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Santa Maria Maggiore 

 L'architettura sacra di Lanciano porta l'impronta di Francesco Petrini l'artefice della facciata di S. Maria Maggiore, e probabilmente di S. Agostino, di cui il Gavini dice:

«Il maestro riesce a piegare i principi dell'arte gotica col suo speciale senso del bello imprimendovi i caratteri propri del tempo... L'architettura del Chietino diviene fredda al confronto del lusso decorativo con cui la di Lanciano si affanna, al confronto dell'esuberanza che accende di viva luce e di ombre potenti ogni opera che da essa proviene».

Purtroppo nessuna di queste chiese conserva all'interno la purezza delle linee architettoniche originali. 

In S. Maria Maggiore troviamo testimonianza di almeno tre epoche solo nella parte più antica, trascurando volutamente i rifacimenti successivi dovuti all’ampliamento della chiesa, con la creazione della navata centrale e delle cappelle. La presenza di un portale di forme romaniche nella parte opposta a quella della facciata del Petrini, e tutta la parte settentrionale, che probabilmente formava un portico, fa pensare all’esistenza di una chiesa anteriore a quella di forme gotiche, di cui restano la navata principale e una delle secondarie. Le decorazioni del cornicione del portico settentrionale si riallacciano a un linguaggio presente in altre architetture abruzzesi, della scuola di S.Liberatore a Maiella. La larga facciata risulta divisa in due parti distinte abbraccianti due edifici contigui. La parte di sinistra in cui si inserì il grandioso portale del Petrini corrisponde alla sala presbiteriale dell’antica chiesa. Il Petrini approfittò della presenza dei due contrafforti centrali, contrastanti le spinte della volta ottagonale, per creare quell’effetto plastico che non sempre raggiunsero i grandi portali abruzzesi, poco sporgenti dal vivo delle mura. Le colonnine accantonate nei risalti e le colonne frontali si frazionano in più ordini, il timpano sale a toccare il rosone, che è sormontato da un archivolto sporgente a semicerchio, appoggiato a colonnine pensili.
La decorazione di tutti questi elementi si arricchisce di fregi floreali, di punte di diamante, di fogliame di acanto, di animali simbolici, creando un insieme in cui si fondono mirabilmente la purezza delle linee gotiche e il vivo senso plastico del Petrini. Nella lunetta del portale c’è un gruppo scultoreo rappresentante la crocifissione e sul fondo, in caratteri franchi, si legge il nome del Petrini e la data del 1317. Un’altra iscrizione che risale forse ai maestri borgognoni che eressero la chiesa nel 1227, come attesta la pergamena della fondazione di S.Maria Maggiore, si trova sul pilastro sinistro della facciata principale. Nella chiesa di S. Maria Maggiore è conservata la famosa croce processionale di Nicola da Guardiagrele, mirabilmente scolpita e cesellata (1421), e alcuni pregevoli dipinti tra cui un trittico con lunetta (sec. XVI) di Gerolamo Galizzi da Santacroce, pittore Bergamasco di scuola veneta. Usciamo ora dal campo delle ipotesi a cui si spingono forme rimaste nella costruzione successiva, a testimoniare l’apporto di un’arte meno raffinata ma non priva di valori chiaroscurali, guardiamo la chiesa quale oggi ci appare.

 Si entra nella chiesa da un portale laterale, le cui linee gotiche, di scuola borgognona, richiamano alla mente le porte del castello di Federico II, ad Andria. L’esperienza di S.Maria Maggiore precede o è parallela a quella del castello e comunque queste forme si riconoscono di diretta derivazione borgognona, non mediate cioè attraverso le architetture benedettine della scuola di S.Liberatore, che ritroviamo in gran parte delle chiese abruzzesi del trecento. La chiesa è formata da una navata centrale e da due navatelle laterali di cui quella del lato nord, abbattuta nel 1540 per l’ampliamento dell’edíficio, è stata ripristinata, nel recente restauro, mentre l’altra, che era stata ripartita in cappellette è stata restituita alla sua funzione. Il prospetto del ’300 si estende a tutto il corpo di fabbrica della chiesa aggiunta per cui si deve pensare che la chiesa dei tempi moderni, uscendo dal perimetro della chiesa borgognona, occupò un corpo di fabbrica preesistente.

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