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Santa Lucia 


Con l'avvenuto crollo della cupola nel 1791, fu scoperta un'iscrizione gotica che testimonia l'inizio della costruzione della chiesa in data 1250 sulle rovine del tempio di Lucina. La chiesa in onore a S. Lucia, presenta nel suo stile, numerose similitudini a quella di S. Francesco, lo si può notare dalla zoccolatura in pietra e dal portale che a differenza di quello di S. F. si presenta più slanciato e con decorazioni di fiori a punta di diamante che sicuramente denota maggiore eleganza. Il rosone che occupa la parte alta della facciata, appartiene alla scuola di Francesco Petrini e l'interno è stato ricostruito alla fine del secolo scorso con onorevoli linee neoclassiche. Al tempo del paganesimo il tempio era consacrato a Giunone Lucina o Dea lucifera, che secondo il poeta latino Ovidio aiutava le donne nel dare alla luce i figli. Sulle rovine del tempio di Giunone Lucina, si eresse la chiesa di S. Lucia.

Essa divenne parrocchia nel 1249 con i padri francescani, i quali successero ai monaci di S. Basilio (1). Nel 1750 si fondò la congregazione laicale riunita sotto il patrocinio dell'Addolorata con un esteso numero di iscritti (2). Nell'aprile 1781, l'arcivescovo Domenico Gervasoni, con solenni riti, consacrò l'altare della Vergine titolare dell'Arciconfraternita della chiesa restaurata nei 1866 (3). Durante il priorato di Carmine De Giorgio, si acquistarono in Venezia i mezzi busti di pietra dei due Evangelisti, S. Luca e S. Matteo, di buona scultura, di proprietà della congrega e dal 1778 occuparono le nicchie della chiesa rinnovata (4). La parrocchia del borgo era più popolosa della città per le molte case canoniche esistenti nelle ville di Carminello, Andreoli e Stanazzo, le quali dipendevano spiritualmente dal parroco di S. Lucia. Nel dicembre 1866 fu completato il presbiterio e, terminato l'altare maggiore, perciò la chiesa fu riaperta al culto dall'economo curato Camillo Pettinelli 5. Il giorno del 13 dicembre, festa della titolare, in questa città si svolgeva la fiera di S. Lucia, con venditori di animali, commercianti di panni di lana, delle rinomate fabbriche del contado di Palena che gareggiavano con le più decantate d'Italia. Nel piazzale della chiesa si vendevano svariati lavori in creta cotta ricercati per lo spessore del composto e per il colore molto lucido, soprattutto personaggi per il presepe usciti dalle botteghe dei vasai di Lanciano.

 Nel 1876 si completarono i lavori in questa chiesa e si costruirono due nuovi altari, dedicati a S. Giuseppe e a S. Raffaele (7). Nel 1883 la cappella dell'Addolorata, di proprietà dell'Arciconfraternita, fu fatta indorare a spese e a devozione di una certa signora De Pasqua (8). Attualmente, l'edificio è ancora intitolato a S. Lucia, santa, martire di Siracusa che morì durante la persecuzione di Diocleziano e, si festeggia il 13 dicembre, il dies natalis. Lucia è diventata un segno ed una promessa di luce. Per la tradizione popolare questo patronato sulla luce è diventato tangibile per mezzo della leggenda la quale vuole che la santa si strappasse gli occhi per sottrarsi al suo pretendente. L'iconografia si è fatta interprete della leggenda, in una grandissima parte delle raffigurazioni di S. Lucia dal XIV secolo in poi. Vi è l'attributo degli occhi, che la martire tiene tra le mani in un piatto, altri simboli sono la palma e la lampada (9). Nell'attuale tempio, sul capoaltare si erge la statua della santa, a quanto pare questa immagine è quella primordiale che era stata sostituita da una statua senza nessun valore artistico e poi successivamente ricollocata nel medesimo luogo. Essa è in legno, sottoposta a restauri in alcune parti. Nelle nicchie laterali vi sono le statue di S. Raffaele, dell'Addolorata ed i mezzi busti degli Evangelisti S. Luca e S. Matteo. Sempre sull'altare ai lati della statua vi sono due quadri, olio su tela, che con molta probabilità derivano dal convento di S. Angelo della Pace. Vi si trovano numerose reliquie della santa che fino a qualche anno fa il giorno della festa venivano esposte al pubblico e baciate. Si tratta di ossa, vesti, capelli. Invece ora non sono più alla vista di tutti.

1 L. De Cecco, Storia di Lanciano, ms. conservato presso la Biblioteca Comunale di Lanciano, p. 18.
2 Carmine De Giorgio, Cronaca delle chiese di Lanciano dal 1515 al 1870, ms. conservato presso la Biblioteca Comunale di Lanciano, p. 58.
3 Ibidem, p. 58.
4 Ibidem, p. 58.
5 L. De Cecco, Storia di Lanciano, ms. conservato presso la Biblioteca Comunale di Lanciano, p. 18.
6 Carmine De Giorgio, Cronaca delle chiese di Lanciano dal 1515 al 1870, ms. conservato presso la Biblioteca Comunale di Lanciano, p. 58.
7 Ibidem, p. 58.
8 Ibidem, p. 58.
9 AA.VV S. Lucia. in Biblioteca Sanctorum, vol VIII, pp. 240-252.




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