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CittÓ | Miracolo Eucaristico  
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Alto Medioevo 

Da un' ordinanza del 1060 di Ugo Malmazzetto, capitano delle schiere normanne, che in quell' anno videro l'aggregazione con il Regno di Napoli, si intende che verso quell' epoca la cittÓ si preparava a raggruppare in un unica cerchia urbana i tre nuclei abitativi di Lancianovecchia, del Borgo e di Civitanova, in oltre, da tale documento, si evince che, giÓ da prima della conquista normanna, esistevano a Lanciano fiere di rilievo che dopo il 1000 andarono man mano sviluppandosi ed acquistando importanza richiamando mercanti da tutta Europa. Proprio a causa della sua fiorente attivitÓ commerciale, la cittÓ divenne un importante residenza per molti ebrei, che, come Ŕ noto, in quel periodo detenevano gran parte dell'attivitÓ bancaria anche se continuamente assoggettati a limitazioni e maltrattamenti. Un documento della seconda metÓ del 12░ secolo ci dimostra che Lanciano, con 80 famiglie ebree, aveva una "giudecca" nel quartiere Sacca. I commerci e le attivitÓ artigianali a Lanciano videro un ulteriore sviluppo nel 200 e ci˛ diede vita a una  evidente espansione economica e demografica con l'unificazione definitiva dei tre nuclei prima citati. I quartieri vennero ridisegnati e sorsero numerosi monumenti e chiese; nel 1227 fu fondata la chiesa di Santa Maria Maggiore e nel 1249 quella di S. Lucia e molte altre chiese subirono radicali rifacimenti o ampliamenti come quella di S.Agostino, San Biagio, di San Nicola e L'Annunziata.

La cittÓ si trov˛ pi¨ volte al centro di contestazioni partecipando a guerre e lotte di parte e tenendo sempre presente la difesa delle proprie attivitÓ e della propria indipendenza dai feudatari; inoltre si trov˛ a lottare per la difesa del proprio territorio, e quello delle cittÓ alleate, da attacchi di pirati saraceni e di signori che volevano assoggettarle. Offrendo puntualmente il suo sostegno militare anche al Re di Napoli, in lotta contro i pretendenti e contro i baroni, Lanciano vide riconoscersi la conferma di "cittÓ demaniale cioŔ indipendente dai feudatari e direttamente soggetta alla corona con il diritto di amministrarsi secondo i suoi capitoli e statuti e con la conferma dei privilegi doganali accordati alle sue fiere.

Pare che per la prima volta Lanciano venisse iscritta tra le cittÓ demaniali per i servizi prestati a Re Ruggero, il Normanno, ma documenti certi si hanno solo per il riconoscimento della demanialitÓ accordato dall' Imperatore Federico II, nell' anno 1212 e da Manfredi, Re di Napoli, nell' anno 1259. Con l'occupazione Angioina, per˛, vi fu un interruzione dell' appartenenza al Regio Demanio infatti, nel 1303, Lanciano fu costretta a rivolgersi di nuovo al Re Carlo II, dopo essersi rivoltata e avere scacciato il feudatario impostole, Filippo di Fiandra, Conte di Loreto e di Chieti, per richiedere la reintegrazione tra le terre demaniali. Carlo II, riconosciuti i privilegi dei Lancianesi, accord˛ di nuovo e definitivamente la demanialitÓ, concedendo alla cittÓ il diritto di nominarsi Il Mastrogiurato , carica che in fiera riassumeva i poteri civili, penali, di polizia e dava i pesi e le misure. GiÓ dagli inizi del 200 si susseguivano liti e scontri, spesso cruenti, tra i Lancianesi e gli Ortonesi per lo sbarco nel porto di  Ortona delle merci dirette alle fiere di Lanciano. Per privilegio sovrano tali merci erano esenti da dazi e dogane, ma gli Ortonesi pretendevano il pagamento di un pedaggio, che invece i Lancianesi ritenevano non dovuto. Da qui le lotte e il progetto di ottenere licenza dal Re di costruire un porto lancianese a San Vito o a San Giovanni in Venere al quale per˛ si opponevano vivamente gli ortonesi, che traevano buoni guadagni dalle merci di passaggio destinate a Lanciano. I Lancianesi costituirono anche una propria flottiglia che sbarcava le merci in localitÓ della costa controllate da loro ma i vari sovrani, tra i ricorsi degli Ortonesi, potenti a corte perchŔ appoggiati da importanti personaggi, e le richieste dei Lancianesi, finirono per non accordare, ai Lancianesi, licenza di costruire il porto.




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