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Home La città di Lanciano Monumenti Martiri VI Ottobre

Martiri VI Ottobre 

La città di Lanciano, data l'indole degli abitanti, prosperò sempre sotto i regimi liberali. Dopo la rivoluzione francese fu una delle prime ad innalzare l'albero della libertà. Durante il periodo dell'invasione tedesca dell'ultima guerra, Lanciano seppe reagire alle prepotenze teutoniche, sino al punto di organizzarsi militarmente a difesa, quando gli eserciti alleati erano ancora lontani centinaia di chilometri.
Il 12 settembre 1943 la prima pattuglia avanzata tedesca fece la sua apparizione a Lanciano. La città rispose opponendo resistenza: chiuse porte e finestre e spopolò le vie. Poi vennero le requisizioni, prima larvate sotto forma di buoni di pagamenti rilasciati dal commando tedesco, poi effettuate senza giustificazione e discrezione.

Il 4 ottobre un ragazzo rapiva ai tedeschi un fucile mitragliatore, che veniva portato nella sede del comitato clandestino. La sera del giorno successivo un gruppo di giovani partigiani assale, depreda e incendia due camion tedeschi. Il sei ottobre è la giornata culminale della lotta che si inizia alle 9 del mattino: un nucleo di armati di moschetti, fucili e bombe a mano, si dirige all'ex sede della milizia, per la requisizione di nuove armi. I tedeschi, avvertiti da una loro spia, scendono da Marcianese, ove hanno stanziato il loro comando. Il Viale dei Cappuccini, il Largo Santa Chiara, la Via dell'Asilo, le Torri montanare, la Via degli Studi divengono il teatro della battaglia la quale si allarga e si insinua nei vicoli secondari, investe a poco a poco tutta la periferia della città. E' una lotta impari per uomini e per armi. I tedeschi muovono su camionette blindate e scudate e usano cannoncini anticarro, i giovani partigiani dispongono solo di scarse bombe a mano e i loro fucili e moschetti da carabinieri scarseggiano. Tuttavia gli atti di eroismo non mancavano, contrapposti a quelli di ferocia dei nazisti.

Ma il valore morale dei lancianesi è ben diverso dall'automatismo militaresco teutonico, che obbedisce al superiore comando, e uccide con metodica freddezza. La lotta si esaurisce sul tardo pomeriggio. Incalzati dai crescenti mezzi corazzati, i partigiani si ritraggono a piccoli gruppi nelle campagne, ove trovano asilo dai contadini. E mentre i tedeschi si abbandonano, nella città ormai spopolata, al saccheggio e all'incendio, non potrà nemmeno la pietà materna raccogliere sulle braccia quei morti adolescenti, perché lo vieta il crudo bando tedesco durato tre giorni. Essi, con la loro eroica azione militare, la prima in ordine di tempo, ad essere svolta dopo apposita organizzazione, e che segnò l'inizio della lotta partigiana, procurarono alla città la decorazione di medaglia d'oro al valore militare.

Medaglia d'oro alla città di Lanciano

Forte città dell'Abruzzo di nobili tradizioni patriottiche e guerriere, insofferente di servaggio, reagiva ai soprusi della soldataglia tedesca con l'azione armata dei suoi figli migliori. L'intera popolazione, costretta ad assistere in piazza al martirio di un cittadino, valoroso combattente legato ad un albero, accecato e trucidato per ammonimenti ai civili, sorgeva in armi. Combattevano i cittadini per molte ore, subendo perdite ed infliggendone di ben più gravi e, per aver ragione della resistenza, il nemico doveva impegnare numerosi battaglioni, mezzi corazzati, artiglierie. Esempio di civiltà al barbaro invasore che trucidava i colpiti, gli abitanti curavano con cristiana pietà i nemici feriti. Sottoposta prima ad atroci rappresaglie, poi alle dure azioni di fuoco degli Alleati, infine ai massicci bombardamenti dei tedeschi, la città di Lanciano, presa nella linea del fronte, subiva radicali distruzioni mentre più di 500 abitanti perdevano la vita. Per nove mesi di dure prove la popolazione di Lanciano forniva valorosi combattenti per la lotta di liberazione, sosteneva la resistenza , dava tutta nobile esempio di patriottismo e di fierezza. (Lanciano 5 ottobre 1943 - giugno 1944).
Anche i nostri ragazzi sanno, perché hanno visto ed inteso, che i tedeschi hanno fucilato alle porte della città il ventottenne Trentino La Barba, a cui, superando i cannibali di Sciara-Sciat, hanno cavato gli occhi con le baionette, abbandonandone il cadavere sulla via, a duplice vilipendio della umanità e della morte. (La medaglia d'oro Trentino La Barba.)




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