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Santa Chiara 


Anticamente alla chiesa di S. Chiara era annesso un convento di clarisse, infatti lungo le mura della chiesa sono ancora visibili delle grate, traccia dei corridoi dell'ex convento; la leggenda narra che dietro queste grate le suore ascoltavano in silenzio la liturgia e prendevano la comunione. La chiesa sorge dietro e parallelamente al torrione e alla mura aragonesi. E' tuttora aperta al culto. L'epoca di costruzione è sconosciuta. Bocache ritiene che quello di S. Chiara sia stato uno dei primi monasteri delle clarisse perché le fondamenta del monastero sarebbero coeve alla santa (prima metà del XIII secolo (1). Da una pergamena di S. Maria Maggiore apprendiamo che il nobile concittadino notar Amato di notar Teodoro, con testamento del 1278, lascia "per servigio e fabbrica della chiesa di S. Chiara" una sua casa posta vicino alle mura della città. Tra il 1388 e il 1390 nel convento dimoravano sette suore e una badessa, Suor Buccia di Pollutri e il monastero riceveva ed acquistava altri beni. Durante il XVI secolo l'Università di Lanciano vuole mandar via le suore e cedere l'intero complesso conventuale ai frati minori di S. Francesco, a causa di un comportamento non proprio esemplare di qualche suora, tutta la questione in merito viene trattata dal padre provinciale dei frati minori, tale frate Giacomo Antonio Marra. 
Infatti al cospetto dei vari economi e rappresentanti della città la badessa cede il monastero ai frati con tutti i suoi beni, con vari terreni anche nella pianura del Sangro, mentre i padri conventuali si impegnavano da parte loro ad assicurare alle Suore vitto e vestiario per tutta la durata della loro permanenza al convento (3). Nel 1628 l'arcivescovo Gervasio per equiparare il numero delle suore alle reali entrate delle rendite dei beni e delle elemosine che si potevano ricevere, stabilisce che il convento dovesse contenere 30 monache, 2 novizie e 7 converse (4) Nel settembre del 1725 monsignor Antonio Paterno consacra l'altare di S. Chiara, ponendovi le reliquie di Santa Concordia martire, di Santa Colomba martire e di altre sante (5). Nel 1753 l'arcivescovo Giacomo Leto rileva che nella chiesa vi sono: un dipinto ad olio con le immagini di S. Francesco, S. Chiara e la Madonna, un'immagine di S. Francesco di Paola, le statue di S. Celso Martire, di S. Cordola e di S. Francesco da Paola (6). In seguito all'abolizione delle feudalità il convento fu adibito in parte a caserma ed in parte ad asilo infantile. L'arcivescovo monsignor Benigno Luciano Migliorini, volendo dare una sistemazione più decorosa, specialmente per il culto, tanto sentito dal popolo lancianese, verso il Cristo morto, con suo decreto in data 3 novembre 1952, affidava " in perpetuo" la chiesa di S. Chiara all'Arciconfraternita "Orazione e morte", come ne fa fede la lapide murata nella parete sinistra della chiesa. Questa confraternita aveva sede nel XVII secolo nella chiesa di S. Giuseppe, essa nacque nel 1608 presso la chiesa di S. Martino (7). In detta data la confraternita di S. Giuseppe, si riuniva nella chiesa di S. Maria la Nova poi in quella di S. Filippo e celebrava la processione del Cristo morto (8).
Il Cristo morto e le tre Marie si esponevano tutto il giorno, a sera venivano riportati nella chiesa di S. Filippo. Nel 1710, la confraternita viene aggregata all'Arciconfraternita della morte di Roma (9). Le tre Marie, sono vestite di nero come le pie donne, I riti del tempo pasquale conservano i legami con le sacre rappresentazioni medievali della morte e resurrezione di Cristo e sono gestiti dai confratelli dell'"Arciconfraternita orazione e morte" che, in passato, svolgevano attività per "la buona morte" provvedendo alle esequie e sepoltura dei poveri e di quanti morivano abbandonati , soprattutto in periodo di epidemie. Essi vestivano, durante le processioni del giovedì santo e del venerdì "con sacco e cappuccio nero, con cingoli di crini" racconta il Bocache, e ancora oggi mentre nelle altre chiese sono allestiti "i sepolcri", girano per le vie della città accompagnati dalle musiche di Masciangelo, con le famose "poste" e posate rionali, fermate che le ricollegano alle sacre rappresentazioni (10). La processione del venerdì santo attualmente inizia dalla chiesa di S. Chiara, organizzata appunto dalla confraternita denominata "orazione e morte" di S. Fillppo Neri.
Il Cristo sulla bara è rappresentato con una bella scultura lignea dove sono evidenziate con realistica precisione sangue, piaghe e lividi; la statua viene mostrata così com'è, ricalcando una tradizione più meridionale ed un gusto meno aristocratico(11). La statua dell'Addolorata, il bellissimo miserere composto da Francesco Masciangelo, musicista locale, marcia funebre molto toccante, seguito da una vera banda; quando gli strumenti musicali tacciono, il silenzio è rotto dall'impressionante gracchiare delle "raganelle" agitate da alcuni fratelli delle congregazioni.

Vi è presenza di adulti, bambini, donne, i penultimi simboleggiano l'innocenza mentre le ultime le compagne di Maria e tutte le madri (l2). Il penitente incappucciato e a piedi scalzi porta la croce, preceduto dai misteri della passione, chiamati anche simboli. Questi oggetti sono in legno leggero, fatti apposta per essere portati da bambini vestiti come gli adulti. Essi sono: la colomba, la tromba, il gallo, le verghe, la colonna della flagellazione, le lance, le scale, i dadi, la corona di spine, le donne in gramaglio seguite dal Cristo morto, una statua lignea che si dice scolpita da una suora del convento di S. Chiara impazzita al termine dell'opera, e dalle statue dell'Addolorata e della Maddalena e della Veronica con il drappo del Volto Santo mentre il "Troccolante", segna il tempo con il rumore rauco della battola. Qualcuno porta la bara sulle proprie spalle mentre i credenti osservano il Cireneo "che trascina una grossa croce e cade tre volte a ricordo delle cadute di Gesù". L'abbondanza degli angioletti, molto simili a puttini e il particolare dei misteri portati dai bambini, fa pensare che l'accostamento non sia casuale ma che I piccoli portatori stiano a simboleggiare essi stessi gli angeli, ulteriore dimostrazione del carattere "trionfalistico" più che mistico della processione frentana (13). Mentre le numerose pie donne, disposte in doppia fila ai due lati della strada, vestite a lutto e con cero acceso, ricordano che si assiste al funerale di Gesù. Nella chiesa intitolata a S. Chiara, sono visibili tra l'altare e le nicchie un totale di quattro statue, sul capoaltare trovasi l'immagine della santa, si tratta di Chiara da Montefalco, nata nel 1268 nei pressi di Perugia. Ella si commemora ogni anno il 12 agosto (14). A destra è collocata la statua di S. Luigi, a sinistra quella di S. Filippo Neri e nella nicchia all'estrema destra il simulacro di S. Pompilio, con abito nero e teschio ai piedi. Nell'ambiente attiguo alla chiesa troviamo un mezzobusto di S. Filippo Neri in legno e oro. Originariamente l'edificio chiesastico dedicato a quest'ultimo, era sito in via dei tribunali probabilmente fino agli anni dell'immediato dopoguerra, ora di proprietà dei frati francescani. Il motivo per il quale l' hanno trasferito è dovuto al fatto che essendo cresciuta la popolazione parrocchiale si aveva necessità di un ambiente più capiente. Lungo la navata vi sono gli affreschi di S. Cordola e di S. Francesco da Paola.

Altri luoghi interessanti nella zona 

1 Bocache, Saggio storico critico sulla città dl Lanciano, ms. del XIX secolo conservato presso la Biblioteca Comunale di Lanciano.
2 Policella, Gli Antichi monasteri di Lanciano ieri e oggi, ed. Lyons, Lanciano 1993.
3 Ibidem
4 L. De Cecco. Storia di Lanciano, parte I monografie.
5 D. Policella. Gli Antichi..., op. cit.
6 Ibidem.
7 Ibidem.
8 E. Giancristofaro. Folklore religioso e le tradizioni devozionali, in Lanciano città d'arte e mercanti, editrice Carsa, Pescara 1995. p. 162.
9 D. Policella, Gli antichi.... op. cit.
10 E. Giancristofaro, Folklore religioso e le tradizioni devozionali, in Lanciano città d'arte e mercanti, editrice Carsa, Pescara 1995. p. 162.
11 S. Marciani, Le manifestazioni pasquali in provincia dl Chieti in "guaderni di Folklore", p.9.
12 Ibidem, p. 14.
13 Ibidem. p. 10.
14 AA. VV., S. Chiara. in Biblioteca Sanctorum, edizione Città Nuova, Roma 1968, Roma pp. 1217 1218.




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