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Città | Miracolo Eucaristico  
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Home Miracolo Eucaristico Il Miracolo Eucaristico Datazione

Datazione 

Quando, nel 1970, le Reliquie sono state sottoposte all’analisi del prof. Linoli, osservando il modo insoddisfacente di conservare l’Ostia - Carne miracolosa, lo Scienziato ha avuto e subito manifestato il timore di non riuscire ad ottenere scientificamente risultati apprezzabili circa il prodigio; in nessun modo, però, era sua competenza accertarne la datazione, anche se era comune auspicio che gli elementi reperiti consentissero di risalire al tempo del Miracolo. Basandosi sulla ininterrotta e veneranda tradizione, l’Atto del 1631 e l’Epigrafe del 1636 fissano l’Evento a "circa gli anni del Signore settecento". Questa data tradizionale, fatta qualche eccezione, dovuta più ad errata interpretazione che a fondate ragioni, è comunemente accettata senza difficoltà.

Questa della datazione non è una precisazione di carattere religioso ma di esigenza storica, in quanto la data del Prodigio non influisce sul suo scopo, sempre valido, di confermare le parole di Gesù: "Questo è il mio Corpo...Questo è il mio Sangue" (Mt. 26,26). Il Miracolo Eucaristico, infatti, non dà oggettivamente la fede nella presenza reale di Gesù Cristo nell’Ostia e nel Vino consacrati, ma solo può favorire la crescita di fede nel singolo credente. Certo la cronologia è un dato importante per collocare nel tempo un fatto, ma non per accrescerne o cambiarne l’intrinseco valore e scopo; al massimo e nel caso nostro, soddisfa la gloriuzza umana di essere di fronte al "primo e più antico miracolo eucaristico". Ciò premesso, riscontrando la presenza del "monaco basiliano" a Lanciano nel settecento, viene ribadita anche la datazione tradizionale del Prodigio. Secondo il Penco "la tendenza eremitica è quella che appare più sviluppata in seno al monachesimo bizantino che si impiantò saldamente nell’Italia Meridionale al seguito della conquista giustinianea".(12)

Si tratta della guerra greco - gotica condotta dal Belisario, inviato da Giustiniano (527-565) alla riconquista dell’Italia. Belisario nel 535 occupava la Sicilia, Napoli e, dopo estenuante assedio, Roma; finalmente recuperò Ravenna e, nel 540, si portò prigioniero a Costantinopoli il re ostrogoto Vitige. Occorre ricordare che pi tardi, sotto la pressione dei Persiani e degli Arabi, un’ ondata di monaci e chierici orientali si rifugiò in Italia e gli emigranti si sistemarono nei territori controllati dai bizantini. Infatti i Persiani, dopo aver occupato la Siria, nel 609 arrivarono a Calcedonia; gli Arabi, approfittando delle crisi imperiali di Persia e di Bisanzio, dal 632 al 670 dilagarono in Oriente ed in Nord Africa, attaccando anche la Sicilia con frequenti incursioni. Inoltre "ai successi dei Sinodi romani del 649 e del 680 avevano contribuito la dottrina teologica e il fervore religioso di numerosi sacerdoti e monaci orientali, fuggiti dalla Siria, dalla Palestina e dall’Egitto - non giˆ come viene spesso detto - a causa delle persecuzioni monotelite, bens" per quelle degli occupanti persiani e arabi".(13)

Durante il 700, per giunta, i monaci orientali continuarono a venire nelle nostre zone, per scampare alla tremenda persecuzione iconoclastica, cio è contro le immagini sacre, iniziata nel 726 dall’imperatore Leone III, l’Isaurico (717-741), e proseguita con accanimento dai suoi successori, finchè Michele I (811-813), sostenitore del culto delle immagini, non negoziò la pace con Carlo Magno (768-814), riconoscendolo imperatore d’Occidente nell’812. Per l’esattezza storica si precisa che, falliti i tentativi di carpire il consenso del papa e del patriarca di Costantinopoli, Leone III, il 17 gennaio 730, fece approvare da una assemblea l’editto che disponeva la distruzione di tutte le immagini. "Con la pubblicazione dell’editto iconoclastico la dottrina contraria al culto delle immagini divenne norma di legge. Le icone vennero distrutte e i loro adoratori vennero perseguitati".(14) é risaputo, infine, che nessun fatto traumatico ha bruscamente modificato in Italia la situazione nei territori bizantini fino al 751, anno in cui il re longobardo Astolfo (749-756), antibizantino e antipapale, conquistò Ravenna, scacciando i bizantini dall’Esarcato e il Papa dal Ducato romano.

Per questo motivo, Pipino (751-768), re dei Franchi, invocato dal papa Stefano II (752-758), intervenne due volte, nel 754 e nel 756, sconfiggendo Astolfo ed obbligandolo a restituire al Pontefice le terre occupate, compreso le città dell’Esarcato. "Il papato voltò le spalle all’imperatore bizantino e stabilì un legame con il re dei Franchi, da cui meno di un secolo dopo doveva sorger l’impero d’Occidente.L’imperatore sottrasse a Roma le province grecizzate dell’Italia meridionale, Calabria e Sicilia che fino allora erano appartenute alla diocesi romana e le sottopose al patriarca di Costantinopoli".(15) Le indagini archeologiche confermano inoltre che, almeno nel 600 ed inizio del 700, i Bizantini dominavano ancora nella fascia costiera chietina, da Pescara a Vasto, Lanciano e Ortona incluse.(16) Volendo rintracciare qualcosa che attesti la presenza di Bizantini in prossimità del luogo ove è avvenuto il Miracolo Eucaristico nel settecento, viene a proposito quanto ha scritto l’archeologo Staffa: "la presenza...dell’altra Chiesa dei SS. Legonziano e Domiziano, sede nell’VIII secolo del Miracolo Eucaristico, sottolinea come la Curtis Anteana altomedioevale avesse conservato l’importanza di quella che doveva essere già in antico e poi in epoca bizantina il principale snodo stradale della città. Indagini condotte in quest’area, oltre a rivelare i già citati livelli con ceramica tipo Crecchio, hanno evidenziato la presenza di una piccola conserva d’acqua contenente frammenti ceramici acromi databili fra il VII e VIII secolo".(17)

Altrove il medesimo archeologo precisa che "ad una cronologia analoga (secc. VII-VIII) sono riferibili alcuni materiali ceramici, per lo più frammenti di olle da fuoco e coperchi, rinvenuti all’interno di una piccola cisterna identificata nell’area di S. Francesco, sul sito della chiesa altomedioevale dei SS. Legonziano e Domiziano".(18) Dal punto di vista toponomastico, è esplicito anche il Pellegrini, in uno studio su Chieti e il suo territorio nell’Altomedioevo, quando ritiene che "le Fare presso Lanciano e Fossacesia siano da attribuire a un periodo più recente, dopo la definitiva liquidazione dei Bizantini nella zona, cioè tra gli ultimi decenni del sec. VII e i primi dell’VIII".(19) La datazione "anni del Signore settecento" (ci si ritornerà nel Capitolo seguente), fondata sulla tradizione, è confermata, in conclusione, dai reperti archeologici e dalla toponomastica, oltre che giustificata da eventi storici più generali.

(12) G.PENCO, Op. cit., p.30.

(13) V. Von FALKENHAUSEN, I BIZANTINI IN ITALIA, Libri Scheiwiller (Antica Madre), Milano 1982, p. 30.

(14) G.OSTROGORSKY, Op. cit., p.150

(15) G.OSTROGORSKY, Op. cit., p.155; cfr. J.JARNUT, Op. cit., pp.116-118.

(16) A.R.STAFFA, L’ABRUZZO DALLA ROMANIZZAZIONE ALLA FINE DELL’ALTO MEDIOEVO, in: AA.VV., L’ARCHEOLOGIA NEL MUSEO DELLE GENTI D’ABRUZZO, Ed. MEDIA, Mosciano S. A. 1992, pp. 52-53.

(17) A.R.STAFFA, W.PELLEGRINI, DALL’EGITTO COPTO ALL’ABRUZZO BIZANTINO, Ed. MEDIA, Mosciano S. A. 1993, p. 19.

(18) A.R.STAFFA, LANCIANO FRA PREISTORIA ED ALTOMEDIOEVO, Regione Abruzzo-Centro Servizi Culturali - Lanciano 1992, p. 27. 

(19) L. PELLEGRINI, Loc. cit., p. 242.




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