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Bobrock
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    GOOR-GOUR-GAGA E LA LUCE DEL SOLE
     
    Tanto, tanto, tanto tempo fa non c’era il sole che illuminava e riscaldava la terra. La sola luce che si vedeva era quella della luna e delle stelle. Persino quando l’astro era nella sua intera pienezza nere ombre si addensavano sotto gli alberi ed i cespugli. Quando la luna non era che una falce nella volta celeste, i grandi animali che vivevano sulla terra prima che l’uomo facesse la sua comparsa, brancolavano a tentoni per trovare la loro via o anche per cercare il cibo. Quando poi il cielo era nuvoloso o nelle notti senza luna, tutte le creature viventi cadevano in uno stato di catalessi e restavano per lungo tempo immerse in un sonno profondo. In quella terra così fredda e così tenebrosa anche l’animo di quelle creature sembrava essere altrettanto freddo e tenebroso; essi erano tristi ma anche cattivi perché quelle ombre perenni avevano tolto dai loro cuori la capacità di amare, per questo erano sempre in lotta tra di loro! In una notte senza luna e per giunta nuvolosa, Dinewan l’Emu e la gru Brolga stavano lottando ferocemente. Non si sapeva bene per quale motivo si stessero azzuffando con tanta violenza, anzi un motivo vero e proprio non c’era nemmeno… fatto sta che comunque essi stavano cercando tenacemente di togliersi la vita l’un l’altro. "Prendi questo!" gridò rabbiosamente Dinewan assestando una grossa zampata sul collo di Brolga. "E tu quest’altro!" rispose la gru, altrettanto rabbiosamente, colpendo l’altro con una poderosa beccata. Improvvisamente, cogliendo di sorpresa l’avversario, l’emu riuscì ad immobilizzare Brolga e, con una violenta spinta, sommerse la sua testa nella soffice sabbia. Tenendolo fermo con una zampa, muoveva l’altra su e giù martoriando con feroci graffi quello che della gru restava fuori. Sembrava proprio che per la povera gru non ci fosse più nulla da fare ma… Ma con uno scatto improvviso essa riuscì a liberarsi dalla presa mortale e prima che l’emu potesse riagguantarla di nuovo, si precipitò verso il nido di Dinewan. Lasciando l’avversario di stucco, Brolga colpì con un fortissimo colpo di becco l’uovo più grande scagliandolo in alto. "Il mio uovo, il mio uovo!" gridò Dinewan "Ridammi il mio uovo!" Ma cosa stava succedendo? Qualcosa di molto, molto strano. Invece di ripiombare a terra, l’uovo continuava a salire su, sempre più su nel cielo. La sua corsa verso l’alto fu bloccata da una grande catasta di legna da ardere che gli spiriti del cielo avevano accumulato; l’uovo si sfracellò contro di essa spargendo in una grande chiazza giallastra tutto il suo contenuto che immediatamente si incendiò in un gigantesco falò. Il cielo divampò così di una luce mai vista prima di allora rivelando agli occhi di tutti gli animali colori sconosciuti ed un bel tepore si diffuse su tutta la terra. Era nato il Sole! Gli spiriti furono felici per quanto si era appena compiuto e decisero che ogni giorno una nuova catasta di legna fosse accesa per far sì che le creature sottostanti, godendo di quella luce e di quel calore, restassero svegli ed attivi. Durante le ore notturne, perciò, essi raccoglievano grandi quantità di legna per il fuoco da accendere per il mattino successivo. Con vivo stupore, però, gli spiriti del cielo si accorsero che nonostante quella nuova luce gli animali continuavano a dormire indisturbati. Come mai? Probabilmente quella luce era insufficiente per destarli dal loro torpore. "Bisogna dir loro in qualche modo di svegliarsi" dissero allora gli spiriti "Dobbiamo far capire loro che devono essere pronti ad aprire gli occhi non appena la luce del fuoco viene accesa". Allora essi agganciarono, trascinandola, una grande stella del mattino da utilizzare come segnale per avvertire tutte le creature che presto sarebbe stato acceso il grande fuoco. Ma niente, quei pigroni continuavano a dormire. "Evidentemente la luce non è abbastanza" dissero gli spiriti "Abbiamo bisogno di qualcuno che faccia così tanto rumore da destarli". Non appena dissero questo, una voce acutissima si levò dagli alberi sottostanti “Goor-gour-gaga! Goor-gour-gaga!” strillava quella voce altisonante. "E’ il Goor-gour-gaga!" esclamarono gli spiriti "E’ lui quello che noi vogliamo!" Si precipitarono allora giù e trovarono colui che aveva gridato così forte, placidamente appollaiato su un ramo, "Goor-gour-gaga!" dissero gli spiriti "Tu ci devi aiutare". "Io?" chiese stupito l’uccelletto. "Sì, proprio tu. Ti piace il grande fuoco che noi accendiamo ogni mattino? Quel bel fuoco che da quel piacevole calore e quella luce che illumina tutti i colori e che noi chiamiamo 'Sole'?" "Oh, sì che mi piace" rispose il pennuto ridacchiando "Goor-gour-gaga! Goor-gour-gaga! Sì, mi piace, mi piace, mi piace !!!" "Ma…" disse subito dopo "Ma cosa ha a che fare tutto questo con me?" "Tutto quello che devi fare è ridere!" risposero gli spiriti "Ridere proprio come stavi facendo prima!" "Noi vogliamo che tu svegli con la tua forte voce tutti gli animali addormentati quando la stella della sera si spegne. E’ in quel momento che noi accendiamo il grande fuoco del giorno". "Però, all’inizio, è soltanto una sottile fiamma, così piccola che quasi non si può vedere… ma tu sei bravo Goor-gour-gaga!" "Sì, sono bravo" annuì il volatile con orgoglio arruffando le penne del petto. "Se tu ridi" proseguirono gli spiriti "Sveglierai tutti gli altri da quel sonno che li opprime e saranno lucidi e scattanti per affrontare il nuovo giorno con maggior vigore". "E se io non lo facessi?" chiese lui con espressione birichina. "La luce del sole non sarebbe così viva se tu non lo facessi" risposero gli spiriti guardandolo con tristezza "Il mondo intero continuerebbe ad essere oscuro e freddo. Sarebbe lo stesso di sempre per te e per tutte le altre creature viventi Goor-gour-gaga…" "GOOR-GOUR-GAGA !!!!!!! " proruppe allora l’uccello con un grido assordante. "E’ così che devo gridare?" "Sì, proprio così!" risposero gli spiriti entusiasti. "Naturalmente lo farò" disse il volatile "Io amo sentire il suono della mia voce esattamente come voi!" Gli spiriti sorrisero e, prima di congedarsi da lui, dissero: "Ma ricorda, se tu non ridi all’alba noi non accenderemo il fuoco". Da quel giorno, tutte le mattine cominciano con una risata di Goor-gour-gaga. Il fuoco del giorno allora è acceso dagli spiriti del cielo e, man mano che il fuoco si propaga sulla legna, le fiamme divengono sempre più alte. Durante il pomeriggio esse si affievoliscono e, quando arriva la sera, restano soltanto delle braci fumanti che spargono lingue di rossa luce nelle ombre del crepuscolo. Una parte di quella brace viene sempre conservata dagli spiriti del cielo affinché essi possano riutilizzarla per il nuovo fuoco del giorno dopo e così via, così per ogni mattino che arriva e che si annuncia con il rauco, esuberante grido di “Goor-gour-gaga”. tratto da un sito sulla storia degli Aborigeni
     
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