| Il dramma della 14enne violentata il 21 ottobre scorso a Lanciano il giorno dopo era già on line. Nel racconto di un'amica, adolescente come lei, forse una compagna di classe. Tutto raccontato in un blog, dall'arrivo dei bulli alla fine di quel pomeriggio drammatico di un mese e mezzo fa. |
 Un'immagine del blog |
Dalla storia riportata sul sito emergono nuovi particolari. Diversi da come sono stati raccontati in questi giorni, sia sui giornali ma anche da come li ha riferiti la polizia. Nelle parole dell'autrice del blog sparisce il velo dell'omertà di cui tanti hanno parlato. Sparisce quel «tutti sapevano ma nessuno parlava» che ci siamo sentiti ripetere in tanti servizi televisivi, non ultimo quello mandato durante Porta a porta lunedì sera. Scorrendo quelle righe la tragedia esce dalla cronaca, diventa quasi un dramma personale, sembra di rivivere quel pomeriggio di ottobre. |
La ragazza che scrive racconta l'episodio della violenza subita dall'amica immerso nella sua vita di tutti i giorni. Lo racconta come se lo si ascoltasse seduti su una panchina dei Viali, tra coetanei.
La storia di quel venerdì di ottobre viene raccontata di sabato, storia nella storia che nel diario on line si infila in quella che viene definita «settimana di merda».
«Il fatto più grave e sconcertante risale a ieri. La mia amica [nome] è stata molestata». E poi giù con il racconto, che inizia descrivendo la compagna come «raga seria, non dico santarella, però brava a scuola, conosce e frequenta gente seria».
Le piaceva uno degli aggressori, viene riferito nel blog, dal quale quel venerdì «è stata chiamata, lui ha detto: "C'andiamo a fare un giro. Parliamo un po' dato che non ci conosciamo ancora molto bene"». Le amiche che sono con lei vorrebbero sconsigliarglielo, ma lei va lo stesso. Non vengono menzionate altre persone nel racconto. Lui era con gli amici, lei con le sue amiche. |
|
Anche loro invitate, che però rifiutano. «Chiedono di andare con loro con tanta dolcezza, come a rendere vere le loro parole... Madonna santa che stronzi», impreca la ragazza nel racconto.
Viene riferito l'orario: «Erano l'una e mezza e [nome] non è ancora tornata... dall'incubo è uscita alle 4, Dio Santo!».
I tentativi di mettersi in contatto con la compagna: «Le ho fatto uno squillo per sapere se era ancora viva, e lei me l'ha rifatto, poi l'ha chiamata [altra amica]. Poi l'abbiamo riprovata a chiamare ma non rispondeva: quelli le avevano preso il cellulare, gliel'hanno ridato poi». |
|
il caso in consiglio comunale |
| A breve sarà convocato un consiglio comunale ad hoc per discutere di quanto accaduto a Lanciano in questi giorni. È stato deciso in apertura della seduta di questa sera. La proposta, lanciata per primo da Alberto Campli (Sdi), ha riscontrato l'approvazione di tutti i rappresentanti politici dell'assemblea. Franco Ferrante (Ds) ha chiesto di far precedere la convocazione da «una riunione dei capigruppo per decidere a chi allargare questa sessione straordinaria». Per Marino Ferretti (An) «è necessaria una strategia comune di tutti gli enti interessati». Maria Saveria Borrelli (Margherita) ha sottolineato che «la scuola deve fare il suo dovere, così come la famiglia, la chiesa e anche le istituzioni». | |
Il racconto drammatico dopo la violenza: «L'hanno molestata di brutto, lei è stata obbligata a fare certe cose, poi le hanno cacciato i jeans e le hanno fatto un dolore cane».
Il fatto che non si sia trattato di un caso isolato è più che un sospetto leggendo queste righe: «Che schifo di gente, e lei non è la prima vittima, ce ne sono state altre... Dio che vergogna, che schifo di razza». Più in basso infatti viene riferito che «la cosa proprio orrenda è che loro lo fanno con tutte, ma proprio con tutte, figurarsi all'assemblea d'istituto ci stavamo capitando anche io e [altra amica]. Mi stava prendendo per un braccio, e già là mi giravano le palle, ho detto: "No [aggressore], vai a fanculo, [altro aggressore] lasciami", e loro continuavano a insistere, ma penso che tanto poi non sarebbe successo lo stesso perché [amico] del quinto mi avrebbe difesa, e poi c'erano altri due ragazzi. Cazzo, io e [amica] ce la siamo cavate».
Subito la denuncia: «Poi stamattina (cioè sabato, ndr) io, [amica] e [altra amica] siamo andate dai carabinieri a dare i nomi. [Nome] ha dovuto dire tutto a sua madre, e oggi è venuta a scuola tutta sconvolta... e noi l'abbiamo riempita di abbracci e appoggi». | |