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Città | Miracolo Eucaristico  
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Chiesa di S. Legonziano e arciprete di Lanciano
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Premessa
Introduzione
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Home Miracolo Eucaristico Ricerche scientifiche Cronaca della prima fase

Cronaca della prima fase 

L’idea di sottoporre le Reliquie del Miracolo Eucaristico ad indagine scientifica, timidamente avanzata poco dopo il rientro ufficiale dei Frati Minori Conventuali nel Santuario Eucaristico (1953), maturò in convincimento nel 1970, e si pensò che fosse giunta l’ora opportuna per la sua effettuazione. Col consenso dell’arcivescovo di Lanciano Pacifico Perantoni e del Ministro Provinciale d’Abruzzo dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, la comunità religiosa di Lanciano prima contattò e poi diede l’incarico di analizzare le Reliquie al prof. Odoardo Linoli, libero docente in Anatomia e Istologia Patologica, in Chimica e Microscopia Clinica, Primario Direttore del Laboratorio di Analisi cliniche e di Anatomia Patologica dell’Ospedale "S. Maria sopra i Ponti" di Arezzo, esperto di fama internazionale. Il giorno 18 novembre 1970, alle ore 9,30, nella sacrestia della chiesa di S. Francesco, o Santuario Eucaristico, in Lanciano, un gruppo di Frati Minori Conventuali col Ministro Provinciale d’Abruzzo accoglieva il prof. Linoli e mons. Perantoni, accompagnato dal Segretario particolare e dal Cancelliere con funzione di verbalizzante.

Alle ore 10, dopo lo scambio di convenevoli e l’emissione del giuramento da parte del prof. Linoli, veniva consentito allo scrivente di prelevare dal tabernacolo l’ostensorio con le Reliquie Eucaristiche per collocarlo su un apposito tavolo preparato in sacrestia. Come risulta dal Verbale, mons. Arcivescovo ed il Cancelliere procedettero ad una prima ispezione generale, verificando l’integrità dei cordoncini e dei sigilli, che sono risultati effettivamente quelli posti da mons. Francesco Petrarca nella precedente ed ultima ricognizione del 26 ottobre 1886. Alle 10,15, l’Arcivescovo liberava la teca ed il calice dell’ostensorio e cedeva il campo al prof. Linoli. Questi sembrava esitare dinanzi all’ostensorio. Allora l’Arcivescovo invitante: "Su, Professore, proceda pure". Quasi per scusarsi, egli chiedeva: "Posso toccare?". Immediato l’Arcivescovo rispose: "Certo che può! Ha già prestato giuramento!". Si riscontrava subito che la teca non era a chiusura ermetica e si scorgevano tenuissimi fili ed altri corpuscoli tra i due vetri, posti a protezione dell’Ostia-Carne.

Nel frattempo il prof. Linoli predispose il microscopio ed i vetrini copri-oggetti per l’osservazione. Prelevando quindi con apposita pinzetta alcune particelle bianche aderenti all’Ostia - Carne, senza rivolgerci lo sguardo, domandò: "Voi, che dite che sia questa sostanza?". Ovvia la risposta: "Nell’ultimo Atto di ricognizione sottoscritto da mons. Petrarca è annotato che erano due o tre frammenti della specie del pane". Non dando seguito alla risposta avuta, il prof. Linoli, alquanto insoddisfatto, osservava continuamente al microscopio, finché non esclamò: "No! No! Non è possibile!". Incuriosito, l’Arcivescovo chiese: "Che cosa, Professore?" Di rimando il prof. Linoli: "Non è esatto quello che mi dite. Veda, Eccellenza! Veda qui: se fosse amido si sarebbe colorato di violetto! Poi osservi la struttura molecolare: non è quella dell’amido - come mi avete detto - bensì quella di spore e di ife, di ifomiceti. Se fosse amido non dovrebbe avere queste caratteristiche, ma altre...". Il paziente Professore continuava a dare spiegazioni a ciascuno di noi, che ci susseguimmo al microscopio, per le ripetute osservazioni di altri prelievi della sostanza biancastra, risultati tutti inequivocabilmente funghi microscopici.

Dopo aver rimosso i residui di insetti e larve estinti, il Professore intervenne sull’Ostia - Carne con le forbici per prelevare due frammenti periferici. Fatto questo ed osservando diligentemente lo stato di conservazione dell’Ostia - Carne, il prof. Linoli espresse il timore di non poter utilizzare elementi scientificamente validi per le analisi di Laboratorio. Ciononostante, assicurata la piccola quantità di campione dell’Ostia da esaminare - i due frammenti in laboratorio pesarono mg. 20, -il Professore passò al calice contenente i cinque grumi di Sangue, duri come sassolini, di color marrone e differenti l’uno dall’altro nella forma e nel volume. Prima che prelevasse alcunché, gli venne suggerita l’idea di verificare il peso dei singoli grumi, quello totale, quello di contrappeso di uno a quattro e tre a due, per sperimentare anche noi quanto era successo alla ricognizione del 17 febbraio 1574, ma che non si era ripetuto nelle successive ricognizioni. Va precisato, infatti, che nella ricognizione del 26 ottobre 1886, il peso di ciascun grumo era il seguente: 8; 2, 45; 2, 85; 2, 05; 1, 15; circa 5 milligrammi in polvere depositata nel fondo: complessivamente grammi 16, 505.

Siccome il prof. Linoli non aveva portato il bilancino, venne chiesto in prestito dalla vicina Farmacia. Il peso totale accertato per il Sangue fu di grammi 15, 85, senza considerare la polvere rimasta nel fondo del calice di cristallo; non si ripetè l’equivalenza di peso di un grumo contro quattro. Mentre il prof. Linoli da un grumo di sangue prelevava dei frammenti, risultati pesare mg. 318, noi frati, attoniti, ci parlavamo con gli occhi: la mimica facciale di ciascuno esprimeva inconfondibilmente disappunto e delusione. Forse, per nostro merito o demerito, era arrivata la fine del Miracolo Eucaristico di Lanciano. Terminate le operazioni di prelievo e risistemate al meglio le Reliquie nell’ostensorio del 1713, vi vennero apposti i sigilli di mons. Perantoni. Lo scrivente provvide a ricollocare l’ostensorio nell’attuale tabernacolo-custodia. Dopo che aveva sistemato i preziosi campioni prelevati, a conclusione della prima fase, si sintetizzarono i quesiti posti allo Scienziato:

1) verificare se l’Ostia è divenuta carne umana;
2) assodare se i grumi appartengono a sangue umano;
3) derivarne ogni altra conferma possibile, che convalidi ciò che è stato creduto e tramandato.

Noi frati ostentavamo serenità, ma nell’intimo eravamo in apprensione e già disposti al peggio. L’accurato e intuitivo prof. Linoli, quasi a rincuorarci, concluse: "Per il futuro, bisognerà provvedere ad una migliore conservazione delle Reliquie. Vi terrà informati sull’andamento delle ricerche".




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