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Home La città di Lanciano Chiese San Francesco

San Francesco 

Con la sua facciata in stile Francescano che si denota dalla costruzione in pietra, la chiesa di S. Francesco rappresenta la culla attuale del più famoso dei miracoli, quello Eucaristico, da decenni visitato da migliaia di fedeli che da ogni parte del mondo, si dirigono verso Lanciano per poter onorare in prima persona l'evento mistico e affascinante del Miracolo Eucaristico. L' interno della chiesa subì dei notevoli cambiamenti proprio nel periodo in cui il "gotico" veniva considerato arte barbara. Si nota però negli altari laterali una ricchezza di linee barocche abbastanza gradevole, nelle curve eleganti di gusto borrominiano. Con la tipica decorazione ad arcatelle, e le finestre a bifora, risplende dalla sua altezza il Campanile che, con la sua cupola su base ottagonale e le piastrelle di maiolica, si propone con i suoi tanti colori all' interesse degli sguardi dei turisti. Molto importante è la scoperta di preziosi affreschi di S. Legonziano rinvenuti nel complesso monumentale di S. Francesco che giacevano fino a pochi anni fa in un negozio di ferramenta dapprima appartenente alla confraternita S. Maria dei Raccomandati e poi, con le riforme ottocentesche, divenuto di proprietà di privati.

S. Francesco e il Miracolo Eucaristico:

La storia della chiesa cattolica è costellata di diversi miracoli eucaristici, come quello di Bolsena (conservato nel duomo di Orvieto) in seguito al quale nel 1264 la chiesa istituiva la grande festa del Corpus Domini (1), i due di Siena (1330 e 1730 l'altro di Alatri (1228) e quelli che sarebbero avvenuti a Lanciano, dei quali il più conosciuto risale all'ottavo secolo e l'altro al 1273 comunemente chiamato "Miracolo di Offida" dal nome della località marchigiana in cui furono successivamente traslate le SS. Reliquie dal loro luogo originario, Lanciano, dove avvenne il fatto ad opera di un certo padre Agostino da Merulis da Offida (2). In seguito a questo secondo miracolo e alle modalità in cui esso avvenne, ancora oggi in Abruzzo è riservato ai lancianesi il titolo dispregiativo Frjja Christo (3). Un giorno non identificato del secolo VIII nella chiesa dedicata ai santi Legonziano e Domiziano (sui cui ruderi nel 1258 fu costruita l'attuale chiesa di S. Francesco d'Assisi) come si legge in una lapide situata nella parte sinistra dell'entrata dell'attuale edificio, avvenne il miracolo del pane e del vino visibilmente trasformato in carne e sangue per i dubbi di un monaco e sacerdote basiliano, il quale dubitò se nell'ostia consacrata fosse il corpo di Gesù Cristo e nel vino il sangue. Il monaco restò sconvolto per cui cercò di nascondere l'accaduto, ma poi lo manifestò ai fedeli che, fatti anch'essi testimoni diretti, sparsero la notizia per la città. Lo storico Antinori narra che a Lanciano "fu provocato" il prodigio del pane e del vino mutato visibilmente in carne e sangue di Gesù Cristo per l'occasione di un giudeo ivi presente o per l'esitanza di un sacerdote cristiano monaco del "monastero di S. Basilio (4). Questa rarissima reliquia fu racchiusa dapprima in una pisside di cristallo e successivamente (1713) un cittadino lancianese fece costruire a sue spese un reliquiario d'argento dove riporre la suddetta reliquia (5). Un tal Francesco Valoma o Valona fece edificare con i suoi peculiari mezzi l'altare contenente la reliquia, chiusa da tre chiavi, custodite dall'arcivescovo, dal sindaco e dalla Regia Congrega del Rosario (6). 
 
 Nel 1574 l'arcivescovo Rodriguez, volle conservare l'ostia e il sangue miracolosa alla presenza della divina magistratura, del clero, delle corporazioni religiose e di una numerosa folla per convincersi della realtà del prodigioso avvenimento.  Egli trovò il vino mutato in sangue e l'ostia in carne, divisi da cinque grumi i quali da lui pesati pubblicamente, benché ineguali tra loro, somigliantissimi di peso(7). Poiché il Concilio di Trento (1545-1563) fu più tollerante rispetto al Concilio Lateranense IV (1215) nei confronti delle reliquie antiche, proprio all'indomani della chiusura di essa si cominciò a parlare con più libertà del Miracolo Eucaristico conservato nella chiesa frentana. Dopo la prima ricognizione ricordata dalla storia (1574) le reliquie che nel 1563 erano state nascoste "in una piccola cappella oscura situata in corni evangelii, furono esposte sopra l'altare maggiore (8).
  
In seguito un certo Giovanni Francesco Valsecca benefattore dei frati, ebbe l'onore di far costruire a sue spese una meravigliosa cappella in marmo. II lavoro si protrasse per tutto il 1636 e agli inizi dell'anno seguente il padre Serafino da Scanno, fece la solenne traslazione delle reliquie nel detto altare (9). L'abate Pacichelli, riferendo un suo viaggio effettuato nella città di Lanciano nel 1693, scrive: "i conventuali custodiscono una cappelluccia dipinta a destra dell'unica nave della loro chiesa e in due scatoline d'argento chiuse con più chiavi in un armadio di legno e dentro un vaso di cristallo dell'eucaristico pane cangiato in carne e del sacro sangue in cinque pezzi di sangue diseguali"(10). Da questa annotazione sappiamo che l'ostia cambiata in carne era conservata in una scatola d'argento, mentre il sangue contenuto nel vaso di cristallo, era custodito in un altro cofanetto pure d'argento.  Nel 1713, Domenico Coli da Norcia, volendo fare esporre le sante reliquie per la venerazione del popolo, sovvenzionò alcuni orafi napoletani per far cesellare un artistico ostensorio in argento con due angeli in ginocchio sul basamento dell'ostensorio rivolti verso il visitatore ma con gli occhi in alto, sostengono con le braccia alzate la raggera e tutta la persona sta con l'atteggiamento devoto di chi invita a venerare le reliquie. 
 
Approfondimenti

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1 G.M. Sanna Solaro, Carne della grande ostia, Milano 1950. pp. 15-16.
2 B. Sammaciccia, Il miracolo eucaristico di Lanciano, Lanciano 1976. pp. 19-20.
3 Ibidem, p. 20.
4 E. Giancristofaro. Motivi religiosi ebraici ed alcune leggende e tradizioni abruzzesi, in "Rivista Abruzzese", anno XV 1962 nn. 1-2 gen. giu.. p. 12.
5 Carmine De Giorgio. Cronaca delle chiese di Lanciano dal 1515 al 1870, ms. conservato presso la Biblioteca Comunale di Lanciano, p. 115. 6 Ibidem.
7 Ibidem.
8 N. Petrone, Miracolo Eucaristico di Lanciano, Lanciano 1989 p. 69.
9 G. M. Sanna Solaro, Carne della..., op. cit.. p. 32.
10 A. Pacichelli, Lettere familiari. parte II. Napoli 1695, p. 85.
11 N. Petrone, Miracolo Eucaristico di Lanciano, Lanciano 1989 p.80.
12 Ibidem.




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