra d’origine, consentono a Miscia il raggiungimento di esiti felici e di significativi riconoscimenti sul piano della originalità, tanto da trovare una non facile collocazione nel panorama della narrativa italiana.

Originalità di contenuti e nove soluzioni stilistiche sono infatti presenti ne «Il gran custode delle terre grasse» del 1975, finalista ai premi Strega e Viareggio e vincitore del premio Villa San Giovanni; «Rosaria e il bambino», premio Fragmento d’oro; «Il Nazareno», premio Città di Gela.

La morte di Eraldo Miscia in una nemica giornata di luglio del 1983, non ha consentito la pubblicazione di numerosi e interessanti inediti custoditi dalla nipote dello scrittore, la giornalista Ernestina Miscia, ma l'associazione che si intitola al nome di Eraldo Miscia, sorta nel 1986 e tuttora presente nel panorama delle iniziative culturali e regionali, non dispera di vedere in circolazione le opere di Miscia, edite e inedite, non fosse altro che per un sempre, dovuto riconoscimento allo scrittore, all'uomo che ha operato alla luce dell'intelligenza, della fantasia creativa, della pura onestà intellettuale.
 
 
FRANCO DI NENNO
presidente dell'associazione
 

ASSOCIAZIONE CULTURALE ERALDO MISCIA via Santo Spirito 65 - LANCIANO
info: 333.1023012; tel./fax: 0872.715448; ass.eraldomiscia@lanciano.it
 


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